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DIO DISPOSITIVA

976 DESTALENTÀ DILETANTE DESTALENTÀ, add. Voce ant. Svoglia.

to; Pieno di mala voglia, DESTIRA.

DESTIRÀ dicerasi anticam, da’Veneziani per TIRÀ FORA, Cucciato fuori; Espres

Fadiga ... DESTIRÀ FUORA DE LA MIA

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MEOLA B DB LA RAISE DEL TRONCO DE LA

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e

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animo

sumo.

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e

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MIA NATURALITÀE , leggesi ne' componimenli poetici del Calmo, e vuoldire, Componimenti usciti dal mio talento naturale, senz'artificii; come la penna getta. DESTÌRO, s. m. per Destinada , è vocabolo ant. usato nel Poemelto sulla guerra dc' Castellani e Nicoloui, nel sentimento di Tirare il collo ai polli; vale dunque Tirata CO SB FA A UNA GALINA,

GHB DAVA AL COLO 8I FATO DESTIRO, CHB etc. Come si fa de'polli, gli avrei tirato il collo, cioè Lo arrei ucciso. DESTRUTO, add. Distrutto, da Distrug. gere.

DESTAUTO, Strullo; Desolato-Strutto si dice parimente per Magro. DEVA, Seconda persona dell'imperfetto di Dar, Dar - Ora si dice Dava , ma i Cbioggiotti dicono Deva. DEVOTO, add. Divolo e Devoto, che ha divozione, Pio, religioso.

DerOTO DB LA MADONA DBI CERCHS, derto per

ischerzo d'un Ubbriacone , ch'è quanto dire Dedilo o Inclinuto al vino. Dİ. ADBSSO FA Dİ!

con

inflessione ammira. tiva, Mapiera fain. di risposta , che vuol dire No - Per escupin la Madre domanda alla Figlia, ASTU FINIO QUBLA Camba? e questa risponde ADB8SO FA Dİ, volenilo in certo modo far conoscere alla Madre l'irragionevolezza della dimanda, perchè in così breve tempo lrascorso la camicia non poteva esser intieramente cucita. DIACHILON , s, m. Diaquilonae, Sorta di cerotto composto di più ingredienti , buono a' ciccioni e simili posleme per

purgarle e chiuderle. DIALTIA, s. f. Voce ant. Dialtea , Unguento composto di più ingredienti, ma specialmente di mucilagine d'altea. DIANA, s.f. Diane, nome proprio di qualche femmina,

Diana, dicesi al Baltere il tamburo , Sonar le trombe sul far del giorno, che fanno i soldati, dall'uso che i Romani avevano di sonar colle trombe ai primi albori del dì negli accampamenti un'aria dedicala a Diana, Dea delle selve, DIAVOLO,

VARDĖ 20 VU 88 BL DIAFOLOHA LA TOS-
Maniera ant. mclaf, che ora direni.

Vands CH8 DIAVOLEZZI CHB SUCBDB!
Considerate voi quanti malanni o casi
inopinati succedono.
DIE ESSE. Maniera antica, che ora più
comunem, dal basso popolo si dice Gibs-

V.
DIGANDO, Gerundio del verbo Diese
Mapiera antiea ch'è però ancora in uso;

ma il più comune è DISBNDO. DILETANTE O DELETANTI , Dilettante,

in forza di sust. dicesi più comunemente di Chi si diletta ad un'arte, a distiozione de' professori di essa.

DILBTANTB DE LIBRI, V. Liono c Ponta. D10.

IY NOME DB DIO, che anche si dice SIA COL NOMB DB DIO, Maniera fam., Or bene sta, e vale Sia in buon'ora, Sia col buon

IY NOMB DB DIO CHE GO TROVA QUEL CHB CBRCAVA , Sia in buon'ora che ho finalmente trovato quel,ch'io cercava. DIOL, s. m. Vocabolo de' Barcaivoli, che vuol dire Duolo (dal lat. Dolor) nel sign. di Passione d'animo o anche Interesse MI NO GO DIÒL PER QUBLA COSSA; Di quell'affare non me ne curo; lo non ne sento passione alcuna. DIR.

