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UN MINIATORE DEL SECOLO XV

I.

p. Ireneo Affò nelle « Notizie intorno la vita e le opere di Basinio Basini » (Basinj Parmensis Poetae Opera Praestantiora, Rimini, Albertini, 1794, tom. II, pag. 33) ricorda un codice dell' Hesperidos del Basini « ornato di miniature superbe » per mano di Giovanni da Fano. Questo codice era stato donato nel 1499 da Carlo di Roberto Malatesta al cav. Francesco Capello proyveditore in Rimini per la Repubblica di Venezia, e l'Affò ne ebbe notizia dall'abate Mecier che l'aveya visto fra' libri, che poi andarono venduti, del barone di Heiss.

Io non so dove ora si trovi e se piú si trovi questo unico monumento del miniatore fanese e sarei ben lieto se qualcuno sapesse indicarmelo o mi sapesse dire se esistono altri lavori suoi. Allora, se la indicazione riportata dall'Affò Op. Ioannis Pictoris Fanestris non fosse completa o si trovasse piú completa in altri lavori, potremmo avere notizia del suo nome di famiglia e forse convertire in certezza il dubbio sorto in me che egli possa essere tutt'uno col Giovanni Bittino o de' Bettini da Fano celebrato come pittore dal poeta riminese Roberto Orsi che visse fin verso la fine del secolo XV.

L'epigramma dell'Orsi che contiene un elogio forse poeticamente esagerato della valentía dell'artista, fu citato dal comm. Luigi Tonini (Di Bittino e della sua tavola in S. Giuliano. Bologna, Monti, 1864), per dire che il Giovanni Bittino iyi lodato era diverso dall'altro Giovanni Bittino autore della tavola illustrata da lui tuttora esistente nella chiesa di San Giuliano di Rimini il quale era nativo di Faenza. Io posso riprodurlo integralmente mercé la cortesia del signor cavalier Carlo Tonini Bibliotecario della Gambalunghiana di Rimini che gentilmente volle farne ricerca nella collezione degli Scrittori Riminesi fatta dal canonico Zeffirino Gambetti (Manoscritti in ordine alfabetico, lett. V).

De Iano Fanestri pictore
Bittinij digitis opus hoc memorabile Iani

Ingenio veteres vincit et arte novos.
Candida compositis delubra coloribus ornat,

Patricios tantum Caesareosque Lares.
Effingit veris quaecumque simillima rebus,

Et rerum arcanos explicat ipse modos.
Iratum fugies inter pineta leonem,

Hirsutos timeas per juga picta sues,
Jurabis trepidare feras, et currere cervos,

Stare domos, variis prata virere comis,
Latrantesque canes, et surda audire virorum

Verba, vel umbrosi surgere fontis aquas.
Quin te te in parvis modo dixeris esse tabellis

Usque adeo doctas possidet ille manus.
Inclyta piceno quaesita est gloria Phano;

Unde genus noster nobile Ianus habet.

Dopo lettolo rimane il dubbio se qui si parli di un pittore di stanze o decoratore come ora si dice, ovvero di un miniatore: il secondo distico farebbe pensare alla prima ipotesi, mentre le parvae tabellae del settimo conducono necessariamente alla seconda.

La famiglia Bettini oriunda di Firenze trovavasi in Fano al servizio de' Malatesti fin da' primi anni del secolo xv. Giovanni Bettini da Firenze era depositario negli anni 1401-1405. Furono pure depositari in Fano Andrea, Lorenzo e Bernardo, e referendario a Brescia Domenico, tutti figli di Nanne o Giovanni Bettini (ZONGHI, Repertorio dell'antico Archivio Comunale di Fano, Ivi, Tip. Sonciniana, 1888, passim). Forse da uno di questi nacque il pittore, se pure non fu quel Giovanni di Bettino de' Bettini da Fano abitante in Iesi che sposò nel 1466 Michelina Metelli da Pesaro (OLIVIERI, Della Patria della B. Michelina, ecc. Pesaro, Amati, 1772, pag. LX). Ma se Giovanni era stabilito a Iesi, come poteva lavorare pe' Malatesti a Rimini? Volendo entrare nel campo delle ipotesi si potrebbe spiegare anche questo, o si potrebbe trovare naturale che esistessero contemporaneamente nella stessa famiglia parecchi individui col nome di Giovanni che era quello del capostipite.

