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28. E si traevan giù l'unghie la scabbia, | 38. Ver è ch' io dissi lui, parlando a giuoco: Come coltel di scardova le scaglie,

« I' mi saprei levar per l'acre a volo: • o d'altro pesce che più larghe l'abbia.

E quei, ch'avea vaghezza e senno poco, 29. – 0 tu che con le dita ti dismaglie

39. Volle ch'i' gli mostrassi l'arte; e, solo
(Cominciò 'l duca mio a un di loro),

Perch'i' nol feci Dedalo, mi fece
E che fai d'esse talvolta tanaglie;

Ardere a tal che l'avea per figliuolo. 30. Dinne s' alcun Latino è tra costoro

40. Ma nell'ultima bolgia delle diece Che son quincentro, se l'unghia ti basti

Me, per l'alchimia che nel mondo usai, Eternalmente a cotesto lavoro.

Dannò Minós a cui fallir non lece. 31. Latin' sem noi che tu vedi si guasti

41. Ed io dissi al poeta: - Or fu giammai Qui ambodue (rispose l'un piangendo).

Gente si vana come la Sanese ?
Ma tu chi se', che di noi dimandasti ?

Certo non la Francesca si d'assai. — 32. E 'l duca disse: - l' sono un che discendo | 42. Onde l'altro lebbroso che m'intese, Con questo vivo giù di balzo in balzo,

Rispose al detto mio : - Tranne lo Stricca, E di mostrar l'Inferno a lui intendo.

Che seppe far le temperate spese; 33. Allor si ruppe lo comun rincalzo,

43. E Nicolò, che la costuma ricca E tremando ciascuno a me si volse,

Del garofano, prima, discoperse Con altri che l'udiron di rimbalzo.

Nell'orto dove tal seme s'appicca : 36. Lo buon maestro a me tutto s'accolse,

44. E tranne la brigala in che disperse Dicendo : - Di' a lor ciò che tu vuoli. –

Caccia d'Ascian la vigna e la gran fronda, Ed io incominciai, poscia ch'ei volse:

E l’Abbagliato suo senno proferse. 35. - Se la vostra memoria non s'imboli

Nel primo mondo dall'umane menti,
Ma s' ella viva sotto molti soli;

leali, e di ciò venne al cruccio. — Mena. Inf., XXVIII :

colpa 'l mena... a tormentarlo. 36. Ditemi chi vo' siele, e di che genti :

38. (L) Lui: a lui. — l': ch'i'. -- Vaguezza : voLa vostra sconcia e fastidiosa pena

glia vana. Di palesarvi a me non vi spaventi.

(SL) LEVAR. Æn., V: Se... sustulit alis. — AERE. 37. l' fui d'Arezzo : e Albero da Siena

Æn., VI: Liquidumque per acra lapsc. (Rispose l'un) mi se'mettere al fuoco:

39. (L) Arte di volare. - A: da.

(SL) Dedalo. Inf., XVII; Æn., VI. – Tal. L'inMa quel per ch'io mori' qui non mi mena.

quisitore de' Paterini in Firenze, senese, il qual teneva che Albero fosse suo figliuolo, fece ardere Grillolino come scongiurator di demonii ed eretico. Altri

dicono ( cosi l'Anonimo) che 'I fe' ardere al vescovo di 28. (L) SCARDOVA. Pesce di larghe squame.

Siena ch'era suo padre. (SL) Scabbia. Hor. Ep., 1, 12: Inter scabiem 40. (L) Lece: può. tanlam et contagia lucri. Hor., de Ar. Poet. : Hæc ani

(SL) Lece. Che condannando, non s'inganna, Mios Prugo et cura peculi... imbueril.

come il vescovo. Qui non lece val non può, come in Ci29. (L) DISMAGLIE. La crosta fatta quasi maglia. - cerone (De Divin., 1, 7). Stat., VIII: Verumque polest Fai D' ESSE TANAGLIE : le strappi e con esse la carno deprendere Minos. marcia.

