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Con la dichiarazione delle sue note biografiche, nome e cognome, sopra accennati, della sua professione : artefice de instrumenti de musica, e piú sotto : maestro de' violini.

Notevolissimo questo passo : « io ho instrumenti da sonar da vendere, quali pretendo debbono valere ducati cinquanta » (corrispondenti a 150 delle nostre lire). Tra le altre curiose notizie dello stesso documento si ha questa importantissima, del denaro prestatogli da un frate bresciano « per non andar l’arte mia in Franza secondo il solito ». Il che vuol dire che il grido della invenzione del violino da lui fatta era giunto anche in Francia all'orecchio della regina Caterina de Medici, la quale però aveva chiamato lui come altri insigni artisti italiani, a quella Corte.

Nello stesso tempo si trovò pure un autografo, che son lieto di mostrare, di Giovanni Paolo Maggini, il piú valoroso allievo di Gaspare che recò a perfezione l'invenzione del violino, dandogli maggiore sonorità. Il celebre violinista Carlo de Bériot si reputava a sí gran ventura possedere il famoso violino del Maggini, che lo volle compagno indivisibile de' suoi trionfi artistici.

Anch'esso è una polizza per l'estimo del 1626 della città di Brescia ; anch'esso importante come documento, risultandone l'età e la famiglia di lui, i suoi possedimenti, debiti e crediti, la strada della città (Bombaserie) in cui aveva casa e bottega, il suo lavorante, la dichiarazione dell'arte sua liutistica, che fa violini, e il capitale in legname e corde per l'esercizio dell'arte stessa.

Altra gemma della mia collezione, la polizza d'estimo autografa firmata, di Giovan Paolo Virchi, figlio di Girolamo, che, come abbiamo accennato, fu padrino di un figliuolo di Gaspare da Salò. Esso fu musico del duca di Ferrara, madrigalista e liutaio ; e condo il Fenaroli (Artisti bresciani) fu anche fabbricatore e suonatore di cetre.

Da questa polizza d'estimo per l'anno 1588 appare innanzi tutto l'età sua di anni 36, l'errore del citato Fenaroli, che lo fa morire nel 1570, il nome del padre suo, Girolamo, e il domicilio serbato a Brescia, sebbene allora fosse musico del duca di Ferrara, e piú tardi organista del duca di Mantova.

Altro autografo non meno prezioso è quello, che pur presento, di Francesco Turini, compositore celebre, anche madrigalista e organista del Duomo di Brescia, ove era nato nel 1590. A lui si attribuisce la pubblicazione delle prime suonate per due violini c basso. Ma spetta a Claudio Monteverdi il merito di aver per primo introdotto il violino conforme all'invenzione di Gaspare compiuta a Brescia verso il 1560, cioè a quattro corde accordato in quinta, nella sua opera melodrammatica, Orfeo, che fu rappresentata a Mantova nel 1607.

Mi pregio di far mostra di una bella lettera autografa firmata di questo illustre riformatore del melodramma moderno, data da Venezia, 1630 ; nella quale si scusa del ritardo posto a vestir di note le bellissime parole di una canzonetta,

La città che rivaleggia con Brescia per l'arte liutistica, è Cremona, specialmente per la non meno celebre scuola degli Amati, de' quali pure la mia collezione possiede autografi. V'ha persino chi vuole attribuita ad Andrea Amati la invenzione del violino; ma questa pretesa viene esclusa dai nuovi documenti trovati negli Archivi bresciani e rivendicata a Gaspare da Salò, d'alcuni dei quali abbiamo piú avanti fatto cenno.

Uno de' ricercatori piú studiosi e fortunati e illustratori piú dotti de' liutai antichi

se

e moderni, Giovanni de Piccolellis, in aggiunta al suo lavoro su di essi pubblicò nel 1886 coi tipi Le Monnier di Firenze, la Genealogia degli Amati e dei Guarneri secondo gli ultimi documenti trovati a Cremona ; segnatamente a cura del mio compianto amico, canonico D. Gaetano Bazzi, segretario del Vescovo Bonomelli uno de' piú dotti e venerandi Prelati del mondo cattolico.