DIR BEN 0 Din mal, sono frasi che da noi si usano metaf. per Essere o Non essere acconcio, adaitalo , dicevole, con veniente o buono STO ABITO MB DISB BEN, Quest'abito mi è buono, civè Torva bene al mio dosso

NOL GHB DISB BBx, Non gli è acconcio o adattato — EL COLOR DE STO ABITO GHB DISB BBN AL SO V180, Il colore di quesi' abico s'addice al suo viso, cioè si confà, ben conviene al colore del suo viso LA XB UNA COSSA CHB DISE MAL, Questa è cosa o parola o azione che sta male, cioé Che disconsiene o è mal delta o mal falta,

NO SARÀ MAI DITO VBRO, Questo non samai, cioè lo non permetterò giammai questa cosa

Non sarà MAI DITO VBRO CHE MI TORNA IN QUBLA CASA, E non avverrà mai ch' io torni a quella casa.

TASĖ, ABIÈ QUELA CHE SB GHE DISE,Specie di ammonizione o reticenza che usasi familiarmente verso qualche indiscreto o imprudente parlatore, ed è come se gli dicesse, Di grazia ponete fine alle vostre chiacchiere ed abbiate quella che appellasí creanza o discrezione o prudenza. DISPAZZO, s. m. Dispaccio, dicevasi in T. Cancelleresco del Governo Veneto, quella Lettera che un pubblico Rappresealante scriveva al Senato : benchè più comunemente si chiamassero Dispucci le Lettere de'Patrizii generali della Dalmazia e del Levante, i quali oltre al Carlcelliere avevano presso a loro un altro Irupiegato che chiamavano Dispaccista, prcpriamente occupato a scrivere i dispacci. DISPENSA, s. f. Dispensa, chianiasi famil. la Stanza dove si conservano le cose da mangiare.

Dispensa poi, in T. di Finanza e di Lrggr, si dice quell' Uffizio, dal quale si distribuiscono il sale, il tabaceo e gli altri generi delli di privativa, ai rispeltivi renditori. DISPENSIÈR, s. m. Dispensiere o Dispensiero, in T. di Finanza, dicesi Quell'ufficiate o impiegato ch'è preposto alla Dispensa del sale, del tabacco, itella polvere da fucile etc. a coloro che vendono queste derrale. , dette di privativa regia, per conto pubblico. DISPOSITIVA, s. f. Dispositiva, chiamasi in T. Forense, Quella parle d'ova-sen

DISSERNER DOLOR tenza che risolve, che determina o decide. DISSERNER, v. Discernere, Ouimamenle vedere e distintainente conoscere ; e non che degli oschi del corpo,

dicesi ancura dell'intelletto.

NOL GA GIUDIZIO DA DISSBANBR, Non ha tutti i suoi mesi, vale È scemo, pazziccio DISSIMULAZION, s. f. Dissimulazione, Arit, Studio di nascondere il proprio pensiero o alcun disegno , Finzione. v. SIMULAZION. DISTILAR, 1. V. LAMBIGÅR. DISTILAZION.

ANDAR IN DISTILLAZIÙY DAL SUOR, Maniera fam. esagerata, Struggersi o Macinarsi pel gran sudore; Sudo tanto che mi struggo o mi macino, cioè Mi conDIVERSİVO, s. m. Voce fam. Svagamento; Distrazione; Interrompimento; Intermezzo, intendiamo Occupazione differente dall'ordinaria , e meglio Divertimento; Passatempo; Diporto; Sollazzo, Cosa che ci distragga dalle noiose consuetudioi.

QUALCHB DIVBRSIVO BISOGNA AVBR , SR DB NO SB CABPA, L'arco sempre teso si spezza; Un po' di svagamento o di pas. satempo è necessario alla vita.

Diversivo è anche T. Idraulico usato frequentemente dagl' Ingegneri, e dicesi Quel canale che diverte o devia parte dell'acqua d'un fiume. N Canal 'bianco e l'Adigetlo in Polesine sono diversivi del[ Adige

Diversivo a fior d acqua o Sfioratore, e nella Toscana Rifuló, dicesi a Quel diversivo che si ottiene dalla soprabbondanza dell'acqua o sia dell'acqua superiore superflua. DO. CH'BL TROVA UN DO DE DANARI IN VECB

BL SBILA, BL PROTOY LO SGOBA A LA BOLA DE RUFO, Maniera di barcaruoli, e vuol dire , Che vada via eol nome di mia Nonna e il diavolo se lo porti all' inferne. DOGALINA.

La Dogaliva era anche una Veste nsala anticamente da' Veurziani in genere, di cui si fa menzione in varii Autori, ma specialmente dal Varotari e dal Calmo, che usavasi ancora nel 1600. DOGIA.

