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7. Non pare indegno ad uomo d'intelletto: | 13. E quale è quei che disvuol ciò che volle, Ch'ei fu dell'alma Roma e di suo impero,

E per nuovi pensier cangia proposta, Nell'empireo ciel, per padre eletto.

Si che dal cominciar tutto si tolle; 8. La quale, e 'l quale, a voler dir lo vero, 14. Tal mi sec'io in quella oscura costa. Fur stabiliti per lo loco santo

Perché pensando consumai la impresa
U' siede il successor del maggior Piero.

Che fu nel cominciar cotanto tosta. 9. Per questa andata onde gli dai tu vanto, 15. — Se io ho ben la tua parola intesa Intese cose che furon cagione

(Rispose del magnanimo quell'ombra), Di sua vittoria e del papale ammanto.

L'anima tua è da villale ollesa. 10. Andoyvi poi lo Vas d'elezione

16. La qual molte fiate l'uomo ingombra, Per recarne conforto a quella fede,

Si che d’onrata impresa lo rivolve, Ch’é principio alla via di salvazione.

Come falso veder bestia quand' ombra. 11. Ma io perché venirvi? o chi 'l concede ? 17. Da questa tema acciò che tu ti solve, Io non Enea, io non Paolo sono;

Dirolli perch'io venni e quel che 'plesi Me degno a ciò, nè io né altri crede.

Nel primo punto che di te mi dolve. 12. Perché, se del venire io m'abbandono, 18. lo era intra color che non sospesi; Temo che la venuta non sia folle.

E Donna mi chiamo beata e bella,
Se'savio, e ’ntendi me'ch'i' non ragiono.

Tal che di comandare io la richiesi.

19. Lucevan gli occhi suoi più che la stella, Serm. I de Ap. : All'opera divinamente disposta mas

E cominciommi a dir soave e piana simamente si conveniva che di molti regni si confede

Con angelica voce in sua favella : russero in un imporo, e la predicazione generale resse agrvole la viu a' popoli di cui Ienesse d'una sola cillà il reggimonio. 7. (L) Ei : Enea.

(SL) INDEGNO. Georg., I: Nec fuil indignum Supp 13. (L) Tolle: leva. ris, bis sanguine nostro Emathiam ... pinguescere. —

(F) Volle. Som.: La rolontà si muta se l'am PADRE. En., XII: Pater Eneas, romance stirpis origo. - comincia a rolere quel che prima non colna, o lasci VIII: Paler urbis et auctor. Rom., IV, 17: Padre di di volere quel che voleva. Il che non può accadere se no molle genti,

presiopposta mutazione o dalla parte della conngern (F) INPERO. Egli è scrillo: nascerà il trojano Ce o nella disposizione di colui che volcra. Altrove: ONT sare della bella schialla, il quale irrminerà lo imperio contro quello che prima proponova, non già contro quell coll'Oceano, e la fauna colle stelle. Cosi scrive ad Arrigo. che vuole audesso ( hai qui le parole colore e proporre V. Cony. I, 4 - IV, 5; e Monarchia, dalla pag. 7 alla Altrove: Mutando proposilum. 9. Conv.: È manifesta la divina clezione del sommo 14. (L.) CONSUMAT: precorsi col pensiero le difficolt imperio per lo nasciminto della Santa Cillà, che fu con dell'impresa. — Tosta: subitamente voluta. temporanea alla radice della progenie di Maria,

(SL) Coxsu'MAI. Æn., VI: Omnia praepi atau 8. (L) LA QUALE : Roma. - E’L QUALE: l'impero. animo mecum ante percgi.- XI: Arma perale, animis 189 (SL) LA QUALE, E'L QUALE. Forma

spe prisumite bellum. -- Tosta. En., XII : Incorpiuto per Som.: Ai parenti e alla patria , dai quali e nella quale subilum. fummo mali e cresciuti, -- SANTO. Modo de' Salmi.

