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ritirarsi, or all' uno or all'altro canto accostarsi, stando e sostenendosi in mezzo di esse, allora che a dirittura si volerà. Rispetto al collo e alla coda che deono vicendevolmente elevarsi o deprimersi allora che la Nave vuol scendere o ascendere, potrebbero raccomandarsi agli estremi di grossa corda corrente sopra d'un legno, ecc..... Quanto ai piedi, altro non dovrebbe operare la ciurma inferiore della terza et ultima galleria se non contraerli e legarli al ventre della nave nel tempo del volo e rilasciarli lunghi e snodati al tempo di prender terra.... Dovendo io dunque discorrere della virtú motiva di questi ordigni prima dichiareremo quanto e poi quale esser debba. Rispetto alla qualità qui siam d'accordo dover esser uomini, e s' io mi vaglio a quest' uso d'altri animali su nella luna è perché in quel paese ho sognati pochi uomini, né di piú doveva io sognarne, ma sul modo potrebbe cader controversia.... E cominciando dal legno motore del collo e della coda, questo per due uomini al piú potrebbesi pignere e rotolare alla parte determinata secondo il bisogno e quivi con qualche ritegno fermare, quando di sua natura non stasse. Passando poi all'abete moderatore dell'ale, rispetto al piegarlo ver l'uno dei lati, essendo esso librato sul perno e girevole, da altri due uomini agiatamente dirigere si potrebbe. Ma nel deprimerlo con vigore atto ad elevar tanti remi contro la loro naturale ponderosa inclinazione, qui sí che occorrerebbe gran nerbo. E pure ogni difficoltà vincerebbesi qualvolta a cavallo delle estremità dell'abete si venissero ad accomodare tanti uomini quanti col peso dei corpi loro e con lo sforzo premente della lor lena aggiunti al peso natio dell'abete venissero a superare la resistenza della gravità dei remi e della molla del legno sostenitore, sicché questa vincessero e quei sollevassero, con avvertenza al meccanico di regolare quest'equilibrio e preponderazione in maniera che lasciando quegli uomini operare il solo lor peso, senza piú aggiungervi alcuno straordinario lor sforzo, la molla si rimettesse, l'abete si rilevasse e l'ale si riabbassassero.... Or quanta (virtú motiva) se ne ricerchi passeremo a disaminare. E per cominciar da principio dovremo ricordarci altro non essere il volo che una continuazione di salti: cominciano questi da terra e si propagano in aria. Se dunque. la virtú motiva che produce il salto nell' uomo (secondo il nostro fido Borelli) è tre mila volte maggiore del di lui peso, or provisi un uomo a far salti sopra una soglia di marmo o sopra arena`o lana cedente, certo è che il salto fatto sul fermo terreno di sua natura sarà massimo e l'altro fatto sulla materia arrendevole sarà minimo; e se mai verrà che questi due salti si facciano eguali, cioè pervengano alla medesima altezza, bisognerà che la forza motiva del secondo salto superi di tanto quella del primo di quanto è superata la resistenza della pieghevole lana da quella della durissima terra. Da ciò risulta esser uopo, acciocché l'uccello replichi salti cosí gagliardi e frequenti per aria, non solamente eguali ma spesso molto superiori agli umani spiccati da terra, che la forza motiva dell'ala del volatile sia superiore di molto alla forza motiva nel piede dell'uomo, e se questa tremila volte supera il peso del ballerino, quella superi il peso del volatore di molto piú; e il Borelli, a cui mi rimetto, attese le proporzioni dei muscoli moventi la determina diecimila volte maggiore. La virtú dunque motiva di questo artificioso uccellaccio dee di diecimila volte superare il peso tutto di esso.... Il possibile è lungo e largo et a dichiarare una cosa impossibile vi voglion troppe sicure prove di repugnanza. Può ben essere che coi soli instru

