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crena nel corpo sociale. Senonché, neppure il titolo di dilettante può attribuirsi al buon Budan, apparendo manifesto dal principio alla fine di questa scompigliata, spropositata e ridicola compilazione, ch'egli si è occupato di tutto altro, che d'autografi, non sapendo nemmeno dove stiano di casa.

Se, com' egli stesso riconosce, per essere un buon raccoglitore d'autografi occorre intendersi di varie lingue, antiche e moderne, di paleografia, di storia, di biografia, di bibliografia, e possedere una non comune cultura generale ed enciclopedica, parrebbe che il corredo di queste cognizioni si dovesse richiedere maggiormente in chi pretende erigersi a maestro e duce degli stessi collettori.

Ora, basta leggere pochi periodi del libro del Budan per accorgersi che il pover'uomo.... è un grande enciclopedico! Lingue? - Vorrebbe far credere di sapere persino il greco e il latino; ma le poche parole che ne cita, lo tradiscono.

Togliamone qualche esempio dai Facsimili per confronti (vera accozzaglia di nomi antichi e rari con nomi moderni e comunissimi, anche di viventi, come se anche per questi ci fosse bisogno di ricorrere a confronti per accertarsi dell'autografia !), facsimili dei quali poi dà la riproduzione in caratteri tipografici, chiamandolo indice, in servigio dei collettori, supposti cosi ignoranti da non saper leggere nemmeno gli autografi odierni da essi posseduti.

Lasciando stare l’Amadeus del n.° 2, che nel facsimile apparisce Amedeus, come nel n.o 11 leggesi chiaramente Amed., è troppo grande lo svarione del n. 10 ove il princeps pedemontanus o pedemontium è convertito in princeps pedumonicum lautenente.

E sí che vorrebbe farsi credere molto versato nell'etimologia latina: e però scrive: « Facsimili (dal latino: fac-simile =imita)! »

Né è meglio trattato il francese: nel n.o 82 il mieux possible del Talleyrand è mutato in mieux mossible e un ce in un a. E nel n.° 256 les tristes circumstances del Dreyfus è cangiato in circumtances.

Non avendo saputo decifrare alcune linee autografe di Napoleone il grande (n.° 417), se la cava dicendola in parentesi (chiusa d'una lettera diretta a Giuseppina sua moglie).

Ma, quel ch'è peggio, non pare abbastanza sicuro nemmeno nell'italiano. Nel n.° 62 La repubblica sola può far queste cose, scrive Mazzini, e il Budan legge questa cosa.

A Raffaello Sanzio (n.° 229) storpia un verso facendogli dire:

Per la vaghezza che abaglia di splendore,

mentre dal fac-simile appare scritto:

Per (o par) vaghezza abbaglia ogni splendore.

Nel n.° 104 pare errato anche il periodetto spezzato di Massimo d'Azeglio, che forse volea dire: sono accettato come volontario, non già ho accettato.

Ma queste sono quisquilie in confronto degli errori di lingua e di stile onde

sono ingemmati gli autografi del conte Budan; e sono tali e tanti da fornire la prova pienissima, che il proto non c'entra per nulla, e ch' ei non sa nemmeno la lingua del proprio paese.

Se vi dicessi ch'egli ha orecchi si delicati da non sentire l'asprezza della s impura, voi non mi credereste. Ebbene, guardate a pag. 22 e troverete del studio, a pag. 163 e troverete del specialista, e qui e là ai studi, dei studi, dai scienziati, esser stato, bei autografi, e simili. E dire che si occupa con mirabile disinvoltura anche di musica e di musicisti !

Ricorrono spesso parole e frasi o di nuovo e brutto conio o infranciosate o improprie. Onde non di rado gli avviene di dire una cosa per un'altra, come in questo periodo:

« Il secondo punto d'esame concerne la rarità : difatti il valore d'un autografo dipende in buona parte dalla sua frequenza. » Il senso porta che in cambio di valore si doveva dire deprezzamento, a prescindere dalla improprietà del vocabolo frequenza, come contrapposto a rarità.

