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Peocounesio. La isola di Proconneso nella Propontide, oggi detta di Marmara pe' marmi che vi si cavavano diè nome al marmo bianco listato di vene nerastre, or rette ora ondulate, secondo la descrizione lasciatane da un anonimo citato dal Salmasio, e da Cariotìlo, marmo che sovente s' incontra negli edificj moderni di Roma e specialmente nella basilica di s. Maria Maggiore, dove le colonne dell' aula sono di questa pietra, in quella di s. Giovanni in Laterano dinanzi la statua di Eurico IV, nella chiesa di s. Pietro in Vincoli ec. e che gli scalpellini appellano marmo salino. Ciò mostra quanto uso ne facessero i Romani, e prova ulteriore ne offre il tempio colossale di Venere e Roma, di cui il peristilio, e la cella erano di questo marmo. Strabene lib.XHI. che lo chiama proconnesio, mostra, che avendo servito agli abbellimenti di Cizico, città cosė vicina, ebbe questo marmo ancora il cognome di ciziceno.

Siesite chiamavano i Romani il granito, perchè cavavasi presso Syene città dell' Alto Egitto, come pure Teraico perchè quella città era nella Tebaide. Due specie principalmente ne indica Plinio lib. XXXVI. c. Vili, e XXII. una col nome di pjrrhopoecilon, ossia color di fuoco, e l'altra di psaronium ossia color di storno, specie che noi diciamo granito bigio: ed in conferma ulteriore quello stesso scrittore dice che di pyrrhopoecilon erano gli obelischi. Or questa pietra abbonda sovra tutte le altre negli edificii antichi, e moderni di Roma, o per dir meglio negli edificii di tutte le età , partendo dalla epoca di Augusto fino ai tempi nostri , specialmente tagliata in colonne, e queste di tutte le moli, come si ammirano al Panteon ed alle Terme di Diocleziano: una specie particolare di granito psaronio è quella che era stata impiegata per le ottanta colonne della P. I. 18

Basilica Ulpia , e pel portico che coronava 1' area del

tempio di Venere e Roma.

Tasio appellavasi un marmo bianco livido, che traevasi dalla isola dello stesso nome , e che usavasi tanto per la scultura, quanto per 1' architettura secondo Pausania lib. I. cap. XVIII. Ai tempi di Seneca era cosi profuso in Roma che serviva ancora per gli usi communi Epist. LXXXVI, quindi Stazio Sjlv, lib. I. §. V. v. 34. onde mostrare la ricercatezza de'marmi che adornavano il bagno di Claudio Etrusco dice:

Non huc admissae Thasos aut undosa Carystos. Di tal marmo secondo Svetonio era il recinto dell'area sepolcrale del monumento de'Domizii sul colle degli Orti, dove fu sepolto Nerone. Dal carattere che ne dà Plinio lib. XXXVI. c. VI. parmi che corrisponda a quello che i moderni chiamano greco giallognolo.

Tauromesite. Atenèo Deipnosofisti lib. V. p. 207 ricorda un marmo a varii colori detto tauromenite o tauromenio, perchè cavavasi ne' dintorni di Tauromenio, oggi Taormina in Sicilia. E perciò quella stessa pietra che noi appelliamo diaspro di Sicilia, e che viene appunto dai dintorni di Taormina, pietra, nella quale domina il color rosso. Nelle rovine antiche s'j incontra di rado, nelle chiese moderne però si vede sovente impiegato per impellicciatura di colonne e di altari.

Tenario. Marmo così detto, perchè cavavasi presso il capo Tenaro nella Laconia, oggi detto di Matapan, di cui il carattere dato da Plinio lib. XXXVI. c. XVIII è quello di essere di un colore negro lucente, e perciò corrisponde al nero antico degli scalpellini, marmo molto raro. Sebbene Strabone lib. VIII. dica che le sue cave erano antiche, pure sembra, che in Roma non venisse introdotto, che circa ai tempi di Augusto, trovandosi ricordato da Tibullo Eleg. lib. III. §.111. v. 14: dal quale apparisce che era particolarmente in uso per colonne.

Tirio. Marmo, che traeva nome dalla vicinanza di Tiro, dove cavavasi, e che Stazio mostra Sjlv. lib. I. §. V. v. 39. essere stato di color candido:

Quasque Tyrus niveas secat et sidonia rupes: ed essere stato usato negli edificii di Roma insieme co' più ricercati. Ma con lumi così ristretti difficile è dire quale de'diversi marmi bianchi che rinvengonsi nelle rovine sia il marmo tirio. Havvi chi crede che le colonne vitinee che si veggono nella basilica vaticana siano di questo marmo; io però ignoro sopra quali fondamenti, poichè Anastasio dice che Costantino le fece venire dalla Grecia, quas de Graecia perduxit.