DOGIA VBCHIA, chiamano i nostri Ma. niscalchi l' Affezione reumatica di una o più gambe del cavallo, con zoppicatura non continua e per lo più senza dolore al tallo, con recidiva senza periodi csalli. DOLER DAR DONDB DIOL ,

ribobolo ant. Dare dove gli duole, che anche dicesi Dare in quel al alcuno, vale Promuovere un dia scorso sopra materia in cui altri abbia passione; dimandar appunto di quelle cose mellere in campo materia che allri desidera e ha caro di sapere. DOLO, s. m. Voce ant. per Duolo cioè

Passione o Dolore dell'animo. DOLOR.

Dozda è anche Voce di gergo de' Bar

DB L'ASSO,

gergo dei

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e

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caiuoli, con cui s'indica il Riscuotitore, cioè Quell'agente che vien mandato dal proprietario della casa a riscuotere la pigione. Dicono XB CAPITÀ BL sior DOLOR cioè è venuto il Riscuotitore della pi.

v.

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gione.

e

DUGAO,

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e

DOMINO, s. m. Domino, Foggia di maschera usata anche a' di nostri, che con

siste in una sopravveste col cappuccio. DON, Maniera ant. del nostro dialetto (alterata dal lalivo Do) che usavasi nel secolo XVI., ed ora dicesi Dago per Do, nella prima persona dell'indicativo del verbo Dare. E ve DON STO AVISO,

E vi do quest'avviso; E vi avverto o 'avvertisco Non MB DON MARAVBGIA, Non mi maraviglio o stupisco E DON FIN, E do fine. DONDE, avv. ant. detto per Dove o Ove

DAR DONDE DIOL, V. DOLÈR. DOPIER, s. m. Voce aut. Doppiere o Dop

piero. V. Torzo. DOPO.

MBTERSE DOPO DE UNO, V. METBR. DORMIA, s. f. Voce antiq. che dicevasi ne' tempi del nostro Calmo per Indon

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suo matrimonio

DoTA GRANDA,

Dotone — DOTA DBL Faiùl, Natiche e zinne.

CHIAMARSE LA DOTA, V. CHIAMÀR. DOTAR, V, INDOTÀR. DOTORÈTO, s. m. Dottorello; Dottoretto; Dottorelluccio e Dottoricchio, direb. besi per

avvilitivo di Dottore. Delto per agg. a Giovanello pretendenle, Dottorino; Saccertino; Saccentuzzo; Saputello; Arrogantuccio. DOZENA.

MBTERSE IN DOZENA CON QUALCUN, Ma. viera metaf. ant. Affratellarsi; Domesticarsi; Apparentarsi , si dice di Chi si domestica più del convenevole o Usare colla inaggiore intriosichczza. DOZENÅL.

OMO DOZENÁL, Uomo o Persona dozzinale , vale Plebea. Dozzinalissimo è il Superlativo. DRAGONI, chiamano i Maniscalchi certe Macchie che vengono all'occhio del Cavallo; ed è una escrescenza piana sopra la membrana lucida , per cui l'animale si adombra e perde la vista se la macchia lut

ta invade la cornea lucida. DRENTO.

TEGNILA DRBNTO DB VU, Serbatela nel vostro cuore ; Tenetela occulta. DRÈTO, s.m.

Dreto, come voce ant, vuol dire Giusto VoGIO EL MIO DRETO, Voglio il mio giusto, cioè Quel che la giustizia m' accorda. Voglio la parte mia fino al finocchio. DREZZAR.

DRBZZAR LA BACHBTA A LB CIMB DE QUALcun, Maniera ant. V. Bachbta. DRIO.

ANDAR DRIO A QUALCUN, dello fig. Cat

DUGÀO DURO

777 tarsi l'amicizia o la benevolenza ďal. cuno, cioè Procacciarsela con lusinghe o carezze o simili. Coltivarsi alcuno o Coltivarsi l'amicizia o la benevolenza altrui , Porre ogoi studio per acquistarla, accrescerla o conservarla. DRIO PONTO; V. in Ponto.

s. m. Voce ant, detta dal nostro Calmo

per DOGADO, Ducato, cioè 11 primitivo Stato della Repubblica Veneta. DULIMÀN, s. m. Voce ant. che da' Greci era già detto Dolamas e Dulamàs e dai moderni Inleri, in Francese e in Tedesco Doliman, Sottoveste di panno senza fodera ch'era aplicamente usata da'Greci e da' Turchi , ed anche da' Veneziani di bassa mano nel secolo XVI., come raccogliesi dal pocmetto sulla guerra de' Nicolotti e Castellani avvenuta nell'anno 1521. Nel dizionario tedesco dell'Heucke, e così pure nel Francese dell'Alberti , si dà il Dulimano per Vestito turchesco ad uso teatrale. DURELO.

