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derni '), corrispondono via via nella formazione de' foglietti ad una delle carte precedenti con la marca); le cc. 54, 56, 57, 58, 62, 65, 66, 69, 70, 71, 74, 75, 77, 78, 81, 82, 85, 87, 89, 91, 93, 95, 98, 99, 101, 105, 106, 109 e 10 hanno la marca b, e le loro corrispondenti 47, 55, 59, 61, 63, 64, 67, 68, 72, 73, 76, 79, 80, 83, 84, 86, 88, 90, 92, 94, 96, 97, 100, 102, 103, 104, 107 e 108 hanno nell'angolo inferiore a destra di chi ne riguardi il recto il monogramma c,

tte eccetto la c. 6o, che nella formazione del foglietto corrisponde alla c. 57. Precede ai quaderni una carta di guardia, di diverso impasto, con una marca, la quale rappresenta una pianticella ricca di fogliame con fiori, che sorge da un fondo o recipiente semisferico; e questa carta, non scritta nel verso, ha nel recto in primo luogo il titolo che segue: « Ad S. R. E. ac Excel. Reip. Floren. Generalem Armorum Imper. | Ac Inuictiss. Prin. Federicum Gonzagam | Mantua Marchionem. V. Ioannis Beniuoli Andini Archidiaconi | Pisaurensis | Gonzagium Monumentum ». Questo titolo è scritto dalla mano stessa che scrisse il testo, e della quale diremo più oltre. Un'altra mano, inelegante, v’aggiunse sotto la dichiarazione che segue: « Da Andes cioue Da Pietolo oue nacque Virgilio Marone ». Dopo un piccolo spazio leggesi, sulla medesima pagina, questo ricordo, di mano molto posteriore alle due precedenti, e piú propriamente della prima metà del secolo XVIII: « Il Sig. Abate Tartarotti da Roveredo, molto erudito, in ritornando da Roma, uenne a trouar me D. FEDERIGO AMADEJ, nel xmbre del 1739, condottoui dall'Auuocato Berselli Reuisor delle pubbliche Stampe, e narrommi ďauer ueduto in una Biblioteca Romana un Manoscritto Poema Eroico, molto stimato, e tenuto in alto prezzo, perche era unico ; e trattaua di uarj Vomini illustri Mantouani Poeti. Io allora gli mostrai questo mio Libro Manoscritto, ed egli in uedendolo confessò esser quel medesimo da lui tanto stimato, anzi il mio esser meglio conservato, e meglio scritto di quello, esor

1) Giova aver qui presente che il quaderno 1° consta delle cc. 1-8; il 2° delle cc. 9-16; il 3° delle cc. 17-24; il 4o delle cc. 25-32; il 5° delle cc. 33-40; il 6o delle cc. 41-46; il 7° delle cc. 47-54 ; l'go delle cc. 55–62; il 9o delle cc. 63-70; il 10° delle cc. 71-76; l'11° delle cc. 77-84; il 12° delle cc. 85-92; il 13° delle cc. 93-102, ed il 14o delle cc. 103-110.

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tandomi a farlo stampare, perche L'opera meritaualo ». A tal ricordo un nipote dell'Amadei Federigo appose la osservazione seguente: « Disse il sod. S.' Don Amadei che era suo ma ueridicamente da me !) suo Nipote Dot." Vincenzo Leonardi li 2) fu perstato acciò se ne ualesse da pren

dere cognizioni sopra le eroiche gesta della Casa Gonzaga e mi restituito dopo la suaTM) morte che seguì la notte delli 12 Febro 1755 ad ore quatro et un quarto ». Finalmente un'altra mano ancora, ugualmente inelegante, v’aggiunse questa notizia intorno all’Amadei:

Questo Amadei scrisse delle memorie assai

preziose sopra Mantova che esistono manoscritte in Casa dei Marchesi Castiglioni, Cocastelli Conti, e Marchesi Capilupi. Ora questo libro è presso il Canonico Cavriani 4) ».

Che la mano, cui si deve il titolo (o dedica) sopra riportato, sia la medesima che ne' margini del codice appose via via i lemmi, per così dire, ossia il titolo o l'argomento dei paragrafi, in cui ogni libro può esser distinto, e vi trascrisse e dichiarò i nomi de’ vari personaggi, ecc., è indubitabile, ed apparisce subito a prima vista. Che essa poi sia la stessa, la quale scrisse anche il testo, risulta evidente dall'esame della scrittura e particolarmente dalla conformazione di alcune lettere più specialmente caratteristiche: è naturale per altro che la scrittura del testo apparisca più elegante e più ugualmente condotta. Che infine queste note marginali, o lemmi, o argomenti, o trascrizioni e dichiarazioni de' nomi proprii si debbano all'autore stesso del poema, oltre che è attestato da lui a c. 64" dove annota: « Augustini de flumine mei contubernalis laus in medica » (sebbene un'altra volta egli dica di sé stesso in modo impersonale: c. 38' « Aluysii fortitudo & studium in bonas artes Beniuolo duce et magistro 5) »), si desume da questo fatto di non lieve importanza: che cioè là, dove nel corso dell'opera si ricordano personaggi poetico, con il solo nome, o con perifrasi, o con forma non comune e

all'uso

1) da me è sostituito all'originario dal.
2) Cosi sembra doversi leggere: ma parrebbe un le.
3) Anzichè sua sembrerebbe qui scritto lui (?).

