Commedia

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G. Rejna, 1854 - 773 pagine

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Parole e frasi comuni

Brani popolari

Pagina 77 - Che ricordarsi del tempo felice Nella miseria. E ciò sa il tuo dottore. 42. Ma se a conoscer la prima radice Del nostro amor tu hai cotanto affetto, Farò come colui che piange e dice. 43. Noi leggevamo un giorno, per diletto, Di Lancilotto come Amor lo strinse: Soli eravamo, e senz'alcun sospetto.
Pagina 476 - Questi si tolse a me, e diessi altrui. 43. Quando di carne a spirto era salita, E bellezza e virtù cresciuta m'era, Fu'io a lui men cara e men gradita. 44. E volse i passi suoi per via non vera. Immagini di ben seguendo false, Che nulla promission rendono intera
Pagina 480 - questo è vero. A tanta accusa Tua confession conviene esser congiunta. — 3. Era la mia virtù tanto confusa, Che la voce si mosse e pria si spense Che dagli organi suoi fosse dischiusa. *. Poco sofferse; poi disse: — Che pense? Rispondi a me: che le memorie triste In le non sono ancor dall'acqua offense.
Pagina 175 - Disser : — Coverto convien che qui balli ; Si che, se puoi, nascosamente accaffi. — Non altrimenti i cuochi a' lor vassalli Fanno attuffare in mezzo la caldaia La carne con gli uncin, perché non galli. Lo buon maestro : — Acciocché non si paia Che tu ci sii, mi disse, giù t'acquatta Dopo uno scheggio che alcun schermo t'haia;
Pagina 152 - e quando al caldo suolo. 17. Non altrimenti fan di state i cani, Or col ceffo, or col pie, quando son morsi O da pulci o da mosche o da tafani. 18. Poi che nel viso a certi gli occhi porsi, Ne
Pagina 89 - Come l'occhio ti dice u' che s'aggira. Fitti nel limo dicon : • Tristi fummo • Nell' aer dolce che dal sol s'allegra, » Portando dentro accidioso fummo. • Or ci attristiam nella belletta negra. • Quest'inno si gorgoglian nella strozza, Che dir noi posson con parola integra. — Cosi girammo della lorda pozza Grand'arco tra la ripa secca
Pagina 81 - Ed egli a me: — La tua città, ch'è piena D'invidia, sì che già trabocca il sacco, Seco mi tenne In la vita serena. 18. Voi cittadini mi chiamaste Ciacco. Per la dannosa colpa della gola, Come tu vedi, alla pioggia mi fiacco. 19. Ed io, anima trista, non son sola; Che tutte queste a
Pagina 124 - Per le nuove radici d'esto legno Vi giuro che giammai non ruppi fede Al mio signor, che fu d'onor sì degno. 26. E se di voi alcun nel mondo riede, Conforti la memoria mia. che giace Ancor del colpo che 'nvidia le diede.
Pagina 237 - Che ne porrà nel fondo d'ogni reo. 35. Quel che tu vuoi veder, più là è molto; Ed è legato, e fatto come questo; Salvo che più feroce par nel volto. — 36. Non fu tremuoto già tanto rubeslo, Che scotesse una torre cosi forte, Come Pialle a scuotersi fu presto.
Pagina 276 - lucerna, Uscendo fuor della profonda notte Che sempre nera fa la valle inferna? 16. Son le leggi d'Abisso cosi rotte? O è mutato in ciel nuovo consiglio, Che, dannati, venite alle mie grotte? — 17. Lo duca mio allor mi die di piglio, E con parole e con mani e con cenni,

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