41. (L) LA FRANCESCA si D'Assai: la Francesc, lanto. (SL) TANAGLIA. Buonar., Fiera: Fa dell' ugne

(SL) D'ASSAI. Livio , Volg.: Non fu si ricca valle Pellini da lino.

comAnzio d'assai. 30. (L) Latino: Italiano. - Se: cosi. -- Basti: duri. 42. (L) L' ALTRO LEBBROSO : appoggiato a Griffolino.

(SL) Basti. Vive in Toscana. G. Vill., IX: Per — TAANNE LO STRICCA.... Ironia. ollo di bastó la ruberia.

(SL) TRANNE. Inf., XXI, t. 14. - STRICCA. Sa31. (L) Sex: siamo.

nese prodigo , uomo di corte ordinatore, dice il Comm. 32. (SL) Balzo. Rappresenta i gironi come balze Cassin., della brigata, di cui più sotto. degradanti d'un monte.

43. (L) NELL'ORTO DOVE TAL SEME S'APPICCA: in Siena, 33. (L) SI RUPPE LO COMUN RINCALZO. Si reggevano dove tali costumi allignavan bene. insieme. – DI RIMBALZO: li presso.

(SL) Nicolò Salimbeni o Bonsignori di Siena , (SL) RINCALZO. Æn., VI: Circumstant animae trovo modo d' arrostire i fagiani de prunis caryophyldertra lævaque frequentes. – RIMBALZO. Frase viva in lorum ( Pietro di Dante). - Costuma. L'hanno i FioToscana.

retti di s. Francesco ed il Novellino. - ORTO. Scherza 34. (L) S'ACCOLSE : s'accosto. – VOLSE: volle.

sul traslato del garofano. (SL) Vuoli. Novellino, IV: Che vuoli tu ch' io 44. (L) IN CHE DISPERSE Caccia D'ASCIAN LA VIGNA E li doni?

LA GRAN FRONDA: in cui Caccia sprecò vigne e boschi 33. (L) SE: cosi. - INBOLI NEL PRIMO MONDO : svanisca ch' avea in Asciano castello senese. in terra. – Sou: anni.

(SL) BRIGATA, detta godereccia. Ricchi giovani (SL) Soli. È nel Canto VI dell' Inferno.

sanesi , che venduta ogni lor cosa , misero insieme du37. (L) l': Griffolino. - QUEL peccato. - Qui, in cento mila ducati e li sciuparono in venti mesi. Abbiamo

ventidue sonetti di Folgore da San Gemignano a Nicolò (SL) ALBERO. Ottimo: Era molto vago di cotali sopra questa Brigata , e la chiama fiore della senese truffe, e aveavi consumato del sur, e però avca poco città. — DISPERSE. Cic., de Leg. agr., 1, 1: Possessiones... Seano, e a questo Griffolino.., avca dali danari, c rivo- I disperdere. - Fronda. Georg., II : Ver... frondi nemo

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45. Ma perché sappi chi si ti seconda

46. Si vedrai ch'i' son l'ombra di Capocchio, Contra i Sanesi, aguzza vêr me l'occhio

Che falsai li metalli con alchimia.
Si che la faccia mia ben ti risponda.

Eten dee ricordar, se ben t'adocchio, 47. Com'i' fui, di natura, buona scimia.

grum, ver utile silvis. — ABBAGLIATO. Altro della brigala, ma povoro, dice l'Anonimo; forse ammessori per la piacevolezza de' modi,

45. (L) BEN TI RISPONDA , quasi interrogata dall'occhio, si che tu mi conosca.

(SL) Aguzza. Ov., Rem. Am., 801 : Acuentes lumina,

1

46. (L) Si. Riempitivo.

(SL) CAPOCCHIO. Fiorentino: studiò filosofia naturale con Dante. Arso vivo in Siena come alchimista: quindi avverso ai Senesi.

4 7. (L.) SCIMIA. A contrastare.

I falsatori.

