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lungo il margine superiore e il laterale ed è riprodotta in principio di questa notizia, è disegnata e dipinta su fondi in giallo, bianco, violetto, , verde, su cui quasi a guisa di nastri s'intrecciano vagamente e volubilmente rami e frondi, per' modo da formare un insieme piacevole all'occhio. Le altre, C, Q, I, M, P, A, I e Q (« c. 2' Cosmographia designatrix; c. 19" Que ad universalem; C. 46' Italie situs; c. 75' Mauritanie tinganice situs; c. 96' Ponti et Bithynie situs; c. 123" Assyrie situs; c. 1401 Indie intra Gangem fluvium situs; C. 155' Quotquot quidem oportuerit »), le quali sono anch'esse qui riprodotte affinché chi legge possa farsene una qualche idea, quanto almeno lo permetta la mancanza de' colori che nel ms.'dànno loro vita e forza, sono in bianco su fondo rosso, con disegno di frondi o rami che capricciosamente s'intreccia a nastri. Di questo genere d'iniziali abbondano molti codici della Laurenziana, de'secoli XV e XVI, di scuola umanistica“), mentre è noto che quasi uguali, sebbene non ugualmente lavorate con finitezza, ricorrono in codici – specialmente sacri de' secoli xi e xii. Onde non sarebbe fuor di proposito affermare che la scuola calligrafica umanistica, come fece per la scrittura in genere, anche per la parte ornamentale, e piú specialmente per le iniziali s'adoprò che rivivessero le forme e i modelli dell'antichità, con tanto ossequio venerata, come ad esempio voleva il Bruni in una lettera a Niccolò Niccoli (la 10° del lib. II nell'edizione del Mehus, Florentiae 1741): il quale trasmettendo al dotto umanista un volume « praeclare scriptum orationum Ciceronis » posseduto da Bartolomeo Capra Cremonese, lo avverte che questi « cupit ut singulorum capita librorum splendore litterarum illuminentur», e lo prega « tu ergo in ea re diligentiam tuam adhibebis dabisque operam ut non auro nec murice, sed vetusto more hae litterae fiant » osservando: «Nam inaurare vel hic potuisset, si huiusce rei cupiditas ipsum haberet. Verum haec spernit et antiquitati deditus est. Quare facies ut tibi videbitur utque existimabis amatori antiquitatis potissimum gratificari etc. Senis. [1407?]». Questa specie di iniziali disegnate a volubili e capricciosi intrecci di nástri, rami, frondi, tronchi, ecc., con fondi o verdi, o, azzurri, o rosei, o violetti, o misti di queste tinte, e spesso punteggiati in bianco, faceva appunto nel risorgimento del culto classico, e forse specialmente per opera

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.). Ne sono ornați per l'appunto i due codici splendidissimi della Cosmografia di Tolomeo segnati Plut, xxx, 2 e Plut. xxx, 4. Passarono anche nelle opere impresse a stampa, dové se n'hanno elegantissimi esemplari. Citerò, cosí a memoria, l’Euclide veneto del 1482 (impresso da Erhardus Ratdolt augustensis), il Teocrito aldino del 1495 con ricche iniziali xilografiche, ecc.

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della scuola fiorentina, rivivere l'antica maniera di ornare, « non auro nec murice >> i Manoscritti.

Gioverà infine aggiungere che l'esemplare del Tolomeo da noi descritto e ammirato nella ricca libreria del cav. L. S. Olschki, porta nel piatto interno della copertina anteriore la seguente designazione, appostavi forse nel secolo scorso: «N.° 69. Cosmographia ptolomei. »

E. ROSTAGNO.

RECENSIONI E RIVISTA DI CATALOGHI PER BIBLIOFILI

L. DELISLE. Origine de trois feuillets d'une Cité de Dieu en français

ornée de remarquables peintures. Paris, 1899, in-4° gr.

