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con calce mal preparata , che facilmente si stritola : la cortina si compone di strati frammischiati di sassi e mattoni, strati non regolari, nè per la disposizione, nè per la forma de'materiali: le volte che sostenevano i sedili sono infarcite di vasi rovesciati di terra cotta nello scopo di accelerare la costruzione, risparmiare materiali, e renderle più leggiere, uso che apparisce per la prima volta circa il tempo de'Gordiani, e che non s' incontra mai nelle fabbriche antecedenti. Queste osservazioni vengono confermate dalla meschinità delle lastre di marmo, che rivestivano i muri, e dalla poca scelta che si pose ne' soggetti delle statue messe ad ornato delle parti più cospicue della fabbrica, indizii tutti che la villa ed il circo appartengono ad un tempo in che l'arte era in pieno decadimento, siccome giustamente credette il Panvinio de Ludis Circensibus lib. I. e. XXIV. il quale rigettando la nomenclatura già in voga che lo faceva appellare di Caracalla, dichiarò doversi riporre questo circo fra le fabbriche edificate, o intorno, o dopo i tempi di Costantino, circa vel post Constantini tempora. Infatti, scavando l'anno 1325 la porta principale dell'arena , per la quale uscivasi sulla via asinaria trovai alla profondità di circa 16 piedi romani due iscrizioni molto frammentate, perchè gittate giù dalla sommità della porta medesima , delle quali la meno mutila alta 3 piedi e mezzo, larga 4 con lettere rubricate, ed incise con istento dice:

DIVO . ROMVLO . N . M . V. COS . ORD . II . FILIO D . N . MAXENTil INVICT. Viri et perp. AVG NEPOTI T . DIVI MAXIMIANI . SEN. O R I S . AC bis. augusti Questa iscrizione che feci collocare sotto l'arco medesimo, perchè serva sempre di documento, dimostra, che il circo fu dedicato al divo Romulopersonaggio di nobile memoria, console ordinario due volte , figlio di Massenzio personaggio invitto e perpetuo augusto, nipote del tre folte divo Massimiano seniore e due volte augusto. I titoli sono identici a quelli che leggonsi dati a questi medesimi personaggi, sia sulle medaglie , sia sopra altri monumenti: solo riesce nuovo il titolo di Ter Divi dato dall'adulazione a Massimiano come avo di Romulo e padre di Massenzio: ed è coli' appoggio delle medaglie che alcuni di questi titoli sono stati ristaurati, e con lettere diverse distinti. Questa iscrizione illustra quel passo dell'anonimo pubblicato dall'Eccardo, il quale notando varie fabbriche fatte da Massenzio dice: Templum Romae arsit et fabricatum , cioè il tempio di Venere e Roma, Thermos in Palatio fecit: Circum In Catecumpas: fames magna fuit. Ora è noto , che prossime a questo circo sono le catacombe, e devesi al copista l'aver scambiato la i, in a, ed il solecismo di fare accusativo ciò che dovea essere ablativo. Con questi documenti positivi è inutile trattenersi a confutare le denominazioni, che gli diedero , di circo di Adriano , come fece il Marini negli Aneddoti, di circo di Caracalla, che più communemente porta , e che cercarono di convalidare il Ficoroni, il Venuti, ed il Bianconi co' suoi commentatori, e di circo di Gallieno per la quale inclinò il Fabretti de Columna Troiani p. 147. Massimiano Emilio padre di Massenzio ed avo di Romulo morì nell'anno 309, o sul principio dell'anno 310 , come notò il Muratori negli Annali: nello stesso anno 309 della era \olgare i cronologi, ed i numismatici più accurati credono, che morisse Romulo figlio di Massenzio, al quale il circo in questione fu dedicato, forse annegato nel Tevere, stando ad un passo dell'anonimo pane

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girista di Costantino: ora ambedue questi personaggi ricordati nella iscrizione essendo insigniti del titolo di divi è prova, che il circo fu eretto dopo la loro morte, cioè o nell'anno 310, o più probabilmente nell'anno 311, quando Massenzio giunse a comprimere la sollevazione dell'Affrica dopo una guerra di tre anni, e trionfò in Roma con gran pompa del tiranno Alessandro, che l'avea mossa. L'anno seguente, come è noto, Massenzio perdè col trono la vita. La esecrazione publica che accompagnò la sua caduta dovè particolarmente estendersi a questa sua villa, che sarà stata depredata e messa a soqquadro: allora certamente vennero abbattute le lapidi e tutte le altre memorie sue , ed allora pure il circo fu abbandonato; che se la miseria della costruzione dovea accelerare la sua rovina, 1' essere distante da Roma , e costrutto di materiali ignobili lo preservò dall' essere intieramente abbattuto; ed a questo deesi la sua conservazione attuale, contro la quale il tempo non ha esercitato un'azione così rapida e violenta come avrebbero fatto gli uomini. Un documento pertinente all'anno 850 della era volgare e riferito dal Galletti Primicero p. 186 ricorda questo circo col nome di Ginuiuit, come pure il cortile del tempio annesso, che il volgo appella le stalle di Caracalla con quello di cunrts quae vocatur Maruli. Poscia fino al risorgimento delle lettere non se ne incontra più menzione, ma facilmente sarà stato ne'secoli XIII. e XIV dipendenza del vicino castello di Capo di Bove, prima de' Caetani, e poscia de'Savelli. Dal secolo XVI. in poi venne generalmente ricordato col nome di circo di Caracalla, che ha ritenuto fino a questi ultimi tempi.

Gli scavi dell'anno 1825 hanno determinato positivamente molti punti controversi, sia relativamente ai circhi in genere, sia relativamente a questo in ispecie,

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