15. (L) DEL MAGNANIMO: Virgilio. (F) Piero. Gesù Cristo dicendo in Luca : Pietro,

(SL) Magnanijo. Virtù, nota l' Oltimo, contrari : con forma i tuoi fratelli, lo fa quasi il fratel maggiore alla pusillanimità da cui Dante era preso. de' sacerdoti tutti: onde nella Somma il modo: Sacer 16. (L) ONRATA: onorata. – ONBRA: adombra. ita doti minori. Bocc. : Piero il maggiore , a differenza di

(SL) OMBRA. Novellino, XXXVI: Pungra l'as molti santi uomini nominali Pietro.

no, orodendo che ombrasse. 9. (L) ANData agli Elisi.-- Tu, Virgilio, nell'Encide. 17. (L) SOLVE: sciolga. — DOLVE: dolse, ebbi piet (SL) VANTO. Æn., VI: Pauri, quos equus amavil

(SL) Sorve. Bucol., IV: Solvent firrmidine. Jupiter, aul ardens errrit ad othera virtus, Dis genili, 18. (L) TRA COLOR: nel linubo, fra cielo e inferno. poluere. – Cacione. Non è giả che le cose udite da Enca LA RICIUESI: dissi, comandami. intorno all'impero di Cesare (Æn., VI) fossero causa

(F) Beata. Dice nel Convivio che, dacché Ret della sua vittoria o della dignità pontificia ; ma la di trice era morta , e' la riguardava come la sapienza/ gnità pontificia era l'ultimo fine delle cose da Enea licissima e suprema. E altrove: Beatrice beata. allora udite, che lo inanimarono a vincere. V. De Monar. 19. (L) LA STELLA: il sole. - Plana: (del tono.) 10. (L) AvdovVI: in ciclo, -- Vas: vaso (S. Paolo).

(SL) STELLA. O la stella mattutina, o il sole cl (SL) Vas. Acta , IX, 15: Vas clectionis.

i Greci chiamavan astro, e i trecentisti steila: e Dar 11. (SL) Ma. Il discorso di Dante è il contrapposto te: La bella stella che'l tempo misura. E stellone dice di quel d'Enca (Æn., VI): Si potuit Manes arcessere con in Toscana inttavia un sol cocente. La stella però diss jugis Orpheus, cc.

altrove per una stella, o per le stelle. Turhar lo se 12. (L) Del: al. - ME': meglio

ed apparir la stella. - Li nostri occhi... Chinnon la str (SL) ABBANDOxo. Ramondo di Tolosa, poeta pro la talor tencbrosa. G. Guinie.: La lucente stella Dierne venzale, dice che l'usignuolo s' abbandona del cantare. Che appare anzi che il giorno penda albore. - PV Semint. : Si comfida del correre. -- FOLLE. Æn., VI: Albertano: Con piane parole e con soari mi t'uo' inds Nigra videre Tartara, el insano juvat indulgere labori. cere... Dante, Rime: Quanto piani, Soari e dolci e L'indulgere risponde all'abbandonarsi di Dante.

me si lerro (gli occhi di Beatrice ).

20. O anima cortese mantovana,

| 27. Tanto m'aggrada 'l tuo comandamento, · Di cui la fama ancor nel mondo dura,

Che l'ubbidir, se già fosse, m'è tardi: . E durerà, quanto 'l moto, lontana;

Più non t'è uopo aprirmi 'l tuo talento. 31. • L'amico mio, e non della ventura,

28. Ma dimmi la cagion che non ti guardi Vella diserta piaggia è impedito

Dello scender quaggiuso in questo centro Si nel cammin, che võlto è per paura.

Dall'ampio loco ove tornar tu ardi. 29. E temo che non sia già si smarrito

29. « Dacchè tu vuoi saper cotanto addentro, • Ch'i'mi sia tardi al soccorso levata,

, Dirotti brevemente, mi rispose, Per quel ch'i' ho di lui nel cielo udito.

Perch'io non temo di venir qua entro. 93. Or muovi, e con la tua parola ornata, 30. » Temer si dee di sole quelle cose

• Econ ciò che ha mestieri al suo campare, » Ch’hanno potenzia di fare altrui male; • L'ajuta si ch'i' ne sia consolata.

► Dell'altre no, che non son paurose. ['son Beatrice che ti faccio andare:

31. » l’son fatta da Dio, sua merce, tale . Vengo di loco ove tornar desio.