No GO PIÙ DURBLO, Maniera fam. o Alto d'impazienza che vale Non posso più; Sono annoiato o ristucco; Non duro più a lungo, cioè Non resisto,

non reggo. DURENGO, s. m. Voce di gergo de'Bar

caiuoli che vuol dire Cacio; Formaggio. DURO.

Duro, delto per agg. a uomo, Duro, vale Ostinalo, Caparbio, che anche su detto Sodo alla macchia o al macchione, Fermo nella propria opinione -- V8DARÀ CHB STAGO DURO, l'edrete ch'io non mi muovo a vento, cioè che non desislo dalla mia opinione. DURO DB MODEGAL, V. MODEGÅL.

V. in Moso.

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DORONDÒNA, Voce che più da noi non si parla, ma vedesi usata dal Dotti per 158. a Femmina mondana, e vuol dire Meretrice, ma s' intende di quelle che vagano per le piazze o per le strade ad uccellare i merloti, DOSSO.

FARSB FAR UN ABITO SUL SO Farsi fare un abito a suo dosso o assestato a suo dosso. DOTA e Dote, s. f. Dote e Dota, Quel che Ja Donna porta al marito al tempo del

DOSSO

Muso DURO,

E

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EFE Economia , ch'è L'assegnatezza nello spendere. EFE.

BBCo Co L'EFB, dicono scherzevolmente e talora per impazienza o per vezzi, le nostre donne a qualche loro fanciullo catlivelluccio , per non dirgli BBCOFOTUO O BBCOFUTRISTO.

BABUIN CO L'BFB, leggesi in una satira del nostro Varotari, il quale parlando di cerle Mogli pessime e molesle ai poveri mariti del suo lempo, cosi s'esprime:

DISỀ QUEL CHB SENTI, LE SB NB MOGA
SEMPRB SÈ MATO E UN BABUIN CO L'EFB.

Ritenuta la frase antecedente di Beco Co L'BFB, che usasi ancora e debb' essersi usata anche due secoli fa, l'Autore interpretandone il significato , è dell'avviso, che lraltandosi d'una satira sol costume pubblico, il Poeta siasi astenulo per onestà dall' esprimere chiaramente la suddetta frase, ed abbia quindi soggiunto BABU'N in vece di BBco; che dunque Babuin CO L'EF8 voglia dire BABUIN FOTUO.

ENDÈGOLO ENOTA Osservasi in oltre che la frase LA SE NE MOCA ( Non se ne curano) è precisamente il S' en moquer de’ Francesi: non sapendosi però decidere se tale francesismo appartenga al solo autore o al dialetto di quel tempo. ENDÈGOLO, V. INDĖGOLO. ENOTA

ENOTA Exota Enio sono voci ( come evidentemente pare ) corrotte dal greco antico , 'le quali per lo meno da trenta secoli in qua

si conservano e si captano nei balli delle nostre giovani artigiane. Quesle fancinlle ballano prima a due a due al suono d'un cembalo e al canto di villa

di tratto in tratto interroite da uo'a specie d'intermezzo, il quale sempre comincia dal versello EroTA ENOTA BNIO, che pur si canta col cembalo e con diversa melodia , del

che
vengono

seguente svariato tenore ENOTA BNOTA BNIO,

SB SÅ DO CORŠVB DRIO,

E, Particella congiuntiva del discorso, che

per quanto vedesi nelle scrillure del Calmo, era anticamente usata nel nostro parlare, in quello stesso sigoificato che nel Padovano e nel Polesine s'usa odierpamente le particella A. Dicevasi , per esempio, E NON MB ARRCORDO; E ve CRB

E NO VORIA, come a Padova e nel Polesine si dice A NO MB RECORDO ; A ve CNBDO; A NO voria. Ora però i Veneziani ommeltono del tutto queste vocali congiuntive e dicono No Me RECORDO; VB CRBDo; No VoRAVE No vonia e simili. EBREO.

Avevamo in Venezia nel Governo Veneto una Magistratura di Tre Inquisitori sopra gli Ebrei , senatoria e gravissima, Ja quale soprintendeva alle Università di lutii gli Ebrei dello Stato e in conseguenza a lutte le leggi disciplinari emanale nel proposito. ECULOMÌA, s. f. dicono alcuni idioti per

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EQUITATIVO ESAGERÅR

.