La Bibliofilia, anno XXI, dispensa 8-12a

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menti da me accennati non si possa conseguire l'intento; ma con questi e con altri dal provvido meccanico aggiunti (poiché niuno artificio nasce alla prima compiuto) dico che si potrà conseguire, e lo dico non meno con cecità che con sicurezza, vedendo per esperienza quanto ingrandiscan le forze multiplicate della meccanica.... Ho pensato all'arte del volo: confesso che la desidero; ma non sono ancor cosí folle da già pretendere d'inventarla

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I passeggieri si adageranno più comodamente con le spalle volte al collo della barca, viaggiando all' indietro per essere condizione necessarissima al conseguimento dell'equilibrio che la coda del legno, o vogliam dire la parte sua posteriore, sia alquanto piú depressa della parte anteriore. Osserva il Borelli tal positura nei volatili nell'atto appunto del volo, e con la comparazione del pendolo che dopo varie vibrazioni finalmente fermandosi sempre in una linea perpendicolare all'orizzonte mostra che in quella si trovi il centro di gravità, dal vedere che la parte degli uccelli dall'ale in giú sia sempre alquanto inclinata, deduce che il centro della gravità ne' volanti sia nella parte inferiore de' medesimi piú ossuta e più grave, per totalmente contrapesar l'animale. E però il sedere a seconda di questa inevitabile inclinazione sarebbe a' viandanti più comodo e piú salutare. In questo sito di nave si potrebbe ripor la maggiore copia de' magazzini, l'ospital degli infermi e ciò che in sostanza aiutasse il legno a gravitare in quella parte più che nell'opposta.... Egli è vero che stando in un'altezza fuori del tiro di qualsivoglia mortaro, le nostre aeree navi, potrebbero con pesi gittati a basso diroccare impunemente le intiere città, ma come portare ordigni pesanti una barca che ha tanto che fare a portar solo sé stessa e i suoi passaggeri con l'altre cose piú necessarie all'uso del vivere e del volare? E poi contro queste navi aeree nemiche altre navi amiche non si metterebbero all'aria per combatterle e per atterrarle? Che se poi volessero queste navi corsare accostarsi ai tetti delle fortezze, un solo colpo di bomba, un tiro sol di cannone non le potrebbe scompagnare, infrangere, tracollare, perciocché la condizione d'essere leggiere, le rende ancor deboli e timide d'ogni disordine e d'ogni scossa? Sarebbero dunque in necessità di scendere sempre in luoghi non guardinghi, non sospettosi, con amiche e conosciute bandiere. Per le private case non avrebbero che temer da una macchina per lo piú incapace di essere accolta dentro o cortile o giardino. Ma per altro se la fortuna volesse mai che si trovassero ingegni da' quali non avessero riparo le formidabili piazze, forse non s'imprenderebbero tante guerre e tanto sangue non spargerebbesi. Ma quando altro beneficio non recasse al mondo quest'arte che levare i ricoveri e i nidi delle inaccessibili rocche a questo orribile mostro della guerra, superbo in vista, crudele negli atti e tenace nel morso, di mani sanguinose e rapaci, che comanda, che sforza, che uccide, occupa e spande, amico del ferro, della violenza, nemico di parentela, d'amicizia, di fede, di religione, pare a voi che tutta la matematica non dovesse occuparsi nell' inventarla, nel perfezionarla, nel comunicarla e diffonderla ?... Precipitando la nave volante incontrerebbe quella disgrazia che incontra la nave marittima quando urta in scoglio.... Ma la nave aerea cadente ha la resistenza dell'aria che in un gran tratto non dee dirsi poca; non ha vento almen per gran spazio che in giù la sospinga, anzi piú tosto ne avrà dei laterali e dei soggetti che divertendola alquanto dalla linea di sua caduta, ne sminuiranno l' impeto, e

