La Gerusalemme liberata, Volume 1

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G. Gamba, 1817 - 355 pagine
 

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Pagina 38 - Dubbia era la persona e certo il fatto; venia, che fosse la sua donna in forse. Come la bella prigioniera in atto non pur di rea, ma di dannata ei scorse, come i ministri al duro ufficio intenti vide, precipitoso urtò le genti.
Pagina 69 - Oimè! bene il conosco, ed ho ben donde fra mille riconoscerlo deggia io, che spesso il vidi i campi e le profonde fosse del sangue empir del popol mio. Ahi quanto è crudo nel ferire! a piaga ch'ei faccia erba non giova od arte maga.
Pagina 91 - Qui mille immonde Arpie vedresti e mille Centauri e Sfingi e pallide Gorgoni, molte e molte latrar voraci Scille, e fischiar Idre e sibilar Pitoni, e vomitar Chimere atre faville, e Polifemi orrendi e Gerioni; e in novi mostri, e non più intesi o visti, diversi aspetti in un confusi e misti.
Pagina 39 - ad una morte crede di bastar solo, e compagnia non chiede. Cosi parla a l'amante; e no '1 dispone sì ch'egli si disdica, e pensier mute. Oh spettacolo grande, ove a tenzone sono Amore e magnanima virtute! ove la morte al vincitor si pone in premio, e '1 mal del vinto è la salute!
Pagina 15 - E ben nel volto suo la gente accorta legger potria: « Questi arde, e fuor di spene »; così vien sospiroso, e così porta basse le ciglia e di mestizia piene. Gli ottocento a cavallo, a cui fa scorta, lasciar le piagge di Campagna 74 amene, pompa maggior de la natura, ei colli che vagheggia il Tirren fertili e molli.
Pagina 94 - 1 nome suo più si dilati e stenda! Che suoni in altre lingue, e in altri carmi Si scriva, e incida in novi bronzi e 'II marmi? XI XIV Che sian gl'idoli nostri a terra sparsi? Che i nostri altari il mondo a lui converta? Ch' a lui sospesi i voti, a lui sol arsi Siano gl'incensi, ed auro e mirra offerta'?
Pagina 99 - Mostra il bel petto le sue nevi ignude, onde il foco d'Amor si nutre e desta.
Pagina 40 - Altre fiamme, altri nodi Amor promise, altri ce n'apparecchia iniqua sorte. Troppo, ahi! ben troppo, ella già noi divise ma duramente or ne congiunge in morte. Piacemi almen, poich'in sì strane guise morir pur dei, del rogo esser consorte, se del letto non fui; duolmi il tuo fato, il mio non già, poich'io ti moro a lato.
Pagina 197 - Cibo non prende già, che de' suoi mali solo si pasce e sol di pianto ha sete; ma '1 sonno, che de' miseri mortali è co '1 suo dolce oblio posa e quiete, sopì co...

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