Immagini della pagina
PDF
ePub

in poche sale, al primo piano del principesco palazzo, splendide quanto si voglia, ma inadatte a tal uopo e per costruzione e per luce.

Al riguardo, l'ing. Giovannoni ha già redatto un progetto comprendente la costruzione di due padiglioni addossati alla facciata posteriore del palazzo, e copertura della grande loggia, onde poter esporre tutti, ed a miglior agio, i quadri, trovare posto per i nuovi acquisti che altri

i menti non si saprebbe piú dove collocarli, ed istituire con le moltissime riproduzioni in gesso dei capolavori dell'arte antica e del rinascimento, che da anni ed anni si sgretolano sotto il morso dell'umidità e della polvere nei depositori del palazzo, una Gypsoteca, utilissima istituzione, che nel mentre troviamo sí sviluppata in tutte le altre nazioni dei due mondi, con tanto profitto degli artisti, ancora manca a noi, pur possedendone tutto il materiale.

Anche ciò facendo, lavorando e studiando per l'ordinamento presente e la definitiva sistemazione avvenire della Galleria, non venne dimenticato il Gabinetto Nazionale delle Stampe.

Si sono proseguite le catalogazioni, e riparazioni delle incisioni e dei disegni.

Gradita e ben ideata innovazione è stata l’esporre pubblicamente agli studiosi, nel Gabinetto, in quattro artistici album, posti su altrettanti leggii, di finissima e ben riuscita imitazione antica, un saggio dei piú preziosi disegni dei grandi maestri, posseduti dalla raccolta, tra cui opere di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Michelangelo, Filippo Lippi, Botticelli, Angelico, Ghirlandaio, Fra Bartolomeo, ecc., ma di questi ne tratteremo diffusamente altra volta.

Un album contiene, in buon numero di schizzi condotti nel 1395, l'intera maravigliosa opera di Giusto, pittore, per gli affreschi d'una cappella della Cattedrale di Padova, andata distrutta nel 1610.

Preziosissimo acquisto, fatto a Torino dal prof. Venturi, per l'esiguissima somma di L. 1500, mentre già v'erano offerte di 50.000.

Appunto da un anno era aperta la terza esposizione, comprendente i ritratti, per valore artistico e per interesse storico, piú preziosi. Secondo l'uso, era tempo di chiuderla, ed esporre qualche cosa di nuovo.

In tale occasione, invece di esporre il materiale, come s'era fatto quasi sempre per lo passato, in serie iconografiche, per esempio, vedute di Roma, ritratti, ecc., si decise di adottare l'esposizione scuole per scuole, e, possibilmente, il che è molto meglio, artista per artista. .

Non v'è chi non capisca la grande, grandissima importanza che tale cangiamento darà in avvenire alle future esposizioni.

Risulta súbito che l'opera di un solo artista, esposta, raccolta tutta insieme, lo delinea spiccatamente, chiarissimamente, completamente, nelle sue fasi, nelle sue diverse maniere, in modo che il pubblico, dopo una mezz'ora di osservazione, può farsi un'appropriata idea del maestro e di poi riconoscerlo tra mille.

Dunque, si tolse la vecchia serie di stampe, e s'inizid una nuova esposizione.

Ma che cosa esporre fra tanto e tanto materiale ? Questa era la grave questione, che fu felicemente risolta. Si scelse un soggetto fascinante, bello e di moda, s'espose l'opera

GABINETTO NAZIONALE di Francesco Bartolozzi. È di questa esposizione, vera apoteosi Roma Palazzo Corsini

Esposizione Dell Opera degna del gran maestro, inauguratasi solen

FRANCESCO BARTOLOZZI nemente il giorno 29 gennaio di quest'anno Aperta! 29 Gennaro 1899 alla presenza d'autorità e di uno scelto nucleo di invitati, riuniti da un artistico biglietto d'invito, magistrale opera eseguita nel 1782 dall'incisor delle Grazie, su disegno di Giovanni

Biglietto d'invito

all'esposizione Bartolozziana. Battista Cipriani, che veniamo a parlare.

