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XIII e XIV, s'erudivano i fanciulli nei principî della lettura, a sillabare, compitare, far di conto, ecc. Ora, aggiunge l'illustre studioso, dell'esistenza di siffatte scuole fin dal Mille parmi invero di rinvenire una chiarissima prova nel seguente passo, forse non mai prima d'ora rilevato, di san Pier Damiani: « In litterario quippe ludo, ubi pueri prima articulatae vocis elementa suscipiunt, alii quidem abecedarii, alii syllabari, quidam vero nominarii, nonnulli etiam calculatores appellantur; et haec nomina cum audimus, ex ipsis continuo qui sit in pueris profectus, agnoscimus » (1). Ma chi usciva da questi infantili ginnasi con un tenuissimo bagaglio di cognizioni poteva poi, senz'ascendere mai alla grammatica, affinare il proprio ingegno ed applicarsi a parlare e a scrivere in volgare con qualche maggiore eleganza, proprietà e purezza che il volgo non facesse. Ed anche di ciò autorevole testimonio ci si porge il Damiani, quando di certo monaco, più commendabile per dottrina che per purità di costumi, afferma come, parlando in volgare, sapesse rispettare le norme dell'urbanità romana: Vulgariter loquens romanae urbanitatis regulam non offendit » (2).

Ed anche altrove la sua testimonianza ci aiuta a diradare le tenebre. Verso la metà del Mille, Wippone di Borgogna, in un celebre luogo del suo Tetralogo (3), tutto sonante di lodi per Arrigo III, consigliò l'Imperatore « a promulgare nelle terre teutoniche un editto per prescrivere ai nobili di fare istruire tutti i loro figliuoli nelle lettere e nella cognizione della legge sotto la quale debbono vivere; sicché quando i principi ritornino a far da giudici nei piati, ognun d'essi ritrar possa dai libri argomenti in suo favore. Con siffatte usanze si resse un tempo onoratamente Roma; cosí operando poté domare tanti monarchi. E queste norme osservano ancor oggi gli Italiani tutti; essi cominciano a studiare fin da bambini, e la gioventú tutta quanta è mandata a sudare nelle scuole (4). Dai Tedeschi soli stimasi inutil o disdicevol cosa per chi non voglia avviarsi al sacerdozio, di coltivare le lettere. Ma tu, o re saggio, comanda che i regnicoli tutti frequentino le scuole, sicché anche in queste nostre parti la sapienza s'assida sul trono ».

Fondandosi sulla testimonianza di Wippone, Guglielmo Giesebrecht asserí che in Italia dal secolo X in poi gli studi delle arti liberali e del diritto furono coltivati con zelo solerte non solo da quanti giovani s'indirizzavano al sacerdozio ma anche da quelli che pur vivendo nel secolo appartenevano a nobili famiglie (5). Ma un altro erudito, Alberto Dresdner, dichiarando insufficienti le prove addotte dall'illustre storico, credette spogliare la nostra nobiltà del secolo XI di una cultura che alla feudalità oltremontana faceva difetto (6). Secondo il Dresdner,

(1) Opusc. XLV, in Opera, Parisiis, MDCXLII, III, 318.

(2) Opusc. XLV, cap. VII.

(3) Cfr. WIPONIS, Gesta Chuonradi II ceteraque (quae supersunt Opera, ed. Bresslau, in S. R. G., Hannover, 1878. Il Tetralogus vi si legge a pag. 56 e segg.

e segg.

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(5) De literarum studiis apud Italos primi medii aevi saeculis, Berolini, MDCCCLV, pag. 4

(6) Kultur u. Sittengeschichte der italien. Geistlichkeit im 10 u. 11 Jahrh., Breslau, 1890. pagg. 373-377; Exkurs, Ueber italienische Laienbildung in 10 u. 11 Jahrh.

adunque la classe feudale in Italia, considerata nel suo insieme, non sarebbe stata allora meno barbara della tedesca, dell'inglese o della francese. La nuova opinione ebbe in Italia un qualche favore (1), ma bastò che un nostro storico, il Cipolla, frugasse nelle opere di Pier Damiani per rimettere la questione al suo punto di partenza, quale cioè l'aveva prospettato il Giesebrecht (2).

