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Dresda, diramando numerosi inviti ai direttori degli archivi, e spera che il Congresso risolverá allora la questione da lungo tempo dibattuta a pro' dei codici e della scienza, e noi, mentre plaudiamo di gran cuore a questa impresa, che fa onore al governo sassone, facciamo i voti piú fervidi per la piena riuscita dei suoi intendimenti.

Concorsi. L'Accademia di belle arti di Francia ha bandito il concorso al premio Sordin di 3000 fr., proponendo pel 1899 il seguente tèma : « Le particolari condizioni rispetto all'arte e i proprî meriti della incisione, in paragone co' resultati che si ottengono coi varî metodi eliografici. Mostrare le differenze caratteristiche delle diverse scuole d'incisione, opponendo loro la fatale uniformità delle produzioni meccaniche ».

Biblioteca Cromwelliana. Al 25 aprile p. p., terzo centenario della nascita di Oliver Cromwell, ebbe luogo sul campo di battaglia di Naseby un'adunanza nella quale fu proposta la fondazione di una biblioteca in memoria della grande guerra civile. Quantunque questa dovesse soltanto essere instituita in memoria di Cromwell, si stabilí poi di raccogliere nella medesima i documenti di tutte le fasi dello svolgimento della guerra fra i partiti qualunque fede politica abbiano professato. Naseby possiede già un gabinetto di lettura ed una piccola biblioteca, ma difficilmente vi sarà conservata cosa alcuna che si riferisca agli avvenimenti che resero sí celebre il villaggio. Siccome una collezione deposta in un luogo sí storico avrebbe grande importanza per i viaggiatori e gli eruditi, la proposta trovó generale approvazione. Cosi furono giá alla nascitura biblioteca assicurate le opere di Rushworth, Walker, Warburton, Carlyle, nonché molte vecchie e nuove biografie di Cromwell. Alcuni trattati sulla guerra civile, fra i quali due rarissimi, sono stati giá o acquistati o donati. Sir Richard Tangye regaló i suoi Two Protectors, la Ditta Archibald Constable il Prince Rupert ed i signori Lawrence Dullen il From Cromwell to Wellington. Fra i sottoscrittori trovansi il Conte Spencer, C. R. Spencer e Sir Charles Dilke.

ona di opere

CORRISPONDENZA

Dott. A, B., Berlino. Come vede, la sua domanda fu inserita nel presente quaderno ; le risposte le saranno inviate man mano che ci perverranno.

W. M., Londra. - La collezione del Valturio pubblicata nel quaderno precedente è esattissima; l'esemplare suo è dunque scompleto.

R. H., New-York, Conte W., Mosca, Lord P., Londra. Il volume con postille autografe ed inedite dell'umanista Sebastiano Serico descritto dal direttore della Bibliofilia (I, p. 12-17) fu venduto ad un erudito ed appassionato collettore di libri rari in Italia, il quale non se ne disfarà a nessun prezzo, di modo che ogni tentativo riuscirebbe vano.

Dott. J., Paris. Il Doctrinale Alexandri grammatici, impresso a Collio di Val Trompia nel 1502, descritto come primo libro colà stampato nel quaderno precedente della Bibliofilia (I, p. 55-57) sarà posto nel catalogo XLVI (Livres à figures du XVIe siècle) della Libreria antiquaria Leo S. Olschki di Firenze al prezzo di 150 Fr.

Chiuso il 10 agosto 1899.

477-8-99. Tipogratia di Salvadore Landi, Direttore dell'Arte della Stampa

Volume I

SETTEMBRE-OTTOBRE 1899

Dispensa 64-7

La Bibliofilia

RACCOLTA DI SCRITTI SULL'ARTE ANTICA

IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE

DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI

LA SCOPERTA DI SEI PREZIOSI DISEGNI

IN UNA BIBBIA DEL XV SECOLO

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In Europa, e principalissimamente in Italia, per un lungo e felice volger di tempo, che dal cader del xv secolo giunge fino a pochi anni fa, tratto tratto apparivano sconosciuti tesori artistici, scientifici e letterari. Le viscere della terra s'aprivano per darci i preziosi avanzi dell'antica arte greca, etrusca e romana; dalle chiuse, inesplorate, polverose soffitte, e dai misteriosi, severi conventi, venivano alla luce i piú rari e pregevoli quadri, arazzi, porcellane, sculture, volumi, manoscritti.

