Storia degli italiani, Volume 5

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Pagina 491 - Medici mi cominciassino adoperare, se dovessino cominciare a farmi voltolare un sasso; perché se poi io non me gli guadagnassi, io mi dorrei di me, e per questa cosa quando la fussi letta, si vedrebbe che quindici anni che io sono stato a studio...
Pagina 491 - ... corti degli antichi uomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo, che solum è mio, e che io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro, e domandare della ragione delle loro azioni; e quelli per loro umanità mi rispondono, e non sento per quattro ore di tempo alcuna noja, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte, tutto mi trasferisco in loro. " E perché Dante dice che non fa scienza senza ritener lo inteso...
Pagina 84 - ... una infinità di statue antiche di marmo e di bronzo, pitture singularissime, instrumenti musici d'ogni sorte; né quivi cosa alcuna volse, se non rarissima ed eccellente. Appresso, con grandissima spesa adunò un gran numero di eccellentissimi e rarissimi libri greci, latini ed ebraici, quali tutti ornò d'oro e d'argento, estimando che questa fusse la suprema eccellenzia del suo magno palazzo.
Pagina 358 - Io posso male scrivere; pur, per risposta della vostra lettera, dirò qualche cosa. Voi sapete come Urbino è morto: di che m'è stato grandissima grazia di Dio, ma con grave mio danno e infinito dolore.
Pagina 473 - Naso perfetto, naso principale, naso divino, naso che benedetto sia fra tutti i nasi...
Pagina 491 - ... si perdono ; e se vi piacque mai alcun mio ghiribizzo, questo non vi dovrebbe dispiacere ; e ad un principe, e massime ad un principe nuovo, dovrebbe essere accetto; però io lo indirizzo alla magnificenza di Giuliano.
Pagina 104 - ... dal disordine all'ordine trapassare; perché, non essendo dalla natura conceduto alle mondane cose il fermarsi, come...
Pagina 429 - Animo cupido d' imperare; ma abile più ad ogni altra cosa: perché, aggirato sempre da' suoi, non riteneva con loro né maestà né autorità; alieno da tutte le fatiche e faccende, e in quelle alle quali pure attendeva, povero di prudenza e di giudicio.
Pagina 453 - ... le commedie in altro modo: in Firenze non si vive come si viveva già in Atene e in Roma: non ci sono schiavi, non ci si usano figliuoli adottivi, non ci vengono i ruffiani a vender le fanciulle, né i soldati dal dì d'oggi nei sacchi delle città o de...
Pagina 504 - ... che si portava al voler della signora Duchessa che la medesima libertà era grandissimo freno, né era alcuno che non estimasse per lo maggior piacere che al mondo aver potesse il compiacer a lei e la maggior pena il dispiacerle. Per la qual cosa quivi onestissimi costumi erano con grandissima libertà congiunti, ed erano i giochi ei risi al suo conspetto conditi, oltre agli argutissimi sali, d'una graziosa e grave maestà; che quella modestia e grandezza...

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