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Tractatus de animae claustro (nella biblioteca di Oxford); Sermones, Destinctiones (nella biblioteca di Charleville); Concordantia Evangeliorum (nella biblioteca di Metz); Glossae (in quella di Saint-Omer); De tribus statibus ad perfectionem (in quella di Basilea); Epistolae (nell'altra di Bruges), ecc.

La nostra Bibbia è conosciuta bibliograficamente sotto l'indicazione di Postillae perpetuae, sive brevia commentaria in universa Biblia, o di Postillae perpetuae in V. et N. Testamentum, o anche di Glossa ordinaria in S. Scripturam. Si compone di 9 parti in 5 grossi volumi in-folio grande.

Il 1°, di fogli 450, venne pubblicato nel 1471, mentre gli altri quattro seguenti, uscirono in luce nel 1472, e reca in fine:

In domo Petri de Maximis Anno salutis

M CCCCLXXI. Die XVIII Nouěbris.

Il 2°, di fogli 451, contiene da Esdra fino all'Ecclesiastico, e ter

, mina:

,

In domo Petri de Maximis
MCCCCLXXII. die

XXVI Maii

Il 3°, di fogli 398, riporta da Isaia al secondo libro dei Macabei, e termina:

In domo Petri de Maximis Anno salutis

MCCCCLXXII. Die XIIII Januarii.

Il 4°, di fogli 234, contiene i quattro Evangelisti.
Il 5°, di fogli 290, il seguito del Nuovo Testamento, ed ha in fine:

In Domo Petri de Maximis
MCCCCLXXII. die

XIII Martii

Nel principio di questo ultimo volume è la celebre epistola indirizzata da Giovanni Andrea, bibliotecario vaticano, a papa Sisto IV, epistola da cui chiaramente si deduce che la nuova e malagevole industria dei valenti tipografi, nonostante tutta la loro coraggiosa iniziativa, nonostante la buona volontà e lo splendore delle edizioni, non prosperava davvero, talché non

sapevano letteralmente come andar piú innanzi. E il Pontefice, conscio della grande opera dei due tedeschi in pro della cultura, liberalmente li soccorse. Ma quel che rende di altissimo valore per la storia della stampa questa lettera, tanto da far aumentar il pregio della Bibbia che la contiene, è il compresovi elenco dei libri che gli stampatori di Magonza pubblicarono dacché erano venuti a stabilirsi in Italia, cioé dall'anno 1465 al 1472, con allato il numero delle copie tiratone. Sappiamo cosí che prima della stampa del Nicolò De Lyra, essi avevano dato alla luce ben 27 opere, formanti un totale di 12.475 volumi.

A proposito del numero d'esemplari della nostra Bibbia, l'elenco termina nel seguente modo: Nicolai de Lyra volumina Mille Centum MC.

Indicazione che dovrebbe sembrar chiara, eppur non è, perché se alcuni bibliofili intendono doversi leggere 1100 esemplari completi, vale a dire 5500 volumi, altri affermano doversi ritenere pubblicati 1100 tolumi, cioè 220 esemplari completi. La questione è abbastanza ardua a definirsi; e in quanto a noi, siamo piuttosto del secondo parere.

Questa edizione è rarissima (ciò che convalida il nostro parere), e molto difficile a rinvenirsi completa e ben conservata. Su tal punto tutti gli studiosi si trovano perfettamente d'accordo ').

Quanto al rinvenirsene copie in commercio, ed al prezzo attribuito, se il Brunet?) ne cita esitate alla vendita Soubise per 170, alla BrienneLaire per 201 e a quella Boutourlin per 112 franchi, noi notiamo che mancava nella vendita all'asta delle famose biblioteche Sunderland, Hamilton, ecc., che da dieci anni non ne comparve in commercio alcun esemplare, e che quindici anni or sono una libreria di Berlino ne offrí in vendita un esemplare incompleto per 10.000 marchi (1 3.000 lire circa) e che la Casa libraria di cui il chiaro cav. Leo S. Olschki è proprietario, ne cedette, un decennio fa, una copia mancante di ben due volumi ad un libraio londinese per 200 lire sterline (5400 lire).

