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« tavola di marmo in forma di fregio intagliata con putte tini che sopra carri fanno il giuoco circense: et nella « cantina trovaronsi di molti travertini et viddesi al« quanto del canale per onde passava l'acqua: la quale « ancora adesso passa per casa d' un tintore di panni « (cioè all'Olmo ) et chiamasi per corrotto uso il fonte « di Calcarara, forse per la calcina che quivi si fa. Il « pavimento et suolo del circo era di calcina et mattoni « pesti (opus signinum) molto sodo, et grosso et lavorato « di sopra di alcune cose di musaico ». Quindi la larghezza del circo fu di circa 500 piedi, e la lunghezza di oltre i 1000. Fra le cose rinvenute da'Mattei nello scavare le fondamenta del palazzo Paganica contansi due belli sopra—porte lavorati ad arabeschi che credonsi avere appartenuto alle Carceri del circo e che oggi sono affissi nel muro del secondo cortile del palazzo Mattei presso s. Caterina de'Funari. Così rimane ancora dentro il palazzo Paganica un bel pezzo di muro di pietre quadrate di costruzione republicana che fu parte de' muri del circo edificati da Flaminio durante la sua censura l'anno 533. Dal passo citato del Fulvio si riconosce che nel secolo XVI. l'area del circo prima che fosse edificato il gran palazzo de'Mattei, ed il monastero di santa Caterina serviva a lavorarvi le corde, donde derivò il nome di Funari alla contrada. Quanto poi al pavimento di signino e musaico indicato dal Ligorio, esso dee intendersi non già dell'arena, che si sa non essere stata in questo circo lastricata in modo veruno, come neppure negli altri circhi, ma degli ambulacri interni. CIRCO DI FLORA. Vittore nella regione VI ossia dell'alta Semita ricorda un Circus Floralis dopo il Templum Florae: Rufo un Circus Florae, e quindi un Templum Florae: e la Notizia soltanto il Templum Florae. Chiaro parmi, che il circo fosse costrutto come P. I. 40

adiacenza del tempio sacro a Flora, per la celebrazione de'giuochi, che dicevansi Florali, o di Flora, i quali ne' calendarii antichi vengono indicati con ambedue questi nomi Ludi Florales , Ludi Florae e cominciavano ai 28 di aprile cioè IV. Kal. Maias, e terminavano ai 3 di maggio secondo il calendario Viennese, e secondo il Venosino, nel quale per l'angustia del marmo la parola FLORAE cade sotto il giorno seguente, cioè IV. Non. invece di restare nel dì antecedente V. Non: quindi Ovidio Fast- lib. V. v. 185 rivolgendosi alla dea dice: Incipis Aprili transis in tempora Maii

Alter te fugiens, quum venit, alter habet. Quum tua sint, cedantque tibi confiniti mensem, Conventi in laudes ille, vel iste tuas. Tali giuochi descrivonsi particolarmente da questo poeta, e ricordansi più volte da Marziale, ed apparisce da loro quanto fossero lascivi; quindi Arnobio Adv.Gent.ììh.lìl. mostrando , che si celebravano per la florescenza delle campagne dice: Flora Mi genitrix et sancta obscoenitate ludorum bene curat ut arva florescant: e nellib.VII. Existimatur tractari se honorifice Flora si suis in ludi s flagitiosas conspexerit res agi et migrai um ab lupanaribus in theatra. E Minucio Felice neirOc/ai'/Hj: Sane et Acca Larentia et Flora meretrices propudiosae inter morbos Romanorum et deos computandae. Passo che viene illustrato da Lattanzio Div. Inst. lib. I. c. XX. dicendo essere Flora una celebre cortigiana, che avendo ammassato col suo mestiere grandi ricchezze ne fece erede il popolo romano coll'obbligo di festeggiare ogni anno il suo dì anniversario colla celebrazione dei giuochi che appellavansi Florali, e che il senato per velare questa origine vergognosa traendo argomento dal nome la finse una dea che presiede ai fiori, e che dovea placarsi perchè le biade, gli alberi e le viti bene e prosperamente fiorissero: ut fruges cum arboribus aut vitibus, bene prospereque florescerent. Quindi descrive così questi giuochi medesimi: celebrantur ergo Mi ludi cum omni lascivia convenientes memoriae meretricis. JYam praeter verborum licentiam, quibus obscoenitas omnis effunditur,exuuntur etiam vestibus populo flagitante meretrir.es, quae tunc mimorum funguntur officio, et in conspectu populi usque ad satietatem impudicorum luminum cum pudendis moribus detinentur. E perchè non si creda , che lo scrittore cristiano abbia esaggerato tali laidezze leggasi Valerio Massimo lib. II. c. X. §. 8. il quale narra, che essendo Catone Uticense presente ai giuochi florali , che dava 1' edile Messio, il popolo ebbe rossore di domandare, che le mime si denudassero, onde avvertitone da Favonio suo amico, che gli sedeva accanto, partì dallo spettacolo accompagnato dagli applausi universali, e così si rinnovò la solita rappresentazione lasciva. Quindi Marziale Epigram. lib. I. §. I. dice:

Nosses iocosae dulce quum sacrum Florae, Festosque lusus et licentiam vulgi , Cur in theatrum, Cato severe venisti?

