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no che 15 piedi che è quella stessa differenza che secondo Dionisio era fra la lunghezza e la larghezza del tempio antico, essendo l'area 40 piedi più lunga, e 40 piedi più larga del tempio propriamente detto: i quali 40 piedi di fronte venivano occupati dal vestibolo e dai gradini, e ne'lati dividevansi 20 per parte. Da tali fatti si rileva che le colonne del lato occidentale ricorrevano nella direzione della settima colonna della chiesa moderna, cioè dal muro divisorio fra le cappelle di s. Matteo e di s. Pietro di Alcantara da una parte, e quello fra le cappelle di s. Paolo e dall'Ascensione dall'altra, dove traversando il giardino interno e parte del convento pervenivano al muro di sostruzione. Di là rivolgendo a destra il muro della cella andava direttamente ad incontrare 1' angolo orientale interno del secondo chiostro presso cui coincide l'angolo ottuso ricordato di sopra. Da quel punto rivolgeva di nuovo e ad angolo retto andava ad incontrare il principio dello stesso muro di sostruzione, donde partiva la fronte, che, come mostra Dionisio, era rivolta a mezzodì, cioè al Foro Romano, e che raggiungeva il muro divisorio delle cappelle di s. Matteo e s. Pietro di Alcantara. Quindi si trae che la cella cominciava quasi dove è la cappella santa odierna profondandosi in lunghezza dentro la sagrestia.

Alcuni scavi fatti l'anno 1833 dietro l'edificio del Museo Capitolino fra questo e la cappella di s. Matteo hanno dimostrato quanto fosse basso in questa parte il suolo antico e come questo luogo era occupato da camere che conservavano traccie di dipinti, e che nella opera laterizia facevano ricordare la epoca de' Flavii: forse erano dipendenze dal tempio.

ARX. Dell' arce rimangono vestigia dietro il palazzo de' Conservatori, sotto quello de'Caffarelli, nel giardino di questi , e sul ciglio della rupe rivolta al mo□astero di Tor de' Specchi. Questi furono illustrati dal Fabretti nell' appendice alla sua opera sulla Colonna Trajana, e dal Ficoroni nelle Vestigie di Roma Antica: siccome il primo fu di parere che il tempio di Giove fosse sopra la punta occidentale, quindi a quello li attribuì: essi sono di massi quadrilateri di pietra albana e presentano tutti i caratteri dell'antichità più remota come per la direzione che tengono, per gli angoli che in essi si osservano d'uopo è ravvisarvi nella massima parte , e specialmente in quelli sul ciglio della rupe, ed in quelli fra il palazzo de' Conservatori, e de' Caffarelli, vestigia delle fortificazioni della cittadella fatte fino dal tempo di Servio Tullio e notabilmente rinforzate da Camillo come fu notato a suo luogo. Quelli poi che sono sotto il palazzo Caffarelli e nel giardino possono essere sostruzioni di que' templi che coronavano la cittadella medesima, e particolarmente di Giunone Moneta eretto sul sito della casa demolita di Manlio, come venne indicato di sopra.

ARTICOLO V.

De' CASTRA PRAETORIA.

Fino da'primi tempi della republica apparisce, che i capitani romani aveano una coorte scelta per loro guardia, poichè Livio lib. II. c. XX. narrando la battaglia del lago Regillo mostra, che Postumio dittatore, che la vinse, ne avea una, la quale ristabilì l'ordine nell'esercito romano turbato per la morte incontrata da Marco Valerio fratello dell'illustre Publicola: Dictator Postu