Che la vostra miseria non mi tange, • Åmor mi mosse, che mi fa parlare.

» Nè fiamma d'esto incendio non m'assale. $. Quando sarò dinanzi al Signor mio,

32. » Donna è gentil nel ciel, che si compiange . Di te mi loderý sovente a lui.

» Di questo 'mpedimento ov'io ti mando; Tacette allora, e po' comincia’io:

Si che duro giudicio lassù frange. 0 Duana di virtù, sola per cui L'amana specie eccede ogni contento 13 quel ciel ch'ha minor li cerchi sui;

quanti enti sono sotto la luna. - Cic., Somn. Scip.: In

fra nihil est nisi mortale et caducum: prater animas 20. L) Moro: creazione. — LONTANA: lunga , con

generi hominum ... dalas : supra lunam sunt alerna

ominia. Aug., De Trin., XIV: Nulla maygiore della mente (SL) LONTANA, O è verbo, come vuole il Boccac umana, se non Dio. Carrale: quanto il moto procede e si prolunga nello

27. (L) M'È TARDI: vorrei averlo già fatto. - APRIREk bel tempo; o, meglio, é nome, e vale : du MI: dirmi. — TALENTO: volontà. per tanga e perenne quanto la creazione di questo

(SL) COMANDAMENTO. Aletto a Giunone che viene Dr . Lautan digiuno, per lungo. (Par., XV, 49). E a trarla d'inferno: Facta pula , quocumqur jubes : inaIr a Barb.: Lontane cure, per lunghe. Anon.: Lunga

mabile regnum descrr. (Ovid. Met.,IV). -- Tardi. Par., X:

Gli parve esser tardo. Albertano, 1, 2: Alla cupidità par in Moro. V. Inf., 1; Aristot. Fis.: Tempus est tarda l' avarcianza. Æn.,I: Tuus, o regina, quid optes, Seamus malus, Platone afferma il moto non potere Explorare labor ; mihi jussa capessere fas est. E più De principio se non da forza la qual si mova da sè. cortese nel poeta italiano l'oferta. Lass. Teamaso (Som., IV): Il moto e il tempo hanno 28. (SL) Loco. En., XII : Quis Olympo Drmissam , meshata e continuità dalla grandezza sopra la quale lantos voluit te ferre laborcs ? -- ARCI. Æn., IV: Ardet kan wanlo, siccome è detto nella fisica. Altrove: La

abire. e il moto non rimarranno in cterno. En.,

30. (L) PATROSE: terribili. As freta dum flurii current... polus dum sidera pa

(SL) PAUROSE. Armannino: Figure paurose, pal1974: Sympat konos, nomenque luum, laudesque mane

lide e scure. Vive in Toscana.

(F) PAUROSE. La sentenza e dell' Etica di Aristo21. L ANICO MIO, E NON DELLA VENTURA: me ama, tile , lib. VIII. - Som.: Il timorr riguarda due oggetti, ng i beni estrinseci a me.

cioè il male, e la cosa dalla cui potenza può il male (SLI Anico. Cornelio: Non fortunæ sed homini essere recato. usere esse amicum. V. Pur., XXX.

31. (L) Tange: tocca. FIPEDITO. Som.: L'impedimento del peccato.

(F) FIAMMA. Is., XLIII, 2: Anclando nel fuoco 23. (SL) ORNATA. V. s. Girol.: Ornali parlari. non brucirrui; e la fiamma non arderà in te. Psal.

IF PAROLA. Prov., XV, 24: La via di vita al XXII, 4: Se andrò per mezzo all'ombra di morte non Tras erudito che scansi l' inferno ultimo.

temerò de' mali. Non è già che que' del Limbo penino 24. SL ATEARE. Questa missione somiglia un po' a in fiamme. Incendio è qui per l'inferno in genere. L'Inqua di Giuturna nel XII dell' Eneide. Auctor ego au ferno di Dante è simbolo del mondo, e lo dice nella tivi Opi iell XI.

lettera a Care: Tratta di questo inferno nel quale pel25. (L) SIGNOR MIO: Dio. - TACETTE: tacque.

legrinando come viandanli meritare e demeritare pos26. L ECCEDE: vince in dignità ogni cosa conte siamo. Pra sotto la lana.

