Don't make me think. Un approccio di buon senso all'usabilità del web

Copertina anteriore
Tecniche Nuove, 2006 - 201 pagine
Il testo spiega come l'usabilità, concetto molto raccomandato e poco praticato, sia fondamentale per costruire dei siti web fruibili, facili da usare e coinvolgenti. La grafica interna del libro, accattivante, a colori, ricca di sezioni informative, approfondimenti e diagrammi, mantiene sempre alta l'attenzione del lettore e trasmette facilmente gli elementi fondamentali. In questa seconda edizione, Steve aggiunge tre nuovi capitoli nello stesso stile dell'originale: ironia e intrattenimento, e una sfilza di suggerimenti e consigli pratici sia per neofiti che per esperti.

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Quando il software è fatto bene, gli utenti lo usano senza problemi. Chi dà assistenza non è subissato dai reclami. Per chi lo fa evolvere è facile aggiornarlo, modificando le funzioni esistenti quando è il caso, o introducendone di nuove.
Non tutti, purtroppo, viviamo in questo mondo ideale. Non sempre, almeno. Perché il software può essere anche fatto male, e (se lavoriamo nel settore dello sviluppo software) può darsi che l'abbiamo fatto male noi.
Perché, a volte, il software è fatto male? In alcuni casi, per l'incompetenza di chi lo sviluppa, problema in genere superabile con un'adeguata formazione professionale. In altri casi, però, il motivo non è la mancanza di competenza. Anche sviluppatori molto capaci producono a volte software non ottimale.
Per fare più in fretta, per spendere meno tempo, perché non c'è più tempo. Per rilasciare prima, in tempo, la nuova versione del software. Ogni volta che produciamo un software con dei problemi, che lo modifichiamo in un modo non ottimale, ad esempio facendo "copia e incolla" di porzioni di codice invece di riprogettare adeguatamente il programma, diminuiamo il livello di qualità del prodotto. Rendiamo più difficili, lunghe e costose le modifiche successive, che verranno anch'esse, probabilmente, fatte male.
Così il software degrada ad ogni successiva modifica, e può accadere che anche prodotti inizialmente validi peggiorino ad ogni nuovo rilascio. Questo è il debito tecnico. "Debito tecnico" è una metafora ideata da Ward Cunningham per far capire, sia agli sviluppatori che ai non addetti ai lavori, il costo economico che ha un intervento non ottimale sul software.
Ogni volta che contraiamo un debito, ad esempio un mutuo (o il debito pubblico di una nazione), dobbiamo ripagarlo con gli interessi. Nel caso del software, ogni volta che effettuiamo un intervento inadeguato, scegliendo la strada più veloce anziché la migliore, abbassiamo la qualità e rendiamo più difficili e costosi gli interventi futuri.
Questo non significa che fare in fretta non sia necessario. A volte dobbiamo per forza scegliere la strada veloce anziché la migliore, perché non abbiamo alternative. Ma poi bisogna mettere le cose a posto, se si vuole evitare il peggio.
 

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A ragione considerato uno dei pilastri dell'usabiltà web assieme ai lavori di Nielsen, questo libro è un passaggio obbligato ( ma piacevole)  per chiunque lavori con siti web, applicazioni web based, intranet etc.
Questa seconda edizione del 2005, come la prima, invecchia bene "come un buon vino": la parte di architettura delle informazioni e di navigazione é sempre valida; la parte tecnologica comunque affronta i temi un respiro ampio e i criteri individuati sono ad oggi ancora validi.
Le semplicissime regole di usabilità spiegate da Krug ( es. non far pensare) si completano nella pratica del test utente che in questo libro viene chiaramente esemplificata in un processo praticabile da tutti i progettisti in ogni condizione di progetto. Leggendo questo libro si compie quasi un processo di catarsi: tanti preconcetti e costrutti mentali lasciano il posto ad una chiara lista di priorità progettuali, il prodotto web diventa , come nella migliore tradizione di design, auto evidente nella sue funzionalità.
 

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