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e rigorosa, le forme si addolciscono a meno che non le si

dia per origine la legge divina, e si giunga all'intiera egualità delle tribù, che non dissimili alla nobiltà di Venezia, costituiscono in sè una democrazia qualunque, avuto riguardo al loro proprio numero ed alla moltitudine dei governanti. Per essenza della costituzione, le famiglie sono stimate preesistenti allo Stato; e desso è composto di queste famiglie come di elementi organici, nè alcuno può appartenere allo stato che non sia di una famiglia (gens); ciò che a norma del sistema delle caste, non può aver luogo che in grazia d'una discendenza legittima. La più grande mitigazione che si possa immaginare permette l'ammissione dell'uomo libero e godente d' un diritto locale comune, non so se per decisione di una gens o casa (5), o per maggioranza nelle assemblee, o forse per l' esercizio del diritto determinato di un membro della gens. Si può

pur presupporre in grazia di circostanze affatto particolari,

l' ammissione di una Gente nella sede di un'altra che si sarebbe estinta ; perche il numero totale è invariabile, e

non può essere oltrepassato in alcun modo.

Originariamente le tribù di luogo rispondono ad una divisione del paese in cantoni ed in villaggi; di modo che chiunque aveva dei possessi in una villa al tempo in cui vi si pose la tribù, p. e. nell'Attica al tempo di Clistene, era per questo solo in qualità di demote (membro del villaggio ), inscritto nella tribù del cantone a cui apparteneva la sua villa. In seguito i suoi discendenti, senza badare al luogo della dimora continuavano di regola a far parte della medesima tribù e del medesimo villaggio ; e questo portò un apparenza di genealogia per fino in così fatta divisione. Se l' ingresso al gran consiglio fosse stato chiuso, se niun cittadino avesse potuto uscire dalla tribù

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de' suoi padri, queste tribù locali sarebbero diventate tribù di famiglia, e questo parrà ancora più sensibile per la citazione di un esempio tolto alla storia moderna ; poichè l'antichità non ne offre punto in tale obblio dell' iscopo dell'istituzione, che non volea per certo soffocare lo Stato nelle catene d' un sistema ereditario. L'unione del cittadino alla tribù locale non era indissolubile ; una famiglia poteva farsi inscrivere in un altro demo, quantunque si fosse offerta assai di rado l'occasione di richiederlo. Di più il numero dei demi era variabile ; nuove tribù potevano aggiungersi alle antiche, oppure coteste erano suscettibili di rifusione ; per ultimo, colui che era ammesso per un decreto del popolo o per una legge al diritto di città, era inscritto in un demo. Chiunque è così audace di rappresentarsi la formazione degli stati come il risultato di un ordine anteriore di cose in cui non fosse esistita una società simile, si riferisce nei cessariamente ad un'epoca in cui le famiglie procedenti d'un medesimo ceppo vivevano patriarcalmente congiunte insieme in una picciola comunanza. Ei vede in questa comunanza una gens o casa, e nella riunione di parecchie, le relazioni sociali e la nascita della cittadinanza. Aristotele stesso si è lasciato aggirare da questo concetto (4) in un momento in cui non ebbe occhio a se stesso, e Dicearco faceva espressamente discendere queste case o genti d' un medesimo stipite seguendo in dritta linea i rami di una genealogia; in fine deducendo le fratrie o curie dall'unione di famiglie congiunte insieme per via di matrimonj (5). In quanto ad Aristotele si può dire che più di qualunque altro dopo di lui ha veduto chiaramente che la congiunzione in società politiche era la condizione dell' umanità ; che l'uomo superiore al bruto non poteva essere compreso al