32. (L) Dorxa: la Vergine. -SI COMPIANGE: si duole SL Donna. Ruth., III, 11: Mulierem te esse vir a Dio. - QUESTO 'MPEDIMENTO: impaccio di Dante. dewa. Sella Vita Nuova la chiama donna di cortesia. - FRANCE : tempera lo sdegno celeste. LANTTUITO. Ottimo Com.: Pocta commenda sufficien

(SL) COMPIANGE. Novellino: Come uno giullare ramente l'ocio di questa donna, per lo quale l' uomo

si compianse dinanzi ad Alessandro di un caraliere a rio che si contiene dul cielo della luna... Vive nel dialello di Corfú. – Duro. Sap., VI, 6: Judi

F FACEDE. Som.: Cose note per rivelazione, che cium durissimum his, qui presunt, fict. — FRANGE. Cimedir mana ragione. Altrove: La beatitudine e cer.: Frangere sententiam. En., VI: Si qua fata aspera

the errede la natura creata. --CONTENTO: Som.. rumpas. Proy., XXV, 15 : La lingua soave frange la duPayla sina delle cose suproine Puoro Socrasta a 1'022.

M

33. » Questa chiese Lucia in suo dimando, 41. Dunque che é? perché, perche ristai?
» E disse: Or abbisogna il tuo fedele

Perché tanta viltà nel cuore allelle?
Di te; ed io a te lo raccomando.

Perché ardire e franchezza non hai? 34. » Lucia, nimica di ciascun crudele,

42. Posciachè tai tre Donne benedette » Si mosse, e venne al loco dov'jo era,

Curan di te nella corte del cielo,
Che mi sedea con l'antica Rachele.

E’l mio parlar tanto ben l'impromette? 35. » Disse: Beatrice, loda di Dio vera,

43. Quale i fioretti dal notturno gielo o Chè non soccorri quel che ti amo tanto,

Chinati e chiusi, poi che'l sol gl’imbianca, » Ch'uscio per te della volgare schiera ?

Si drizzan tutti aperti in loro stelo; 36. » Non odi tu la piéla del suo pianto

| 44. Tal mi fec'io di mia virtute stanca, » Non vedi tu la morte che'l combatte

E tanto buono ardire al cuor mi corse, » Su la fiumana , onde'l mar non ha vanto?

Ch'io cominciai come persona franca : 37. » Al mondo non fur mai persone ratte

45. - Oh pielosa colei che mi soccorse! • A far lor pro ed a fuggir lor danno,

E tu cortese, ch'ubbidisti tosto . » Com’io, dopo cotai parole fatte,

Alle vere parole che ti porse! 38. » Venni quaggiù dal mio beato scanno, 46. Tu m'hai col desiderio il cor disposto » Fidandomi nel tuo parlare onesto,

Si al venir con le parole tue, » Ch'onora te e quei ch’udito l'hanno. »

Ch'io son tornato nel primo proposto. 39. Poscia che m'ebbe ragionato questo,

47. Or va, ch'un sol volere è d'amendue: Gli occhi lucenti, lagrimando, volse;

Tu duca, tu signore, e tu maestro. -
Per che mi fece del venir più presto.

Cosi gli dissi; e, poi che mosso fue, 40. E venni a te, cosi comella volse;

48. Entrai per lo cammino alto e silvestro.
Dinanzi a quella fiera ti levai
Che del bel monte il corlo andar li tolse.

digli delle bestic spirituali. Is., XXXV, 9: Non erit ibi 33. (L) Luca: carità illuminante: - DIMANDO: Do leo, el mala bestia non ascendet per cam: nec inceniemanda. - IL TUO FEDELE: Dante.

tur ibi: et ambulabunt qui liberali fuerint. Hab., 1, 8. (SL) Fedele. Vita N.: Amore, ajuta il luo fedele. Piii leggieri del pardo i suoi cavalli, e più veloci de' 34. (L) lo : Beatrice. — RACUELE: contemplazione. lupi da sera. 35. (L) LODA: studiar le cose di Dio è lodarlo. —

41. (L) ALLETTE: accoglie. Cue: perchè.