Il de Piccolellis nominato tra i primi Nicola Amati, fratello di Andrea, nato questi verso il 1535, e osservato che gli atti o registri cremonesi delle nascite e delle morti tacciono onninamente di lui, prosegue : « Forse Nicola mori in questi anni (1586-1592), forse egli aveva anche lasciato Cremona e la famiglia ; ma le congetture hanno poco valore, e nulla potendo aggiungersi intorno a lui, che debba trovar credito, ci asterremo dal fare altre ipotesi ».

Alcuni anni dopo tale pubblicazione io ebbi la ventura di trovare un libro intitolato : Privilegia Fratrum Eremitarum Sancti Augustini, Fani, Soncinus, 1515, esemplare evidentemente appartenuto a Nicola Amati, resosi frate di quell'Ordine in un Convento di Cremona vedendosi scritta a capo della prima carta e in carattere del tempo questa nota : « S.ti Augustini Cremonae ad usum fratris Nicolai de Amatis de Cremona,

Da questa memoria da lui vergata nel libro suindicato risultando ch'egli aveva bensí lasciata la famiglia, ma non Cremona per chiudersi in un convento eremitico di detta città, rimarrebbe anche spiegato il silenzio che si era fatto intorno a lui, e la perdutane traccia ne' libri parrocchiali e in altri atti della vita civile.

Se, come pare, è quello stesso Nicola Amati, di cui parla il Fétis, dicendolo fratello minore (puîné) di Andrea, conosciuto particolarmente pe' suoi eccellenti bassi di viola, la cui data va dal 1568 al 1586, bisogna dire che non negli ultimi anni di sua vita ma nella piena virilità abbia abbandonata l'arte del liutaio per darsi alla vita eremitica e contemplativa.

In questi brevi accenni dovendo sorvolare sugli altri Amati, i Guarneri e alcuni altri pur celebri liutai della scuola cremonese, non potrei peraltro por fine ad essi senza una speciale onorevolissima menzione di chi fu meritamente salutato il Principe de' liutai antichi e moderni.

Il nome è già sulle vostre labbra : Antonio Stradivari ; ed io ve lo ripeto di tanto piú buon grado in quanto ho la fortuna di mettere sotto i vostri occhi una lettera autografa firmata di lui, ch'è la seconda che si conosca di questo liutaio, il quale sapeva molto piú lavorare che scrivere, di guisa che la sua scrittura sí per la forma calligrafica come per la forma letteraria è poco al disopra di un analfabeta.

La parola violino per altro e il suo casato Stradivari (non Stradivario, latinizzato da altri) sono scritti correttamente.

L'altra sola lettera che di lui si conosca trovasi presso la casa Hill di Londra ; ma sono lieto di potervela mostrare in fac-simile (1).

La Casa summentovata, che possiede una ricca raccolta di antichi strumenti ad arco, sta preparando per le stampe una monografia splendidamente illustrata sullo Stradivari e su Gaspare da Salò.

(I) È inserita nel libro del Fétis : Antoine Stradivari luthier célèbre, connu sous le nom de Stradivarius etc. Paris, Vuillaume, 1856.

La Bibliofilia, anno VI, dispensa 19

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Presento in fine un disegno di un violino, che fu trovato tra le carte e i ferri del mestiere e altre forme e frammenti di fabbrica lasciati dallo Stradivari, passati in possesso prima del conte Cozio di Salabue, ed ora del marchese Rolando Dalla Valle.

Io però non ci annetto nessuna importanza ; e quanto all'autenticità, per quanto dubbia, essa non è certamente minore di quella che a certi violini viene dai famigerati cartellini, che si trovano nel loro seno; a parecchi dei quali i nostri autografi hanno dato una solenne e irrefragabile mentita.

La scuola di Stradivari si chiuse in Cremona con Riccardo Ceruti; e anche di lui e di due altri di sua famiglia liutistica ho creduto raccogliere qualche autografo in ossequio al noto pentametro : Ultimus et primus sunt in honore pares.

