Saggio storico-apologetico della letteratura spagnuola contro le pregiudicate opinioni di alcuni moderni scrittori italiani, Volume 2,Parte 4

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Pagina 243 - E se quell'opera travia in qualche modo dai precetti nati dalla falsa interpretazione della dottrina di Aristotele (perciocché non fu al certo la di lui mente ampissima in cosi breve giro costretta), e se vi è cosa che non si possa agevolmente ridurre a quelle definizioni, vogliono tosto che quell'opera sia bandita ed in eterno proscritta. E pure per quanto scuotano e dilatino i loro aforismi, non potranno comprender mai tutti i vari generi dei componimenti che il vario e continuo moto dell'umano...
Pagina 271 - ... e che però si doveva imitar col canto chi parla (e senza dubbio non si parlò mai cantando), stimai che gli antichi greci e romani (i quali, secondo l'opinione di molti, cantavano su le scene le tragedie intere) usassero un'armonia, che avanzando quella del parlare ordinario, scendesse tanto dalla melodia del cantare che pigliasse forma di cosa mezzana.
Pagina 217 - Era in fatti corrotto a segno da più di un secolo nella nostra Italia il Comico Teatro, che si era reso abominevole oggetto di disprezzo alle Oltramontane Nazioni. Non correvano sulle pubbliche Scene se non sconce Arlecchinate, laidi e scandalosi amoreggiamenti, e motteggi; favole mal inventate, e peggio condotte, senza costume, senza ordine, le quali, anziché correggere il vizio, come pur è il primario...
Pagina 34 - Sappi , o re, ch'ella da alcun tempo in quelle Ore tranquille che al riposo e al sonno Per noi si dan, dissimulato in vano, Soffre di febbre assalto.
Pagina 280 - ... popolo , ma alle persone nobili e di maggior conto, questo ancora avrà bisogno di larga esplicazione ; perché so bene che van dicendo, le persone nobili aver sempre bella ed ottima educazione, ed essere informate delle scienze e delle arti, ed oltre a ciò ornale d'ogni gentil costume; ma io temo che queste cose sieno vere nella repubblica di Piatone, non nelle nostre comunità. Perché, se noi vogliamo confessare quello che é, quanti n' ha tra i nobili che niente più sanno di quello che...
Pagina 86 - 1 sol s'asconda entro a l'Ibero; E vestasi di nero ogni persona. Che vestironne anch' io, perché non sono Per seppelir già mai cosa più cara. Voi poscia, Erminia, in luogo di cognata Sempre vi voglio aver tanto, ch' io viva; E se per voi, se per quest' altre donne Posso far cosa alcuna, richiedete. Che mi sarà diletto il compiacervi; Che l'amor, ch'ho portato a Sofonisba, Mentre vivea, dopo la morte ancora Vo' che ne
Pagina 259 - Maraviglioso chimerico, e popolare, e che senza riguardo a tempi, a istoria, a convenevolezza, a costumi ogni antico Personaggio talmente alla loro usanza si accomodi, e trasfiguri, che Ulisse per cagion d'esempio, ed Andromaca diventano un Monsieur e una Madame ». Teatro Italiano cit., ed.
Pagina 280 - Perché, se noi vogliamo confessare quello che è, quanti n' ha tra i nobili che niente più sanno di quello che sappia il volgo? E se più sanno del volgo, non però sanno quelle cose che dispongon V animo al diletto della poesia. Perché io voglio che sappiano e danzar bene, e cavalcare, e armeggiare, e ordinar bene una caccia o un convito, cose che il volgo non sa; ma non per questo sapranno punto...
Pagina 155 - Il mio Vergerlo già felicemente Con una sola favola due notti Tenne lo spettator più volte intento, Chiudean cinque e cinque atti gli accidenti Di due giornate ; e'1 quinto ch'era in prima, Poi ch'havea '1 caso e gli animi sospesi Chiudea la scena e ammorzava i lumi.
Pagina 266 - ... mirabilmente l'un'arte e l'altra... Ma in ogni modo finché questa maniera di musica si riterrà, non sarà mai possibile far in modo che non siano pur sempre i Drammi un'arte storpiata in grazia di un'altra e dove il superiore miseramente serve all'inferiore, talché il poeta quel luogo ci tenga che tiene il violinista ove suona per ballo... Egli è certo che nel canto i costumi...

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