trimenti che nato e vivo nello stato ; bene è vero che inclinò meno di qualunque altro a certe vane indagini sui principi dell' umanità, non pensando per nulla ad uno stato primitivo ma piuttosto ad uno stato di dissoluzione che lasciava sussistere ancora un germe di società. Del resto non è contrario a ciò quel che raccolsero dopo i filosofi del liceo rispetto ai rapporti di alcuni stabilimenti che si videro sorgere con una intiera libertà nelle montagne dell' Epiro e dell' Etolia; il loro errore non sta in altro se non che essi confusero le istituzioni e i piani concepiti dai legislatori coi tipi che la natura avea fornito alle opere loro. Se non vi fosse stato l'esempio di queste associazioni o genti nate da famiglie non si sarebbero create come elementi costitutivi dello stato. Così le lunazioni hanno causato la divisione dell' anno solare in mesi che non sono di meno senza alcun rapporto con essi. In tempi più felici, quando la barbarie e la sceleraggine dell' impero turco ne apparecchiavano lo scioglimento e lo traevano senza schermo alla sua rovina; quando approfittando dell'ostinazione sempre crescente, e dell'avarizia di improvidi tiranni, gli oppressi tentarono di fondare pei loro discendenti una libertà che l' inferno solo ha potuto impedire di raccogliere, sostituendo alle più degne speranze tutte le miserie della disperazione; in questi tempi più felici in cui molte nobili e magnanime cose passano inavvertite, o per lo meno non sono calpeste e fatte in polvere, si videro dei cristiani d'Epiro amici della libertà correre da diverse bande sui monti Souli. Quivi sorse un popolo che vinse di gran lunga i Messeni per valore e martiri, popolo distrutto dalla mano dei Franchi che non saranno mai imprecati abbastanza dagli uomini che verranno, per cui resterà contaminata ancora lungo tempo cotesta età dopo che tutti i colpevoli avranno subita la gran sentenza di Dio. La nazione suliota constava di trenta fari (6) o case (gentes ), e per quel che se ne può giudicare erano tutte famiglie venute da un medesimo stipite. Ineguale era il numero degli individui che le componevano; ma ciascuna aveva il suo capitano che era capo e giudice e l' assemblea di questi capitani componeva il senato. Ciò che compie questo quadro del mondo antico, si è che il popolo sovrano reggeva un gran numero di villaggi, gli abitatori dei quali erano suoi perieceti (7). La costituzione di molte piccole tribù della Grecia d'Italia forse non è nata con altri artifici. Quando nell' antichità un simile popolo usciva dalle sue terre co' suoi perieceti ed altri ancora, quando si ponea a sedere da conquistatore e si allargava al modo di nazione, era naturale che si fortificasse degli individui che lo secondavano e che li associasse alle sue case o genti, informandoli all' esempio degli stati già costituiti. Quando uno di questi stati mandava fuori una colonia, il capo costituiva il nuovo popolo ad imitazione di quello da cui era originato , e lo scompartiva in altrettanti fili e questi in tante fratrie o Genos quante erano quelle della metropoli secondo che era Dorica o Jonia. È probabile che dividesse sempre i suoi coloni e gli stranieri che accoglieva a norma della loro origine, accomodando ogni classe nella sua propria tribù. Nella tribù congiungeva le famiglie in un determinato numero di case quantunque fossero straniere le une alle altre senza aver rispetto ai vincoli del sangue. Così congiunti tutta la posterità vi rimaneva per sempre in grazia d'una comunanza di sacrifici. Negli ultimi tempi si saranno conservate le rimembranze dei diritti di queste associazioni

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solamente per un picciolo numero d'eupatridi come inter-
venne ad Atene.
Tutti i grammatici che hanno spiegato cosa s'intende
pei Genneti dell'Attica, e fra gli altri Giulio Polluce che
attinse nella repubblica di Atene di Aristotele gli eccel-
lenti pensieri che ci conservò su quella costituzione e sui
cangiamenti che sostenne, tutti questi grammatici insegnano
che nel tempo in cui vi aveano quattro tribù ciascuna si
divideva in tre fratrie ed ogni fratria si suddivideva a
vicenda in trenta case o Genos. Gl' individui d' un me-
desimo Genos che si chiamavano Gentes o Homogalactes,
non erano per nulla legati in parentela e non tenevano
questo titolo che dalla loro congiunzione (8), la quale
consisteva nella comunanza di riti religiosi trasmessi dai
loro antenati che erano originariamente spartiti in questi
Genos o famiglie della città (9). Quivi tutto è memorabile,
tutto ricco di conseguenze: questo numero fisso e determi-
mato, i suoi particolari caratteri, la denegazione formale
di ogni idea di discendenza comune (1o), in fine la distri-
buzione degli antichi cittadini d' Atene in Genos o case.
Per quanto uno fosse ricco o riputato, niuno potea
entrare in una fratria e per conseguenza in un Genos (11)
se non aveva avuta da suoi maggiori la nobiltà dell'antico
diritto di cittadinanza. Nè queste fratrie, nè questi Genos
hanno il più lieve rapporto colle tribù di Clistene che si
partivano in Demi, mentre i Genneti o membri d'una
casa appartenevano ai demi più diversi fra loro (12). I fore-
stieri ammessi al diritto di città erano , senza contraddi-
zione, inscritti in una tribù (filo) e in un Demo, ma giammai
in una fratria o in un Genos (15) e soventi Aristofane
accenna con ironia i nuovi cittadini per non avere con-

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