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Di collezionisti che non sono scrittori importanti come i precedenti, citerò le seguenti due lettere :

« All'infuori di alcune cose che già furono stampate in altri libri all'estero, il Suo libro è ben fatto e può riuscire di utilità in particolare ai raccoglitori.

C. VANBIANCHI. >> « L'assicuro che la prima mia impressione è piú che ottima, che il Suo Manuale può giovare immensamente ai collettori anche i piú pratici. È un lavoro paziente, pratico, fatto con molta coltura e Le faccio i miei complimenti.

F. PASINI. >> Il medesimo signor cav. Francesco Pasini mi scrisse qualche tempo dopo:

« Le scrivo la presente per dirle che, letto attentamente il Suo Manuale, l'ho trovato veramente prezioso e tale che ogni collezionista dovrebbe esserle immensamente grato. Per parte mia facciole i piú sinceri rallegramenti, poiché trovo che è il piú completo, il piú chiaro, ed il piú interessante; nessuno potrà negarle un grande amore ed una non comune coltura. »

Sebbene provenienti da persona che non s'occupa di raccolte proprie, le seguenti righe del chiaro Direttore della Biblioteca Nazionale di Brera, per la sua posizione e per i suoi studi profondi d'incontestabile autorità e competenza, chiudono degnamente la serie dei pareri da me citati.

Eccovele :

« Ho scorso il Suo Manuale il quale ha il merito di essere il primo che in Italia tratti questa materia cosí trascurata. Non sarei franco se non Le confessassi che ci sono dei nei, ma devo ugualmente dire che non mi sembra intacchino il merito incontestabile del libro, e potranno con molta facilità esser tolti in una ristampa.

G. FUMAGALLI. » Non poche soddisfazioni ebbi di persona, citerò due sole:

un intelligente bibliofilo rimase a legger il Manuale durante tutta la notte ;

un'altra persona, assai intelligente in materia d'autografi e che ne fa anzi commercio, mi dichiarò che trovandosi dal libraio proprio quando il mio libro era arrivato, rimase per due ore in piedi, leggendolo, senza accorgersi che il tempo passava.

In che compagnia si trova il feroce critico ?!
Un per finire :

Quando, principiata la compilazione, avevo comunicato il piano dettagliato all'importante collezionista cui già accennai e che suppongo sia l'autore della critica, ebbi per risposta :

« Lodo il Suo divisamento e ne approvo il metodo. »
Tempora mutantur!

Concludo esprimendo la convinzione che la critica sarebbe da ben pochi lettori imparziali del mio libro sottoscritta e fornisco una prova che vale piú d'ogni altro apprezzamento: da un'inchiesta privatamente fatta presso i principali librai d'Italia mi risulta esser state vendute e vendersi di continuo parecchie copie del lavoro.

Non è questa forse la prova migliore che l'opera non è destinata al dimenticatoio e che il signor G. De Lunis avrà occasione di occuparsi anche della II edizione?

E. BUDAN.

NOTIZIE

Le feste di Gutenberg a Magonza. — Il sindaco di Magonza pubblica un manifesto, dal quale si rileva che chi espresse per il primo l'idea di festeggiare solennemente il quinto centenario di Giovanni Gutenberg fu il letterato e giornalista Hans R. Fischer. Oltre la pubblicazione dei vari scritti d'occasione, le molte solennità stabilite ed una gita sul Reno, vi sarà il 25 giugno un corteo in onore di Gutenberg. Alla testa si troveranno dei gruppi che rappresentano i contemporanei dell'inventore della stampa, e poi seguiranno l'epoca dei maestri cantori, di Albrecht Dürer, la poesia e la scienza, il grande Elettore, l’Elettore di Magonza Filippo di Schönborn, Federico il Grande e Giuseppe II, Lipsia ed il suo commercio librario, gli omaggi degli Stati moderni. Il corteo sarà chiuso da allievi del grand' uomo.

Gutenberg a Eltville. Apprendiamo che Eltville, la piccola e romantica città renana festeggierà pure il quinto centenario di Gutenberg, perché quivi passava l'inventore della stampa la sua vecchiaia. Deluso da Fust e Schöffer, oppresso da pensieri d’esistenza, invecchiato anzi tempo, ebbe da Adolfo di Nassau onori ed asilo a Eltville. Questa città può non soltanto vantarsi della gloria di aver ospitato l'inventore della stampa, ma di avergli amorevolmente procurato conforto e sollievo sulla fine della vita travagliata, e non si può che plaudire di cuore all'iniziativa di quel Comune, che memore del passato se ne mostra tuttora degno.