poi non sarà affatto senz'ale e senza tutti gli altri instrumenti per aitarsi et io la paragono ad una trave a cui s'attacchi una vela e poi si precipiti da una balza che prendendo aria, né si tosto né con tanto impeto percuote la terra. Ma v'è un altro periglio per li passaggieri che incontrasi in mare et è S. Barbara la quale nella nostra nave aerea non trovandosi, non potrà temer questa al tocco di un fulmine o allo sfavillar d'una fiaccola di scoppiare e d'incenerire. Né sarebbe già limitata a questa sola sorta di macchina la nautica aerea altre ne potrebbe inventare di mole e di uso e di struttura diverse a tenore dell' umana bisogna, siccome vediamo che varie specie d' uccelli varia maniera di volo ne insegnano. Noi osserviamo le lodole come precipitan dal cielo, le quaglie spiccarsi a linea quasi che retta da terra, salterellare le coturnici e le perdici scagliarsi talor con paura de' cacciatori imperiti, e le rondinelle ora galleggiando sull'alto, ora quasi radendo con le piume del petto umilemente le cime dei fiori; e cosí di tant'altri potrebbe discorrersi e da essi prender poi norma ed esemplo. Ora veniamo all' uso del nostro naviglio che io stimo profittevolissimo all' umano consorzio ed è l'accorciamento di tanti viaggi e la scopritura della terra incognita australe.... La nova Guinea scoperta da Alvaro di Saavedra sarebbe già o penisola o isola, né fra gl' inglesi ed altre nazioni nascerebbe su ciò controversia, né quell'altro Alvaro di Mendozza sarebbesi contentato dell' isole chiamate di Salomone; e cosí diciamo di tutti i piloti famosi per le scoperte di questo inaccessibil paese. I mari prima pacifici e poscia per la gran lontananza dal sole gelati, fan tremare i piú arrisicati nocchieri; ma l'aria o meno o più fredda si può navigare egualmente. Basta dunque promuovere i bravi meccanici a gareg giar per la gloria di beneficare la patria, il mondo la religione.... Torno a dire che spero molto da questa accademia (degli Inquieti di Bologna) e già mi figuro di trovarmi fra quei popoli australi, che fuori della lor terra non credono mondo, allora che arriveranno le prime navi volanti per l'aria sopra di loro. Già li vedo errar smarriti ed attoniti con gli occhi al ciel volti, come a.miracolo, scorgendo queste gran macchine alate risplendere e udendone il fremito dei tamburi [coi quali s'impartivano gli ordini alla ciurma] ch'essi crederan voci orrende di portentosi animali, sinché scorgendoli prender terra senza riceverne offesa, lor da lontano faranno cerchio estatici, immobili ed affollati ».

La « passarola» volante del Guzmão, Pier Iacopo Martelli e l'invenzione dell'aerostato. Ma come fu accennato da principio, l'importanza che ha per noi l'opera di questo erudito scrittore e poeta del Settecento non si restringe tutta qui, al congegno aeronautico da lui prima poeticamente immaginato nel poema, e modificato poi e discusso scientificamente nel dialogo del Volo, e alla sicura e balda profezia dell'avvenire riserbato alla nautica aerea. Il Martelli ci offre pure la certa testimonianza che la famosa Passarola di Bartolomeo Lourenço [de Guzmao] ciecamente accolta in tutte le storie antiche e recenti dell'aviazione, le quali poi tacciono quasi concordemente del Martelli e dell'opera sua (1), era tutta

(1) Degli scrittori a me noti, come già ho osservato, ne parla solo l'Amoretti Delle macchine areostatiche. Vedi t. VI degli Opuscoli scelti di Milano.

