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di Richielieu ottenesse dal Papa, che il Mazzarini fosse spedito in Francia come Nunzio straordinario, tante furono le istanze della Spagna, che il Papa dovette cedere alle medesime, e richiamarlo in Roma. Su i principi del 164o fu costretto il Papa di cedere alle istanze della Francia, che l'onorò del titolo di suo Amba-, sciatore straordinario, e con tal carattere dovette portarsi in Savoja per quietare le turbolenze d'Italia, e riuscì così felicemente in questa decorosa missione, che in pochi giorni ristabilì la calma, e sparagnò una guerra crudele, che doveva accendersi non solo nell'Italia, ma pur anco nell' Europa fra la Spagna, la Francia, e l'Impero. . Terminata con tanta felicità questa ambasceria, si recò in Parigi a render conto di quanto aveva operato; ed allora su , che quella Corte promosse in dilui favore istanze così vive per vederlo insignito della sacra Porpora, che il Papa in vista ancora delle obbligazioni, che aveva Roma, la Francia, e la Chiesa a quest'uomo singolare, il giorno 13 Dicembre 1641 lo promulgò Cardinale della Santa Romana Chiesa. Divenuto cardinale, non vi fu affare importante nella Corte di Francia, che non gli venisse communicato, e morto il Cardinale di Richielieu fu tosto il Mazzarini dichiarato non solo primo Ministro, ma correggente dello stato. L'estenzione del dilui potere, l'autorità assoluta, che aveva nel comando, e nella decisione degli affari fecero nascere delle gelosie ne' Principi del sangue, non potendo soffrire, che un forastiero, un Ecclesiastico avesse maggiore autorità di loro, e disponesse delle prime cariche del Regno contro la stessa loro openione; motivo per cui si venne ad una guerra aperta, il Cardinale fu proscritto dal arlamento, e la Regina vedova, ed il Re costretti a ritirarsi a e Germano. Non credendosi sicuro nella Francia si rifuggiò in Colonia, ma nel fondo di questo suo esilio non cessava di comandare ancora la Francia, ed ebbe tanta forza di poter fare arrestare i Principi di Condè, e di Conty, ed il Duca di Lonqueville suoi dichiarati nimici. Conobbe però la Francia il vuoto, che faceva la mancanza di costui, e perciò procurava ciascuno, e la Corte particolarmente di sollecitare il dilui ritorno. Per la qual cosa preferendo Egli sempre il bene pubblico al suo particolare, riprese il viaggio per Parigi, ed il Re volle onoI 3 T

rarlo coll'andargli incontro per tre leghe unitamente a tuta a Corte che non fu mai ne più numerosa, nè più brillante. Fattolo quindi sua Maestà salire nella propria carrozza passarono quasi in trionfo per le più frequentate contrade in mezzo ad un folto popolo, ed a continue grida di allegrezza, e di giubilo. Avendo Egli per massima, che la piacevolezza sia il mezzo più sicuro per far rientrare l'uomo in se medesimo, volle, che ciascuno rioccupasse il proprio impiego. Quello però, che maggiormente fa conoscere l'autorità, che aveva in Franeia questo sublime Ministro, si è , che lo stesso Principe di Conty della stessa Reale Famiglia non isdegno di sposare la di lui nipote Anna Maria Martinozzi, e questo matrimonio si contrasse alla presenza di tutta la Corte e nella stessa stanza del Sovrano . A tante attenzioni, e beneficenze, che gli usava la Corte seppe Egli corrispondere col sagrisizio ancora della stessa sua vita. Era la Francia oppressa da una guerra intestina, che per tanti anni sostenne contro la spagna, e per terminarla con decoro dell'una, e l'altra parte propose il matrimonio del suo Sovrano coll'infanta di Spagna, che pure si pretendeva da tanti altri Principi, e persino dallo stesso Imperatore. Ed allora su, che sebbene indisposto di salute non cessò di fare continuamente lunghi, e disastrosi viaggi siuo ai confini della Francia, e non si dette riposo sino a che non riuscì in questo così difficile negoziato. Ma finalmente per essere Eroe non si lascia di essere mortale. Ratificata la pace, conchiuso il matrimonio si aumentò iu siffatta guisa la malattia del nostro Ministro, che sualmente il mercoldì 9 Marzo 1661 nell' età di 58 anni sette mesi, e 25 giorni cessò di vivere. Nel tempo della sua malattia non avendo il Re voluto accettare la dilui eredità fece il suo testamento in cui oltre infinite opere di carità, che vi si rimarcano , volle anche riconoscere tutti i suoi amici, e parenti. . . . .

Fu inesprimibile il dolore, che ne risentì la Francia , e la Corte particolarmente per la perdita di un uomo che per tanti anni l'aveva sostenuta, diretta, ed ingrandita ad nn segno per cui il dilui nome avrà fine colla eternità .

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