L'illustre Direttore della Biblioteca Nazionale di Parigi ha pubblicato nel Journal des Savants il lavoro qui indicato, e ne fece fare un numero esiguo d'estratti, di cui egli si compiacque favorirci un esemplare. Il nome dell'autore ci dispensa dal giudicare sul merito della pubblicazione, poiché ogni scritto suo, è, com'è ben noto, superiore ad ogni elogio. Ci limitiamo perciò soltanto a riferire succintamente il contenuto di questo lavoro interessante, che potrebbe o dovrebbe piuttosto essere una lezione utile ai bibliofili in generale ed ai bibliotecari in particolare. Il lettore intelligente ne rimane colpito rilevandovi, oltre la somma competenza dell'autore in fatto di manoscritti, la sua immensa attività e memoria. Il signor Delisle, occupato in tanti lavori letterari ed alla testa della prima biblioteca del mondo, la cui amministrazione certamente gli darà da fare parecchio, trova ancora il tempo di leggere tutti i cataloghi librari che gli pervengono, e con quale attenzione! Percorrendo il catalogo d'asta della Biblioteca John Hayford Thorold, il signor Delisle si fermò al n.° 1219: De civitate Dei de s. Augustin, traduction française de Raoul de Prêles. Trois pages sur vélin, avec illustrations dues à un artiste de l'École de François Foucquet. xve siècle. Venutogli il sospetto che queste tre miniature dovessero appartenere ad un codice esistente in una pubblica biblioteca della Francia, se le fece venire per esame e constatò, dopo un confronto con una fotografia in viatagli sedici (!) anni fa dal conte de Soultrait, che queste appartengono al magnifico codice della Biblioteca Municipale di Mâcon, al quale nel 1835, allorché fu acquistato, mancavano ben nove miniature, cinque delle quali furono peró piú tardi rinvenute ed aggiunte al codice. Naturalmente furono acquistate le tre della vendita londinese riconosciute con tanto acume dall'illustre signor Delisle e riservate per il prezzo di fr. 7500 alla città di Mâcon, che pone un giusto orgoglio nel possesso di un sí prezioso codice. Queste tre miniature formano l'oggetto del trattato dell'autore, che gli ha aggiunto i facsimili magnificamente eseguiti in eliotipia dal Dujardin di Parigi. Le miniature appartengono al terzo, settimo e nono libro della Città di Dio di Sant'Agostino, e sono d'una ricchezza, bellezza e perfezione d’arte maravigliose. L'autore descrive nel suo pregevole lavoro minutamente le splendide miniature che sono addirittura quadri di prim'ordine, e vi aggiunge le sue acute osservazioni. Chiudiamo questa breve relazione riportando dall'opuscolo l'esordio assai interessante:

« C'est peut-être sur les manuscrits ornés de peintures que le vandalisme a de préférence exercé ses ravages dans nos bibliothèques. Des manuscrits de premier ordre ne sont plus aujourd'hui représentés que par des pages mises de côté au moment où les feuillets du texte ont été livrés aux marchands de parchemin. Le plus mémorable attentat de ce genre est celui dont a été victime, à la fin du XVIIIe siècle, le livre d'heures d'Étienne Chevalier, dont il ne subsiste plus guère aujourd'hui que les quarante merveilleuses miniatures de Jean Foucquet conservées au Musée Condé, à Chantilly.

« Par contre, nous avons sur les rayons de nos bibliothèques nombre de manuscrits dans lesquels des ciseaux barbares se sont promenés pour enlever ça et là des miniatures, dont on a fait soit des pièces d'album, soit des images pour récompenser des enfants, soit des tableaux pour orner des murs de salon. C'est ainsi que nous rencontrons dans les musées et dans les cabinets de curiosités des feuillets de manuscrits couverts de peinture, qui sont parfois de remarquables cuvres d'art et dont la valeur serait encore plus grande si l'origine en était connue et si l'on pouvait, au moins par la pensée, les remettre à la place qu'ils devaient primitivement occuper. »

E qui cade in acconcio di raccomandare ai direttori delle biblioteche la massima sorveglianza, particolarmente per i codici miniati, affinché non avvengano mutilazioni simili a quelle lamentate nell'opuscolo dell'illustre signor Delisle e da noi in questa Rivista a pagine 173-174, allorché ci occupammo dei furti del Libri nel Seminario di Autun.

L. S. O.

Catalogo dei libri posseduti da Charles Fairfax Murray. Lon

dra, 1899. Due parti in-8 gr.