mius Cohorti Suae quam delectam manum prae

sidiicaussa circa se habebat dat signum, ut, quem suorum fugientem viderint pro hoste habeant: ita metti ancipiti versi a fuga Romani in hostem, et restituta acies: Cohors Victatoris tum primum praelium iniit etc. Così sarà stata appellata Cohors Consulis la guardia del console,e Cohors Praetoris quella del pretore. Festo, ossia il suo compendiatore Paolo, alla voce PkaeToria Cohors, dichiara essere stata così appellata perchè non si allontanava mai dal pretore, quod a praetore non discedebat. Egli però aggiunge su tal proposito la notizia, che Scipione Affricano pel primo scelse fra i suoi soldati que' che erano più bravi , perchè non si discostassero mai da lui durante la guerra, esentandoli da ogni altro dovere militare, ed assegnando loro uno stipendio maggiore per metà del commune: Scipio enim Africanus primus fortissimum quemque delegit, qui ab eo in bello non discederent, et cetero munere militiae vacarent, et sesquiplex stipendium acciperent. Dopo quella epoca divenne regolare e costante l'uso di simile coorte scelta a guardia del capitano, che coorte pretoria si disse. Cicerone nella seconda catilinaria c. X. indica che una ne avea Catilina-.una ne avea Petreio che decise la battaglia contra quel capo di congiurati, come narra Sallustio Catil. c. LX: Petreius ubi videt Catilinam, contra ac ratus erat magna vi tendere, co Soste ir p RasTori Am in medios hostcs inducit, eosperturbatos atque alios alibi resistentes interficit, deinde utrinque ex lateribus ceteros aggreditur: Manlius et Faesulanus in primis pugnantes cadunt. Postquam fusas copias, seque cum paucis relictum videt Catilina , memor generis atque pristinae dignitatis, in confertissimos hostes incurrit, ibique pugnans confoditur. Sul finire della republica ciascun generale ebbe la sua coorte pretoria, quantunque dipendesse da un generale supremo, siccome si trae dalla lettera, che Galba scrisse a Cicerone ai 16 di aprile dell'anno di Roma 710, e che è inserita nel libro X. delle Familiari ep. XXX, nella quale gli dà le nuove dell?, infelice battaglia di Modena. In questa si legge, che Galba andò incontro a Pansa per cento miglia, perchè quello affrettasse di unirsi ad Irzio, col quale egli militava, e che il dì precedente, cioè il 15, Antonio avea mandato fuori la seconda e la trigesima quinta legione, ed insieme con esse due coorti pretorie, una sua, e l'altra di Silano, con una parte di veterani, che erano stati richiamati sotto le armi. Augusto però per testimonianza di Svetonio cap. XLIX, dopo essersi servito per guardia sua speciale di Spagnuoli nativi di Calagurris, oggi Calahorra, e di Germani, che dimise , i primi dopo la vittoria di Azio, gli altri dopo la rotta di Varo , formò una nuova guardia scelta, parte a custodia della città, parte a custodia della sua persona: e quella distinse col nome di coorti urbane , questa eoa quello di coorti pretorie; ma per non urtare troppo il popolo non permise mai che più di tre di tali coorti stanziassero in Roma, e queste senza un campo: Kasqur siArz Castris: le altre poi distribuì ne'quartieri d'inverno, e di estate nelle città circonvicine , pronte ad accorrere in ogni emergenza. E per lo stipendio fisso di queste, come delle altre milizie stabilì un tesoro particolare col titolo di Erario militare; come per la corrispondenza una specie di posta. Egli ancora pose queste coorti sotto il comando di un prefetto, come si rileva da Tacito, il quale AnnaL lib. I. cap. VII. mostra che alla morte di Augusto i primi a prestar giuramento a Tiberio furono i consoli annuali Sesto Pompeo, e Sesto Appuleio: e subito dopo loro Seio Strabone prefetto delle coorti pretorie, e Caio Turranio prefetto dell'Annona; e poscia il senato , i soldati , ed il popolo. Fatto che dimostra quanto già fosse geloso l'officio di prefetto del pretorio, che il suo giuramento al nuovo imperadore, seguì immediatamente quello de'consoli , che figuravano ancora come il primo magistrato della republica. Dall' altro canto lo stesso storico poco dopo dice che Tiberio appena morto Augusto avea dato come imperadore la parola di ordine alle coorti pretorie: seddefuncto Augusto signum praetoriis cohortibus ut imperator dederat. Quel Seio Strabone che era prefetto del pretorio alla morte di Augusto fu padre del celebre Seiano, favorito di Tiberio, come si trae da Tacito stesso Ann. lib. I. c. XXIV. lib. IV. c. I. Egli fu dato come collega al padre in quell' officio fino da'primi momenti del regno di Tiberio, e poscia fu suo successore. Conoscendo costui la importanza , che poteva darsi alla carica ottenuta, che per lo innanzi era di lieve potenza, cominciò dall'unire insieme le coorti disseminate qua e là per la città in un campo solo, col pretesto, che il soldato così diviso snervavasi, e che unito insieme in ogni emergenza poteva prontamente accorrere e prestar soccorso, ed agire con maggior forza , quando il campo fosse stabilito lungi dalle attrattive della

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