Splendido periodo, che forniva ampio lume alla critica artistica e alla storia dell'arte, arricchendo musei e gallerie, raccolte pubbliche e private, principesche e borghesi; e d'altra parte aiutava decadute famiglie, alimentando un ramo di commercio ricco e florido, oltre ogni dire, e che nel bel paese, è stato, ed è ancora, per quanto immensamente scemato, anzi quasi esausto, la piú grande delle nostre ricchezze avventizie.

Ma, naturalmente, coll’andar degli anni e dei secoli, le miniere, per dir cosí, da cui si traevano tanti belli e preziosi arredi, rovistate ad una ad una, si esaurirono, e le tristi condizioni economiche spinsero molti di coloro che ancora avevano un tesoretto artistico a venderlo, sí che oramai puó dirsi finito il tempo in cui si potea rinvenire con accurate e sapienti indagini, alcun cimelio sconosciuto, od almeno si può affermare che ne sono considerevolmente diminuite le probabilità.

E cid anche perché dal principio del corrente secolo, che ebbe il vanto di fondare col Morelli, col Crowe, col Cavalcaselle e col Mündler, la vera

e

base della critica e della storia dell'arte, i suoi cultori, quasi tutti direttori di raccolte estere, si spinsero alla ricerca del bello antico, sconosciuto o negletto, con tutte le loro forze, acuite dalla certezza di saper l'Italia ricca di tal nobile merce e bisognosa di permutarla in oro.

Cosí, presentemente siamo ridotti a tal punto, che è ben raro possa venir alla luce qualche nuovo cimelio, degno di accrescere il nostro numerosissimo ed inestimabile patrimonio artistico.

Perciò con vero, grande piacere, abbiamo l'onore di annunziare

per

i primi ai nostri lettori una importantissima scoperta artistica fatta in questi giorni dal cav. Leo S. Olschki, proprietario di una delle principali librerie antiquarie d'Italia e d'Europa, e direttore di questa Rivista.

Il chiaro uomo, già da quattro anni circa, aveva avuta la fortuna di esaminare una antica rara edizione della Bibbia, in geloso possesso d'una vecchia nobile famiglia del Veneto, e vi aveva rinvenuti sei disegni, cinque dei quali egli con sicuro criterio attribuí súbito ad Andrea Mantegna o alla sua scuola.

Il cav. Olschki, perfettamente consapevole della grandissima importanza di tali lavori, s'offrí immediatamente di acquistarli, ma la famiglia posseditrice dei preziosi volumi, forse perché memoria storica di piú gloriosi tempi, od anche perché ne avesse intuito il valore, non volle venderli a nessun prezzo. Però, finalmente, a tanta distanza di tempo, grazie alla sua instancabile attività, ed all'altissimo prezzo che ne offrí, riuscí a diventarne il fortunato possessore.

Il racchiudere tali preziosi disegni non è il solo ed unico pregio dell'opera in discorso, che costituisce per sé stessa un rarissimo cimelio bibliografico, tipografico e storico. Ed eccone la ragione.

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Nella stamperia fondata in Magonza da Gutenberg e dipoi esercitata, cominciando dal 1455, da suoi sleali soci Giovanni Fust e Pietro Schoeffer, erano impiegati due operai tedeschi, Arnold Pannartze Conrad Sweynheim. Quando nell'ottobre del 1462 Adolfo di Nassau prese e diede il sacco alla città, gli operai di quella officina si dispersero per tutta l'Europa, recando ovunque i benefizi della nuova arte. I due compagni sembra che dimorassero qualche tempo nelle vicinanze della città, poi consigliati dai monaci

benedettinį di colà, che l'invitavano a recarsi nella protobadía di Subiaco, nella quale avrebbero trovato non pochi loro connazionali, eruditi e dotti, manoscritti in gran copia e specialmente la quiete desiderata, partirono per l'Italia e verso il 1463 o il 1464, fermarono i loro torchi nella famosa badia.

Questa fu la prima tipografia che venisse fondata nella penisola.