Due disegni di Albrecht Dürer, i quali, come sembra, erano sinora sfuggiti all'attenzione dei conoscitori, furono pubblicati dal signor Gustav Pauli nella Zeitschrift für bildende Kunst. Uno contiene degli schizzi per una di quelle imagini della Madonna che l'artista soleva pubblicare con predilezione, in rame o legno, allorché s'era già stancato dal dipingere le grandi tavole da altari. Tali schizzi non furono mai eseguiti e vennero piú tardi dalla raccolta degli studi dell'artista nelle mani di raccoglitori. L'altro disegno è uno studio della nota stampa La Seduzione. Entrambi datano dal tempo che segnava la somma perfezione dell'artista; essi appartengono al signor von Lanna di Praga.

Codices graeci et latini. - Il direttore della Biblioteca di Leida, dr. de Vries, ha già pubblicato quattro splendidi volumi di riproduzioni d'antichissimi codici greci e latini in eliotipía rendendo cosí un gran servigio alla letteratura classica, giacché que' cimelî possono essere ora studiati precisamente come gli originali da tutti e particolarmente anche da quelli che non possono permettersi il lusso di dispendiosi viaggi. Il quinto volume, che sta per uscire, conterrà il famoso Codex Heidelbergensis N. 13 Palatinus C. di Plauto, con una introduzione del celebre filologo prof. Carlo Zangemeister. Il dr. de Vries ha ottenuto dal Ministro dell'Istruzione Pubblica on. G. Baccelli il permesso di riprodurre in eliotipia i due codici importantissimi di Tacito della Biblioteca Laurenziana di Firenze (Codex Florentinus Mediceus 68,1 e 68,2), il codice dell'Iliade d'Omero della Marciana di Venezia (Codex Venetus A, Marcianus 454) e il codice di Terenzio dell'Ambrosiana di Milano (Codex Ambrosianus H, 75 inf.).

La questione donde e da chi l'America ebbe il suo nome fu già discussa molte volte, ma ora viene di nuovo a galla, e nelle sue Tradiciones Peruanes il signor Ricardo Palma, direttore della Biblioteca Nazionale di Lima, si studia di dimostrare che la parola America sia d'origine americana e non abbia nulla che fare col nome di Amerigo Vespucci. Nella D. Rundschau f. Geographie und Statistik troviamo un articolo esteso, col quale l'autore spiega minutamente le circostanze che motivarono la denominazione d'America. Questa ebbe la sua origine in un circolo di letterati che s'era formato alla fine del xv secolo a St. Dié nella Lorrena. A questo circolo apparteneva anche Martino Waltzemüller, il quale latinizzò piú tardi il suo nome in « Ilacomylus. » Sotto la sua direzione pubblicarono questi eruditi una raccolta di carte geografiche, un Tolomeo, e come introduzione a questo, Waltzemüller eseguí nel 1507 un globo ed una carta dell'universo, sulla quale cercò di riunire le antiche figure di Tolomeo colle nuove carte marine degli Spagnuoli e Portoghesi. Anzitutto vi doveva essere disegnata la recentemente scoperta Terra della Santa Croce, come i Portoghesi chiamavano l'America meridionale. Per rendere piú comodo l'uso di questo globo e della sua carta universale Waltzemüller compose contemporaneamente un libro di testo Cosmographiae introductio che fu pubblicato a S. Dié (Deodati) il 25 aprile 1507, e qui si trova quel passo che risolve decisamente la questione del nome d'America : « Nunc vero et hae partes (Europa, Africa, Asia), sunt latius lustratae et alia quarta pars per Americum Vespuccium (ut in sequentibus audiatur) inventa est, quam non video cur quis iure vetet ab Americo inventore, sagacis ingenii viro Amerigen quasi Americi terram sive Americam dicendam, cum Europa et Asia a mulieribus sua sortita sint nomina. »

Da ciò risulta ad evidenza che la proposta di chiamare il nuovo mondo dal nome d'Amerigo Vespucci America fu fatta da Waltzemüller: questa fu accettata e diciamo pure s’è addirittura imposta, giacché la sua Cosmographiae introductio fu letta ovunque e si diffuse enormemente. Ed infatti troviamo già sulla carta rarissima d'Apiano stampata nel 1522 ed unita all'edizione di Solinus Polyhistor procurata da Camers la denominazione America provincia. Alcuni scrittori sospettavano che Vespucci stesso avesse dato il proprio nome al nuovo mondo, ma ciò è assurdo già per la sola ragione che in nessuna delle carte marine spagnuole di quel tempo si trova il nome d'America che gli Spagnuoli non usavano, del resto, durante l'intero xvi secolo, mentre scrivevano conseguentemente o Mondo nuovo o Indie occidentali. Waltzemüller riteneva in principio che Amerigo Vespucci avesse scoperto il nuovo mondo e ciò si spiega col fatto che gli scritti di Vespucci sull'America furono assai diffusi ed avidamente letti, mentre piú tardi soltanto si apprese che il vero scopritore era Cristoforo Colombo, e per quanto avesse cercato di annullare la sua prima proposta, non vi riusci, perché ormai il nome d'America era già sulle labbra di tutti. Waltzemüller conosceva Vespucci soltanto col nome ‘Amerigo' e non col suo vero nome “ Alberico,' e sarebbe piuttosto da indagare, per qual motivo Vespucci cambiò piú tardi il suo nome in Amerigo 0 Americus, anziché perdere del tempo inutilmente sulla storia dell'origine del nome America che è contenuta inconfutabilmente nelle poche righe surriferite della Cosmographiae introductio.