4) Cfr. ad es. per le famiglie Capilupi (dove molti fiorirono in letteratura) e Cavriani l'op. cit. del Bettinelli pagine 103 e 43.

5) Nominandosi cosi esplicitamente intese egli certo dichiarare il verso del testo « Quo, duce me, quondam sitientia proluit ora » che si riferisce a Luigi de' Gonzaga.

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tale che chi non n'abbia notizia non riesce a ravvisarli facilmente, nel margine i nomi loro sono trascritti e riportati per intero, con l'indicazione del casato e spesso della paternità o del luogo di nascita, quasi a loro dichiarazione: il che è naturale facesse l'autore stesso, come quegli che sapeva quali personaggi intendesse significare, e poteva dubitare che in qualche modo intorno ad essi accadesse al lettore di rimaner incerto. Cosí c. 1' l'Insubrum extorrem dominumque ducemque Sfortigenam è dichiarato: « Maximilianus sfortia », e a c. 3' lo Sfortiada « Lodo. Sfor. »; a c. 6' il Manfredus esimio fra i giovani di Parma è dichiarato « Manfredus pallauicinus »; c. 8' un Busyris significa « Petrus Busius »; c. 21" un Ambrosius scurra nel margine risulta « Ioannes ambrosius »; C. 40' un Mercurius ha la nota « Mercurij Paleologi excursio »; C. 51' al Tiphernalis populi dominator è apposta la dichiarazione «Vitellus tiphernas », e ad un Aeneas, nulla non laude superbus questa: « Aenea Equitis mantuanj mors indigna »; c. 68" un Masinus è dichiarato « Iacobus Masinus Cesennas » e « Demetrius Epirota » un Demetrius; il Mancinus a c. 69'è « Mancinus mignonus peditatus ductor »; il Jacobus Marius Sfortiada alumnus a c. 77' è « Iacobus Marius Cayacensis Jo. Sfortia alumnus Eques »; a c. 88' apostrofando l'autore un Carole, doctiloqui numeros imitate Catulli, spiega nella nota che si riferisce a un « Carolus Agnellus », come rivolgendosi ad un Luysi, ad un Portu « anima a teneris nostra pars intima », ad un Calandra, ad un Bardelon « graiorum adiens penetralia raris Nota italis », dichiara di riferirsi rispettivamente a « Luysius Ioannispetri gonzage filius », a « Benedictus Portus », a « Ioannesjacobus Calandra », a « Jo. iacobus bar

. delonius »; a c. 90' nei versi « Hic et Auos, et auor um Atauos: et originis omncm | Gonzaga seriem Gentis: maternaque pingi | stemmata ; et Augustos Auia de sanguine Reges | Jussit, etc. » significa, secondo spiega l'annotazione, « Margarita Bauariensis Francisci Mater. Federici uxor » e « Barbara brandeburgensis Lodouici vxor. Federici mater »; a c. 93' il « leuium Luciascus Equorum Ductor » à « Paulus Luciascus veronensis vir fortis uaferque »; a c. 105' il Suardus ricordatovi è « Franciscus cognomento Suardinus », ed il Mario è « Marius Equicola », ecc., ecc.

Ma il codice è da considerarsi anche autografo, ossia scritto di mano dell'autore stesso, il quale forse aveva con esso preparato un esemplare del suo poema da presentarsi al personaggio, cui lo dedicava, immaturamente mancato ai vivi. Ne sono non dubitabile argomento, più ancora che la annotazione sopra riferita intorno all’Augustinus de flumine, il carattere

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generale della scrittura, le emendazioni e correzioni fatte, dalla stessa mano, qua e là, la sostituzione di voci sovrapposte ad altre erase, le aggiunte cosí di vocaboli omessi nella trascrizione come di versi, ecc.; insomma quel complesso di fatti e di indizii, che valgono a far distinguere l'autore da un semplice copista: almeno non v'è argomento - se l'esame diligente fattone non m'ha ingannato - per supporre il contrario.