Egli scrive con questo bel garbo:

« Felice Cavallotti, scrittore, commediografo e uomo politico è da piazzarsi fra i letterati. »

« Ferdinando Martini .... sarà da mettere fra gli uomini politici. »

Non conoscendo il valore di certi vocaboli, li adopera talvolta in modo da risultarne un controsenso o una ridicolaggine. Egli, p. es., dopo avere esagerato « l'imbarazzo in cui il collezionista si trovi dinanzi ad un nome che può benissimo essere assegnato a due o più riparti » aggiunge: « in questo frangente, decida, ecc. » non altrimenti che si trattasse di una gran lite da decidere, di un pericolo gravissimo da scongiurare.

A me è venuta spontanea una risata col ricordo de' versi del poeta:

Che far potea la sventurata e sola,
Sposa di Collatino, in quel frangente?

Nel caso che ha tanto commosso il conte Budan non si tratta di frangente, ma, tutt'al piú, dell' incertezza, in cui si trovava l'asino di Buridan, descritta da Dante.

Egli, ignaro come si dimostra d'ogni tecnologia, chiamerà reparti o riparti la divisione degli autografi in categorie o in classi; Letteratura degli autografi, letteratura dei fac-simili, letteratura dei ritratti, in vece di Bibliografia delle loro collezioni, o delle pubblicazioni in cui sono inseriti ').

1) Eccone qualche altro esempio :

Generalizzatosi (?) l'amore alle raccolte d'autografi, attribuisce agli antiquari la prima pubblicazione dei loro cataloghi, accompagnandoli (sic) coi relativi pressi.

Definisce il Catalogo alfabetico « un libro grosso secondo i casi, munito di registro alfabetico. » E il catalogo sistematico a solo se fatto a schede sarà eterno, pratico e perfetto. » Il catalogo dei doppi sarà utile, sebbene giá « secondaria introduzione. »

Basta aprire a caso il libro e leggere poche pagine per rilevare che quanto egli copia o traduce da altra compilazione, non manca un certo costrutto e qualche utile notizia od avvertimento. Ma quando scrive di suo, egli fa periodi anche peggiori di questo che leggesi a pag. 417: « Naturalmente certe cariche (come capi di Stato, ecc.) portano con sè il possesso di autografi importanti, seppure dell'epoca ! »

Questo periodetto pare mal copiato: « I romani incaricavano i loro schiavi colla copiatura dei manoscritti. »

Quest'altro ci pare senza senso: « Per quanti autografi ci fu possibile cercammo di eruire (?) i prezzi pagati per lettere autografe con firma intera e data completa, a lettere o documenti firmati ricorremmo solo nel caso, questi sono i piú frequenti.

Nel seguente periodetto chi ci si raccapezza è bravo : « Bisogna aver acquistato una certa pratica, inamissibile (sic) se non si ha confrontato e studiato molti autografi. »

In quest'altro è personificata, affibbiandole il titolo di oziosa e falsaria, la carta vecchia le cui pieghe e ineguaglianze sono « causate dal lungo riposo in posizioni false. »

Questo Manuale è pure gremito di errori ne' cognomi di scrittori e collezionisti, ivi citati; onde si troverà Mazzatinto per Mazzatinti, Campari Giovanni per Campori Giuseppe, Taddai per Taddei; Apostolo Zeno, è trasfigurato in uno dei dodici apostoli (pag. 24), e Pixcrecourt per Pixérecourt, Ruccellai per Rucellai ; il celebre convento di Monte Cassino, è convertito a lettere maiuscole in MONTE CASSIANO (pag. 22) e lo svarione è ripetuto a pag. 23. Scambia il nome di un cannone a vapore architonitruum con quello dell'inventore; fa di Giuda e di Giuda Iscariotte due personaggi diversi (pag. 47); chiama un certo Libri il celebre matematico di questo nome.

