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potendo Curione sorpassare Scauro nella sontuosità dei giuochi di recente celebrati, appigliossi a vincerlo nell'artifizio; laonde costrusse due teatri grandissimi di legno, uno all'altro addossati, perchè lo strepito di quei che sedevano nell'uno non recassero fastidio a quei che stavano nell' altro : e questi due teatri giravano sopra un bilico, onde terminate le rappresentazioni drammatiche e mimiche si disfacevano le scene, ed i due emicicli con tutti gli spettatori chiudevansi insieme e for-!mando un teatro circolare presentavano nell' arena un campo, dove si potessero dare i giuochi gladiatorii. Meccanismo sorprendente, che Plinio, non tanto lontano dalla epoca, non sà darsi pace, se meritasse più ammirazione l'inventore, o il ritrovato, l'artista, o chi l'eseguì, il coraggio di chi l'ordinò, o la imperturbabilità del popolo romano, che si sottomise ad un esperimento così rischioso. E inutile ricordare che questa macchina per due giorni agì, ma il terzo dì non si osò di farla girare di nuovo, e lasciati i due emicicli congiunti si costruirono in mezzo ad essi le scene temporanee che poi si disfecero, restando sempre fermi gli spettatori. Ho detto, che questo edificio di legno diè la idea degli anfiteatri, poichè mentre antecedentemente alla epoca di Curione non se ne trova menzione, dopo vivendo Cesare stesso, Dione ricorda lib. XLIII. e XXIII, che ne fu eretto uno di legno pe'giuochi dati nella dedicazione del suo Foro e del tempio di Venere Genitrice l'anno 708 di Roma; e finalmente l'anno 724 secondo lo stesso storico lib. LI. c. XXIII. Tito Statilio Tauro ne costrusse uno di pietra nel Campo Marzio, e successivamente ne vennero fabbricati altri ne' municipii e nelle colonie italiche, come pure nelle altre città dell'impero. Anzi Augusto stesso, alle cui insinuazioni Statilio edificò il suo anfiteatro ebbe il progetto di costruirne

uno degno di Roma nel centro della città, dove poi come mostra Svetonio fu da Vespasiano eretto il Flavio più volgarmente noto col nome di Colossèo. Quindi io credo potersi stabilire la massima, che niuno degli anfiteatri esistenti, non dico in Roma, ma altrove, sia anteriore alla dittatura di Cesare.

Una volta immaginata questa nuova specie di fabbriche per darvi spettacoli, l'uso ne fu esteso dalle caccie di belve, ai giuochi gladiatorii, ed alle finte battaglie navali. E quanto ai combattimenti de' gladiatori, questi allorchè furono introdotti in Roma l'anno 490 dopo la fondazione della città dai due fratelli Bruti, Marco e Decimo, onde onorare la memoria del padre siccome si legge in Valerio Massimo lib. II. c. IV. §. 7. nella Epitome del libro XVI. di Livio, in Orosiolib. IV. c. V. ed in s. Agostino de Cintiate Dei lib. III. c. XVII, furono dati nel Foro Boario, e poscia fino alla epoca, di Augusto solevano darsi ne' Fori, a segno che Vitruvio lib- V. c. I. dice che in Italia i Fori doveano farsi non di forma quadrata, come nella Grecia, ma quadrilunga, perchè per uso inveterato vi si davano gli spettacoli gladiatorii: ideo quod a maioribus consuetudo tradita est gladiatoria munera in Foro dari. Ed infatti quelle piazze circondate da portici a due piani, e da edificii publici con portici anche essi e gradini favorivano il concorso del popolo a quelli spettacoli, che si davano gratuitamente; ma dopo la costruzione degli anfiteatri si riconobbe in questi edificii maggior convenienza e maggior commodità per tale uso, e lungo sarebbe descrivere quali e quanto grandi spettacoli di tal specie si dessero nell'Anfiteatro Flavio di Roma dal momento della sua dedicazione, fino a quello dell'abolizione definitiva di tali giuochi sanguinarti sul principio del secolo V. della era volgare.

Anche finte battaglie navali, che con voce derivante dal greco si dissero Naumachie furono date negli anfiteatri. Questi spettacoli furono per la prima volta introdotti da Cesare ne' gran giuochi ricordati di sopra, che diede per la dedicazione del suo Foro: navali proelio, dice Svetonio c. XXXIX, in minore Codeta defosso lacu, biremes, ac triremes, quadriremesque, tyriae, et aegjptiae classis magno pugnatorum numero conflixerunt: e poscia furono ripetuti da Augusto, il quale non solo scavò presso il Tevere nelle vicinanze del suo Mausoleo uno stagno temporaneo come affermano lo stesso scrittore nella sua vita e. XLIII. e Tacito Annoi. 1. XII. c. LVI; ma ancora costrusse a bella posta un edificio sulla sponda trastiberina pressoi giardini di Cesare, come mostrano Frontino, Svetonio in Tiberio c. LXXII. e Stazio Sylv, lib. IV. §. IV. v. 4. e seg: e che quest' ultimo scrittore e Tacito Annal. lib. XIV. c. XV. chiamano stagnum navale. Che poi si dessero da Tito e da Domiziano nelT Anfiteatro Flavio ricavasi da Dione in Tito c. XXVI. e da Svetonio in Domitiano c. IV. Anzi quest' imperadore sembra che altamente li amasse poichè lo stesso biografo 1. c. narra che scavò a bella posta un gran stagno presso il Tevere, e che edificò ancora una naumachia, che poscia fu demolita e forný materiali pel ristauro del Circo Massimo fatto da Trajano.

