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282, onde può calcolarsi a circa un decennio la durata di quel lavoro. Se vuol trarsi argomento dalle rovine superstiti nella campagna suburbicaria parmi che la città principalmente si distese dal lato di sud, sud-est ed est cioè verso Ostia, Albano, Tusculo e Preneste.

La traslazione della sede imperiale fatalissima fu al potere ed alla popolazione di Roma, che a turme portossi ad abitare nella città di Costantino. La vecchia metropoli dopo quell'avvenimento divenne quasi città di provincia, dove gl'imperadori portavansi solo, o per ammirarne le magnificenze, o per assumervi con pompa il consolato, quindi in meno di un secolo, cioè dall'anno della era volgare 330 all'anno 402 inutile affatto era divenuta la cinta delle mura aurelianèe, che più non racchiudeva che rovine, e dall'altro canto troppo estesa era per potersi difendere. Frattanto i Goti cominciarono a farsi temere davvicino, onde Onorio, seguendo i consigli di Stilicone suo ministro principale fece chiudere Roma di nuove mura e diè la cura del lavoro a Flavio Macrobio Longiniano, prefetto di Roma, siccome apparisce dalla iscrizione della porta s. Lorenzo, da quella di porta Maggiore, da quella già esistente sulla porta Portese demolita da papa Urbano Vili, riferita dal Nardini, e da altre vedute ancora sul luogo da Poggio Fiorentino. Ora quel Flavio Macrobio fu prefetto di Roma l'anno 403 siccome dimostra il Corsini Series Praefectorum Urbis ec p. 314, e nell'anno 404 le mura erano di già fatte secondo Claudiano, il quale festeggiando il sesto consolato da Onorio assunto in quell'anno, v. 529 e seg. così magnifica le nuove mura:

Sic oculis placitura tiris insignior Avctis
Collirus, et nota maior se Roma videndam
Obtulit.Addebantpulchrum Nova Moenia vultum,
Audito prefecta recens rumore Getarum.

Profecitque opifex decori timor, et vice mira, Quam pax intulerat bello discussa senectus, Erexit Suritas Turres cinctosque coègit Septem continuo montes iuvenescere muro. La frase auctis collibus si riferisce al Pincio che oltre i sette colli rimase chiuso in questo nuovo recinto come pure alle varie lacinie dell'Esquilino di là dall' Aggere, al Monte d'Oro, ed al falso Aventino, tutti fuori del recinto tulliano , dentro certamente con molti altri colli al recinto aurelianèo; ma il poeta voleva adulare e riguardar la opera onoriana, come un'ampliazione di quella di Servio. E chiara è pure l'adulazione del bello aspetto delle nuove mura che erano state fatte in fretta ed in furia con ogni sorta di materiali, come può vedersi anche oggidì nelle parti superstiti , e soprattutto alla porta Maggiore che stassi demolendo , dove i travertini impiegati appariscono tutti lavorati nella parte interna e tolti da altri edificii. La iscrizione poi che in quella porta si legge è in sei linee, che per essere in parte troppo lunghe rispetto alla pagina contradistinguo co'numeri, onde si vegga il capo verso di ciascuna:

(1) S P Q R (2) IMPP CAESS DD NN INVIGTISSIMIS PRINGIPIBARGADIOET HONORIO VICTORIB AG TRIVMFATORIB SEMP AVGG (3) OB INSTA VRATOS VRBI AETERNAE MVROS PORTAS AG TVRRES EGESTIS IMMENSIS RVBERIB EX SVGGESTIOJNE V C (4) AC INLVSTRIS GOM ET MAG VTRIVSQ MILITIAE STILICHONIS AD PERPETVITATEM NOMINIS EORVM (5) SIMVLAGRA CONSTITV1T (6) GVRANTE FL MACROBIO LONGINIANO V C PRAEF VRBI

Questa iscrizione mentre mostra le mura, le porte, e le torri rifabbricate, mostra ancora lo stato di rovina di P. I. 9

Roma a quella epoca: Egestis Immensis ursEsiays e si prova dallo stato d'ingombro che apparisce fra la soglia della porta s. Lorenzo, che per la iscrizione esistente è certamente onoriana, e quella dell'arco monumentale dentro di essa, dell'acquedotto delle acque Marcia, Tepula, e Giulia che è de'tempi augustani, e che è semisepolto. Così apparisce che sulle porte erano state erette le immagini degl'imperadori Arcadio ed Onorio, nelle devastazioni susseguenti abbattute. Quanto poi a Flavio Macrobio Longiniano prefetto di Roma esso fu cristiano, e di lui rimangono memorie ne'marmi, raccolte dal Corsini, dalle quali apparisce, che particolarmente adornò il Fonte battesimale della chiesa di s. Anastasia , che giova di qui riferire. La prima si legge nella raccolta del Muratori p. MCMIV n. 2. che la indica tratta dal Suarez ed esistente apud portam Portuenscm:

HIG EST LONGINIANVS . QVI FON TES BAPTISMATIS CONSTRVXIT SAN CTI PAPAE DAMASI VERSIBVS NOBILITATOS L'altra che serve di chiosa a questa è riferita dal Fleetwood pag. CCCC. n. 1 era nel fonte di s. Anastasia e diceva:

HANC AVTEM FtDEi SEDEM CONSTRVXIT AB IMO
MIL1TIAE CLARVS TiTVLIS AVLAEQVE F1DELIS
HOMANAEQVE VREIS PRAEFECTVS LONGiJTUNVS

ed a questa sembra alludere la precedente , dove dichiara, essere stato quel Longiniano, colui che avea costrutto il fonte battesimale nobilitato dai versi di Damaso papa: e perciò i versi testè riportati sono da porsi fralle opere di s. Damaso. E tornando al recinto di Onorio, che sulla riva sinistra del Tevere è quello della Roma di oggidì, dee notarsi che a chiunque abbia qualche conoscenza di queste materie, immediatamente apparisce opera fatta in tempi di decadenza, e con gran fretta e timore:

Profecitque opifex decori timor, et vice mira, Quam pax intulerat bello discussa senectus Erexit subitas turres, cinctosque coègit Septem continuo montes iuvenescere muro. E questo non tanto per la costruzione irregolare quanto per l'uso fatto di monumenti preesistenti publici e privati, sacri e profani, onde più presto che fosse possibile potesse terminarsi il giro. Prova è questa , che il recinto attuale di Roma fu fatto in tempo di angustie. Vedendo poi chiusi, o profanati sepolcri nel giro delle mura è segno che il cangiamento di religione era di già avvenuto, conoscendosi con quanto e quale rispetto que'monumenti fossero riguardati dai pagani. E circa lo avere volto a mura ed a difese monumenti di ogni sorta , prova ne abbiamo nelle sostruzioni de' Domizii fra porta del Popolo e porta Pinciana, nel sepolcro di Aterio alla porta Nomentana, ne' Castra Praetoria fra questa e porta s. Lorenzo , nel monumento delle acque Marcia, Tepula, e Giulia a porta s. Lorenzo medesima, in quello della Claudia e dell'Aniene Nuova a porta Maggiore, nel sepolcro di Marco Virgilio e di Atistia in questa porta medesima, nell' anfiteatro Castrense fra porta Maggiore e porta s. Giovanni, nelle sostruzioni della casa di Laterano presso questa porta, nell'acquedotto dell'Aniene Vecchia fra porta Metroni e porta Latina, nell'arco di Druso a porta Appia, nel sepolcro fra questa porta ed il bastione di Sangallo ridotto a porta e finalmente nella magnifica piramide di Caio Cestio a porta s. Paolo. Il recinto fatto da Onorio sulla riva sinistra del Tevere è presso a poco il medesimo, che ancora chiude

Roma, sebbene sia stato molte e molte volte ristaurato, ma lungo il fiume ancora continuava, nella parte superiore dalla così detta Penna presso la porta del Popolo fino al ponte Gianicolense oggi Sisto, nella parte inferiore da presso lo scarico de'marmi di oggidì fino a raggiungere la linea della porta s. Paolo. In questa parte ne rimangono molte vestigia a segno di potersi tracciare: nella parte superiore però non ne rimangono quasi affitto. Sulla riva destra del fiume, sebbene fossero alquanto più ampie delle mura di Servio non si estendevano che dalla ripa del fiume che è presso ponte Sisto, fino alla porta s. Pancrazio attuale e di là per la villa Spada andavano a raggiungere la ripa del fiume incontro ai Navali antichi. Questo tratto oggi abbandonato può tracciarsi quasi in tutta la sua estensione malgrado lo stato di dilabramento e di rovina a che è ridotto: esso può fornire una prova di fatto di ciò che notai di sopra circa la demolizione delle mura aurelianèe quando queste di Onorio vennero edificate; imperciocchè alla epoca in che papa Urbano Vili, costrusse le mura odierne nella parte trastiberina, ed abbandonò le onoriane, il tratto di queste che dal canto di mezzodì sarebbe rimasto fuori della porta Portese di oggi, fu così demolito, che non ne rimane affatto vestigio di sorte alcuna, e se non rimanessero le vecchie piante di Roma non si conoscerebbe dove le mura positivamente passavano. Misurando il giro di queste mura sulle due rive del fiume, compresa la parte, che come si disse costeggiava il fiume medesimo, si ha un perimetro di circa 12 m. giacchè allora non era chiuso, nè il Vaticano, nè il tratto fra il Vaticano ed il Trastevere propriamente detto; quindi leggendosi in Olimpiodoro, storico , del quale Fozio ha conservato un estratto, che sotto Onorio nella riedificazione delle mura prima della presa di Ala

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