A proposito della falsificazione degli autografi, racconta, traducendo male dal francese '), la truffa famosa sotto il nome di Vrain-Lucas, la quale da costui commessa a Parigi a danno del professore di matematiche alla Sorbona, Michele Chasles, diede luogo a un processo che esilarò la Francia e tutto il mondo de' collettori e intendenti d'autografi. Nientemeno che furono acquistati a prezzo altis

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Conta che l'inglese paga un prezzo incredibile un autografo-reliquia! « che anche in materia di manoscritti c'è il retro scena! » Chiama autografi vecchi quelli che in contrapposto dei moderni si dovrebbero chiamare antichi, e cosi lettere vecchie invece di antiche, errore ripetuto in più luoghi.

Volendo significare che ogni specie di lettera autografa antica, purché in piena regola e di persona illustre, sarà sempre preferita, esce in questo guazzabuglio : « Uno scritto autografo, sia esso di natura privata, scientifica o commerciale (?), purché munito della firma per intero, di data completa e, trattandosi di lettere vecchie, possibilmente anche d'un ben conservato suggello, sarà sempre ricercato. Minor interesse accaparrerà (sic) uno scritto, ecc. »

Volendo dire, a quanto pare, che non di rado autografi antichi si trovano laceri, si esprime cosi : « Autografi laceri, specialmente al posto della piegatura, non sono affatto rari. »

1) « Vrain-Lucas aspirava al posto di bibliotecario, carica che per deficienza di coltura gli era inarrivabile (sic). »

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simo lettere a. f. di Erode e Pilato, e persino di Saffo e di Giuda Iscariotte alla Donna di Maddalo, tutte in francese antico!!

Ebbene, bisogna dire che ci sarebbe cascato anche il nostro Budan, dal momento ch'egli a pag. 22 ci regala questa strabiliante notizia:

« La Biblioteca del Convento de frati domenicani a Bologna possiede il manoscritto originale del Pentateuco, fatto da Esdra. »

Altra non meno mirabolante sentenza egli ci regala a pag. 404, ed è questa:

«I grandi uomini non scrivono negli albums che delle sciocchezze. »

I grandi uomini possono scrivere tratti di spirito, scherzi piú o meno di buon genere, ma la fabbrica delle sciocchezze la lasciano a noi poveri mortali.

Prendendo ad ammaestrare nel capo VIII i collettori intorno alle maniere di procurarsi autografi, dice che queste sono tre:

1) acquistandoli dai negozianti;
2) facendone cambi con altri amatori, e

3) ottenendo lettere, in risposta a qualche domanda accortamente fatta, da celebrità contemporanee.

Lasciamo stare gli espedienti ameni e puerili che suggerisce per carpire risposte agl' illustri viventi.

I cambi, a detta sua, servono solo a completare qualche riparto ; ma, secondo la nostra esperienza, essi vanno ogni di piú in desuetudine.

Sicché non resterebbe che di far la scelta dell'occorrente ne' cataloghi de' negozianti; ma tosto soggiunge che questa via più spiccia è anche più dispendiosa. Quasi che ai di nostri si potesse fare una collezione di cose rare e pregevoli, segnatamente antiche, senza di molti denari. Questa sentenza budaniana è non meno umoristica dell'altra assai nota: « Il vino si può fare anche con l'uva! »

Il capitolo seguente (IX) intitolato Indirizzi di negozianti e collezionisti, è una vera canzonatura; dacché l'autore dichiara, che scopo della sua guida «è di far conoscere i principali negozianti e amatori, sparsi per tutto il mondo » e dopo avere ripetuto a sazietà che esso ha inteso rendere un segnalato servigio agl'italiani, tosto soggiunge, a corona di tutte le altre contradizioni, che si è dovuto limitare agl'indirizzi esteri. E per quali potenti ragioni? Primo, perchè la sua guida « sarebbe stata legata a uno spazio ristretto » (e dimenticava ch'è di ben 425 pagine piene zeppe di superfluità); in secondo luogo, perché in un altro Manuale Hoepli, compilato da C. Vanbianchi, col titolo: Raccolte e raccoglitori italiani d'autografi e destinato solo agl'indirizzi, di questi se ne troveranno a iosa. Ora il suddetto signor Vanbianchi va propalando che il suo Manuale, che uscirà nel prossimo febbraio, non si occupa affatto di questi indirizzi; i quali, come si vede, sono rimandati da Erode a Pilato e alle calende greche! E dire, che si tratta di due Guide o Manuali che si debbono completare a vicenda, e che lo stesso benemerito editore vuol dedicati all'istruzione del buon popolo italiano!