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SB SÈ QUATRO DBVB LA MAN

E LA PAREGİNA LASSÈLA ANDAR.
ENOTA ENOTA ENTO

ENOTA ENOTA B NANA,
E LA NANA CHE MAI VIEN D),

AGIUTIME MAMA NO POSSO PI;
ENOTA ENOTA ANCORA ,

LE LASAGNB COTE IN FBRSORA,
EL FORMAGIO DB SORA VIA,

NINETA CARA LA XB PINIA, Al canto di questo intermezzo ( cb'è più o meno lungo o ripetuto ad arbitrio della suonatrice del cembalo) le danzatrici formansi in due cerchi concentrici, che carolano uno inverso all'altro; e finito l'intermezzo torna il canto delle villanel. le e tornasi a ballare a due a due come prima.

La differenza distintissima del ballo quando si canta il versetto ENOTA BNOTA Brio con quel che segue , manifesta una specie di gioia che rien espressa co' salti nel carolare; e quindi ci pare cbe tali voci, comunque insignificanti nel nostro parlare, non possano essere slate dette o inventale in origine a casaccio e senza sigoilicazione. In falli, analizzate esse con attenzione sulla lingna greca de' tempi d' Omcro, trovasi , benchè corrollissime e quasi diremmo decomposte, che vi con. vengono per l'appunto, come nel seguente confronto,in cai sotto il Veneziano corrotlo si mette il Greco che vi corrisponde, indi la traduzione italiana E

B N O TA, B Α* νέε, ω 'ταν, αι τεε, ω 'ταν, ή νυός Ecco viene, o amico, ecco viene, o amico,

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ESSA E TAMBULA ESSA ed Esso (corrotti da Ipse ed Ipsa) nel sign. di Ella e d'Egli, s'usavano certamente fin dal secolo XVI, nel nostro volgare discorso, e nelle Contrade di Canaregio fra la bassa genle sono ancora in uso. Si sente dire , p. e. QUBL CHB LA COMANDA ESSA, Quel ch'ella comanda o Com m' ella comanda o vuole NOL DORMIVA GXANCA ESSO, Ne men egli dormiva. ESSER, v.

EL XB DOVB CH' BL POL BSSBR , Dellato fam. che in persona prima del singolare dicesi Son DOVB CHE POSSO BSSB R e in plur. SBMO DOVB CHB PODEMO BSSBR : sono queste maniere che esprimono l'estremo della tristezza o anche dello sdegno, Essere al non plus ultra o agli estreini.

Parlando di tristezza, direbbesi, Egli lo sono;

Noi siamo in estrema afslizione, al non plus ultra dell' afflizione; Egli è sul lastricato, in

povertà o mises ria estrema ; lo sono o Noi siamo all estremità o all' ultima estremità.

Parlando di sdegno, Egli è eccessivamente incollerito, irritato , sdegnato, Il dettato vernacolo spiega, E. non può essere più irritato di quel ch' egli é. SAVÈR BSSBR

· PBR FARSB AMAR BISO: GNA SAVĚR BSSBR A LE PERSONB, Per farsi amare dalle persone bisogna coltivarle QUBI PUTBI I SA MOLTO BSSBR A QUBL SO BARBA,

Que' fanciulli sanno ben cattarsi la benevolenza del loro zio, cioè Procacciarsela, acquistarsela con lusinghe e con vezzi. ESSESSO, s. m. Termine di molti idioti,

detto per Sesso, V. ESTASIÀR, Francesismo, da s'Extasier, è usato elegantemente dal nostro poeta vernacolo Lamberti nel significato di Divenire estatico; Andar fuori di per la gioia. E TAMBULA, V. TAMBULA.

perdati e convertiti in quegli altri della più goffa idiotaggine ehe si riportano.Chi ha però miglior vino in cantina lo spilli e lo dia a saggio, e l'Autore cederà di buon grado la palina ad una più ragionevole interpretazione. EQUITATIVO, add. Voce usata fra noi dalle persone colte nel siguif. di Equo; Giusto; Convenevole, Che ha in sé equio moderazione o convenienza: contrario di Ingiusto o Inconvenevole. ERBA.

EREA SGVANFA, Maniera bassa del volgo per dire Fior d'arancio LA XB CUSSI DBLICATA CHE NO LA NASA L’BRBA SENANFA, Ella è cosi schizzinosa che le putono i fiori del melarancio: cioè Troppo dilicatamente nudrita. V. DBLICATO.

ERBA SOLFARINA , Voce del Contado, Caglio; Erba zolfina e Presuola, Pianta erbacea che trovasi ne'luoghi erbosi e da pastura, detta da' Botanici Galium verum. Ebbe il nome di Caglio dalla proprietà che ha di cagliare il latte. La radice linge di rosso la lana, e la pannoccbia di giallo quando è preparata con allume;

છે senza l'allume tinge di giallo i formaggi. ERE.