Qui sarebbe pregio dell'opera liutistica il fare un cenno anche dei piú insigni liutisti, o come ora si chiamano violinisti, degli autografi de' quali è pure a dovizia fornita la mia collezione, a cui non manca neanche il rarissimo Corelli il cui monumento si ammira nel Pantheon di Roma. Ma per non abusare della vostra cortesia mi limiterò a due soli nomi, a due sommi capiscuola, al Tartini e al Paganini. Tanto piú che di quest'ultimo posso presentare una lettera autografa firmata, importantissima, nella quale dichiara che il giovinetto Sivori è l'unico che può chiamarsi suo scolaro. Vi ho unita una lettera del Sivori il quale nel confermar ciò, a mia richiesta, aggiunge alcune notizie interessanti rispetto a tanto maestro e a tanto discepolo. È noto che in Italia e fuori non furono pochi i violinisti che per accreditarsi specialmente nel dare concerti si spacciavano allievi del Paganini, come aveva fatto un tal Filippa a Bologna. Si direbbe che questo falso battesimo di scolari trova riscontro in quello della falsa fabbrica di violini.

Quanto al Tartini poi sono in grado di presentare due veri cimeli :

1° Il manoscritto con molte correzioni ed aggiunte autografe e inedite del suo trattato di musica, che stampato diede luogo ad aspre critiche e polemiche alle quali risponde, talora aspramente ma sempre da pari suo.

2o Una lettera autografa firmata, data da Padova, 1750 di 4 pag. in-f., con cui accompagna sei concerti commessigli da un'Altezza, e dà notizie di Pasquale Bini, suo scolare, del quale dice che suona piú e meglio di lui. Anche di questo insigne violinista e direttore d'orchestra, pesarese, possiedo autografi, assai piú rari di quelli del suo Maestro.

E poiché l'associazione d'idee s'impone io sono ben lieto di cogliere l'opportunità datami dal nome del Tartini di porgere, facendomi anche interprete del vostro desiderio, un reverente saluto all'illustre Direttore della R. Accademia di S. Cecilia e Presidente di quest'ultima nostra tornata (Prof. Falchi) con l'augurio che il Trillo del diavolo, sua geniale creazione, sia seguito da altri suoi melodrammatici trionfi.

E ora per concludere, Gaspare Bertolotti da Salò trovò la forma del vero violino moderno, ingrandendo e ingentilendo l'antica, piú tosto rude e piccola, contemperandone la sonorità col grave e malinconico; al Maggini il merito d'avergli data sonorità grandiosa, maestosa e penetrante. Ma l'ultima perfezione l'ebbe dallo Stradivari e massimamente suono dolce e pastoso, chiarezza brillante, potenza vibratrice.

Cosi dicono i giudici piú competenti : i piú insigni liutai e violinisti : la mia nota non ambisce ad altro pregio che a quello della fedeltà dell'eco.

Di tutti gl' istrumenti musicali il violino est facile princeps ; esso solo sembra avere, come si esprime Paul de Saint-Victor une ame qui pense et qui pleure, qui s'exalte et qui s'attendrit. Non c' è commozione di cuori prodotta da movimento orchestrale, in chiesa o in teatro, o in sale da concerti, a cui egli non si sposi, e di cui non sia magna pars ; specialmente quando chi compone per esso è un Verdi o un Wagner, e chi lo suona è un Tartini o un Paganini. Quindi è non meno giusta che profonda la sentenza di Gladstone, con cui mi è bello chiudere la mia povera comunicazione : « Non è forse occorso pel violino, - la meraviglia della musica, -- meno genio e applicazione che per una delle piú grandi moderne invenzioni, la locomotiva »

E della liutistica in ispecie, e della musica in generale, sono assai benemerite anche la bibliografia e la bibliofilia, dal culto delle quali hanno tutte le altre arti imparato il miglior modo e metodo di ricercare, raccogliere, ordinare, descrivere, catalogare, e per tal guisa portare un prezioso contributo alla diffusione del buon gusto e delle utili cognizioni.

C. Lozzi.

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COLLECTION PÉTRARQUESQUE

formée, possédée et décrite à l'occasion du 6e centenaire de la naissance de Pétrarque

par LEO S. OLSCHKI

L'Italie et, avec elle, le mond savant tout entier se préparent à célébrer solennellement le sixième centenaire de la naissance de Pétrarque.