(SL) Allette. Pier Filippo Pandolfini : Allet(SL) BEATRICE: Bocc., Vita di Dante: Il cui nome tare a stessi pericoli e danni. – FRANCHEZZA. Noera Bice, comechè cgli dal suo primitivo nome, cioè vellino, VII: I regni non si tengono per parole, ma per Beatrice, la nominasse. Dante, Vita Nuova: La gloriosa prodezza , e per franchezza. Valeva forza d'animo iidonna della mia mente, la quale fu chiamata da molli

bero. Beatrice, li quali non sapevano che si chiamac (cioè 43. (SL) QUALE I: sconcordanza apparente, come in non sapevano qual senso arcano fosse in quella voce; Virg., Buc. V : Quale sopor.-(FIORETTI. V. Berni, Orl. ovvero non sapevano con quale più alto nome chiamar Innam. I, 12, st. 34, 86 ; Politian. Epist., lib. VIII; Mala.) — LODA. L' ha nel Convivio ; ed il Passavanti. rini , Adone, cap. XVII, st. 63. ]

(F) Lopa. Som. : La lode di Dio consisle nella 44. (SL) CORSE. In senso opposto. En., VI: Tet intenzione, cognizione e allezione. — Uscio. Conv.: cris per dura cucurrit Ossa tremor. Ma più bello al Fallo amico di questa donna , incominciai ad amare li cuore. seguitatori della verità , c odiare i seguitatori dello er 45. (SL) PORSE. Æn., V, IX: Talia dicta dabat. Tore... Nfo perché sua casa in pregio monti. Hor.

(F) O PIETOSA. Is., XXXVIII , 10-19. Ezechia, Carm., III, 2: Virtus ... Cortusque vulgares, et udam dopo aver detto in dimidio dierum meorum, prosegue: Spernit humum fugicnte penna.

Diri: non videbo Dominum Deum in terra viventium, 36. (L) PIÉTA: pietà. — FIUMANA: Acheronte, che al non aspiciam hominem ullra el habitatorem quietis... mare non di tributo , ma cade all'inferno.

Sperabam usque ad mane : quasi leo sic contrivit omnia (SL) FIUMANA. Inf., XIV : Non già che Dante nella ossa mea... Attenuati sunt oculi mei, suspicientes in selva fosse alla riva di questa fiumana , ma poco lon excelsum. Domine, vim patior, responde pro me ... Eme tano. En., VI: Tenent media omnia silvie , Cocytusque in pace amariludo moa amarissima. Tu autem eruisti sinu labens circumfluil atro.

animam meam ut non periret... Quia non inferus 37. (L) Fur: furono.

confitcbitur tibi ...; non expectabunt qui descendunt is 38. (L) Onesto: nobile. – Upito e profittátone. lacum, veritatem tuam. Vivens, vivens ipse conple

(SL) ONESTO. Virgilio (Georg., IV), della Ple bitur tibi. iade: Os... honestum. - Udito. In senso simile dice 46. (L) PRIMO PROPOSTO d'avdare. di Beatrice: Ond' è laudato chi prima la vide.

47. (L) Fue: fu. -— Alto: fondo. (F) ONESTO. La bellezza e purità dell'ingegno

(SL) Duca. En., VI: Enea alla Sibilla: dormis di Virgilio è posta da Dante quasi grado dalla scienza iter , el sacra ostia pandas. temporale all'eterna.

48. (SL) Alto, Difficile, come sopra aito passo : 0 39. (L) PERCHÈ: onde. - DEL: al.

profondo. Georg., III: Allorum ncmorum, VI: alla terra. (SL) VOLSE per nascondere il turbamento; o, Ovid. Met., IX: Est via declivis funesla nubila taro; forse , al cielo.

Ducit ad infernas ... sedes. Anche Orazio (Sat., II, 3) 40. (1) VOLSE: volle. – Fiera: lupa.

paragona l'errore a una selva : Velut siltis ubi passim (F) PIERA. Ambr., de virg. : Glincontri e nascon- | Palantes error cerlo de tramite pellil.

Le Donne del Poema.