PARLÅR CO L'BRB, Rotacismo chiamano i Greci il difetto che hanno alcuni di non saper esprimere la lettera R. Questo difetto è poi comune per educazione negli Ebrri delle nostre provincie. ÈRPEGA, s. f. dicevasi in tempo antico

per ARPEGO, V. ERPEGÅR , *. Voce pur antica , che ora

si dice ARPEGÅR, V. ERTO, add. Voce ant. Allo ALZÁR IN

BRTO, Alzare ; Levare in ako. ESAGERAR, v. ant. nel sign, di Deplora

FA ALIYEBLICB BSAGERAR LA SORтв, Fa all'infelice deplorare la sfortuna.

e

.

N

O TA,

NIO

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la sposa.

V.

L'opinione dell'Autore si è che queste voci greche fossero il cominciamento di altri versetti, che dovevano soggiungersi per comporre un sentimentuzzo qualunque analogo all'oggetto del ballo: versetti che sonosi col passare di lanti secoli

re

F

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FALASCO FALCADINA Falasco,

s. m. T. de Valligiani, Falasco o Erba fulasco, Erba ch'è una specie di strame che nasce ne' luoghi pa, ludosi, e dicesi anche Pattuine. I pescatori sc ne servono per far cavi in vece di funi, e seccala è buona per letto degli aojınali ; $c ne consuma però in gran qnantira nelle fornaci di pietro in vece di cannella; e al Falasco così ridollo, ciod

dicesi oomunenrente LBBGA. FALCA.

Falca chiamano i Legnaiuoli le parti Taterali d'una cassa o cassetta; la parte di solto dicesi Fondo, e quella dinanzi Faz

Fazzadina. FALCADINA, s. f. chiamasi nna Sorta di malattia cpidemica cutanea che si sviluppa in questa provincia Vencia di Belluno nel Canale di Agordo, la quale principiò l'anno 1790. nel villaggio di Falcade, donde trasse il uome di Falcapixa. Crcdesi che

FANGOSI FARSIO tale malattia sia d'indole siblitica perchè si guarisce co'mercuriali.Essa fu portata, dicesi, da una donna ivi rimpatriata da Fiume dopo l'asscoza di molti anni. FANGOSI, s. m. Maniera furbesca de'Bar- .

caiuoli, che vuol dire Slivali. FAR.

V. Su. FARNÈTICO, adil. Frenetico e Farnetico, Infermo di frenesia.

FARNBTICO PER UNO, asasi dire talvolta dalla bassa gente nel sign, di Infatua. to, cioè Preoccupato sino alla pazzia ia favore di qualche persona,

che anche di cesi Invasato. V, Portà. FARSÈTA, s. f. Voce ani. Farsetto, Vestimento da uomo che cuopre il busto. Ora dicesi CamisoLİN, FARSIO.

Nel Dizionario del Du Cange, dopo la roce Farsia , trovasi Epistolae farcitae,

FASENDO FENTO che sono Pistole composte d'idioma latino e italiano e gallico mescolati insieme, e proviene dla Farsa , commedia mozza.

E qui vogliamo osservare che l'aggiunto Farcitae (forse derivalo dal lat. Far cimen; Salsiccia ) corrisponde assai bene al significato del SORBETO FARSIDO dei nostri Acquacedratai, di cui parlasi alla vocc Fansio nel Dizionario. FASENDO, Maniera ant. Ora si dice FANDo ed anche FACENDO

per

Facendo. FAVA.

Fava, che anticamente dicevasi FBVA (e Fova dicesi ancora a Chioggia), rool dire Faceva. FAZION, s. f. V. in SESTIÈR. FEDE.

FBDB PARALITICA SUL CANATİN, V. Pa

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FIGO FOGADA

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FIGO MORO

e

e

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FIGO.

FAR UN FIGO A LA GREGA, Far le fiche o le castagne, V. FIGA.

dicono i Maniscalchi ai Porri o a certe Escrescenze dare, indolenti e prive di pelo in varie parti della cule, che si veggono disperse talvolta nel Bue e più spesso nel Cavallo. FIGURÌN, s. m. Figurino, voce dell'uso, si chiama Quella figuretta di uomo e di donna intagliata e colorila che ogni mese si manda da Parigi e quindi da Milano, nel Regno Lombardo Veneto, cogli abiti e abbigliamenti di nuovissima tooda. FINİR.

Usasi questo verbo ancora nel sign. di Piacere; Essere o Andare a grado STO ABITO NOL ME FINISSE, Quest' abito non mi piace, non m'attaglia, non mi soddisfa. FINTA.