Né del resto è lecito congetturare che il poema abbia avuto per avventura piú d'una o due trascrizioni, quando si consideri sotto qual fitto velo è giaciuto per lungo tempo dimenticato, tale che persino del suo autore andò fino allo Zeno ignorato il nome. Correzioni autografe ricorrono, ad esempio, a cc. 2" (la sostituzione di uulgi quem credidit error ad un emistichio eraso), 5" (di Cerbeream la parte Cerbere è sostituita alle tre prime sillabe di un vocabolo che cominciava con T, evidentemente Tartare[am]), 23" (hac inserito fra tacita prece per maggior efficacia, senza esser richiesto dal metro), 31' (cumulata iubent per iubent cumulata), 34" (Abraam per Abram), 36" (Bebriaca per Bebria), 36' (denso per facto dopo agmine), 44' (necdum), 47' (ergo per erga; sfuggi a c. 47' un robore detræ), 50' (tentet), 51' (meditantis sostituito di prima mano, durante la trascrizione, ad un meditati), 52" (reuocandus per reucandus), 55' (hæc inserito dopo hosti in principio del verso), 58' (victoribus con la sostituzione di victori ad elementi indecifrabili), 71' (aram inserito dopo meditati nel verso Hac secum meditati qua proxima surgit, cancellato un ad in fine di esso e sostituito accedunt nel principio del seguente ad un verbo che terminava pure con dunt), 78" (Admissus sostituito ad Ingressus), 97" (tremens aggiunto dopo turba nel 1° verso, e trepidos dopo instant nel 3o), 104' (Hunc per Tunc ed illi per ille), 108" (immutabile per mutabile), 109" (exponere, dove la parte ponere è in rasura sostituita ad altra illeggibile), ecc., ecc.

Alla mano, che al titolo o dedica appose la inutile dichiarazione « Da Andes cioue da Pietolo, ecc., », si deve qua e là la ripetizione in margine di alcuno dei lemmi, talora volgarizzato, ma di nessun interesse. Qualche altra annotazione di mani diverse riscontrasi nel codice, che è ozioso riferire, essendo destituite di qualsiasi valore: va però fra esse ricordata la mano d'un possessore del volume, probabilmente di quell’Annibale degli Abati Olivieri, il dotto illustratore dei Marmora Písaurensia, cui scriveva lo Zeno senza ch'apparisse mai se fosse informato del vero argomento del « Poema istorico » ritrovato: a quella si devono appunti più specialmente cronologici, come: 2" « anno 1513 » aggiunto

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alla nota originale « Leo. medices creatus Pont. Max. »; 4' « anno 1519 » aggiunto alla nota originale « Maximiliani Cæs. Aug. mors. & belli causa »; 15" « nominatus fuit Federicus Dux copiarum Pontificis . II . xbris 1520 »; 18" « Aprilis 1521. incipit obsidio Parma a Gallis »; 23' « animosior » sottoscritto al compendio della voce stessa; 40" « nunc Caneto, sed potius Calvadone erat vetus Bebriacus », apposto alla nota « Ad Bebriacum vicum castrametatio »; 41' « nunc Ostiano dictum » (apposto ad « Hostiliani Arcem » del testo); 53' « teste Mario Equicola evenit 1522 » apposto alla nota originale « Papiæ deditio »; 64" « mors Leonis X evenit anno 1522. Successit Adrianus VI », ecc., ecc. Analoghe sono le due annotazioni in matita, che leggonsi nel margine delle cc. 41' e 42", cioè: « Mattheus Schinerus Episcopus Sedunensis partes Maximiliani sequitur contra Lodovicum XII et Franciscum I reges Galliae » e « Mattheus Schinerus mortuus in Conclavi ante electionem Adriani VI». Del resto, chi via via fu in possesso del volume, non sempre n'ebbe la debita cura, ma lo abbandonò in mano a gente rozza, forse anche a fanciulli, che di tale negligenza lasciarono eloquente documento con gli sgorbi ed i grossolani disegni onde deturparono, oltre i risguardi, le cc. 16', 32" e 32", 45', 46", 46', 76', 94", 94' e 110', e talora anche con prove di penna, prove di calcoli aritmetici, appunti, frasi rimaste in sospeso, ecc. (c. 16' «gia bianche damedene », ecc.; cc. 28', 31', 32" e 32', 46', 62'; 94' « per la soma bontà di Dio siamo arivati anche in quest'anno li 2 febbraio », ecc., « Pozzi Luigi », ecc.). E in verità, nel ricordo sopra riportato dell'Amadei Federigo non si legge forse come il poema tratti di « vari Uomini illustri Mantovani Poeti », mentre ciò non essendo che in una brevissima parte d'un solo libro, ne risulta una prova che il poema stesso dovette da lui esser stato letto molto superficialmente?')

In fine, per compiere e terminare questa omai troppo lunga descrizione, va avvertito che nel margine inferiore della c. I' sono visibili le tracce d'un timbro ad olio in forma d'elisse: la dicitura non è ben leggibile, non essendo riuscita impressa la parte interna di detto timbro: tuttavia inferiormente sembra sicuro il nome CAVRIANI, che si riferisce indubbiamente ad uno della famiglia Cavriani sopra ricordata.

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1) La sola annotazione marginale, che sembri dovuta a questa mano, è quella che leggesi a c. 150 « Cunabula Auctoris »,

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