Tornando al nostro argomento, ricorderemo che a Monte Cassino il Damiani dovette recarsi parecchie volte, e le sue visite si fecero più frequenti quando ne fu eletto abate il suo carissimo amico Desiderio: nel 1066 vi passò venticinque giorni in occasione della posa della prima pietra della nuova chiesa e vi guarí parecchi operai indemoniati (3). Commovente è una lettera del solitario del Catria, già vecchissimo, all'abate di Monte Cassino che lo invitava ad andare là per edificare i suoi monaci con l'esempio delle sue virtú, e lo minacciava se non vi fosse andato, di privarlo delle preghiere della comunità. « Vi debbo far noto, mio venerabile Padre, che con le minacce fattemi, e che vengono da voi, il giovane Guidunculus ha ferito l'animo mio con una spada di amara tristezza. Mi ha riferito, a nome vostro, che se non visiterò codesto monastero di Monte Cassino, governato da voi con tanto splendore, voi non farete pregare i vostri santi monaci per l'anima mia.... Eccomi in una dolorosa alternativa, d'ambo le parti l'imbarazzo è grande. Perché se da una parte la mia età avanzata mi minaccia una morte prossima, dall'altra, non é un piccolo pericolo esser privato delle preghiere di persone sí sante. Se mi decido a partire, temo di non conseguire lo scopo e di morire fuori del monastero.... E se mi rifiuto al viaggio rischio di perdere un soccorso inestimabile.... Non so che risoluzione prendere.... » (4).

Dei codici che egli fece trascrivere uno ne mandò a san Domenico Loricato, che abbiamo già ricordato, e di cui scrisse la vita. Il santo mori « in Suavicino montis eremo », cioè nel convento del Sanvicino, che si chiamò di San Domenico, in onore del santo che ne fu priore. Ma di questo convento, fondato circa il 1048, non rimanevano nel secolo XVIII che delle rovine (5). Gli Annalisti Camaldolesi che visitarono la chiesa di sant'Anna del sottoposto paese di Frontale (6), ricordano però che ivi si conservava il corpo del santo e di avervi veduto il messale o sacramentario a lui donato dal Damiani (7). Dove il volume sia andato a finire non ci è stato possibile sapere.

(1) PATELLA, Delle opere recentemente attribuite ad Irnerio e della scuola di Roma, in Bollettino dell'Istit. di Diritto romano, a. VIII. Roma, 1895, pag. 75 e segg.; RONCA, Cultura medievale e poesia latina d'Italia nei secoli XI e XII, Roma, 1892, I, 75 e segg.

(2) Appunti storici tratti dalle epistole di san Pier Damiani, in Atti della R. Accad. delle Scienze di Torino, vol. XXVII, 1892, pag. 745.

(3) Opusc. XXXIII.

(4) Vita Damiani cap. XX.

(5) Apparteneva alla Diocesi di Camerino, ma dopo che Sisto V elevò nel 1586 a Diocesi San Severino, rimase assegnato a questo. Distava due miglia dall'abbazia di Val di Castro dove mori san Romualdo.

(6) Fu fabbricato sotto il pontificato di Bonifacio VIII.

(7) Cfr. Annal. Camaldul., II, 204; OTTAVIO TURCHI, Camerinum sacrum, Romae, 1762, pagg. 142-149; BRANDIMARTE, op. cit, 73; R. FOGLIETTI, Sancti Petri Damiani. E. D. Autobiografia, Torino, Baglione, 1899, pagg. 35-76: IACOBILLI, Vite dei Santi e Beati dell'Umbria, Foligno, Alterij, 1661, p. II, 336.

E molto difficilmente si potranno ritrovare altri volumi che in seguito andarono dispersi, come piú avanti diremo. Intanto possiamo affermare che nell'elenco del secolo XIII non figurano tutti i manoscritti che in quel tempo esistevano nel convento. Vi manca infatti la Collectio Avellana che doveva essere allora reputata come il più prezioso testo della biblioteca. Quali fossero le ragioni per le quali il catalogo abbia taciuto l'esistenza di questo cimelio, non è facile indagare. San Pier Damiani che aveva acquistato il manoscritto, ne aveva capito la grande importanza, specie in quei tempi fortunosi in cui fiera si svolgeva la lotta tra la Chiesa e l'Impero. E i monaci, fedeli alla parola del maestro, dovevano custodirlo con la maggior cura. Che Fonte Avellana fosse uno dei cenobi piú fedeli all'autorità imperiale lo dimostreremo ampiamente in un altro studio che comparirà nell'Archivum Romanicum: in esso abbiamo seguito la vicenda del convento, i privilegi ad esso concessi dagli imperatori, le tradizioni carolingie che ancor oggi vi si abbarbicano tenaci. Molti diplomi del monastero, accanto al papa nominano l'antipapa eletto dall'imperatore. E circa il 1080, Pietro Crasso, giureconsulto ravennate, si era dovuto recare all'Avellana per trascrivere alcune lettere che intercalò nel suo libretto in difesa di Arrigo IV (1). L'importanza pertanto del manoscritto doveva essere grandissima qualora si pensi che conteneva tutto il carteggio (diplomi, rescritti, lettere ecc.) tra i papi, gli imperatori e i vescovi dall'anno 367 al 553. E piú d'uno avrebbe voluto frugarvi per avere sott'occhi non soltanto la storia genuina e documentata della primitiva chiesa cristiana, ma anche per conoscere esattamente i rapporti, le concessioni ecc. che si fecero a vicenda imperatori e papi.