Le pubblicazioni non tardarono a cominciare con trecento esemplari, tutti scomparsi, del Donatus pro pucrulis, a cui seguí il Lattanzio, De divinis institutionibus ; Cicerone, De oratore, libri III, che è il primo libro a stampa in cui siano caratteri greci, ecc., ecc.

Nel 1467 il marchese don Pietro Massimo '), degno rampollo della antichissima e nobile famiglia romana, che tanto fece per gli studi e per l'agricoltura, che esercitò molti onorevoli officii, tra cui quello di membro dell'ambasciata spedita dal popolo al re di Napoli Ferdinando, in guerra con Sisto IV, chiamò i due tipografi tedeschi a Roma, nel suo palazzo, a stabilirvi un laboratorio tipografico.

Per sei anni i due compagni lavorarono di comune accordo, poi nel 1473, lo Sweynheim abbandonò il Pannartz, che coraggiosamente proseguí da solo l'impresa, sempre presso i Massimo, fino al 1476. Da allora non se ne sa piú nulla, e si arguisce che trovasse la morte durante la peste che in quell'anno infieri nella città.

Il primo dei due soci, lo Sweynheim, si diede ad incidere in rame carte geografiche per un'edizione di Tolomeo, che non condusse a termine, e che comparve solo nel 1478, coi tipi d'altro impressore. Par verosimile che anch'egli venisse rapito dall' epidemia del 1476.

Questi due tipografi hanno acquisito una vera e grande benemerenza, ed un nome illustre nel campo della cultura e della storia della stampa, non solo perché furono i primissimi che introdussero questa nobil arte in Italia, ma ancora perché le opere da loro edite, risultano di grande importanza letteraria e religiosa, e son condotte con una bellezza ed accuratezza addirittura maravigliose. I caratteri sono magnifici, eleganti, (dello stesso tipo di quelli che adoperava Nicola Jenson nel 1470 in Venezia, e che tanto lo resero celebre), buona la carta, l'inchiostro a vernice, non corrosivo.

1) Mori nel 1489.

Tra i volumi pubblicati durante il loro soggiorno nell'ospitale palazzo del munifico patrizio romano, che a loro molto deve della sua fama, ricorderemo le traduzioni di Erodoto, di Giuseppe, di Stazio, le lettere di San Girolamo, il primo volume delle quali vide la luce nel 1476 e il secondo fu curato da Giorgio Laver, dandoci cosí una delle piú sicure prove della morte del Pannartz.

Ebbene: tra queste opere, una colossale ve ne ebbe ancora, la Bibbia, coll'esposizione di Niccolò De Lyra.

Questo illustre esegeta e teologo francese, chiamato Lyranus in latino, nato a Lyre presso Evreux nel 1270, e spentosi a Parigi il 23 ottobre 1340, era nato da genitori ebrei, e aveva per suo vero nome quello di Samuele. Nel 1291 s'inscrisse tra i Francescani di Verneuil, recandosi poco dopo a compiere gli studi in Parigi, ove divenne dottore e insegnò con gran plauso la Teología. Fu Provinciale del suo Ordine per la Borgogna, e nel 1325 la regina Giovanna di Francia lo volle tra i suoi esecutori testamentari. Conosceva assai bene il greco, e a maraviglia l'ebraico, e fin da giovane avendo cominciato a studiare e commentare i sacri libri, fu in grado di dettare, terminandolo nel 1 330, un profondo e poderoso commento al Vecchio Testamento, che è la sua opera di maggior lena. E in che giusto concetto lo tenessero i suoi contemporanei, lo chiariscono i due seguenti versi:

Et si Lyra non lirasset
totus mundus delirasset.

« È d'uopo consultar il De Lyra nei luoghi in cui trattasi di spiegare passi dell'Antico Testamento, e le cerimonie dell'antica legge. Egli si lascia addietro tutti coloro che hanno commentato prima di lui le Scritture, quantunque non riesca cosí bene nelle questioni di filosofia e teología » attesta Riccardo Simon.

Oltre le sue opere pubblicate, quali la suddetta Bibbia; De Messia (Venezia, 1481) e Tractatus de idoneo menstrate et suscipite sancti altaris sacramenti (Germania, xv secolo), abbiamo manoscritte Moralitates in IV Evangelia ; Commentaria in IV Libros Sententiarum; Quodlibeta Theologica ;

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