Ma prima, a delucidazione di queste righe, e per far cosa grata ai nostri lettori, non possiamo esimerci dal narrare chi fu il Bartolozzi. E lo faremo con tutto impegno e particolareggiatamente, come l'argomento il richiede ').

[graphic]

Francesco Bartolozzi ebbe i suoi natali in Firenze, l'anno 1727%), da un orefice Gaetano Bartolozzi che teneva bottega sul Ponte Vecchio, e che mori nel 1793.

1) La bibliografia di Francesco Bartolozzi, si riduce all'opera : BARTOLOZZI and his Works. By Andrew W. Tuer. London, 1881, 2 vol. con illustrazioni. Lavoro in complesso non scevro di parecchie mende, e nel quale non ha molto posto la biografia del nostro.

2) Quasi all'unanimità, tutti gli autori errano nella data della nascita e della morte del Bartolozzi. Il LONGHI, La Calcografia, Milano, 1830, vol. I, lo dice nato nel 1730 e morto nel 1813. ERNEST CHESNEAU, La Peinture Anglaise. Paris, Quantin, p. 346, 1728-1815. Il DE-BONI, 1730-1813. Il LAROUSSE, Grand Dictionnaire. Paris, tom. deuxième, p. 286, 1730-1813. Altri lo dice nato nel 1725 e morto il 1815 (Nuova Enciclopedia. Torino, 1857, vol. III, p. 245). Il MORONI, Disionario di erudisione, lo vuole addirittura nato a Pisa, ecc.

Fin da piccino, ricevette alcune lezioni da un tal Gaetano Biagid, indi fu posto a studiare i principî del disegno presso il pittore Giovanni Domenico Ferretti detto l'Imola, poco conosciuto, ma buon artista del tempo, nato a Firenze nel 1692. Ed era di sí vivo e precoce ingegno, che all'età di nove anni, si dice, e sembra impossibile, non solo disegnasse con sicurezza, ma cominciasse ad incidere i suoi e gli altrui disegni.

Sentendosi esser naturalmente inclinato all'incisione, si gettd a corpo morto a studiare il disegno, come fondamento vitale di ogni ramo delle belle arti.

Accortosi poi che per ben tradurre nelle stampe gli effetti del colorito, l'impasto dei colori, e la giusta ripartizione del chiaroscuro, era

indispensabile saper anche un poco maneggiare i pennelli, si occupò con grande amore a trattare il pastello e la miniatura. E di lí venne quella minutezza graziosa e quella gentilezza che trasfuse tanto bene nelle opere del suo bulino.

All'età di circa dieci anni, eseguí un Sant'Antonio sí bello, ch'ei fu tenuto per un prodigio vivente. Però, ciò sentendo, non s'inorgogliva, ma raddoppiava di attenzione e di assiduità al lavoro. S'allontanava dai compagni, e rinunziava agli spassi della sua età, tutto per non perder tempo e la

vorare '). S'inscrisse all'Accademia di Belle Arti della sua città natale e vi studid tre anni. Fu in quell'istituto che fece la conoscenza di Gio. Battista Cipriani. E con lui apprese ad intendersi di quadri antichi.

Suo maestro d'incisione fu dapprincipio Ignazio Hugford.

Intanto veniva facendosi un gran nome in Venezia, conducendo a molta perfezione l'uso della punta, combinato con quello del bulino, Giuseppe Wagner, discepolo d'Amigoni e di Lorenzo Cars, nato nel 1706 a Thalendorf sul lago di Costanza, e morto a Venezia nel 1780, che lavorava anche ad acquaforte, disegnava ed esercitava, come fu costume di molti altri artisti, il commercio delle stampe in Venezia.

[graphic]

Francesco Bartolozzi da una incisione di F. Rados.

1) DE-Boni, Dizionario degli artisti.