Finta o FINTA DB CAVBI, chiamanu le nostre donne Que'caprlli appositicci inapellati ch'essc portano, secondo la moda d'oggidi, salla fronte e alle tempie, por ripiegare alla deficienza de' capelli unturali o al disordine della cavutezza nell'ela avanzala, in cui pur cercano di far comparsa. FINZIÓN, s. f. Finzione, Il fingere, il dissimulare, Fizione, Finta, Infingimento. V. IMBÀLO, SUPLANTO, SCAKLATO. FIÒLA , s. f. ( coll' o chiuso ) Figlia , Lo stesso che Fia, ma è voce della bassa gente. FIOLO, s. m. (collo chiuso) e pel plur. Fioli o F101, Figlio e Figli.

FIOLI DE SAMARCO, dicevasi anticam. ed anche a' nostri giorni , per Suddili

l'eneti.
FIONDA - V. CBRBNDBGOLO.
FIORON.
MATO A FIORONI ,

V. MATO.
FISOLO DE MAR.

Egli è dello in Dalmazia MagnaBALİN, per la difficoltà d’ucciderlo. FITANZA , s. f. Lo stesso che AFITANFITANZÈTA, s. f. (colla z aspra) Piccola affittanza , Locazione di pochi fondi rustici e in conseguenza di piccolo Gulo. FITÀR.

FITAR A FOGO B FIAMA, V. Fogo. FLAUTO.

Delto in gergo vale il Naso, V. CA

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FERAMENTA FIGHI FERAMENTÀ , add. Ferrato, Munito di

ferro. FERAMENTÀR, v. Ferrare , Munir di

ferro che che sia. FERMA LA, V. Alto Là. FERMÀR.

FERMAR UN SERVITÒR, Intrallenere alcuno, vale Fermarlo al suo servizio.

FERMARSE, Ristarsi; Cessare ; Rimanersi; Finire — MAI NOL SE FERMA DB LAORÅR, Mai non ristà di lavorare; Mai cessa o desiste dal lavorare FBRM ve, Arrestalevi; Fermatevi. FERSA.

Questa voce, già riportata nel Dizionario, deriva probabilmente da Farsa, termine barbarico che si definisce Tumor qui totam cutem exulcerat. Anche oggidi alcuni idioti dicono Farsa. FERSORA.

LA PABLA CHE CRIA A LA PERSORA
PAŠLA.
FESTA.

SBRVIO PER LE FBSTE, V. in Servin. FETISSIMO, aild. Voce usata da un Poela Veneziano del secolo XVII. Felidissia mo, sup. di Fetido, Puzzolentissimo; Fetentissimo. FETÒR, s. m. Fetore; Puzzo ; Lezzo, Odor cattivo OH CHB FETOR ! se GA M0830 EL CORPO, Fi fi, che gli s’è mossa lu cacaia! FEUDO, s. m. Feudo, Signoria o Diritto reale, con maggiore o ininore autorità, e talora con ius ili sangue, posseduta da un particolare vassallo del Sovrano, al quale resla sempre il diretto dominio. Quindi era già isiiluito nel Governo Veneto un Magistrato di tre patrizii senatori col titolo di Provveditori sopra Feudi, i quali investivano a nome pubblico i nuovi possessori di Feudi e vegliavano sulla materia. Fià e Frio.

CAVAR EL FIAO DAL CORPO, Maniera ant. Cavar l'anima del

corpo,

Uccidere. Tegnir BL FIÀ , dicesi anche. Prendere una tira, cioè Tirala di lialo soppressa, V. Tira,

TIRO SU EL FIÀ PBR NO Morin, Risponde taluno per ischerzo a chi gli dimapia che cosa egli faccia, lo ho rifiatato; ovv. lo rifato per non morire. FIACÒN , add. accr. di Fico, V. STRACO. FIAPIO, add. dicevasi anticam. per Iv

FIAPIO, V. FIAPOLIN, adi, dimin, di Frapo, V. FIA

PĖTO. FIGA.

FAR LE FIGHB A QUALCUN, è frase antica del signif. di Burlare ; Beffure ; Schernire. Far le fiche o le castagne è Quell'atto, che colle mani si fa in dispregio altrui, messo il dito grosso tra l'indice e'l medio. FIGHI o anche Fonghi e SPONZE, ebiamano i Maniscalchi le Escresecnze carnose pe piedi del Cavallo, che gli producono zoppicatura.

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FOGO FORFE

al palato ed alla lingua, inappeteaza, dif: ficoltà d'inghiottire, malinconia e febbri. FOGO.