Nel Convilo la ragione è chiamata donna gentile. 1 I più antichi commentatori, l'Ottimo, Pietro di Dante, Benvenuto, il Buti veggono nella Donna gentile, in Rachele, in Lucia, la grazia preveniente, la illuminante, la cooperante: il Boccaccio, nella Donna gentile, l'orazione; in Beatrice vede la divina bontà, la grazia in Lucia. Ma forse la Donna gentile è la Vergine, alla quale nel XXXIII del Paradiso :'Donna, se' tanto grande ... E poi : La tua benignità non pur soccorre A chi domanda, ma molte fate Liberamente al dimandar precorre; ch'è il caso di Dante. E la preghiera che volge a Maria s. Bernardo, che conceda a Dante la visione della Divinità , e sempre ne custodisca gli affetti, conferma l'opinione mia.

La Vergine, simbolo, se cosi piace, della grazia, perché piena di grazia , richiede Lucia , simbolo di quel lume di carità Che mena dritto allrui per ogni colle , Lucia, che nel IX del Purgatorio portava Dante fino alla porta dell'espiazione: e Dante è il fedele di Lucia, perch' ama la verità rivelata, e crede Dio unico bene dell'intelletto.

Sierome Beatrice, Virgilio, Rachele sono persone feali insieme e simboliche, cosi la Donna gentile e Lucia , sono, al mio credere , persone reali: cioè la Donna gentile, Maria; Lucia , la vergine che per la luce del vero perde la luce degli occhi, e odia ogni crudeltà come quella che sofferse ingiusto dolore. La luce della verità, simbolicamente, odia i crudeli, perché la barbarie è ignoranza.

Beatrice che, secondo il Convivio , è la sapienza felicissima e suprema, siede con Rachele, simbolo della contemplazione (1). Ma mia suora Rachel mai

on si smaga Dal suo miraglio, e siede tutto giorno. Beatrice è la scienza teologica , Rachele la vita contemplativa accompagnata da affetto sovente dokrušo), come suona il bellissimo di Geremia: Ra. chele piangente i suoi figli, e non si volle consolare perche più non sono ; però seggono insieme (2); e Beatrice nell' ultimo del Purgatorio si mostra anch'essa dolente de' mali della Chiesa , tanto, che poco Piie alla Croce si cambiò Maria. Nella rosa celeste, in alto, è Maria ; sotto lei, Eva; sotl'Eva, Rachele e Beatrice: ma più su di lor due, di faccia ad Adamo, Lucia. La Vergine dunque era a Lucia più vicina. Lucia scende a Beatrice, Beatrice a Virgilio. Ciò vuol dire che per la scala degli umani studii Dante doveva salire alla scienza religiosa , quindi illuminarsi nel vero supremo cd avere la grazia.

Se alcuno volesse inoltre vedere in quest' allegoria la ragione universale che, illuminata da Dio, si congiunge alla sapienza divina e all'umana per salvare un'anima da' pericoli, e per mostrarle la verità religiosa , morale, politica; noi non contraddiremo a questa interpretazione, purché la s'accoppii alla prima. Dante amava le allegorie non pur semplici ma doppie e triplici ; e lo dice nel Convivio, e nella lettera a Cane le chiamo polisense.

Tre le fiere che assalgono Dante, tre le donne che ne prendono cura. Le flere son la lussuria, la superbia , l'avarizia; le donne, l’Umile ed alla più che creatura, la vergine Lucia, e quella Beatrice, della quale nel XXXI del Paradiso é lodala la magnificenza. E se non fosse cosi facile come pericoloso l’arzigogolare sopra i concetti degl' ingegni grandi e trovarvi per entro cose ch'e' non vi hanno mai messe , direi che la Donna gentile, umile ed alla si contrappone al leone nel quale è simboleggiato da s. Pietro il superbo Lucisero; Beatrice la fiorentina, la pura imagine dell'amor suo, alla forza , cioè a que' piaceri che corrompevano Firenze e la preparavano a servitù; Lucia, che sull'alba prende il Poeta e lo porta all'entrata de' giri ove si purga ogni colpa , alla lupa, animale d’insidie notturne (1). E potrei soggiungere, che alla lupa mossa fuor d'Inferno per opera dell'invidia, ben si contrappone Lucia, mossa dall'alto per opera di Maria vincitrice dell'invidia infernale; Lucia , che col nome dice il contrario di quel vizio, il quale porta nel nome il diselto del vedere , e nel Purgatorio è punito con dulorosa cecità.