Ma io non voglio fare delle ipotesi: ho voluto esporre soltanto i risultati di alcune mie osservazioni, pregando vivamente i lettori della Bibliofilia a voler essere cortesi di comunicare a me o al signor cav. Olschki ciò che può essere a loro conoscenza sul conto del miniatore Giovanni da Fano e de' suoi lavori.

Santarcangelo di Romagna, settembre 1899.

G. CASTELLANI.

DOMANDE

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Desidero sapere se nel secolo XV, cioé fra il 1470 e il 1485, fosse in uso qualche arma da fuoco che potesse esser caricata con palle di un'oncia. Henri Harrisse si è occupato di questa questione e l'ha risoluta negativamente. L'Angelucci nel suo studio « Los Escopeteros Milaneses » dà maggiori ragguagli in proposito. Nei musei genovesi o fiorentini si potrebbe scoprir qualche cosa. Non potrebbero esserci cannoni che caricassero palle di un'oncia di peso? Per esempio nelle illustrazioni all'ultimo numero della Bibliofilia a pagina 51 è una figura tolta dalla prima edizione del Valturio, nella quale vedesi un uomo che scarica un'arme probabilmente caricata con una palla di quel calibro. L' Harrisse cita un documento che dà un inventario del piombo del Castello di Pavia, dal quale appare che vi fu ricevuto o consegnato « un quintale di piccole cariche, in numero di 4500 ». Per proseguire questa indagine leggasi l'articolo del signor T. L. Belgrano, stampato in Genova nel 1879, intitolato : « Relazione letta nella Giunta Plenaria della Società ligure di Storia patria ». A pagina 23 l'argomento è pienamente trattato. Come si capisce, la questione è nata dalla palla di piombo trovata nella cassa di Colombo nella cattedrale di San Domingo nel 1877. Gli spagnoli cercano di provare che questi resti non sono di Colombo, perché nessuna palla « di circa un'oncia di peso » era in uso nel secolo xv.

JOHN BOYD THACHER.

RIVISTA DELLE RIVISTE

The Library Association Record, a monthly Magazine of Librarianship

and Bibliography, being the official organ of the “ Library Association,” edited by Henry Guppy. London, 1899.

Di questa importante Rivista, fondata nel gennaio dell'anno in corso, sono già usciti nove quaderni con articoli svariati e notevoli sul movimento delle biblioteche inglesi ; ma giacché non vogliamo - né lo spazio ce lo permetterebbe – render conto dei fascicoli arretrati per non offrire ai cortesi nostri lettori delle notizie alquanto stantie, riportiamo soltanto il sommario dell'ultimo fascicolo di settembre (I, n. 9): Il signor Charles W. Sutton vi ha pubblicato un buon articolo su alcuni istituti di Manchester e Salford, dando di ognuno un'esatta e documentata storia e delle notizie sulla loro organizzazione; segue poi uno scritto sulla « John Rylands Memorial Library, Manchester », nel quale l'autore, che non si nomina ma si suppone essere il direttore signor Henry Guppy, ci dà la storia di questa

lebre biblioteca che la signora Rylands ha eretto in onore del suo defunto marito, acquistando con mezzi ingenti le piú grandi raritá bibliografiche e letterarie qua e là sparse, che poteva ancora ottenere, e la celebre e piú preziosa raccolta privata che abbia mai esistito e che si conosca, sotto il nome di Bibliotheca Althorpiana, per la quale la benefica e generosa signora pagó a lord Spencer la somma di cinque milioni, facendo fabbricare sui disegni dell'eminente architetto Basilio Champneys un apposito palazzo che fra poco sarà aperto al pubblico, che potrà cosí ammirare e studiare i tesori inestimabili ivi gelosamente conservati. La biblioteca racchiude la piú splendida collezione di cimeli bibliografici del mondo intero, e non si esagera se si asserisce che non esiste al mondo una raccolta che illustri, si completamente come questa, l'origine e lo sviluppo dell'arte tipografica. Havvi la piú ricca collezione di Bibbie colle traduzioni in quasi tutte le lingue, delle edizioni principi dei classici, un numero straordinario delle opere piú antiche e rare relative alla scoperta dell'America, ecc., ecc. Dei primi tentativi che si connettono colla storia dell'invenzione della stampa, notiamo la famosa xilografia rappresentante s. Cristoforo, con una sottoscrizione di due linee e la data 1423. Questo documento piú antico d'arte tipografica, con data sicura, scoperto nel convento di Buxheim presso Memmingen, è già bastante per rendere famosa la biblioteca in cui si trova. Ma anche di altre opere xilografiche è ricca quest insigne biblioteca, e ne segnaliamo le piú famose, come l'« Ars moriendi », la « Biblia Pauperum », la « Historia