Un grand nombre d'écrivains parmi lesquels on peut citer en première ligne M. le prince d'Essling et le regretté Eugène Müntz se sont livrés, en ces derniers temps, à des études approfondies sur ce génie si merveilleusement pondéré et ont démontré quelle fut son influence sur toutes les branches du savoir humain. Pourtant, le champ des recherches est si vaste qu'il reste encore beaucoup à faire pour épuiser le sujet.

Nous ne voulons pas parler spécialement des études philologiques, de l'établissement des textes critiques, avec variantes, corrections etc., et d'autres travaux analogues auxquels se consacrent les linguistes, qui négligent la sublime beauté des ouvrages pour ne s'attacher qu'à la forme ou à l'explication de quelques passages considérés isolément et sans rapport avec l'ensemble. Nous pensons surtout aux travaux qui ont rapport à l'histoire générale, depuis le temps du poète jusqu'à nos jours.

En effet, les Universités italiennes, à l'occasion du prochain centenaire de Pétrarque, ont chargé les professeurs de consacrer, d'une manière toute particulière, leurs leçons de littérature italienne de cette année au chantre de Laure, et les étudiants, par suite, ont été chargés par leurs professeurs de préparer des travaux sur des sujets de leur choix, mais toujours en rapport avec Pétrarque. Enfin, le centenaire a éveillé partout un si grand intérêt pour le poète qu'un érudit étranger, résidant à Florence et désireux de garder l'anonyme son nom est bien facile à deviner a offert, par la circulaire que nous publions ci-dessous, un prix de 2.500 francs au meilleur travail sur Francesco Petrarca e la Toscana :

Indagini e studii intorno a quanto riguarda le relazioni tra il Petrarca e la regione che gli diè i natali e la lingua ; movendosi dalla famiglia e dai genitori di lui, e seguitandosi, anche oltre la morte sua, per tutto ciò che concerne la diffusione, l'efficacia, i giudizi dell'opera da lui compiuta, nei secoli dal XIV in poi.

A maggiore schiarimento si riportano le specificazioni che, rispetto al modo di trattare il tema, sono state date, nell'atto di offrire il premio, dal munifico signore che ne ebbe l'idea :

« La trattazione dovrebbe contenere ragguagli compiuti per tutto ciò che « ricongiunge il Poeta, in ogni tempo e in ogni modo, alla Toscana : la famiglia « sua e della madre, la dimora all' Incisa, quella del padre a Pisa, il carteggio « di Messer Francesco coi reggitori della città di Firenze, le offerte che da « questa gli furono fatte, i benefizii che ebbe nella città di Pisa, le relazioni « sue col Boccaccio, le visite di Toscani a lui, il carteggio suo con loro, i ma« noscritti delle opere sue e delle lettere sue e a lui che siano stati procacciati « o esemplati da Toscani, le sculture, le pitture, le medaglie, i ritratti, che si « fecero in Toscana ad onore di lui o per la sua efficacia civile, letteraria, « artistica »

È desiderabile che l'opera, mentre dovrà essere frutto di scienza, abbia le qualità che si richiedono ad un libro destinato anche alla coltura generale. E per contribuire alle spese di stampa, e segnatamente delle illustrazioni, onde sarà accompagnato il testo, il donatore porrà a disposizione dell'autore premiato una somma supplementare di lire Mille.

La Commissione giudicatrice per volontà del donatore è costituita da Guido Biagi, Guido Mazzoni e Pio Rajna.

I lavori in lingua italiana, inediti, manoscritti, oppure stampati non anteriormente al 1904, anonimi o recanti il nome dell'autore, dovranno esser indirizzati alla R. Biblioteca Medicea Laurenziana in Firenze, non oltre il dì 8 Aprile 1905, (anniversario della incoronazione del Petrarca in Campidoglio).

Qualora nessuno dei lavori presentati paresse meritevole del premio, il concorso sarà rinnovato.

L'approche du centenaire de Pétrarque nous avait incité, depuis quelques années, à rechercher les auvres du poète et les travaux publiés sur lui. En groupant aujourd'hui, dans ce catalogue de notre collection, les résultats de nos recherches, nous avons pensé apporter aussi notre contribution à la bibliographie pétrarquesque, d'autant plus que les

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