una mistificazione. Nel 1709, cioè due anni dopo che il Martelli aveva pubblicato in Roma il suo poema, era uscito a Vienna e altrove (1) un opuscolo, oggi diventato rarissimo, in cui s'induceva un tal « Religioso del Brasile, padre Bartolomeo Lourenço » [che i più poi identificarono a torto, sembra, con un fisico portoghese di nome Gusman o Guzmâo (2) e ne fecero pure a torto un gesuita (3)] a far richiesta al Re del Portogallo di un privilegio per una macchina volante da lui inventata, e della quale si offre nell'opuscolo l'immagine incisa su rame. All'aspetto non sembra diversa la nave del Brasiliano, o Portoghese che sia, da quella del Martelli, fornita com'è di rostro d'aquila e di coda, ma ben diversa era nella realtà, se si dà retta alle didascalie che accompagnano l'incisione. La nave era tutta di ferro, ma conteneva nel suo corpo, mascherata e custodita sotto due globi, una calamita che << doveva tirare a sé la nave » (!?) Era fornita di vela o piuttosto di un padiglione a vela, ma in caso di bonaccia, vi era nel suo corpo o << cavità uno spiraglio lavorato con certi mantici aggiunti che doveva supplire al bisogno ». Le due ali laterali non avevano funzione di remi, come nella nave del Martelli ma << servivano a conservarla in maniera che non declinasse a qualche parte ». Sopra v'era << un coperto fatto di ferri sottili formato a guisa di rete a' cui fili di ferro si doveva applicare quantità molta di ambre grosse che con la loro virtú (ripeto anche qui le precise incredibili parole), aiuteranno la nave a sostenersi nell'aria e ciò pel valore dei raggi solari, mercé dei quali la sopradetta ambra attraerà le accennate materie » (!?) Insomma, un cumolo di bestialità simili non s'era mai udito al mondo! Eppure il Martelli, e non fu il solo, ci cascò e prese tutto per oro di zecca. Tanto che durante la stampa dei suoi l'ersi e prose, avendogli un abate Porta fatto avere un esemplare in lingua tedesca dell'opuscolo del Lourenço (di quella stessa edizione che dal Liebmann e Wahl si trova descritta al no. 953 pagg. 314 e 256 col titolo Abriss von fliegenden Schiffes, Wien, I. B. Schönwetter 1709, in-8 di 4 pagg.) si affrettò ad aggiungere una quarta Giornata al suo dialogo Del volo ch'era già sctto stampa, per discutere e confutare il mirabolante ritrovato portoghese (4). Non andò guari

(1) Vedi le pagg. 47, 65, 144, 156, 256, 314-16, 503 e i numeri 953-55 di LIEBMANN e WAHL, Katalog der historischen Abteilung der ersten internationaten Luftschiffahrts-Austellung, Frankfurt a. m., Wüsten e Co., 1912, in-8 gr. Alla pag. 256 si trova il facsim. dell'ediz. piú antica dell'opuscolo, Vienna, Schönwetter, 1709.

(2) D. BOURGEOIS, Recherches sur l'art de voler depuis la plus haute antiquité jusqu'à ce jour, pour servir de supplément à la description des expériences aérostatiques di M. Faujas de Saint-Fond, pagg. 59-63, Paris, chez Cuchet, 1784, in-8; J. LECORNU, La navigation aérienne, pagg. 24-27, Paris, Nony, 1903, in-4 fig.

(3) Cfr. Les mondes del Moigno, a. 1863, t. III, pagg. 590-592 (articolo del Sommervogel) e t. II, pagg. 118; P. BROCKETT, Bibliography of aeronautics, Washington, Smithsonian institution (the lord Baltimore press) 1910, in-8, no 6875. Altri numeri di questa medesima Bibliografia concernono il Guzmâo, cioè 8539, 10094, 10409, 11250.

(4) Nei Versi e prose di Pier Iacopo Martello, in Roma, per Francesco Gonzaga, 1710, in-8, con rami, occupa sotto il titolo di Mattina ultima le pagg. 222-232 del tomo primo. Gioverà riferire un brano della confutazione che il Martelli fa dell'opuscolo :

