La Divina commedia, Volume 3

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Presso Giuseppe Galletti, 1827
 

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Pagina 53 - Giudeo tra voi di voi non rida. Non fate come agnel che lascia il latte Della sua madre, e semplice e lascivo Seco medesmo a suo piacer combatte. Così Beatrice a me, com' io scrivo; 85 Poi si rivolse tutta disiante A quella parte ove il mondo è più vivo.
Pagina 257 - La dolce Donna dietro a lor mi pinse Con un sol cenno su per quella scala, Si sua virtù la mia natura vinse: Né mai quaggiù, dove si monta e cala Naturalmente, fu si ratto moto. Ch'agguagliar si potesse alla mia ala, S...
Pagina 5 - O divina virtù, se mi ti presti tanto che l'ombra del beato regno segnata nel mio capo io manifesti, venir vedra'mi al tuo diletto legno, e coronarmi allor di quelle foglie che la materia e tu mi farai degno.
Pagina 153 - Ch' io ho veduto tutto il verno prima II prun mostrarsi rigido e feroce, Poscia portar la rosa in su la cima; E legno vidi già dritto e veloce Correr lo mar per tutto suo cammino, Perire al fine all
Pagina 264 - Come fuoco di nube si disserra Per dilatarsi sì che non vi cape. E fuor di sua natura in giù s...
Pagina 285 - 1 poema sacro al quale ha posto mano e cielo e terra, sì che m'ha fatto per più anni macro, vinca la crudeltà che fuor mi serra del bello ovile ov'io dormi...
Pagina 338 - Dio sopra quest' acque. Forma e materia congiunte e purette Usciro ad esser che non avea fallo, Come d' arco tricorde tre saette ; E come in vetro, in ambra od in cristallo Raggio risplende sì, che dal venire All'esser tutto non è intervallo; Così il triforme effetto del suo Sire Nell' esser suo raggiò insieme tutto, Senza distinzion nell
Pagina 94 - Discorde a sé, come ogni altra semente Fuor di sua reg'ion , fa mala prova. E se il mondo laggiù ponesse mente Al fondamento che natura pone, Seguendo lui avria buona la gente. Ma voi torcete alla religione Tal che fu nato a cingersi la spada , E fate Re di tal ch' è da sermone; Onde la traccia vostra è fuor di strada.
Pagina 48 - E s' altra cosa vostro amor seduce , Non è se non di quella alcun vestigio Mal conosciuto che quivi traluce. Tu vuoi saper se con altro servigio Per manco voto si può render tanto Che l' anima sicuri di litigio. Sì cominciò Beatrice questo canto; E sì com' uom che suo parlar non spezza, Continuò così 'l processo santo.
Pagina 218 - Onci' io appresso: O perpetui fiori Dell'eterna letizia, che per uno Sentir mi fate tutti i vostri odori, Solvetemi,. spirando, il gran digiuno Che lungamente m'ha tenuto in fame, Non trovandoli in terra cibo alcuno. Ben so io che, se in ciclo altro reame La divina giustizia fa suo specchio, ll vostro non l' apprende con velame. Sapete come attento io m' apparecchio Ad ascoltar; sapete quale è quello Dubbio, che m

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