La lettura d'un catalogo bene compilato di opere rare riesce sempre importante e procura ai bibliofili il piacere che suol recare, generalmente, la lettura di un buono e bel libro. Il vero bibliofilo non legge soltanto i titoli materialmente, ma si imagina di avere dinanzi a sé i volumi descritti. Ma purtroppo i cataloghi d'oggigiorno, per quanto bene compilati ed anche riccamente illustrati, contengono in generale si pochi libri di vero valore artistico, che la loro lettura provoca presto stanchezza. I bei libri figurati di Venezia e di Firenze, le Rappresentazioni sacre coi legni magnifici che il piú delle volte sono anteriori all'epoca dell'edizione, e ci rivelano che moltissimi libri maravigliosamente illustrati della fine del xv e del principio del XVI secolo sono completamente scomparsi, gli Incunaboli dell'arte tipografica, usciti dalle officine degli Sweynheym & Pannartz, dei Jenson, Valdarfer, Giovanni e Vindelino da Spira, ecc., le cui pagine sono per sé stesse altrettanti quadretti, e particolarmente quelli che hanno ancora qualche pagina ornata da un contorno finamente miniato e dallo stemma dell'antico proprietario, questi libri oggigiorno ricercatissimi e pagati a prezzi straordinari, formano il sogno dell'appassionato bibliofilo odierno il quale si stimerebbe felice di poter chiamare suo almeno un esemplare di ogni categoria di queste opere giustamente tanto stimate. Il signor Murray invece ci fa conoscere col suo catalogo l'immensa ricchezza di tali libri della biblioteca ch'egli è riuscito a formarsi con ricerche pazienti, con cognizioni profonde e con spese ingenti, nel corso di trent'anni. Siamo certi che, chi cominciasse oggi a raccogliere simili libri, non riuscirebbe piú a formarsi una collezione di tanta importanza e di cosí alto valore, nemmeno se volesse spendervi il doppio di tempo ed un capitale piú volte maggiore. « Dove sono andati tutti i bei libri de' primi tempi dell'arte tipografica ? » Questa domanda la sentiamo piú volte ogni giorno, ma ci riesce difficile il rispondervi. Chi li possiede, ne è felice né se ne staccherebbe a nessun prezzo. Disgraziatamente sono ora assai pochi i privati che posseggono raccolte simili a quella del signor Murray. Le librerie dei Borghese, Fumagalli, Buoncompagni, Manzoni, Sunderland, Hamilton, Ashburnham, Piot, ecc., si sono disperse a tutti i venti; le loro vendite erano veri avvenimenti che attiravano una folla di ricch raccoglitori, e la medesima fine l'avrebbe trovata anche la splendida biblioteca di Lord Spencer, se la munifica signora Rylands non l'avesse acquistata poco prima che fosse messa all'asta pubblica, e donata alla città di Manchester, dove oggi si possono ammirare liberamente le magnificenze grafiche e tipografiche gelosamente conservate in un palazzo sontuoso, espressamente a tal uopo fabbricato. Senza téma di esagerare si può paragonare la biblioteca Murray alle grandi raccolte sopracitate. Per darne un'idea esatta dovremmo copiare l'intero catalogo, giacché questo non contiene che libri di prim'ordine in esemplari splendidamente conservati; ma lo spazio non ci consente che sol di farne qualche raro e rapido cenno a volo. I n. 11 a 27 indicano diciassette edizioni d'Esopo, fra le quali