Senonché al conte Budan è piaciuto, bontá sua!, fare un'eccezione pei nostri Musei, Biblioteche e Archivi, che conservano immensi tesori di manoscritti e di autografi. Ma le indicazioni, scarse, vaghe, incomplete, inesatte, come sono (pag. 21), non servono davvero a dare ai curiosi e agli studiosi italiani e stranieri un'adeguata idea delle nostre ricchezze archivistiche e molto meno un utile indirizzo.

Lasciati dal conte Budan a giocare tra loro a gatta cieca i poveri negozianti e collezionisti italiani (il cui numero non è stragrande come egli asserisce, senza forse conoscerne alcuno, ma molto ristretto), avesse almeno raccolti tutti i suoi lumi per illuminare gli stranieri! Niente affatto! Basta scorrere le trentadue paginette dedicate ai loro indirizzi per accorgersi ch'egli lunge dal darsi pensiero di attingerli direttamente alle loro fonti, si è servito delle guide straniere e neanche delle piú recenti, complete ed esatte; onde, mentre vi si vedono notati alcuni collettori e negozianti che sono morti, ve ne mancano parecchi de' nuovi sopravvenuti.

Che diremo infine della smania irrefranabile onde l'autore mostrasi dominato dalla prima all'ultima pagina della sua indigesta compilazione, di voler parlare quasi ex cathedra o ex tripode di scienze, arti, invenzioni, ecc., copiando a casaccio da libri e giornali?

Agli esempi dati, aggiungiamone qualche altro, riferendo le stesse sue parole:

« La introduzione della stampa con caratteri mobili non essendo presso di noi, al pari dell'invenzione, posteriore alla sua generalizzazione in Germania, sarebbe davvero strana cosa che nessun libro, edito in Italia verso il 1500 – in ogni caso però avanti il 1515 – avesse a contenere, entro alla composizione, un fac-simile, una riproduzione qualunque di scrittura, o almeno una silografia simile a quella su cui i tedeschi vorrebbero affermare la loro priorità! »

Il punto ammirativo è anche suo : non ho tempo ora né modo di riscontrare da dove abbia copiato o tradotto guastando.

Perdonabili sono le omissioni ed inesattezze, tuttochè troppe, nella complicata e innumerevole materia delle bibliografie; ma non cosí l’erroneità o inesattezza nei fatti e nelle notizie. Egli, per esempio, afferma « che nel maggio scorso segui a Roma l'asta dell' importante collezione del cav. Rossi » (non De Rossi); laddove in vece questa, nello scorso ottobre, fu acquistata dal Liepmannssohn di Berlino pel prezzo di L. 25,000.

Parla in due luoghi della celebre collezione di A. Bovet, che andò dispersa all'asta Charavay di Parigi, restandone un catalogo assai ben fatto e ornato di fac-simili; ma mostra d'ignorare ch'egli ne vendette tutte le X Categorie ossia la parte generica, per dedicare tutte le sue cure e le sue risorse alla sola XIma dei musicisti.

Rigurgita altresi di avvertimenti e precetti o futili o incomprensibili, come questo, che dedicato alla riparazione degli autografi, partecipa d'amendue i difetti: « Il contenuto del manoscritto non si può toccare – tanto poco come in numismatica è possibile di passar l'iscrizione d'una lira ad un centesimo. »

Sputa spesso sentenze del valore di questa: « L'aurea via di mezzo non essendo rintracciabile, ecc. >>

Avvertito che nell' involucro o copertina d'ogni autografo si deve notare

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