, Virginis ex Cantico Canticorum » e l'« Apocalypsis s. Ioannis ». Passando poi alle prime produzioni dell'arte tipografica propriamente detta, cioé ai primi libri stampati con caratteri mobili, notiamo anzi tutto le due famose lettere d'indulgenza offerta dal papa Nicolò V nel 1452 a tutti quelli che con danaro volessero difendere Cipro contro i Turchi. Nella biblioteca trovansi tutte le antiche Bibbie latine, comprese la cosí detta « Bibbia Pfister » di 36 linee, la « Mazarina » di 42 linee, e la Bibbia di Magonza del 1462 in un esemplare magnifico stampato su pergamena ed ornato di molte splendide miniature. Non vi mancano i tre famosi Salteri di Magonza; il primo stampato nel 1457, che è in pari tempo il primo libro che porti una data dell'impressione, e gli altri due del 1459 in esemplari stampati su pergamena. La maravigliosa biblioteca contiene un esemplare splendido d'ognuna delle edizioni pubblicate dai primi tipografi italiani Sweynheym & Pannartz citate nel loro celebre

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catalogo premesso al quinto volume della Bibbia postillata da Nicola de Lyra, ad eccezione del « Donatus », del quale non si conosce alcun esemplare. Notiamo in fine fra i cimeli bibliografici l'unico esemplare completo, che sinora si conosca, del magnifico Boccaccio stampato dal Valdarfer a Venezia, la cui rarità generalmente si spiega col fatto che gli esemplari furono bruciati dai fiorentini eccitati dal Savonarola. Sorpassando i famosi volumi di Caxton, dei quali la biblioteca ne possiede ben 51, e le altre edizioni rarissime e preziose dei primi stampatori dell'estero, segnaliamo ancora la splendida raccolta Aldina che contiene piú di 800 edizioni della celebre tipografia veneziana, ed è forse la piú completa che esista. Abbiamo voluto occuparci di quest'articolo ampiamente, perché crediamo che offra un interesse speciale ai lettori della nostra Rivista, mentre tra gli altri scritti contenuti nel nono fascicolo dell'organo ufficiale della « Library Association » accenniamo ancora con vivo piacere a quello dedicato al signor dott. Richard Garnett, il celebre conservatore dei libri stampati del Museo Britannico, che dopo una lunga serie d'anni e di servigi superiori ad ogni encomio resi a quell'istituto grandioso, ha rassegnato le sue dimissioni e s’è ritirato a vita privata, nella quale non cessa pero di dedicarsi con amore ed ardore al progresso delle biblioteche della sua patria. L'articolo è un panegirico meritato di quell'uomo insigne che trova un'eco presso tutti coloro che lo conoscono da vicino e dai suoi scritti e che hanno avuto occasione di esperimentare la sua amabilità proverbiale, fra i quali non è ultimo quello che scrive queste righe e coglie l'occasione di mandargli a mezzo di questa Rivista un riverente saluto, augurandogli un lungo « otium cum dignitate ».

L. S. 0.

NOTIZIE

All'Accademia etrusca ebbe luogo il 7 settembre una solenne riunione in onore dell'illustre e dotto cav. Girolamo Mancini, già da venticinque anni benemerito bibliotecario della insigne libreria di Cortona. Nell'ampio salone della biblioteca, elegantemente addobbato per quella fausta occasione, convennero in gran numero gli accademici etruschi, e le piú spiccate personalità del cortonese. Dopo che il vice bibliotecario cav. Giuseppe Garzi ebbe letta la lunga lista degli aderenti alle onoranze che si tributavano al Mancini, e nella quale figuravano i piú bei nomi d'Italia, aprí la seduta, con acconce parole, il vescovo di Cortona mons. Corbelli, ricordando le molte benemerenze verso l'accademia e la patria biblioteca acquistate in venticinque anni di assiduo lavoro dal cav. Mancini. Parlò quindi, applauditissimo, l' illustre archeologo Francesco Gamurrini di Arezzo, e poi il conte G. L. Passerini, il quale trattò della vita letteraria di Girolamo Mancini, fermandosi specialmente sulle opere principali di lui, la vita di Leon Battista Alberti e la vita di Lorenzo Valla. Sopra svariati argomenti lessero applaudite memorie il conte Rinaldo Baldelli-Boni e l'avv. Berti; la dotta marchesa Teresa Venuti, con gentile pensiero, invitò il Mancini a dare a Cortona una vita di Luca Signorelli al quale la città natale è ancora debitrice di un monumento, e il prof. Servetti lesse in italiano, in greco e in latino un felice componimento in onore del festeggiato. Negli intermezzi, suonarono egregiamente la signora Carolina Manciati e i signori Graziani e Salvoni. Finalmente fu distribuita una elegante medaglia commemorativa, opera dello stabilimento Johnson di Milano, recante da