Ed è naturale; poiché, ripetiamo, ci troviamo dinnanzi ad un'opera delle prime stampate in Italia, dalla primissima tipografia, primissima per tempo e celebre anche per la ricchezza dei lavori suoi; un'opera che riproduce e propaga le riflessioni scritte sul Testamento da un tale e tanto uomo come Niccold de Lyra, e che al merito di essere stata e per concetto e per mole forse la piú colossale che avesse veduto la luce dacché i torchi dell'arte di Gutenberg cominciarono a gemere, unisce un'accuratezza tipografica, una qualità di carta, una bellezza di caratteri ed un aspetto veramente sorprendente.

1) DE BURE, Bibliographie instructive ou traité de la connoissance des livres nares et singuliers. Paris, 1763, vol. I, pag. 131 sub n.o 119: « Ouvrage regardé comme le premier commentaire qui ait été imprimé sur l'Ecriture Sainte. Les exemplaires en sont rares et difficiles à trouver bien conditionnés. »

2) Paris. Didot, 1862. Tomo III, pag. 1255.

Ne vennero fatte dipoi circa sedici ristampe: a Venezia (1481, 1488, 1495), a Colonia, a Norimberga, a Lione, a Douai, a Anversa e a Basilea (1508).

L'esemplare attualmente posseduto dal cav. Olschki, è conservato stupendamente ad eccezione di qualche macchia d'acqua e di qualche leggera fioritura; e da un confronto fatto con altri esemplari risulta che questo è tutto speciale, essendo stampato su carta piú grande e greve di quella che trovammo nelle altre copie da noi esaminate. Legato in non grosso cartone bianco ordinario, reca nel dorso d'ogni volume le indicazioni dei testi biblici contenutivi, a grossi caratteri in nero. Mancano peraltro gli ultimi 59 fogli dell' Evangelio di San Giovanni; ma tale difetto è insignificante, in confronto dei pregi particolari del nostro esemplare; tra cui quello di racchiudere, aggiunto nel terzo volume, un manoscritto contemporaneo, di cinque carte in foglio, contenente « Hystoria Susanne et belis et draconis » (un supplemento al libro di Daniele).

Le lettere in principio d'ogni capitolo, e d'ogni capoverso, sono rubricate. In testa ad ogni pagina è sempre a caratteri di color rosso l'indicazione di ogni libro.

Spessissimo le parole del testo biblico sono sottolineate dello stesso colore, e ad ogni foglio s'incontrano circa sette od otto fregetti in nero, raramente qualcuno in turchino carico. Ogni tanto si veggono delle annotazioni marginali pure in nero, ed alcune volte fatte risaltare con linee sottostanti in rosso. Esse sono evidentemente dovute al primo possessore dei volumi, un dotto che deve aver studiato l'opera lyriana a fondo, e collazionato il suo esemplare a stampa con un codice correttissimo, del quale notd in margine tutte le varianti che offriva, facendovi un richiamo nel testo; inoltre egli corresse, con una pazienza straordinaria, tutti gli errori tipografici e quelli derivati dalla scorrettezza del codice che servì per la stampa dell'edizione. I caratteri tutti sono eleganti e condotti a mano con somma precisione (fig. 1).

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N principio creauie deul celum & cerram. Cap.I. Obmellir duisionibus curiosis accipio illam que magis consuera en dia toca enim sacra scriprura diuiditur in duas partes uidelicec in uecus & nouum cestamentum ita q licet cora sacra scriptura fic de deo canğ de subiecto tamen prima pars principalıcer est de deo tanõ creacore & gubernatore. Secúda yero de deo tanğ redép,

