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dai Veneziani in soccorso di Pisa, sia ravvivando senza indugio l'assedio posto alla medesima città. Di qui la sua rovina: posciacliè ninna cosa sia più dannosa all'uomo, che l'ottenere tutta la sua fortuna d'un colpo solo; cessato il quale, restano a suo danno le espettative, scema l'ammirazione e cresce l'invidia; finchè i suoi emuli non giungono a rivolgere contro di lui i doni stessi straordinarii della fortuna.

Tanto avvenne di Paolo Vitelli, allorchè alle sue prime vittorie non seguitarono in modo conforme le restanti imprese! Dapprima ciò parve effetto d'ignavia alla sospettosa moltitudine che reggeva lo Stato: poscia, quando il videro ristarsi dal dare l'assalto alle mura di Pisa, anzi (e ne erano causa le febbri maremmane che decimavano il loro esercito) rallentare le operazioni della guerra, e lasciare andar a male certe artiglierie imbarcate a Livorno, si riscaldarono di maniera che, come erano passati dalla meraviglia alla freddezza e dalla freddezza al dubbio, trascorsero dal dubbio alla segreta accusa, e dall'accusa al giudizio. Aggiunse peso a codesti sospetti la natura di esso lui, vantaggioso nei pagamenti, difficile coicommissarii, altiero, vanitoso. In conclusione l'infelice, essendo stato chiamato sott'altra scusa a Cascina presso i commissarii della repubblica, fu da loro fatto

1 8b« arrestare, e dopo breve esame mandato a morte (1).

1499 Nella tortura non aveva confessato verun delitto: pure la testimonianza di un traditore, e parecchie lettere, non so se vere o supposte, di nemici a lui

(1) Nardi, Storie, I. IH, p 101 (Firenze 1584). — Guic•iard. IV. 253. — Ammirato, Storie, XXVII. «57.

dirette, il chiarirono, dissesi, reo di colpa capitale.

Nè simile infortunio sarebbe stato schivato da Vitellozzo di lui fratello, se mentre, simulando obbebienza, esce dal letto ove era infermo dalle febbri, mentre si veste, e adagio adagio traversa il campo, alcune delle sue lancie spezzate non se ne fossero accorte. « E vi lascierete voi, signor mio, trascinar via così vilmente? » gli gridò un soldato. Ed ecco un altro porgergli una spada, e un altro un destriero, e molti, fatto impeto sulle guardie, separarlo da esse, aprirgli la strada, e scorgerlo in luogo sicuro. Poche ore dipoi Pisa Io accoglieva per suo capitano.

Del resto fu Paolo Vitelli, come per ingegno, cosi per ferocia superiore ai due suoi fratelli. E narrasi che soleva uccidere le sentinelle che trovava a dormire, e levar gli occhi agli archibugieri nemici; nè temè alla presa del castello di Buti di far tagliare le mani ai bombardieri che vi stavano di guardia. Di tanto terrore erano ancora cagione le nuove armi da guerra! (1)

(1) P. Jovii, Elogia, IV. 290. — Nardi, Storie di Firenze, III. 88. — Guicciard. L IV. 1(58,

CAPITOLO TERZO

Dalla calata del re Ludovico XII
alla lega di Cambra!.

A. 1499-1509.

Gli Obsini, I Vitelli, I ColonnesiIl Duca Valentino Bartolomeo D'alviano.

I. Motivi della spedizione di Lodovico XII. Ludovico Sforza, tradito dai suoi condottieri, fugge; poi ritorna e ricupera lo Stato; alfine, tradito a Novara dagli Svizzeri, va prigione in Francia. II. Il Valentino coll'aiuto dei Francesi fonda il suo Stato in Romagna. Sua politica. Guerreggia i Fiorentini, entra coi Francesi in Capila. I condottieri in Toscana. Il Valentino si prevale della loro assenza per atterrarli.

III. Fuga miracolosa di Guidobaldo da Urbino. Lega dei con

dottieri contro il Borgia. Primi fatti e carattere di Oliverotto da Fermo. La lega dei condottieri si risolve.

IV. I condottieri per ordine del Valentino assediano Siniga

glia, la cui rocca è difesa da Andrea Doria. Il Valentino da loro chiamato vi entra, e li ammazza tutti. Suoi progressi. Morte del papa Alessandro vi. Lo Stato del Valentino precipita e i condottieri risorgono. L'Alviano a Roma. Fuga, prigionia, ultime vicende e morte del Valentino. Considerazioni. V. I Francesi rotti al Garigliano per opera di Bartolomeo d'Alviano, abbandonano il regno di Napoli. Vana impresa dell'Alviano contro Firenze. Sconfitto alla torre di S. Vincenzo, rifa la sua compagnia, passa al servigio dei Veneziani e trionfa dei Tedeschi. Fine della guerra pisana.

VI. Gli Italiani cominciano a instituire le milizie nazionali. I comandali. Ordinanze dei Fiorentini a piedi ed a cavallo.

Voi. III. 21

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