Il più sovente coll'un Canto si chiude una pena | Il contrasto fra la pietà e la giustizia della conod un premio nel poema, e con l'altro altra ma- danna è qui grandemente poetico come in Bruteria incomincia : ma qui per dare rilievo alla me netto, in Farinala, in Francesca, nei tre Fiorentiui. moria d'un suo congiunto, uomo di discordie e per | Cosi in un de' passi dell'Eneide più belli, Enea nel esse morto, Dante lo discerne da altri uomini mag vedere Didone sdegnosa fuggirlo senza parola: Progiormente famosi, e collocandolo sulla soglia della sequitur lacrimans longe, et miseratur euntem (1). holgia seguente, fa più risaltare la propria equità, Dante nemico di tutte falsità mette i falsi sotto inflessibile eziandio verso le persone del suo sangue gl'ipocriti e sotto i ladri : secondo la viltà della stesso. Geri fu zio cugino di Dante, fratello di Cione colpa e' ne giudica la gravità. Notisi la gradazione: Allighieri (1). Virgilio ne parla com’uomo che non i peccati di senso men rei, poi quelli di violenza; conosceva chi e' fosse. Fu ucciso da un de'Sacchetti. e tra i violenti, anche l'orgoglio che nega il debito La vendetta allora era tenuta debito sacro, e Fran agli uomini o a Dio; poi quelli di frode, i quali cesco da Barberino attesta le vendette in Toscana offendono più direttamente il vero, che è 'l ben più che altrove frequenti; e la Cronaca del Velluti : dello intelletto (2): e tra i peccati di frode, men Vellutello (moribondo per ferita ricevuta) lasciò cin gravi quelli che la fanno servire al senso, come quecento fiorini a chi facesse la sua vendetta. Ben de'mezzani e degli adulatori; poi quelli che al savenuto: I Fiorentini sono alla vendetta massima cro, o all'onore esteriore, come į simoniaci, i maghi mente ardenti ed in pubblico ed in privato, il che e indovini, i barattieri e gl' ipocriti. E sebbene il ben mostrarono in que' tempi alla Chiesa di Roma, Poeta intendesse dottrinalmente la gravità della si. alla quale fecero ribellare gran parte d'Italia. Po monia, e per trista esperienza nella vita propria tevano aver pretesto a ciò nelle consuetudini ebree: e della sua patria sentisse i gravi effetti di quella; Evadere iram proximi qui ultor est sanguinis (2). ciò nondimeno egli colloca i simoniaci men basso Non credo però che il Poeta qui si mostri sitibondo de' maghi e de' barattieri: la quale distribuzione di sangue nemico, egli che nel XII dell'Inferno se, segnatamente in quel che spella alla baralleria, punisce la vendetta di Guido contro un cugino del non è delle più teologiche, dimostra almeno, come l'uccisor di suo padre; egli che i Sacchetti nomina quest'anima fosse in certo modo spassionata nella nel Paradiso senza gra varli, come sopr'altri fa, d'al passione stessa, e come i mali porlati a tutta la cun'onta ; egli che il proprio cugino caccia in In società civile gli paressero in certa guisa più rei ferno come scandaloso: ed era, dice l'Anonimo, anco che i portati alla società della Chiesa, forse per falsario, che non credo. Anzi, soggiunge l'Anonimo questo che la società civile abbraccia maggior nustesso, vuole il Poeta biasimare la rabbia di ven mero di uomini e di casi ; che il barattiere può, detta che lo perseguita fin nell'Inferno. Certo è se gli torna, usare simonia; ma non ogni simoche Geri fu vendicato trent'anni dopo la morte da niaco ha faccia e coscienza di barattiere; e che fiun suo figliuolo uccisor d'un Sacchetti; e forse che nalmente il ministero civile è anch'esso una forma questi versi di Dante, sebbene con intenzione op. di sacerdozio, siccome nei primi tempi dell'umanità posta, rinfrescarono nel figliuolo la memoria del appariva più chiaro. Dopo gl'ipocriti vengono i sangue paterno, e gridarono dall'Inferno vendetta. ladri , non solo perché la loro cupidigia si ferma