(1) Per i rapporti di Pier Damiani con la famiglia imperiale ricorderemo che al Ravennate si attribuiva l'appello ad Enrico il Nero dopo la morte dell' imperatore Corrado, suo padre: << O Re Enrico, la Sunamitide ha sposato tre mariti: nel nome dell' Onnipotente vieni a rompere questo triplice legame ». I versi sono riferiti dall'ANNALISTA SASSONE, il quale però si limita a dire che furono inviati al re da un eremita.

Una Sunamitis
Nupsit tribus maritis.

Rex Heinrice,
Omnipotentis vice,

Solve connubium
Triforme dubium.

Più tardi si dettero al Damiani. Cfr. M. G. H., VII, 687. Le sue legazioni di Germania sono ben note. E quando l'imperatrice Agnese nel 1062 venne in Italia, prima nel monastero di Fructuaria, poi a Roma, in quello di santa Petronilla, si mise sotto la direzione del Damiani che ella conosceva già da venti anni. È lo stesso ravennate che ce lo dice. Essa si recò con lui a san Pietro, lo fece sedere avanti la tomba degli Apostoli e gli confessò con lacrime e sospiri, tutti i suoi peccati dall'età di cinque anni, come se si fosse confessata allo stesso apostolo Pietro. Il Damiani non credette doverle imporre altra penitenza che continuare la sua vita di umiltà e di abnegazione. Egli fa un grande elogio di questa principessa che paragona alla Regina di Saba, ed augura che tutti quelli che verranno a visitare il sepolcro di Pietro imitino il suo fervore. Molte delle lunghe lettere che indirizzò all'Imperatrice sono magnifiche e vi si dà prova di un'erudizione vastissima: la storia romana in particolare sembra non abbia segreti per il Damiani.

Il codice fu chiamato « Avellana Collectio» dai fratelli Ballerini, i quali nell'Appendice alle Opere di san Leone Magno, riprodussero alcune delle lettere contenute nel Codice Avellanitico. Del quale l'ultima edizione, completa e definitiva, fu data dal Guenther negli anni 1895-1898, col titolo di « Epistulae imperatorum pontificum aliorum inde ab. a. CCCLXVII usque ad a. DLIII datae, Avellana quae dicitur Collectio. Pars. I, Prolegomena, Epistulae I-CIV. Vindobonae, F. Tempscki, MDCCCLXXXXV; Pars. II, Epistulae CV-CCXXXXIIII, Appendices, Indices. Vindobonae, F. Tempscki, MDCCCLXXXXVIII.

Non ci dilungheremo sull'immenso valore dell'intera raccolta, sulla quale tanto si è studiato e discusso: riporteremo invece i titoli dei documenti quali appaiono nei due codici più antichi, verosimilmente del principio del secolo XI, perché lo studioso possa averne una diretta conoscenza. E insisteremo anche sulle questioni relative all'antichità e alla fortuna del codice avellanitico e alle conclusioni ultime alle quali si giunse di recente.

Continet Hic Codex relegens quae creueris infra.
Tabula epistolarum.

Quae gesta sunt inter Liberium et Felicem episcopos (1).
Libellus quorumdam schismaticorum (2) *.

De constructione basilicae sancti Pauli (3), a. 386.

Gratulatoria de ordinatione Siricii (4), 24 febbraio 385.

Ubi Ursinus et qui cum eo sunt ab exilio relaxantur (5), prima del 15 settembre 367.

Ubi redditur basilica Sicinini (6), tra il novembre 367 e il gennaio 368.
De expellendis sociis Ursini extra Romam (7), 12 gennaio 368 **.

De rebaptizatoribus (13), Gratianus et Valentinianus Augg. Aquilino vicario, tra l'agosto 378 e il gennaio 379.