Venendo ai particolari di questi giuochi diversi che davansi nell' Anfiteatro, Venatio appellavasi propriamente quello delle belve, perchè figurava una caccia: Munus il combattimento de' gladiatori, perchè riguardavasi, come un officio ai morti, secondo Tertulliano de Spectaculis c. XII. Munus dictum est ab officio ... OffLcium autem mortuis hoc spectaculo facere se veteres arbitrabantur: ovvero perchè era un regalo, che davasi al popolo; e Naumachia quello delle navi. Carne gli altri spettacoli formavano questi parte della religione pagana, ed erano sacri, la caccia a Diana, ed il combattimento gladiatorio a Marte, come si trae da Tertulliano nel trattato de Spectaculis sovraccitato: Martem et Dianam utriusque ludi praesides novirnus'. e si conferma quanto a Diana da Claudiano in que' versi del Panegirico scritto pel consolato di Mallio Teodoro: Amphitheatrali faveat Latonia pompae: Audaces legat ipsa viros qui colla ferarum Arte ligent, certoque premant venabula nisu. Nelle f^enationes appellavansi bestiarii que' che combattevano colle belve, come pure venatores, perchè cacciatori: così appellavasi editor, e munerarius, o munerator colui, che dava tali giuochi. Questi particolarmente durante la republica furono dati da coloro, che erano rivestiti di magistrature, come i questori, gli edili, i pretori, ed i consoli; ma specialmente dagli edili, onde accattivarsi la benevolenza del popolo, e farsi con ciò strada alle magistrature supreme ; in tempo dell'impero poi dagl'imperadori e da quelli che venivano promossi al consolato. Le occasioni in che si davano i giuochi erano di due specie, altre di data determinata, come le feste, il natale de' Cesari, gli anniversarii di qualche avvenimento fausto ec. ed altre di data incerta, come l'assunzione all'impero, o il consolato, la dedicazione di una fabbrica pubblica, la partenza dell'imperadore per la guerra, la vittoria, il trionfo, i funerali di personaggi ragguardevoli ec. Sovente pure accadeva che i ricchi lasciavano alle città in testamento legati per la celebrazione di tali giuochi, che entravano nella categoria de' legati che dicevansi ad honorem civitatis siccome mostra Paolo giureconsulto ff. de Legatis 1. 122.

Varie provincie dell' impero, ed anche i paesi strani eri fornivano le belve pe' giuochi di Roma e di altre città poste sotto la dominazione romana, e da Plinio ricavasi nel lib. Vili, che gli orsi traevansi dai boschi della Caledonia, e della Pannonia, i leoni, e le pantere dall'Affrica, e particolarmente da quella parte della Numidia, che confinava coli' Affrica cartaginese designata col nome di provincia Zeugitana, cioè dal tratto che è sulla sponda sinistra del Tusca, oggi Wady-Zaine, scrivendo lo «tesso Plinio lib. V. c. III. §. II . che quella parte dell' Affrica settentrionale altro non produceva, che il marmo numidico e le belve : nec praeter marmoris numidici ferarumque proventum aliud insignei quindi da Livio e da altri scrittori distinguonsi come indicossi di sopra quelle fiere col nome generico di africanae, e da Simmaco con quello di libjcaei così dalla Persia venivano le tigri, dall' India apportavasi il crocota, ed il rinoceronte: dall'Egitto i coccodrilli e gli ippopotami ec. La caccia di tali belve facevasi fare da chi avea in animo di dare i giuochi : siccome però principalmente si davano dagl'imperadori, quindi questi, stipendiati a tale uopo tenevano un numero grande di venatores, i quali, doveano aver cura di prenderle senza danneggiarle, e di farle condurre in Roma da persone assuefatte a tali trasporti, e che dall' addomesticar delle fiere appellavansi mansuefarà, come dal domarle , dall' ammaestrarle, e dal custodirle designavansi coi nomi di domitores, magistri, custodes fcrarum: di tali ammaestramenti classica testimonianza abbiamo nell' epigramma CV. del libro I. di Marziale, il qual passo fra molti altri prescelgo come quello che cen offre una migliore idea:

Pioto, quod iuga delicata collo
Pardus sustinet, improbaeque tigres
Indulgent patientiam flagello:

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