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LVSITANIAE

DESIGN

pro SALVTE . TI . CAESARIS
AVGV STI .OPTIMI . AG
lVSTISSIMl . PRINCIPIS
CONCORDIAE
A V R I . P . V
ARGENTI . P . V

L'ultima è un frammento che conserva le iniziali CON-
COR della parola CONCORDIAE. Stabilito pertanto , che il masso del piantato del tempio esistente presso la
cordonata appartenga al celebre tempio della Concordia,
è da osservarsi, che per testimonianza di Plutarco cita-
to di sopra, di quel tempio fu fatto voto da Camillo
per la concordia frai patrizii ed i plebei, la quale ven-
ne ottenuta coll'accordare ai plebei, che ano de'conso-
li fosse scelto dal loro ordine : questo voto fn sanzio-
nato dal senato, ed il tempio venne edificato poco do-
po, quantunque non si conosca F anno preciso in che
fosse dedicato. E probabile, che nell' incendio del Ca-
pitolio l'anno di Roma 669 soffrisse; ma sembra , che
Catulo, che edificò il Tabulano, e dedicò il nuovo tem-
pio di Giove risarcisse ancora questo edificio, poichè è
noto che il senato adunossi in questo tempio l'anno 690
di Roma in occasione della congiura di Catilina, come
si trae da Cicerone nella terza catilinaria c. IX. da S. 1'lustio Bell. Catilin. c. XLVI e da Plutarco nella vita
di Cicerone e XIX. Ciò prova, che la cella era di una
estensione considerabile, onde potere essere atta a te-
nervi tali adunanze. Ma forse i danni sofferti nell'incen-
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dìo sillano del Capitolio da questo edificio non erano stati riparati solidamente, ovvero troppo modesti erano i materiali,co'quali era stato riedificato, onde poter stare a fronte degli edificii marmorei innalzati da Augusto. Laonde l'anno 747 di Roma, come racconta Dione lib. LV. cap. Vili. Tiberio essendo console insieme con Pisone adunò il senato nella curia Ottavia e dichiarò di voler riedificare il tempio della Concordia, affine di porvi il nome suo insieme con quello di Druso suo fratello. Varii anni durò la edificazione del nuovo tempio poichè non prima dell'anno 763 di Roma fu dedicato dallo stesso Tiberio essendo consoli que' medesimi Dolabella e Silano che eressero il fornice ancora superstite sul monte Celio e descritto di sopra. Il calendario prenestino di Verrio Fiacco, monumento contemporaneo ci ricorda non solo la data di questa dedicazione che fu il di 16 di gennaio dell'anno suddetto, ma ancora fa conoscere il motivo, che fece scegliere quel giorno, come quello in che l'anno 727 Ottaviano avea avuto dal senato il cognome di Augusto, giorno, che due anni dopo pure prescelse per celebrare il trionfo de'Pannonii:

(1) IMP . CAESAR . augustus . est. APPELLATVS.

Ipso . vii. Et Agrippa . cos. (2) Concor-
Die . AVg . aedes . dedicaTA .EST . P. DO-
LABELLA . C . SILANO . COS . (3) TI. CAE-
SAR . EX . PAnnoniis . triumphAVIT.

Questa data che è positiva, come quella che si appoggia ad un monumento publico contemporaneo, quale è il calendario sovraindicato vien confermata dal passo di Dione lib. LVI. c. XXV, il quale fissa la dedicazione del tempio della Concordia l'anno dopo il consolato di Sulpicio Camerino e Poppèo Sabino, che è appunto quello in che furono consoli Dolabella e Silano. Da quello storico pure apparisce, che Tiberio vi pose il nome suo e quello di Druso, quantunque già morto. Anche Svetonio in Tiberio c. XX. accenna la dedicazione di questo tempio. Ovidio poi, scrittore, che sebbene rilegato nel Ponto ebbe le notizie di questa ceremonia volle celebrarla nel primo libro de'Fasti v. 637 e seg. ed in que'versì indica il tempio, come prossimo ai cento gradi che portavano a quello di Moneta, lo dice di marmo bianco, lo mostra colla faccia rivolta al Foro, e rammenta la primitiva fondazione fatta da Camillo: Candida te wireo posuit lux proxima Templo

Qua fert Surlimes, alta Moneta, Guadvs. Nunc bene Pxospicies latiam, Concordia, turbami

JYunc te sacratae restituere manus. Fvnrus antiquus populi superator hetrmsci

Voveitat et voti solverat ante fidem. Caussa, quod a patribus sumptis secesserat armis

Vulgus et ipsa suas Roma timebat opes. Caussa recens melior: passos Germania crines