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in cosa più vile, ma perche in quel peccato è dop- | doveva in lei stessa nascondersi un principio di pia falsità, cioè nel tenere per bene desiderabile verità che le dava le mosse, perche il falso mero, cosa materiale e cosa altrui, poi nell'adoprare al se pur fosse possibile, non potrebbe altro dare che possesso di quella più acuti e più miseri ingegni falso. Forse col tempo la scienza affinata ritrovando di frode. Più sotto de' ladri i macchinatori di tristi gli elementi di sostanze che adesso paiono semplici, consigli, e i seminatori di discordie e di scandali, giungerà quindi a comporli per arte, ma la spesa perchè questi mali portano maggior abuso della dell'opera rimarrà tale da assorbire il lucro, si mente e della volontà, e però offendono il vero più che non n'avrà punto a patire la sincerità del intimamente. Ora vengono coloro che falsificarono commercio sociale. o la materia corporea o le proprie persone o i segni Gli alchimisti per troppo trattare il mercurio e dell'umano commercio o la stessa verità con men sostanze simili, al dir d'Avicenna e d'altri, divendaci testimonianze. Primo e più leggero il salsare tavano paralitici : e però Dante li fa qui tremanti, con alchimia metalli non coniati, poi commettere dico per questo effetto della colpa loro, non pure falso in atti privati o pubblici, poi falsar la mo per vergogna d'essere scoperti falsarii, o per non neta che è un rompere i vincoli sociali, e un mol si poter dal male reggere rilti. Il Ramazzini dice tiplicare i danni per quanti sono i pezzi di metallo d'aver veduto un alchimista tremulum... anhelo. alterati; poi più grave di tutte falsar la parola, sum, putidum. Altri vanno carponi, a significare che è la moneta preziosissima e sacra al consorzio l'anima e il corpo loro curvi alla terra e alle sodegli spiriti e al loro alimento. Or quantunque il stanze tra sordide e velenose, tra polverulente e peccato qualsiasi ne' libri sacri sia detto falsità o pesanti che in essa s'ascondono; come gli avari Menzogna, e le virtuose opere verità (1); pure la strascinano col petto per terra pesi, e nel Purgamenzogna è al vero offesa più speciale, o sia in torio stanno per terra mani e piedi legati; altri

rola od in opera (2). E nella falsa testimontanza de'falsarii stanno l'uno all'altro appoggiati, o petto Tommaso comprende non le calunnie soltanto, ma a petto, o petio a schiena, od in altro più sconcio le detrazioni altresi e le bestemmie, e lei fa diret viluppo. La scabbia che li rode significa l'adoprarsi tamente opposta a giustizia (3).

che fecero in cose che non li potevano soddisfare Non tutti gli alchimisti vuol Dante puniti, ma mai (1). Siccome, dice l'Anonimo, elli hanno avuta soli i falsarii. Lo dimostra a lungo l'Anonimo, e la mente e l'operazione corrolla e malsana in falreca un passo di s. Tommaso, che, tradotto alla let sificazioni, cosi la giuslizia di Dio gli punisce, che tera, suona cosi: Se l'oro e l'argento dagli alchimisti i gli fa essere corrotti nel sangue e nella carne e falto non è della vera specie dell'oro e dell'argento, nelle superfluitadi. La similitudine delle teglie, che gli è frode e vendita ingiusta; massimamente che rammenta quella delle caldaje dove i cuochi tulc'è alcuni usi dell'oro e dell'argento vero secondo fano con gli uncini la carne (2), è degna del luogo e la naturale loro efficacia, i quali non si convengono pare che accenni ai fornelli ed al fuoco degli alchiall'oro per alchimia sofisticalo; come la proprietà misti: e d'imagini simili sono pieni i due Canti(3). ch'egli ha di rallegrare, e giova contro certe infer- ! Nel principio la similitudine del popolo d'Egina, mità a medicina. Inoltre più frequentemente si può che tutto per contagio perisce, è tolta dalle Metaporre in opera, e piie lungamente rimane nella sua morfosi: ma il Poeta par voglia distinguere la purità l' oro vero che loro sofisticato. Ma se per parte storica della malattia dalla favolosa della foralchimia si facesse il vero oro, non sarebbe illecito mazione del popolo novello da un popolo di forrenderlo come vero; perchè nulla vieta all'arte ser miche, distinguerla con quel verso che, cosi intirsi di certe naturali cause a produrre naturali teso, se non diventa bellezza, almeno ha sua scusa, effetti e veri, siccome dice Agostino (4), laddove ra come annotazione per entro al testo non affatto giona delle cose che si fanno per arte di demonii (5). oziosa : Secondo che i poeti hanno per fermo (4). E Questo passo della Somma è anche comentato da forse che alle formiche egli accenna pensando a' Pietro: el dimostra come gli antichi, senza sapere versi d'Ovidio: Parcumque genus, patiensque labola ragione ed il modo, per istinto, o piuttosto per rum, Quæsitique tenax, et qui quesita reservent(5); tradizione di fatti sparsi collegati con induzioni intendendo significare che i troppo solleciti cercaardite, presentissero che la scienza e l'arte potevan tori di ricchezza tengono della formica nella pictrovare certi elementi de' corpi, e, trovatili, ricomporre al vero essi corpi, non già adulterandone altri, e ingannando con false apparenze, ma vera