Confessiamo per altro, che se almeno il principale significato del simbolo fosse stato indicato un po' più chiaramente, la poesia non perdeva della sua luce.

Quanto a bellezza di colori , la più alta figura è la Donna gentile, Maria, della quale il trionfo comincia nel vigesimo terzo del Paradiso, e si svolge, come la rosa dal Poeta dipinta , negli ultimi canti. E nel Purgatorio ritorna , ad esempio delle virtù opposte ai vizii espiati , sempre in luce soave l'imagine di Maria (2). Poi viene Beatrice, che già in questo secondo dell'Inferno apparisce fin solterra lucente di chiarezza celestiale sempre lungo la via orribile di laggiù e ardua del monte, rammentata con desiderio, quasi retentrice dell'anima del Poeta; della qual Beatrice il trionfo

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negli ultimi del Purgatorio non è che l'inizia- I invidiosa (1); ma suonano anch'esse pictá: e per mento della sua sempre crescente e gioia ed ama contrapposto richiaman alla mente quel che delbilità per le ssere della raggiante armonia. Il poco l'invidia altrove è detto : La meretrice che mai che qui nel secondo dicesi di Lucia è cosa gentile, dall' ospizio Di Cesare non torse gli occhi pulti (2). e prepara a quel più che se ne tocca laddove ell'e E queste parole rammentano quel che della donna rappresentata portare il Poeta dormente fin presso invereconda e straziata è in più luoghi tuonato (3). alla porta sacrata. Anco Rachele ritorna , prima Gli occhi putli rammentano la rabbia fiorentina, che nell'alto del fiore celeste, in un cenno che che superba Fu a quel tempo, siccom' ora è pul. ne sa Lia, bella anch'essa , non quale nella Genesi ta (4): e dalle riprensioni di sdegnoso dolore concogli occhi cispicosi, appunto per dimostrarci come tro il lusso sfacciato delle donne fiorentine (3), nella fantasia del Poeta e nelle tradizioni religiose il pensiero ricorre alla vedova di Forese, con si del tempo le imagini storiche si trasfigurino in care parole commendata, e agli antichi costumi di forma ideale. Ed è imagine storica trasfigurata Firenze pudica dipinti con si freschi colori (6). Matilde, nella quale l'antico Guelfo vedeva conci Alla vedova di Forese fa contrapposto quella di liati a qualche modo i suoi desiderii della rive Nino di Gallura (7), e questo nome rammenta renza debita alla suprema potestà cristiana resi quell'altra Che succedelle a Nino e fu sua sposa (8), dente in Italia colla civile grandezza della nazione la imperatrice nominata insieme con Elena e Die coll'avviamento alla sua futura unità.

done e Cleopatra , regine tutte. Tra le donne in Belle, ciascuna d'un suo proprio genere di bel quel cerchio punite, quella a cui si raccoglie la Jezza , le figure della Pia , di Piccarda e di Cu compassione del Poeta è Francesca da Rimini. Ed nizza (1); ma più prediletta da Dante Piccarda , è cosa notabile che, tranne le anzidelle altre donne, come Fiorentina e come afline alla moglie di lui, egli non rincontri nell' Inferno che Taide e Mirra, e tanto più accarezzata con religiosa allezione, l'una personaggio della commedia e l'altra della quasi per compensare l' odio versato sul fratello favola , men persone che simboli (9). superbo (2). Men pietose che quelle della Pia, moglie infelice, suonano le parole di Sapia cittadina

(1) Purg. , XIII. — (2) Inf., XIII. – (3) Inf., VI;

Purg., XXXII. — (4) Purg., XI. -- (3) Purg., XXIII. (1) Porg., V, XXIV; Par., III, IX. — (2) Inf., VI; (6) Par., XV. – (7) Purg., VIII. — (8) Inf., V. Purg., SSIV; Par., III.

(9) Inf., XVIII, XXX.

Nenew

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