An ideo tantum veneras ut exires? Si noti, che tanto Valerio Massimo , quanto Marziale chiamano theatrum il luogo, dove davansi tali spettacoli; ma che fosse un circo si determina dal calendario Venosino, che V. NON. MAI. pone LVDI IN CIRCO FLORAE, onde la parola theatrum va intesa in genere per luogo di spettacoli. Gellio ci ha conservata la memoria JYoct. Attic lib. IX. cap. XII. di avere Catone scritto un libro contro questi giuochi che intitolò de Re Floria, del quale riporta un passo.

Secondo Plinio lib. XVIII. c. LXIX. §. 3. i giuochi florali furono istituiti per un oracolo sibillino IV. Kal. Maias l'anno di Roma 516, ut omnia bene deflorescerent; ma Vellejo lib. I. con maggior precisione l'anno stesso in che fu mandata una colonia a Spoleto, cioè nel 513. ed in quel giorno medesimo secondo il calendario di Verrio Fiacco fu dedicato il tempio di Flora, che presiede alla florescenza, a cagione della sterilità delle biade : Eodem . Die . Aedis » Florae . Qvae.

IIEEVS . Flokescendis . PRAEEST . DEDICATA . EST . PHO

Pter . Sterilitatem . Frvgvm : indizio, che la causa di consultare i libri sibillini, che poi ordinarono la istituzione de'giuochi florali, forse appunto quella di qualche straordinaria malattia avvenuta ai grani nel punto in che stavano per fiorire. Furono i due edili plebei Lucio, e Marco Poblicii Malleoli, che li celebrarono i primi; ma poi andarono per qualche tempo in trascuranza, onde il senato ordinò 1' anno 580 che fossero puntualmente celebrati ogni anno; e secondo i numismatici più accreditati il primo a celebrarli di nuovo fu un Cajo Servilio; imperciocchè nel dritto di una medaglia che ha il nome di C. SERVEILI. C. F. vedesi la testa di Flora coronata di fiori col lituo dietro, simbolo dell'augurato, e colla epigrafe FLORAL PRIMVS , cioè Floralia primus fecit. Veggasi sopra questo Eckhel Doctr. Num. VeU Tom. V. 308 e seg. Il culto di Flora secondo Varrone De Lingua Lat. lib. IV. fu di origine sabina ed introdotto in Roma da Tazio: fu confermato da Numa anche esso sabino che istituì il Flamen Floralis per testimonianza dello stesso scrittore , ed il Fabretti in prova di questo Inscript. p. 742 riporta una lamina di bronzo trovata presso Digentia, oggi Licenza, ne'Sabini colla iscrizione seguente:

FLORAE
TI PLAVTIVS DROSVS
MA G U
V . S . L . M

quindi convien dire, che al nome di questa dea furono applicati i giuochi istituiti col danaro lasciato da quella cortigiana , poichè il culto di Flora era anteriore a quel fattosi è notato che i regionarii pongono presso il Quirinale il tempio col circo di Flora , poichè la regione VI. nella quale vengono posti comprende appunto tutto quel monte e la valle fra quello ed il Pincio. Ora quel tempio fu presso il Capitolium vetus, come mostra Marziale Epigramm. lib. V. ep. XXIIII.

Sed tiburtinae sum proximus accola pilae Qua videt antiquum rustica Flora Iovem. Era il Capitolium vetus dove è oggi il giardino di Barberini, e perciò in quelli stessi contorni fu il tempio di Flora. Quindi Vitruvio lib. VII. c. IX designa le officine del minio sul Quirinale fra il tempio di Quirino e quello di Flora, ed è noto che il tempio di Quirino era nel giardino del Noviziato de'pp. gesuiti. Varrone De Ling. Lat. lib. IV. mostra il circo ad florales lusus nel clivo prossimo al Capitolium vetus, cioè ne'dintorni della piazza Barberini. Il Fulvio p. XXXIII. afferma che nell'anno 1527 se ne vedevano le vestigia nella valle che sottogiace al ciglio delle Quattro Fontane, cioè precisamente nel piano della piazza sovraindicata, senza però indicarne l'andamento' Il Ligorio p. 3. b. nel libro più volte citato dei Circhi lo indica tra la vigna allora del card. Ippolito d'Este, oggi parte del giardino pontificio, e quella del Boccaccio incontro ad essa; ma stando alla pianta del Bufalini contemporanea del Ligorio stesso questa vigna di Boccaccio, che ivi è indicata di Leonardo Boccaccio è in tal sito, che que'ruderi non sarebbero stati che forse i più occidentali del circo medesimo, il quale prolungandosi di là, cioè da presso s. Nicola in Arcione verso la piazza Barberini avrebbe una sufficiente esten

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