(1) Som., 1, 2, 102: Per il prudore morboso disegnasi mente creando. Ed infatti se l'alchimia co' suoi ci

l'avarizia. — (2) Inf., XXI. — (3) Montaigne: Si faul-il

savoir relâcher la corde à toute sorte de tons , et le menti, che paiono casuali, ha generata la chimica;

plus aigu est celui qui vient le moins souvent en jeu... Les plus grands maitres et Xenophon et Platon, on les

voit souvent se relâcher à celle basse façon et populaire (1) Som., 1, 17. - (2) Som., 2, 2, 110. — (3) Som., de dire et de traiter les choses , la soutenant de graors 2.2, 122; 2, 2, 118: Il falso testimonio è una specie qui ne leur manquent jamais. - (4) Terzina 21. di menzngna, -(4) De Trin., III. — (5) Som., 2, 2, 77. I (3) Mel., VII.

colezza dell'animo, non nella parsimonia lodevole e nella fatica. Ma certo è che Dante in tutta la dipintura della pena ebbe l'occhio alla lunga descrizione che conduce Ovidio di quella peste nel settimo delle Metamorfosi, e che egli al suo solito in poche parole raccoglie le imagini più rilevate e gli dà più risalto. Ed è chiaro altresì che Ovidio in quella descrizione non povera di bellezze ebbe l'occhio al terzo delle Georgiche, e amò piuttosto amplificare Virgilio che imitarlo. I giovani avranno frutto dalla comparazione attenta di que'due passi, osservando come nel verso di Virgilio, anche parlando dei dolori di bestie , s' infonda un senso d'umanità delicata e di religiosa pietà ; e come non già nel molto, ma nell'eletto stia l'efficacia dell'arte. Or ecco le imagini e i modi d'Ovidio a' quali corrispondono que' di Dante:

Dura scd in lerra ponunt prrecor:lia (1)...,
............. posiloquc puulore,
Fontibus et fluviis, pulcisque capacibus hurent (2).
Nec prius cst extincta sitis, qurm vita, bibendo (3).
In de graves (4) multi nequeunt consurgere (5) ....
Prosiliunt: aut, si prohibent consistere vires ,
Corpora devolvunt in humum (6).....
... Rentes alios, lerroque jacentes (7) .....
Quo se cumque acies oculorum flexer al ; illic
Vulgus erat stralum (8).. .....
... Tristes (9) penetrant ad viscera morbi (10)...
Hic nos frugilegas adsperimus agmine longo
Grande onus exiguo formicas ore gerentes ...
Dum numerum miror: Tolidem, pater optime, diri,
Tu mihi da cives : et inania mænia reple (11).