a citiamo la famosa traduzione di Francesco del Tuppo stampata a Napoli nel 1485 in folio, ornata da numerose figure in legno e un largo fregio a fondo nero al principio delle favole (Olschki, catalogo XXXV, Incunaboli, n. 650, venduto per 8000 fr.), l'edizione veronese del 1479 con una grande figura in legno, una vignetta, un fregio a fogliami con putti e 65 figure appropriate ai soggetti delle favole, le edizioni illustrate di Venezia della fine del XV secolo, ecc. Il n.o 95 segna l'edizione principe d'Apuleio stampata in « domo Petri de Maximo » a Roma nel 1469 ed ornata da un fregio e da una grande lettera iniziale, illuminati in oro e colori, il n.° 128, l'Ars moriendi impressa a Norimberga nel 1512 con 14 grandi figure in legno a pagina intera di cui una sotto il titolo ed undici inquadrate da fregi su fondo nero. Sotto il n.o 160 vediamo il Bartholomeo da li Sonetti, isolario, s. 1. né d. in-4, con numerose figure d'isole incise in legno, il n.° 256 segna il Boccaccio stampato a Venezia nel 1492, la celebre prima edizione figurata del Decamerone, il n.° 262 il Boccaccio stampato dagli Aldi nel 1522 in legatura Grolier, il n.° 264 la famosa Ventisettana, originale del Boccaccio, ecc. Ben cinquanta numeri del catalogo indicano delle edizioni del gran novelliere certaldese, ma specialmente ricca e preziosa è la raccolta delle Rappresentazioni sacre

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che si compone di ben duecentocinquantasei capi, quasi tutti rarissimi e pressoché introvabili.

La letteratura Savonaroliana è rappresentata da oltre cento numeri, fra i quali primeggiano le numerose famose placchette fiorentine cogli incantevoli legni : e chiudiamo questa rapida rivista accennando allo splendido esemplare completo della prima edizione di Valturio stampata a Verona nel 1472, da noi recentemente descritta in questa Rivista. Il catalogo ottimamente stampato a Roma dall'officina poligrafica romana consiste in due parti, la prima che enumera e descrive accuratamente 2382 opere antiche, la seconda che racchiude 2277 opere antiche e moderne intorno alle Belle Arti e la loro storia. Il signor Murray fece stampare soltanto cento copie di questo importantissimo catalogo ch'egli distribuí con pensiero gentile ai suoi amici, fra i quali non è ultimo chi ne scrisse questo breve e rapido cenno.

L. S. 0. Catalogo 14 della Libreria antiquaria RICCARDO MARGHIERI, DI Gius.

Napoli, gennaio 1900, in-8° gr.

Con quest'elenco accuratamente compilato il signor Marghieri pone in vendita 922 opere antiche e moderne di tutti i rami dello scibile. I libri sono descritti con esattezza, e dalle note bibliografiche si rileva che il compilatore è bene versato in materia e dispone d'una ricca raccolta di opere di consultazione. Per mettere meglio in vista le opere pregevoli, e di tali abbonda il catalogo, egli fece stampare i loro titoli con caratteri marcati. Notiamo la rara copia dell'edizione spagnuola di Amadis de Gaula stampata a spese di Lucantonio Giunta a Salamanca nel 1575, in un esemplare bellissimo legato recentemente in marrocchino con piccoli ferri dorati e a secco sui piatti, le Explanationes sacrae scripturae S. Hieronymi stampate magnificamente dai fratelli de Gregoriis a Venezia negli anni 1497-98 in due volumi in folio. Quest'edizione magnifica è degna di nota per il gran numero di belle lettere iniziali e particolarmente per la ristampa dello splendido contorno che comparve per la prima volta nell' Erodoto stampato dai medesimi tipografi nel 1494, ma che nell'edizione di San Girolamo sembra assai piú bello e fresco, poiché tirato su carta piú morbida e di formato maggiore, di modo che i larghi margini fanno meglio risaltare la grandiosa bellezza dell' incisione su fondo nero. Sotto il n.° 671 è segnato un bell'esemplare dell'Epytoma Joannis | De monte regio in almagestum ptolo | mei stampata [da, Johannes Hamman de Landoia dictus Hertzog] a Venezia nel 1496, ed ornata da una incisione a piena pagina che si annovera fra le piú belle del rinascimento. Ecco come la descrive il Duca di Rivoli ');

« Le grand bois prend toute la page, très légèrement ombré dans les vêtements, les fonds et quelques accessoires; dans la partie inférieure deux personnages assis l'un à droite et l'autre à gauche, celui de droite, dont la figure est charmante, est très probablement, selon M. Piot, le portrait ressemblant du célèbre abréviateur de Ptolémée, Monteregio, mort

1) Bibliographie des livres à figures vénitiens de la fin du Xye siècle et du commencement du xvie (1469-1525). Paris, 1892, pagine 179-180.

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