core & glorificatore-( Prima pars uidelicet uerus teftamentum chuidie in ortuor parref uidelicet i libros Legales Historiales Sapiéciales & Propher tales. Ec quia uetus testamentú & nouú se babenc ficut rota in medio rote: ut habet Ezech.r.ca. Ideo no. cesta. duuidié cósimilicer in qoruor quta legi in nouo cestaméca corresponder Euangelium. Libris sapien alıbus correspódenc epi role Paull& aliorú Apostolox. Libre bistorialibus correspondent actus Apostolo. Libril ppberalibur corresponder liber Apoca.(Circa prima parcé ueteris testamenci que continec libros legales uidelicec quinq libros Moysi. Considerandum q lex non dat uni persone sed communicati populi adunati. ideo primo describicur adunatio fidelis populi sub culcu uniul de quod fic in libro Genel Secundo describitur legislario populo adunaco.de bocin Exo.& duobus libril sequencbur Terao ponitur predicte legıf repeticio 86 explicatio & hoc fic in Deucerononio(Prima in duas quia primo oftendic Moyses nature humane productionem. Secundo ipfius propagationem.uu.ca.uc sic pcedac ad electionem fideler populi & distincionem eius ab infideli populo per successiones generacionum uc parebic infra (Circa primú considerandú q coca corpalis creatura Facta est proprer hominem nam elementa sunt propter mixta.& mixta inanimata ut plance proper animalia.animalia uero propter hominem quátum ad eius nutricioné K tuamentum. Corpora etiam celestia facta funt quodammodo proprer hominem scam o dicitur Deutero.iiu.ca. Ne forte oculul eleuaril ad celum uidear folé luna

9 & omnia astra celi & errore deceprus adorel & colas: que creauit dominus deufcuur in ministerium cuncu gencibus. Ec ideo primo describic corpalis creature pductioné generalıcer. Secundo hominis formacionem specialiser ıbı Be art. Pagamus hominé. Circa primum cria facit scriptura:quia prima exponie opus creationis. Secúdo opul diftincriond seu formacions ibi Dixit quoq deus.fiat lux. Tertio opus ornacul fiue dispositionil ibi Dixit autem deusfiant luminaria. Opul creacions describicur ance omnem diem. opus distinctions pringis tribus diebus. Opus autem ornacus alus cribur fequentibus. & feprimo die requieuir deus a nouis creacuris condendir Secundú uero sententiam Hieron. in epistola ad Paulium presbyterum de omnibus sacre scripcure libres prinaprum Genel. est canal oblcuritatibus inuolutum: ut ante triginta annof apud Hebreos non legacur.& huius oblaritates satis apparent ex uarus & mulaplu cibusexposicióibus cam doctorum Hebreorum ğ Catholicorum circa ipsú & quoniá confulto est cam incelligencie memorie inimica intendo uitare talem mulacudinem exposicionum dlarú maxime que a sensu licceralı remote uideretur: cui sensut incédo insistere scđm granam a domino mib datam. Igitur circa principiú Genel.sunt tres opiniones seu exposiciones sollemnes ad of alie uidené reduci.prima est ipsius Augu. quiilor sex dies exponic non prout important successionem cemporil: fedput dicunt cogninonem angelicam relatam ad sex genera rerum códırarum. Ita auté cognitio angelica duplex eft. Vna est rerum in genere proprio & bec dicitur uefpercina quid omni crearura ad deum cóparata qui é lux per

essenciá: tenebra est. Alia é cognicio in uerbo & bec dicitur matutina:& sic exponic factum est uefpere & mane dies unus.

Fig. I (2/3 della grandezza dell'originale).

Oltre gli artistici disegni dei quali piú sotto verremo a trattare, l'esemplare di proprietà del direttore della Bibliofilia è riempito di una quantità d'altri disegni a colori con iscrizioni in nero, quali piante di sacri edifizi, ecc., di cui è menzione nella Bibbia; ma questi sono lavori interamente geometrici, e quindi di niuno o di picciol pregio, rispetto all'arte.

Tali ultimi disegni variano dalla grandezza di un quarto a quella d'un foglio intero.

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Noi, giacché hanno soltanto interesse storico, li tralasceremo, venendo súbito a parlare dei sei rari cimelî, che son l'oggetto principale di questo articolo.

2

Al foglio 7 recto del III volume, troviamo due disegni disposti l'uno sotto l'altro.

Cominciamo dal primo, il superiore, che ci mostra Gesú Cristo figurato secondo il rito latino, e come dice l'iscrizione manoscritta in carattere gotico a sinistra del disegno: figura secundum latinos (fig. 2).

Il figlio di Dio è assiso in una specie di seggiola sgabello, che rammenta la forma delle sedie romane e medioevali. I piedi di essa sono

a

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