Nella fine del presente il Poeta ferisce colla guella Siena (12) que Francesi che a'guelfi toscani soccorsero, egli sempre severo a' Francesi, e sperante in Alberto e in Arrigo e ne' Vicarii loro. La gente vana rammenta quel di Virgilio : Vane Ligus, frustraque animis elate superbis, Nequicquam patrias tentasti lubricus artes (13); severo giudizio temperato dall'altro: Assuetumque malo Ligurem (14). E siffatti giudizii storici delle genti italiane avrà Dante in Virgilio notato; nè sfuggitogli quell'altro, a pensare tremendo: 0 numquam dolituri, o semper in ertes Tyrrheni! (15) Chi ne'poeti cercasse le memorie storiche e i vaticinii, e sapesse discernerveli, riconoscerebbe che quanto il poeta è più grande, tant'è più storico e vate.

Principio cælum spissa caligine terras
Pressit ; el ignavos inclusit nubibus æslus ...
Letiferis calidi spirarunt Ratibus Austri (1)...
Strage canum prima, volucrumque, oviumque, boumque,
Inque feris subiti deprensa potentia morbi (2).
Concidere (3) infelir validos miratur arator
Inter opus lauros ......
Lanigeris gregibus ....
Corpora labent (4)....
Omnia languor habet (5). Silvisque, agrisque, viisque
Corpora freda jacent (6). Vitiantur odoribus auræ (7).
............. pammæ que latenlis (8)
Indicium rubor est (9), et ductus anhelitus (egre.
Aspera lingua tumet (10); trepidisque arentia venis
Ora patent (11): auræque graves captantur hialu ...

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(1) La grave idropisia (Inf., XXX, t. 18). - () E per leccar lo specchio di Narcisso, Non vorresti a 'rvilar molte parole (Ivi, t. 43). — (3) Come l'etico fa, che per la sete... (lvi, t. 19). - (4) Mi sia tollo Lo morer, per le membra che son gravi (Ivi, t. 36). — (5) Che non potean levar le lor persone (Inf., XXIX, 1, 24). -- (6) Carpone Si trasmulava per lo tristo calle (Ivi, t. 23). - n., III : Agra trahebant corpora. - (7) Ho le membra legate (Inf., XXX, t. 27 ). - (8) In Egina il popol tutto infermo (Inf., XXIX, t. 20). — (9) Non credo ch'a teder maggior tristizia Fosse ( Ivi , l. 20). - Tristo calle (Ivi. t. 23). - (10) Guardando e ascoltando gli ammalati (Ivi, . 24). - (11) Le genti antiche... Si ristorár di seme di formiche (Ivi, t. 21-22). - (12) Della sanese

instabilità. Dino II, pag. 140. - (13) Æn., XI. | (14) Georg., II. – (15) Æn., XI.

CANTO XXX.

Argomento.

Siamo tuttavia nella decima; de' rei di falso. Quivi, dice l'Anonimo, han pena i sensi tutti; la vista dalle tenebre (se più lume vi fosse ); l'orecchio da' lamenti (strali di pietà ferrati); l' odorato dal puzzo (marcile membra); il tatto dalla pressione dell'uno sull'altro (qual sovra 'l ventre); il gusto dalla sete rabbiosa. Qui trova il Poeta Mirra e Gianni Schicchi che corrono l'un dietro all'altro e si mordono, ed altri forse fanno il simile dietro a loro: trova M. Adamo e Sinone che si svillaneggiano-e si percotono.

Nota le terzine 6; 8 alla 11; 17, 19; 21 alla 24; 26, 28, 29; 31 alla 43; 45 alla fine.