Ai materiali di decorazione spettano ancora i colori, come quelli che servono non solo di materiale ai quadri, ma ancora alla decorazione immediata delle pareti e delle volte. Trattare de'colori, e de'metodi usati dai moderni sarebbe materia vasta , involuta , e quasi estranea allo scopo di questa opera, non così degli antichi; imperciocchè vedendo le pitture superstiti ne'sotterranei delle terme dette di Tito, nelle camere note col nome di bagni di Livia, alle terme di Costantino, e quelle che si conservano nel Vaticano, in Villa Albani e nel palazzo Barberini, reca giustamente sorpresa, come dopo tanti secoli, rimaste esposte a tutti i guasti degli uomini, e del tempo, ed all'azione permanente della umidità e de'sali delle terre, vicissitudini alle quali le moderne non avrebbero certamente potuto resistere, conservino ancora più, o meno i colori; quindi procede naturalmente il desiderio di conoscere di qual natura fossero que'colori per essersi serbati illesi. Ed a tal proposito osserverò che gli antichi scrittori, come Teofrasto, Vitruvio, e Plinio ci hanno conservato notizie sufficienti, onde conchiudere che i colori destinati alla decorazione degli edificii erano tutti minerali ad eccezione del negro-fumo, e dell'ostro: che in parte erano naturali, in parte artificiali: e che erano i generi de'colori ristretti a 21: questi però suddividevansi in molte specie sė naturali, come artificiali, onde potere avere la intensità e le modificazioni necessarie allo scopo: e finalmente che si traevano da tutte le parti del mondo allora conosciuto. Laonde considerando il lusso estremo che ponevasi in tali dipinture, e la general costumanza, ne siegue che questo formava un gran ramo di commercio. Pochi colori traevano dai vegetabili, e questi par che servissero piuttosto per gli usi privati, come vesti, e mobilio. Or dovendo indicare questi colori, parmi più conveniente seguire la nomenclatura antica, poichè si tratta di colori usati nelle pitture antiche , unendovi però il corrispondente moderno. In tal nomenclatura ho stimato più opportuno attenermi all'ordine alfabetico , come il più commodo per chi voglia consultare il libro. Le notizie poi sopra ciascun colore sono estratte dal trattato sulle Pietre di Teofrasto, da Vitruvio lib.VII.c.VII. e seg. e da Plinio lib. XXXIII. sul fine, e XXXV. c. VI§. XII. e seg, Vitruvio divide i colori in due classi, naturali, cioè ed artificiali: Plinio in floridi ed austeri, cioè vivi e severi. Nella prima questo scrittore pone 1''Armenium, la Chrysocolla, il Cinnabaris, VIndicum, il Minium, ed il Purpurissum: nella seconda tutti gli altri, cioè 1' Aerugo,Y Anulare, Y Appianimi, YAtramentum, YAuripigmentum, il Caeruleum, la Cerussa , la Creta, il Melinum, Y Ostrum, il Paraetonium, la Rubrica , la Sandaraca, la Sii, e la Usta. 1* A erugo, 0 Aeruca corrisponde al nostro verderame: i Greci lo dicevano toq yoàxox), ed era insieme naturale ed artificiale: Vitruvio e Plinio mostrano il metodo che tenevasi per farlo. L' Appianum era verde, ed una contraffazione della Chrysocolla, era un ritrovato recente a'tempi di Plinio, fe vendevasi a vilissimo prezzo, cioè un sesterzio la libra: il nome sembra averlo tratto dal padrone del fondo nel quale la terra con cui si faceva trovavasi. Parmi potersi designare col nome di terra verde. L' Anulare poi era candido, e serviva principalmente per la carnagione delle figure muliebri. Anche esso era un ritrovato recente a'tempi di Plinio e facevasi con una terra, colla quale mescolavansi quelle gemme di vetro, di che servivansi per gli anelli e che pestavansi, e perciò appellavasi colore anulare. L' Armenìum così nomavasi , perchè traevasi dall'Armenia da una pietra color di Chrysocolla: era ceruleo, e più di ogni altro stimavasi quello che più accostavasi all'oltremare: in origine era molto costoso vendendosi trenta monete la libra; ma dopo che si scoprì in Ispagna un'arena che poteva a questo colore costoso sostituirsi cadde il prezzo a sei denari. Di poco differiva dall'oltremare , solo dall' essere alquanto più pallido. Usavasi pur nella medicina, servendo a far crescere i peli. JJAtramentum era un colore artificiale corrispondente al nostro negro fumo, e Vitruvio descrive con molta diligenza il metodo che si teneva nel farlo e le cure, che usavansi affine di ottenerlo perfetto : si' ingredienti principali che adoperavansi erano la pece , la resina, i carboni pesti mescolati con glutine, e finalmente le feccie del vino miste pure con glutine pesto. Plinio rammenta questi modi diversi, nota le contraffazioni che si facevano di questo colore colla fuligiue, e ricorda ancora, che ve n'era una specie minerale, e che Apelle immaginò di farne col bruciare l'avorio, e che noi diciamo negro d'avorio: che una specie ne veniva dall'India, d'incerta composizione per lui: inexploratae adhuc inventionis mihi: forse è quella specie d'inchiostro, che noi diciamo della Cina, e che i Romani ricevevano dal canto dell'India, onde non ne conoscevano la

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