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Catalogo di tipografi Spagnuoli dall' introduzione della stampa sino alla fine del xviii secolo. — Il signor Marcelino Gutiérrez del Caño ha intrapreso nella Revista de Archivos, Bibliotecas y Museos (1899, 11-12) la pubblicazione d'un « Ensayo de un catálogo de impresores españoles desde la introducción de la imprenta hasta fines del siglo XVIII.' L'autore esordisce col dire che il suo lavoro non ha la pretesa d'essere considerato come completo, e ciò si comprende, anzi sarebbe quasi impossibile, stante la notevole dispersione di tanti e tanti volumi che dovrebbero essere tutti consultati de visu. Egli offre un catalogo dei tipo

grafi spagnuoli in ordine alfabetico delle città nelle quali esercitavano la loro arte, coll' indicazione del tempo in cui le loro officine funzionavano.

La prima parte comprende i seguenti luoghi da A a C: Alcalá de Henares: primo tipografo Lanzalao, Ladislao ó Estanislao Polono 1502-5, Alcañiz, ove soltanto nel 1779 fu introdotta una tipografia, Alicante: Jaime Mesnier, primo tipografo, 1689, Almeria, ove dal 1640 funzionava la imprenta Episcopal, Antequera : Andrés Lobato, primo stampatore, 1570-77, Arevalo: Jerónimo Murillo, primo impressore, 1624-45, Astorga, ove Pedro Cosín stampava soltanto nel 1577, mentre non fuvvi alcun'altra tipografia durante i primi quattro secoli dell'arte della stampa, Badajoz : Francisco Rodriguez 1565–68, primo tipografo, Baeza: Poseía imprenta en 1551, Barbastro: Sebastián Matevad, 1621-22, primo tipografo, Barcelona, la città piú importante per l'arte tipografica in Ispagna, ove i tedeschi Pedro Bru y Nicolas Spindeler in società stamparono il primo libro nel 1475, ed ove esistevano, secondo l'elenco, fino al 1799 in tutto 137 tipografie, Baza, con un'unica tipografia di Martin Fernandez Zambrano nel 1614, Berlanga: Juan de Robles, 1565, primo stampatore, Bilbao: Matías Morés, primo tipografo, 1578-89, Burgo de Osma, con l'unica tipografia di Diego Fernández de Cordoba negli anni 1564-86, Burgos: Fadrique Alemán, 1485-1517, primo impressore, e Cadiz, ove si stampava già sino dal 1505, ma senza nome del tipografo, mentre soltanto nel 1610 il primo si nominò Clemente Hidalgo.

Esposizione Luca Cranach. -- Un'esposizione interessantissima è stata fatta a Dresda delle opere dell'eroico pittore tedesco Luca Cranach, che visse fra il 1472 e il 1552, Il periodico L'Arte diretto dal prof. Adolfo Venturi, nell'ultimo fascicolo pubblica le riproduzioni dei principali quadri esposti, di cui fa una splendida rassegna lo stesso prof. Venturi.

Giacomo Serpotta. – L'ingegnere Cimino di Palermo ha pubblicato la prima serie d'una raccolta di fotoincisioni, dal titolo Il Serpotta, che riproducono in gran parte putti di Giacomo Serpotta, il genialissimo artista del Seicento, delle opere del quale sono meravigliosamente decorate molte chiese palermitane.

Traduzione di opere originariamente pubblicate in Russia. - Come è noto la ditta Detken e Rocholl di Napoli mosse causa contro le ditte milanesi F.lli Treves, Carlo Aliprandi e Baldini Castoldi a proposito del diritto di traduzione in Italia delle opere dello scrittore polacco E. Sienkiewicz, autore del Quo Vadis? della Famiglia Polianeski e di altre opere oggi molto in voga in Italia ed altrove.