1. Nel tempo che Giunone era crucciata

5. E quando la Fortuna volse in basso Per Semelé contra 'l sangue tebano

L'altezza de' Troian' che tutto ardiva, (Come mostrò già una e altra fiata),

Si che 'nsieme col regno il re fu casso; 2. Atamante divenne tanto insano,

6. Ecuba, trista, misera, e catliva, Che veggendo la moglie co' duo figli

Poscia che vide Polisena morta, Andar carcata da ciascuna mano,

E del suo Polidoro in su la riva 3. Gridò: - Tendiam le reti, sì ch'io pigli 7. Del mar si fu, la dolorosa, accorta; La lionessa e i lioncini al varco :

Forsennata latrò si come cane : E poi distese i dispietati artigli,

Tanto dolor le fe' la mente torta. 4. Prendendo l'un ch'avea nome Learco, E rotollo, e percosselo ad un sasso :

maler.... Erululal ; passisque fugit male sana capillis; E quella s'annegó con l'altro incarco.

Teque ferens parvum nudis, Melicerta, lacertis... Seque super pontum , nullo tardata limore, Millit , onusque

suum. Percussa recanduil unda. --- Altro. Georg., 1: 1. (L) UNA E ALTRA FIATA: nella morte di Semele , Inoo Melicerie. — INCARCO. Ov. Met., IV: Onus... suum. e poi.

Æn., XI : Caroque oncri timct. (SL) Cacciata. In Ovidio, Giunone scende all' In 5. (L) TUTTO ARDIVA. Accenna allo spergiuro di Laoserpo a invocare le Furie perché in facinus traherent medonte e al ratto d' Elena. — RE FU CASSO : Priamo, Athamanta sorores (Met. , IV). Stat. : Unde graves ire marito d' Ecuba, ucciso da Pirro. cognata in monia Baccho Quod sævre Junonis opus, cui

(SL) FORTUNA. Æn., III: Ut opes fractæ Teucrům, sumpserit ar cum Infelis Athamas cur non expaverit in et fortuna recessit. Ovid. Met., XIII: UL cecidit Fortuna grus Jonium, socio casura Palaemone, maler. - SEMELÈ. Phrygum. - T'roja simul Priamusque cadunt. Priameña D'Ermione e Cadmo, re tebano, nacque Ino moglie d'A. conjux Perdidit infelix hominis post omnia formam. tamante, e Semele l'amata da Giove, che, morta Semele, 6. (L) POLISENA, sua figlia sacrificata alla tomba d'Aallevó Bacco nato di lei e di Giove (Ov. Met. , III). Se chille. — POLIDORO, morto da Polinestore, gittato alla mint.: Ella si duole che Semele è gravida del grande riva. Giove e dissoire la lingua alle tencioni.

(SL) Misena. Ovid. Met., XIII: ( Miserabile visu.) 3. (L) LA LIONESSA E 1 LIONCINI: Ino e i figli. – AR In mediis Hecube natorum inventa sepulcris. - CATTIVA. TIGLI , quasi fiera

Ovid. Met., XIII: Nunc irahor ersul, inops... Penclope (SL) GRIDÒ. Ovid. Met., IV: Protinus Æolides me munus. - Pradce mala sors. - Polisena. Ovid. Met., dia furibundus in aula Clamal: lo, comites ! his retia XIII. - POLIDORO. Æn., III. - Ovid. Met., XIII : Eranilendite silvis. Hic modo cum gemina visa est mihi prole mem e scopulo subjectas misit in undas. – Riva. Ovid. lizena. Utque fere , sequitur vestigia conjugis amens : Met., XIII: Dirit: et ad litus passu processit anili... Duque sinu matris ridentem, el parva Learchum Bra liquidas hauriret ut undas : Adspicit cjectum Polydori chia tendentem, rapil; el bis trrque per auras More ro in litore corpus, Factaque Threiciis ingentia vulnera tat funder. Vedi anche Ov. Fast., VI, 479.

telis 4, (L) QUELLA: Ino. — ALTRO INCARCO : altro figlio. 7. (SL) DOLOROSA. Vit. ss. Padri : Questa dolorosas

(SL) PERCOSSELO. Ovid. Met., IV: Rigidoque in- madre. — LATRÒ. Ovid. Met., XIII: Missum rauco cum Faalia saro Disculil ossa fero.r. Tum denique concital murmure saxum Morsibus insequitur: rictuque in verbas

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