De his quae inter Bonifatium et Eulalium gesta sunt quando utrique episcopatum Romanae urbis peruaserunt (14). Exemplum relationis Symmachi praef. urb. ad Honorium principem Rauennae constitutum. Dat. 29 dicembre 418.

Exemplum sacrarum litterarum (15), 3 gennaio 419.

Exemplum relatum Symmachi praefecti urbis ad principem (16), 8 gennaio 419.
Exemplum precum presbyterorum pro Bonifacio (17), 6 o 7 gennaio 419.
Ad peticionem presbyterorum sacrum rescriptum (18), 15 gennaio 419.
Item relatio praefecti urbis Symmachi (19), 25 gennaio 419.

Exemplum sacrarum litterarum ad synodum (20), a. 419.

Ubi imperator Bonifacium et Eulalium ab urbe iussit discedere et interim Spolitinum episcopum sacra mysteria celebrare (21), 15 marzo 419.

* È il celebre trattatello di Marcellino e Faustino, datato da Costantinopoli l'anno 383 0 384.

** I numeri 8-12 sono lettere di Valente, Valentiniano e Graziano ad Olibrio, Ampelio, Massimino, vicario di Roma, ecc.

Exemplum sacrarum litterarum ad Achilleum Spolitinum episcopum (22), 15

marzo 419.

Principis oratio ad senatum (23), 15 marzo 419.

Eiusdem principis edictum ad popolum (24), 15 marzo 419.

Eiusdem principis epistola ad sanctum Paulinum episcopum Nolanum (25), 20

marzo 419.

Eiusdem ad Afros (26), 20 marzo 419.

Eiusdem ad sanctum Aurelium Carthaginensem episcopum (27), 20 marzo 419. Eiusdem ad Augustinum Alypium Euhodium et ceteros episcopos uniformis (28),

marzo 419.

Relatio Symmachi praefecti urbis ad Constantinum (29), 23 marzo 419.
Epistola Constantii comitis ad Symmachum (30).

Exemplar sacrarum litteratum ad Symmachum (31), 26 marzo 419.

Exemplum relationis Symmachi ad Constantium patricium (32), 29 marzo 419.
Exemplar sacrarum litterarum Simmacho p. u. (33), 3 aprile 419.

Exemplar relationis de ingressu papae Bonifacii (34), a. 419.
Exemplar sacrarum litterarum proconsuli Africae (35), 7 aprile 419.

Epistola Largi proconsulis ad Aurelium episcopum Cartaginensem (36), aprile 419. Epistola imperatoris Honorii ad Bonifacium episcopum Romanum (37), luglio 419 *.

Exemplar sacrae Honorii Augusti missae ad imperatorem Orientis Arcadium de persona sancti Iohannis episcopi Constantinopolitani (38), a. 404.

Maximi tyranni ad Ualentinianum Augustum iuniorem contra Arrianos et Manicheos (39), a. 386 o 387.

Uictor magnus Maximus Syricio parenti (40), a. 385.

Epistola Innocentii Aurelio Augustino ed aliis episcopis (41), 27 gennaio 417. Innocentius Hieronimo (42), a. 417.

Innocentius dilectissimo fratri Iohanni (43), a. 417.

Innocentius Aurelio (44), a. 417.

Zosimus Aurelio et uniuersis episcopis per Africam constitutis (45), a. 417.

Zosimus ad eosdem (46), 21 settembre 417.

Libellus Paulini diaconi « aduersum » Caelestium Zosimo episcopo datus (47),

8 novembre 417.

Xysto presbytero Augustinus (48), a. 418 **.

Cirillo Eusebius (49), a. 418.

Zosimus Aurelio et ceteris qui in concilio Carthaginensi affuerunt (50), 21 marzo 418.

Leo episcopus Leoni Augusto (51), 17 giugno 460.

Leo episcopus Gennadio episcopo Constantinopolitano (52), 17 giugno 460.
Leo Timotheo episcopo catholico Alexandrino (53), 18 agosto 460.

Leo presbyteris et diaconibus Alexandrinis (54), 18 agosto 460.
Leo Theophilo et ceteris episcopis Aegyptiis (55), 18 agosto 46c.

* ut si denuo ordinati fuerint duo epyscopi ambo de civitate pellantur.

** Delle lettere di Sant'Agostino si conservava in Fonte Avellana, secondo l'inventario del secolo XIII, anche la raccolta completa.

La Bibliofilia, anno XXI, dispensa 1a-3a

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