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l'arena ed il podio rovesciati da un abbominevole terremoto:

DECIVS MARIVS VENANTIVS

BASILIVS VC ET INL PRAEF

VRB PATRICIVS CONSVL

ORDINAR1VS ARENAM ET

PODIVM QVAE ABOMI

NANDI TERRAEMO

TVS RVIN PRÒS

TRAVIT SVMPTV PRO

PRIO RESTITVIT E di questa due esemplari furono trovati l'anno 1813 che vennero collocati presso la porta occidentale dell'arena; ma siccome uno di questi piedestalli era stato antecedentemente usato per una lapide di Carino, perciò nel collocarli ' sì pose a destra di chi entra quello colla iscrizione di Basilio, a sinistra quello di Carino, dietro cui rovesciata si legge la lapide riportata di sopra. Il Basilio, che nella iscrizione testè riportata si legge è quello stesso, che co'nomi di Basilio Venanzio Decio, o semplicemente di Venanzio juniore s' incontra ne' Fasti come console l'anno 508 della era volgare, e siccome nella epigrafe s' indica non solo come prefetto di Roma, ma ancora come console ordinario, perciò è chiaro che il ristauro dell' anfiteatro da lui eseguito a proprie spese, Svmptv Proprio non può essere anteriore a quell' anno, e forse fu fatto quell' anno medesimo, onde potervi celebrare i giuochi soliti darsi dai consoli nell'assumere la loro dignità. Rozzissima è la forma delle lettere, e nell' esemplare a destra di chi entra in luogo di ABOMINANDI hawi ABONTINANDI, vale a dire, che la ultima asta della M essendo restata separata, lo scalpellino per riunirla la ridusse in una T. L' anno 519 assunse il consolato Eutarico Cillica genero di Teodorico re d'Italia: Cassiodoro, scrittore contemporaneo e segretario di quel re narra nella cronaca, che frai giuochi dati in tal circostanza ne furono celebrati degli splendidissimi nell' Anfiteatro Flavio, dove si diedero caccie di belve fatte venire perfino dall' Affrica: muneribus amphitheatralibus diversi generis feras, quas praesens aetas pro novi tate miraretur exhibuit, cuius spectaculi voluptates etiam exquisitas àfrica sub devotione transmisit. Questo medesimo scrittore mostra, che altri giuochi vi diede 1' anno 523 A ni ciò Massimo, anche egli nell' assumere il consolato, e questi sono gli ultimi de' quali rimanga la memoria.

Non molti anni dopo cominciarono le ostilità frai Goti ed i Greci, nelle quali Roma per circa venti anni andò soggetta a gravissimi mali, onde non par probabile, che si pensasse a dar giuochi in que' tempi. Beda scrittore del secolo Vili, indica che a'suoi dì l'anfiteatro era ancora intiero con quella frase ben nota: Quamdiu stabit Coliseus stabit et Roma : quando cadet Coliseus cadet et Roma : quando cadet Roma cadet et Mundus. Coli, de beli. c. III. e si noti il nome di Coliseus, che per la prima volta apparisce, nome derivante dalla mole sua colossale, e non dal colosso di Nerone, che a' tempi di Beda certamente più non esisteva. Tre buoni secoli di vuoto rimangono nella storia dell' anfiteatro,.che sul finire del secolo XI. incontrò la sorte di altre grandi fabbriche dell' antica Roma, quella cioè di essere ridotto a fortezza feudale, la quale nell'anno 1130 era di già in potere de' Frangipani, allorchè vi si ricoverò papa Innocenzo II. co' suoi fratelli, siccome leggesi nella sua vita scritta dal card, di Aragona e data in luce dal Muratori Rerum Italie. Script. Tomo III. P. I. Ivi quel papa fu assalito da Pietro figlio di Pier Leone, ma la mole resistette agli assalti di quella fazione, che sfogò la sua collera saccheggiando la chiesa di s. Pietro, il patriarchio di s. Maria, ed altre chiese di Roma portando via quanto v' era di prezioso. L' anno 1142 però, dopo il ripristinamento del senato romano questa fortezza, come tutte le altre fortezze e torri de' Frangipani, e de' potenti avversi al governo popolare fu occupata dal popolo romano: veggasi il Cort de Senatu Romano lib. VII. c. I. §. CLXVIII. Ma non molti anni dopo i Frangipani ne tornarono in possesso, poichè il cardinal di Aragona nella vita di Alessandro III. presso i Rerum Ital. Script. T. III. P. I. p. 458, 459, narra, che quel papa abbandonando il palazzo latcranense ricoverossi insieme co' suoi fratelli, e colle loro famiglie nelle case sicure de' Frangipani, presso s. Maria JVuovf, la Cartularia, ed il Colossèo, ed ivi teneva le congregazioni, trattavansi le cause, e di là emanava le opportune risposte. A quella epoca, come apprendiamo dal Panvinio de Gente Fr'angepana il Colossèo dava nome ad una delle contrade di Roma, della quale i Frangipani erano i capitani, ed i cui bandonarii precedevano colle insegne il papa nel dì della incoronazione. Sul principio del secolo XIII. circa l'anno 1216 Pietro Annibaldi nipote per via di donna di papa Innocenzo III. volle edificare una torre nelle sue vicinanze, onde preparare da lungi l'attacco del Colossèo; ma i Frangipani non istettero cheti, e cercarono dal Colossèo, e dalla torre di Najone Frangipani di fare andare a vuoto tale progetto. Gli Annibaldi però non dimisero il pensiero di occupare il Colossèo, e cogliendo la occasione dai torbidi fra Federico II ed il papa, e dal sopravvento che aveano per un momento le cose dell' imperadore ottennero, che questi forzasse i Frangipani a ceder loro la metà del Colossèo coli' annesso palazzo ed a sanzionar la cessione con giuramento. Ma i Frangipani dal canto loro si ri