suo

un lato l'insegna dell'accademia e dall'altra questa inscrizione: Hieronymo Mancinio eq. Nob. cortonensi Ingenio literis Viro praestantissimo Sext. iam et viges. annum Patriae biblioth. museoq. Praefecto Optime de studiis merilo Acad. etruscae sodales Lucumoni plaudentes.

Di Genova nell'arte decorativa, scrive il signor Benvenuto Pesce nel fascicolo 4" e segg. dell'Arte italiana decorativa e industriale. È un lavoro abbastanza ben condotto, e che tende a divulgare la conoscenza de' tesori d'arte mal noti della città di Genova. È accompagnato da buone illustrazioni.

Una illustrazione dei “ Trionfi ,, del Petrarca. Nel fasc. 24, vol. XVII della Minerva, son riprodotti i quadretti di Francesco Mantegna, posseduti dai Colloredo, e già fatti conoscere dal Mantovani.

Un libro di cucina del secolo XIV ha tratto da un codice della Casanatense e pubblicato nella raccolta di Rarità storiche e letterarie diretta dal conte Passerini, il dott. Ludovico Frati, sottobibliotecario dell'università di Bologna. È un grazioso volumetto che volentieri segnaliamo all'attenzione degli studiosi di storia del costume e dei bibliofili.

La figliuola di Dante. Nell'ultimo fascicolo (VII, 8) del Giornale dantesco edito dalla casa Leo S. Olschki sotto la direzione di G. L. Passerini, è stato pubblicato un importante documento che toglie ogni dubbio sulla esistenza di Beatrice Alighieri. La gentile figliuola di Dante è realmente vissuta, ed è morta in Ravenna, dove si era fatta monaca nel convento di Santo Stefano degli Olivi.

Stampatori umanisti del Rinascimento è il titolo di un articolo di Piero Barbèra, pubblicato nel fascicolo 665 (1° di settembre) della Nuova Antologia.

I furti del Libri nel Seminario di Autun. Il prof. Emilio Chatelain, l'illustre e benemerito autore della Paléographie des classiques latins, essendosi recato, pe' suoi studî, nella biblioteca del celebre Seminario di Autun, ebbe a riscontrare che cinque de' piú antichi e preziosi manoscritti di quell'istituto avean subíto gravi mutilazioni per mano di Guglielmo Libri. Crediamo utile dar qui, in breve, il risultato delle sue ricerche.

Ms. 4 d'Autun. I quattro Evangeli; scrittura onciale, secolo viii in fine o principio del ix; con notevoli miniature. Il Libri ha rubato quattordici fogli riacquistati nel 1888 da lord d'Ashburnham, e che attualmente si conservano nella Nazionale di Parigi, dove formano la prima parte del manoscritto latino 1588, nuovi acquisti.

Ms. 107 d'Autun. Commentari di S. Agostino sopra i Salmi, ultima parte; grande scrittura onciale del vi o del viI secolo. Il Libri ha portato via il doppio foglio che formava la coperta del quaderno XVII. Ricomperato dalla Nazionale di Parigi, forma oggi i fogli 15 e 16 del manoscritto latino dei nuovi acquisti 1629.

Ms. 24 d'Autun. Istituzioni di Cassiano, libri V-X; grande scrittura semi-onciale del vi o del vil secolo. È mancante di tredici fogli, de' quali quattro furon rubati dal Libri che li vendé a lord Ashburnham, e furono ricomperati nell' '88 dalla Nazionale di Parigi, ove si conservano ora, tra i nuovi acquisti, nel manoscritto latino 1629.

Ms. 21 d'Autun. I morali di S. Gregorio sopra Job, libri I-V; lettera minuscola del secolo viii. Da questo manoscritto il Libri involo dieci fogli, venduti, al solito, a lord Ashburnham, e ricomperati dalla Nazionale, dove si conservano ora nel manoscritto latino fra i nuovi acquisti, 1628, cc. 5-14.

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