L'aristocrazia del delitto: Potere e rappresentazione della mafia in Sicilia. Le origini (1812-1894)

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Il Grano Edizioni, 2015 - 410 pagine
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La dipendenza, non solo letteraria, tra le parole e le cose, è capitale per lo studio della mafia. Incidendo un tempo plurale, se indietro negli anni l’origine del fenomeno va collocandosi sulla linea della rottura ottocentesca con la fine solo teorica dei privilegi feudali, i luoghi della ricerca si rivelano nella definizione complessa delle liquide gerarchie di comando che hanno alimentato la formazione della questione meridionale e della questione criminale a partire da quelle aristocrazie di varia origine (prima nobiliare, poi borghese, finanziaria, istituzionale, ecc.) che nell'interesse di parte e nel bisogno di arginare l'avanzata dei diritti democratici moderni ha assoldato schiere di «malandrini» e «facinorosi», pronti a usare violenza. In queste immagini, il ripresentarsi continuo di ibride clientele, di comportamenti corruttivi, di aggressivi fronti economici, di conduzioni irresponsabili della giustizia, di saggi reazionari e repressivi, di linguaggi, rituali e modi sconsiderati di intendere l'uomo nella sfera pubblica, riafferma storicamente schemi di vita, sociali e culturali, e modi anomali di gestione dei poteri nella lunga durata divenuti strutturali.
 

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Informazioni sull'autore (2015)

Placido Currò è dottore di ricerca in Forme delle Rappresentazioni storiche presso l'Università degli studi di Messina. Ha curato, negli stessi ambiti disciplinari, la ripubblicazione dei maggiori contributi ottocenteschi per lo studio delle realtà mafiose in Sicilia. 

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