<< Niuna cosa è più certa dell'attività di tal pietra (calamita) nell'attraer il ferro e per questo

peraltro che venne a sapere ch'era stata tutta una montatura o impostura e che l'esperimento che si doveva tenere davanti alla Corte del Portogallo non era consistito in altro che nel far sollevare per virtú propria sino a una certa altezza un semplice globo di carta; onde nella edizione definitiva del dialogo soppresse la quarta Mattina, dando ragione della soppressione nella epistola dedicatoria del Dialogo indirizzata al signor Marcantonio Sabatini « nobile bolognese e celebratissimo professore di antichità» con le seguenti parole, con le quali è ormai tempo di chiudere questa seconda prolissa discussione:

<< Erano già sotto il torchio del, mentre visse, pulito Gonzaga questi miei Dialoghi, quand'ecco nella corte del signor Inviato di Portogallo, ora degnissimo ambasciatore di quella Corona, una stampa in lingua tedesca apparire, la qual conteneva un esperimento di certa barca volante da un frate indiano nominato Bartolomeo Laurenzio, di Lisbona, inventata e che doveasi in quella gran Capitale, alla presenza di tutta la Corte il dí 24 di giugno dell'a. 1709 sperimentare. La stampa era di Vienna appresso Giambattista Schottner stampatore cesareo aulico e dell' Università all'insegna del Granchio Rosso, e conteneva la figura con altre particolarità dell'ordigno, che io raffrontando colla ragione, non praticabili ritrovava, perché ferocemente mi diedi ad impugnare l'invenzione ed a prognosticarle una riuscita infelice; il che cagionò che io la quarta mattina precipitassi e che alle tre precedenti, per cosí dir, l'incollassi. E che non feci? Su l' intaglio del frontespicio n'effigiai la figura che in numero è la seconda ma rovesciata ed in atto, secondo la mia predizione, di rovinare. Nel Dialogo pure la traduzione della stampa dal tedesco nell'italiano idioma e la dichiarazione della figura leggevasi. Tornato poscia da quella Nunciatura Apostolica, l'Eminentis

suppone l'uom del Brasile che quella sua calamita (nascosta nei piedestalli dei globi) tiri bravamente allo in sú il suo vascello per essere tutto o la maggior parte di ferro. Lo che facilmente vorrei ancor che accordassimo, se la calamita fosse tenuta in aria sospesa da una mano che la reggesse e l'alzasse in dovuta distanza perpendicolarmente sopra la Barca, di modo che l'attraesse e la trasportasse verso le stelle, come della sepoltura di Maometto favoleggiano le vecchierelle sotto i camini nelle lor veglie. Ma non so capire come la calamita che è nella Galleria del Granduca di Toscana sostenesse alto da terra una quantità si pesante di ferro, se sostenuta essa non fosse da qualche altro separato ordigno, levato il quale col ferro suo cadrebbe e cosi credo che questa calamita caderà forsi con quella Nave sulla qual gravità e sulla quale unicamente ella si vuol sostenuta. Quella tal mano che voi vorreste nell'aria (diceva il Padre) è il Sole, che riscaldando l'ambre dà loro una virtú di sollevare verso sé stesse alcune innominate materie che l'Autore si è riserbate in petto e che saranno distribuite nel lavorio della nave. Tutta dunque, io ripresi, la vostra speranza è nel Sole. E non può negarsi che la virtú solare non vaglia ad operar meraviglie, e che forse questa magnetica dell'ambra sia una delle sue, ma delle men note a noi vulgari filosofanti. Egli è ben vero che l'ambra riscaldata tira a sé piccioli pezzetti di paglia o di piuma, ma resta ancor da sapersi quella virtú mercé di cui dee tirar su una Nave per la maggior parte tessuta di ferro. Ma qualunque siasi il secreto che il nostro Artefice asconde sí arcanamente, certa cosa è che se o pioggia o nuvolo o notte leveranno la forza a' raggi del sole, che le povere ambre se ne rimarranno senza aiuto e senza attrazione e in conseguenza la Nave non potrà, come uopo sarebbe, veleggiare; tanto più che le grand'ale che le se pongono ai fianchi sono immobili, e nulla fanno che impedire di tutta lor forza lo sbilanciare del legno, » ecc. ecc.

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