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«solarmente verso la via della Navicella, ed hanno fatto conoscere, che il pavimento era di musaico bianco, che i muri erano rivestiti di una fascia di marmo che serviva di zoccolo , e nel resto erano intonacati e dipinti: affine poi di preservare quest'andito dalla umidità le pareti erano state fasciate di tegole col labro rivolto verso il muro, onde rimanesse un vuoto intermedio: la volta poi era ornata di bassorilievi di stucco, e veniva interrotta da abbaini disposti a destra e sinistra e guarniti d'inferriate. Una parte di questa volta, e del muro del podio, dove questo passaggio metteva, sono stati di recente ristaurati, secondo il piano antico' Le pareti del podio, qua e là conservano traceie del marmo, che lo rivestiva: di marmo era pure il pavimento del corridore che v'introduceva, siccome apparisce dagli avanzi esistenti , di marmo inoltre era fasciato il corridore sotto di esso, che oggi è parte dell' arena, nel quale i riquadri (fatti a scanso di quelli che s'incontravano ), allorchè vennero scoperti, conservavano traccie di essere stati ornati di stucchi analoghi per lo stile a quelli della sala d'ingresso degl'imperadori. Di marmo era pure la fascia esterna del podio verso l'arena, poichè Calpurnio Ecloga VII. v. 48 e seg. lo dice apertamente:

nec non ubi finis arenae Proxima marmoreo peragit spectacula muro. Questo poeta della epoca di Carino e Numeriano ivi descrive il podio in tutta la splendidezza , testimonianza tanto più importante che è la sola descrizione, che sia fino a noi pervenuta: dalla quale apparisce, come gli spettatori sopra di esso erano custoditi da qualunque assalto possibile delle belve infuriate, per mezzo di ruote di avorio, di reti di bronzo dorato, e di denti di elefanti per rintuzzare le belve:

Sternitur adiunctis ebur admirabile Iruncis, Et coit in rotulam, ternti qua lubricus axe Impositos subita vertigine 'fallerei ungucs, Excuteretque feras: auro quoque torta refulgènt Jìctia, quae totis in arenam deutibus cxtant, Dentibus acquatis, et erat, mihi crede Lycota^ Si qua fides nostro deus longior omnis aratro» II podio veniva separato dai gradini della cavea , che nella iscrizione di Lampadio vengono designati colla frase Spectacvli Gradirvs , da una crepidine, che Calpurnio designa col nome di balteus mostrandola ornaia di musaici a fondo brilla nte:

Balteus en gemrnis, cn illita porticus auro Certatim radiant. Quindi veniva la prima precinzione composta di ventiquattro gradini, poi un secondo balteo, ed una seconda precinzione di sedici gradini, quindi il terzo balleo > che è ancora superstite, e sopra di esso la terza precinzione, in parte scoperta, e costituita da dieci gradini, in parte coperta da un portico di colonne, che coronava tutta la cavea dell'anfiteatro, e che conteneva quindici gradini. Dichiara Calpurnio v. 26. e seg. che il portico era destinato per le donne del volgo e per i pullati, e che i gradini a cielo aperto erano coperti da cavalieri, e da tribuni, cioè da persone di riguardo: Venimus ad sedes, ubi pulla sordida veste Inter femineas spcctabat turba cathedras. Nam quocumque patent sub aperto libera coelo, Aut cques, aut nivei loca densavere tribuni. Le due preciuzioni inferiori si possono ancora tracciare, monche come or sono: varii gradini di marmo negli scavi sono stati scoperti che si conservano nella sala d'ingresso verso l'Esquilino, ed apparisce da questi che le loro dimensioni erano di un piede di altezza e due

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di profondità, e che sulla faccia rivolta all'arena erano scritti i regolamenti fissi circa lo spazio che doveano occupare le classi diverse, come per esempio il gradino, che porta le lettere EQV1TI indicante avere appartenuto ai cavalieri : quello frammentato .... IB . IN THEATfiO LEGE PL . VM . P . XII ec. Le crepidini che separavano il podio dalla prima precinzione , come pur quella che separava la prima dalla seconda sono rovinate e con esse la via, o iter che immediatamente vi conduceva e le cerchiava. Rimane quella che separava la seconda dalla terza e che serve di spiegazione alle altre, sebbene sia alquanto più elevata, come quella che fasciava la cavea quasi nella metà dell' altezza, avendo sotto le due precinzioni col podio, e sopra quella col portico. D' altronde era necessario crescere in altezza in quel punto, onde nou rimanesse superiormente vuota di gradini una parte dell'edificio. E cagione di questa picciola anomalia fu l'altezza soverchia aggiunta da Domiziano, che non era in proporzione col progetto primitivo. In questo balteo rimangono ancora i vomitorii, le fenestre per illuminare il corridore adiacente, e verso la cavea riquadri chiusi, che contenevano probabilmente st itue , e che qualcuno pretese aver racchiuso i tripodi di marmo rinvenuti negli ultimi scavi, e destinati ad ardere odori, come si trae dagli scrittori antichi, e dalla coppa concava che è sopra; ma ognun vede che que'tripodi, de' quali parecchi rimangono ancora, se furono destinati a quell'uso, furono posti non entro riquadri, ma addossati ai baltei, onde più facilmente si propagasse l'odore delle essenze bruciate. Osservando la costruzione dell' anfiteatro e lo stile degli ornati, parmi dimostrato che a partire dalla seconda precinzione fino alla sommità, le parti interne venissero riedificate circa il terzo secolo della era volgare

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