volsero l'anno 1244 a papa Innocenzo IV. per l'annullamento di quel trattato, ed il* papa con breve in data de' 18 marzo vi annuì, appoggiando la nullità della cessione alla facoltà necessariamente da chiedersi dai Frangipani, come feudatarii, al papa prima di farla: Quum sìcut lecta coram nobis vestra petitio continebat, nuper apud Aquapendentem in praesentia principis constituti, eidem ad suam instantiam ipsius timore perterriti, Medietatem Colisei cvnr Palatio ExterioRe sibi adiacente et omnibus iuribus ad ipsam me* dietatem pertinentibus dilecto filio stnibaldo rivi romano titulo pignoris obligata, quae ab ecclesia romana tenetis in feudum de facto cum de iure nequiveritis, duxeritis concedendo, Praestttis nihilo

minUS IUBAMENTIS VOS CONTRA CONCESSIONE^ MU

Ivsmovi Non Ventvros, licet ex hoc essetis non immerito puniendi, attendentes tarnen , quod Coacti quodammodo Terrore tanti principis id fecistis, ConCessionem huiusmodi Nvllam esse penitus nuntiantes praedicta ad vestrum et ecclesiae romanae ius proprietatem Avctoritate PraediCta Revocamus'. Iuramentis praedictis nihilominus Relaxatts, eadem, auctoritaie exeommunicationis vinculo, ac poenae quinque millium marcharum argenti omnes qui contravenire praesumserint supponentes. Panvinio de Gente Frangepan. Rainaldi AnnaU ann. 1244. n. 19. Questo breve nel tempo stesso dichiara apertamente essere il Colossèo di dominio diretto della Sede Apostolica. Durante la occupazione del Colossèo per parte de' Frangipani l'edificio fu altamente malmenato, ed a quella epoca debbonsi attribuire que' buchi che a viva forza si fecero nella commettitura delle pietre, onde portar via il piombo ed il ferro de' perni che legavano fra loro i massi, buchi che così miseramente deformano le pareti

non solo di questa fabbrica, ma ancora di molte altre della stessa specie, e sui quali i moderni potevano risparmiarsi di emettere tante opinioni erronee collo esaminare senza passione il fatto. Dopo il breve sovraccennato di papa Innocenzo IV. ne' torbidi, che agitarono Roma, durante l'ultimo periodo del secolo XIII, ed il principio del XIV. gli Annibaldi tornarono in possesso del Colossèo; imperciocchè narra Albertino Mussato IJist. -Aug. lib. V. presso i Rerum. Italie. Script. T. X. c. 464. che l'anno 1312 1 ' imperadore Enrico VII. costrinse Annibaldo a rendere i palazzi e le fortificazioni delle Milizie, come pure la torre di s. Marco ed il Colossèo, de'quali posti era in possesso: Annibaldumque Militiarum palatici, munitionesque, ac turrita s. Marci et Coliseum, quorum possesso/' erat recìdere coègit. Dopo questo sgombramento degli Annibaldi sembra che niuna famiglia potente più vi annidasse, mancandone memoria, mentre dall' altro canto apparisce da varii fatti che sono per riferire che divenne di nuovo di publico dominio. Imperciocchè rimane un prezioso frammento della storia di Roma dalla venuta di Ludovico il Bavaro in poi, che va sotto il nome di Monaldeschi ed è stato riportato dal Muratori ne' Ber. Ital. Script. T. XII. In quel frammento viene descritta una giostra data nel Colossèo l'anno 1332, il dì 3 di settembre, alla quale presero parte i giovani delle famiglie più distinte di Roma, ed il Colossèo apparisce, come luogo publico; ma di già mancavano i sedili ed era in parte rovinato, poichè si dovettero fare palchi di legno per le signore. Or siccome questo è un fatto interessante non solo per la storia degli spettacoli dati nell'Anfiteatro; ma ancora per la storia di Roma, delle famiglie celebri, e degli usi de' tempi, perciò io credo opportuno di qui riportarlo secondo un codice manoscritto che contiene

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