Porrigit auspiciis, dux venerande, tuis. Inde triumphatae libasti mimere t gentis,

Templaque fecisti, quam colis ipse Deac. Haec tua constituit genetrix, et rebus et ara, Sola toro magni digna reperto Iovis. Di questo tempio rinnovato e dedicato da Tiberio vedesi il prospetto espresso nel rovescio di un medaglione in bronzo che ha nel dritto la testa di Tiberio colla epigrafe TI CAESAR DIVI AVG F IMP V, il quale pel titolo di divo dato ad Augusto è d'uopo credere che sia stato battuto dopo la morte di quell'imperadore, come la quinta acclamazione imperatoria coincide precisamente coll'anno della dedicazione che è anteriore di quattro anni alla morte di Augusto. Ne'primi tre secoli dell'impero non rimangono memorie particolari tendenti ad illustrare questo tempio; ma una lapide riferita dai topografi di Roma de'secoli passati, come esistente nella chiesa di s. Giovanni in Laterano, ed oggi smarrita ricordava un ristauro fatto di questo tempio da più imperadori in questa guisa: .

AEDEM . CONCORDIAE . VETVSTATE . COL LAPSAM . IN . MELIOREM . FACIEM.OPERE ET.CVLTV.SPLENDIDIORE. RESTITVERVNT

Forse gl'imperadori furono Severo ed Antonino, poichè

10 stile.si accorda con quello della iscrizione posta da loro sull'architrave del Pantheon, tempio della era augustana anche esso, e che come VESTVSTATE . CORRVPTVM dicesi da loro ristabilito con tutti gli ornati: CVM . OMNI . CVLTV . RESTITVERVNT: certo è però che questo brano di lapide venne dai topografi sopraccitati confuso con una iscrizione onoraria eretta a Costantino l'anno 334 e fattane una sola si dedusse che 11 tempio della Concordia era stato restaurato da Costantino. Quantunque in rovina non era dimenticato il suo nome ne'tempi bassi, siccome ricavasi dall' Ordo Romanus del secolo XII. nel quale l'arco di Settimio vien designato, come esistente inter templum Fatale, oggi chiesa di s. Martina, e Templum Concokviaeì veggasi Mabillon Museum Italicum T. II. p. 118. e seg. Così nel Mirabilia Romae ricordasi il Templum Concordiae come posto iuxta Capitolium, e coll'arco di Settimio dinanzi: ante quod arcus triumphalis. Forse fino a quel tempo gli avanzi erano ancora imponenti; ma demoliti questi il suo nome passò fino dal primo periodo del secolo XV. a quelli del tempio ancora superstite delle otto colonne, che lo ha con poca oscillazione mantenuto

fino all'anno 1817 in che vennero di nuovo scoperti gli avanzi del tempio vero, e con essi le iscrizioni riportate di sopra. Dopo quella epoca rimase ingombro ancora dalle macerie addossatevi principalmente dopo le nuove costruzioni fatte da Michelangelo, o sopra i disegni suoi fino all'anno 1830, allorchè ne feci sgombrare tutti gli avanzi, come oggi si veggono, scoprendo il piano della cella, il portico, il solco lasciato dalle pietre de'fondamenti delle colonne del prospetto, ed il masso della scala. Dalle reliquie superstiti apparisce, che la fronte del tempio essendo rivolta al Foro , salivasi ad esso per una scala ricordata da Cicerone nella Filippica VII. capo Vili: questa nella parte rivolta al Foro presentava un podio, onde non ingombrare il ripiano del clivo sacro, e due rampe laterali portavano al piano sopra questo podio, dove cominciava la gradinata di fronte: questi particolari, che si tracciano sugli avanzi esistenti accordansi perfettamente col medaglione riferito di sopra che dà il prospetto di questo tempio. Da questo medaglione come pure dal frammento della icnografia di Roma apparisce, che sei erano le colonne del portico, delle quali niuna reliquia rimane, poichè veggonsi rapiti perfino i massi rozzi de'fondamenti che le sostenevano: esse erano però di marmo bianco, come tutto il rivestimento esterno della fronte del tempio per testimonianza di Ovidio nel passo riferito di sopra. Ma se vennero rapite le colonne rimasero parti dell'architrave, della cornice, e del timpano che reggevano, delle quali i pezzi meno danneggiati dal fuoco furono ricoverati nel portico del Tabulano per non esporli alla barbarie de'moderni vandali; essi destano ammirazione per la giustezza delle proporzioni e la squisitezza del lavoro. Nella medaglia sovraindicata sulla faccia de'piedestalli che stringevano la scala veggonsi caducei, e co

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