Tornato per la seconda volta da Parigi ove erasi recato, nella sua città abituale, Bartolozzi, innamorato del suo modo d'incidere, delibero di averlo a maestro, e dopo una breve visita a Roma, nel 1745, all'età di circa 18 anni, partitosi da Firenze ove sempre più riscuoteva l'applauso e l'onore dei concittadini, si recò a Venezia e s'inscrisse alla sua scuola, in cui già era Giovanni Giacomo Flipart (Parigi, 1723-1782), che poi, abbandonata la prima maniera larga e molle, divenne celebre pel suo modo d'incidere

Le Marie al Sepolcro, delle prime ad acquaforte, combinato con tagli e puntini in

incisioni veneziane a tratti di modo non si vedesse la bianchezza della carta.

F. Bartolozzi, da un disegno Il Bartolozzi, perseverando sempre ognor

del Piazzetta (appo Wagner). piú nel severo tenore di vita adottato nella sua città natale, ben presto e con cid, e col sto buono e mite carattere, acquistossi intera la stima

e l'affetto del suo maestro che lo impiegd con lui per sei anni. E pochi mesi appena dopo partito da Firenze, incise ad acquaforte i fondi di alcuni paesaggi, tolti da Marco Rizzi e dallo Zuccarelli. E i mercanti di stampe che lo vedevano lavorare si bene, con accuratezza, e la sollecitudine generata dalla continua applicazione, gli affidavano spesso opere onde arricchire i loro assortimenti.

Trascorsi i sei anni col Wagner, sposd

poi la nobile signorina veneziana Lucia Ferro. La Pastorella Irminda, delle prime

In quel tempo istesso, Monsignor Gaetano incisioni veneziane a tratti di F. Bottari, il dotto istitutore della biblioteca e Bartolozzi (appo T. Viero).

raccolta d'incisioni nel palazzo del cardinale Neri Maria Corsini"), per di lui ordine, lo invitd a Roma. Il nostro artista

[graphic]
[graphic]

1) Vedi la Bibliofilia del maggio giugno 1899.

[ocr errors]

aderi di buon grado, e giunto nella capitale del mondo cattolico, incise in tredici rami posseduti ora dalla R. Calcografia - i fatti della vita di S. Nilo, dipinti da Domenico Zampieri detto il Domenichino nella chiesa dell'Abbazia di Grottaferrata, e dipoi una serie di ritratti per una nuova

edizione del Vasari, quella in tre volumi in-4° del 1759-60, edita in Roma da Nicold e Marco Pagliarini con note e correzioni del Bottari.

A Roma nel 1757, gli nacque al Bartolozzi un figlio a cui diede il nome del padre suo Gaetano Stefano.

Quindi, sbrigati i suoi impegni, andd a Milano e di là ritornd a Venezia.

Ivi incise in fac-simile per Dalton, bibliotecario di re Giorgio III d'Inghilterra, che era stato inviato in Italia

dal suo sovrano alla ricerca Madonna, incisione a fac-simile di F. Bartolozzi

di opere d'arte, una raccolta da un disegno a penna del Guercino.

di cinquantacinque disegni di Giov. Francesco Barbieri detto il Guercino, e infine, alle di lui istanze, lo seguí nella terra d’Albione, in base ad un contratto che lo impegnava a lavorare pel Re, durante tre anni con un assegno di 300 sterline all'anno. Somma enorme per quel tempo.

Ciò avveniva nel 1764 ed il Bartolozzi aveva 37 anni.

Lasciò in Venezia moglie e figlio, conducendo con sè soltanto il Vitalba, uno de' suoi scolari.

Da quel momento, comincia veramente l'èra di grande celebrità e di fortuna del nostro artista, favori tutti e due che gli erano stati immeritatamente lesinati in Italia, e che non furono una delle ultime ragioni che lo spinsero ad abbandonarla.

Ei si stabili a Brompton, luogo delizioso presso Londra, ché fra l'eterne nebbie della capitale sentiva l'avrebbe colto la nostalgia, ed avrebbe amaramente rimpianto la sua terra natía, la terra del sole e dei

[graphic]
« IndietroContinua »