La ditta Detken e Rocholl per accordi intervenuti collo scrittore, a mezzo del traduttore professore Verdinois sosteneva di avere il diritto esclusivo di traduzione, riproduzione e spaccio degli scritti del Sienkiewicz, mentre le altre parti in causa sostenevano non esservi in Italia diritti di tutela sulle opere di autori russi, mancando un trattato fra la nostra nazione e la Russia, che non volle mai entrare a far parte della Unione internazionale di Berna.

In altri termini, le opere pubblicate nell'Impero Russo, quali sono quelle del celebre scrittore polacco, possono liberamente pubblicarsi in Italia da chiunque.

Della questione s'occupò a lungo la stampa e la Società italiana degli Autori, provocando dalla sua consulta legale una relazione del prof. Moisè Amar favorevole alla tesi della libera pubblicazione.

Il giorno 27 di febbraio il Tribunale di Milano ha pronunziato la sua sentenza, la quale premette che la questione deve considerarsi non dal punto di vista di principî generali, ma in base alla legge sui diritti d'autore, giacché l'art. 437 del codice civile fa precisamente riferimento alla legge speciale. Le opere straniere quindi sono sottoposte, per l'articolo 44 di tale legge, al principio della reciprocità, che saggiamente è stabilito per ottenere a poco a poco, con prudenza, che il diritto d'autore sia riconosciuto in tutto il mondo. Non crede che il trattato del 1864, esistente tra la Russia e l'Italia, tuteli la proprietà letteraria, sia perché esso riflette il commercio, sia perché si fa appunto riserva di provvedere a tale proprietà con altro trattato che non fu mai stipulato. Esaminata la legge russa sui diritti di autore, la sentenza viene nella conclusione che essa non protegge gli stranieri; e ciò si deve dire tanto piú per il diritto di traduzione, il quale non gode alcuna tutela in Russia, per modo che se le traduzioni italiane fossero state pubblicate in Russia sarebbero ugualmente permesse, e che le stesse opere del Sienkiewicz, essendo scritte in polacco, sono tradotte liberamente in russo, senza che l'autore possa vantare alcun diritto.

Anche guardando la cosa dal lato morale, la sentenza osserva che questo stato di cose è dovuto precisamente alla Russia, la quale non vuole assolutamente accordar protezione agli stranieri; e aggiunge che a ragione il patrocinatore della Ditta Treves ebbe ad asserire che se la sentenza riconoscesse un diritto qualsiasi alla Ditta Detken e Rocholl, la causa della civiltà e della rivendicazione vera e completa dei diritti d'autore sarebbe irremissibilmente perduta.

Accogliendo quindi le domande delle ditte milanesi, le assolve completamente dalle domande della ditta Detken e Rocholl e condanna quest'ultima nelle spese del giudizio.

(Dal Giornale d. Libreria).

Il libro xilografico « Ars moriendi » una creazione di Norimberga. Sotto questo titolo pubblica il Fränkischer Kurier del 24 gennaio a. c. il seguente articoletto firmato con H. : « Prof. Henry Thode di Heidelberg ha dichiarato nell'ultimo quaderno del Repertorium für Kunstwissenschaft, che il libro xilografico 'Ars moriendi', che piú tardi fu stampato spesse volte anche con caratteri mobili ed era uno dei libri di preghiere piú prediletti, sia stato creato da un artista norimberghese. Prof. Lehrs di Dresda avea detto nel 1890, che i legni del libro xilografico fossero copie da incisioni del maestro E. S., ed il Prof. Schmarsow di Lipsia invece dichiarò che soltanto Rogier von der Weyden abbia potuto dar i disegni per le xilografie dell'Ars moriendi, e che perciò il Brabante sia stata la patria di quell'opera. Thode ammette invece che i rapporti delle xilografie alle opere di Rogier non sono che generici, tali cioè come si trovano presso tutti i pittori, anche tedeschi, che stavano sotto l'influenza dell'arte brabantina, mentre le incisioni sono i precursori delle grandi edizioni illustrate di Norimberga, come dello · Schatzbehalter' e della cronica di Schedel. Thode riconosce in fine in Pleydenwurff, maestro di Wohlgemuth, l'artista dell'Ars moriendi. Ora resta di constatare quali incisioni di Norimberga precedettero questo libro xilografico che fu pubblicato verso la metà del XV secolo. Cómpito davvero non facile ! »

Esposizione di stampa a chiaroscuro. Nella Galleria Nazionale di Roma è stata recentemente inaugurata una mostra importante di stampe a chiaroscuro, sapientemente ordinata dal solerte suo direttore Adolfo Venturi. Giacché ci siamo occupati ampiamente delle esposizioni precedenti di Dürer (pagg. 25-36) e di Bartolozzi (pagg. 73-104) dedicheremo anche alla mostra presente in uno dei prossimi quaderni della nostra Rivista un articolo esauriente e riccamente illustrato, scritto da un competente critico d'arte.

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