FITAR A FOGO B FIAMA, Allogare å tütto carico del Conduttore , Quando cioè il Conduttore assunse indeterminatamente tutti i pericoli, e s'intende gl'infortunii d'incendio, d'inondazione e di gragnuola, come la legge odierna s'esprime. FOGO DE S. ANTONIO, dicono i Villiei ad una malattia delle pecore, che i Vpterinarii chiamano Tumori infiammatarii. Questi consistono in gonfiezze circoscritte infiammatorie dolorose in varie parti del corpo,

che si esulcerano e presto passado

alla cancrena. FON (coll' o chiuso ) Maniera antica che Usavasi nel nostro dialelio, e che ci è riporlata dal Calmo, in vece di Fo, prima persona dell'indicativo di Fare, che ora si direbbe Fazzo (come dicevasi Don per Do ).

FON CONTO CHE LE SIA ROSB B VIOLB , Mode fig. Fo conto che siano rose e fiori o che sia un panunto: cioè Resta a soffrir di peggio - VB FON STO DISCORso, Vi fo questo discorso. FONDACHIO. FONDACHIO DE L' OGIO

lo stesso che MORGA, V. FONDAGO, s. m. Voce ant. Posatura ; Fondala , La feccia del sino che resta nella botte. FONDO, sust.

Dicesi familiarmente anche Fondi nel sing. per Fondo. Quindi FONDI DE LA DOTA , DE LA PIGNATA ec. per Fondo della boite, della pentola, cioè La parte inferiore.

Fondi D'ARTICHIOCO, Girelli di carciofo. FONTEGHÈRA, s. f. dicesi la Moglie o Femmina di Fondacaio o Fundachiere, la quale sull' esempio di altre voci consimili potrebbe dirsi Fondacaia o Fondachiera. FORCA.

TIRÀR ZO DA LA FORCA, fu detto dal no-stro poeta V •:otari in una sua satira parlando di Mogli irrequiete e moleste ai mariti: eccone il

passo. SCORLEU PBA SORTE EL.CAO? SB QUALCHB. 8PORCA

MOSTRASSB DB BRAMARVB IN COMPAGNIA,
OH. COMB LESTI VAI SE CORBRIA!

SO CHE LB TIAESSĖ ZO DB. LA FORCA. E vuol dire: Se qualche baldracca ma strasse desiderare di far all' amore con voi, oh come presto correreste a lei; e non vi graverebbe ch'ella fosse sudicia ed infame : anche se fosse sulla forca per le sue nequizie, voi ne la staccheresie per

ispassarvi con lei. FORFE, s. f. dicono i Maniscalebi ad un Tumore sotto al mento che viene al Bue, i cui segni caratteristici sono Gonfiezza sotto la mandibola posteriore, doleole, che impedisce la masticazione ed anche la deglutizione, e che s'estende alla parte interna della bocca.

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FLEBOTOMO, s. m. Voce dopo la nostra

politica rivoluzione ora conosciuta e parJata dalle persone colle in vece di Chirur. go; ma s'intende Quello che caccia sangue. Se ne' Dizionarii si trovano Flebotomia e Flebotomare, sembra che dovrebbero esservi ancora Flebo tomo o Flebotomista; ma non vi sono. FO, Maniera antica che s'incontra del continuo nelle scritture vecchie

per

Fu. FOGÁDA , s. f. dicono i Maniscalchi alla Infiammagione della bocca nel Porco, cbe gli reca goofiezza con rossore, calore

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2

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780 FORFÈSON FREGÅR FORFESÒN, s.m. (colla s dolce) T. dei Veterinarii, Carbone bianco epidemico, Malattia propria del Bue, i cui sintomi sono zoppicainento, gonfirzza en fisematica nella estremità zoppicante,corso di malattia violenta che uccide l'animale se non viene prontamente soccorso con copiose soarificazioni. FORMA, s. f, in T. delle Cartiere, Colino, Telaiello di legno arretalo con funicelle, sopra cui si pone la colatoia. FORMAGIELA.

FORMAGÈLE DE LA ZUBCA, si dicono la vallonea e le corteccie di rovere che copo aver servito alla copria delle pelli, si lasciano asciultare, poi si bagnano e si riducono in alcune forme alla maniera dei formaggi, quindi si vendono ad uso di combustibile, FORMAGIO.

FORMAGIO STRACHİN, V. STRACH!n. FORMÈLE, T. de' Veterinarii , Malattia

del Cavallo. Lo stesso che CHJAPONI, V. FORMÌGA.

MAL DE LA FORMIGA, V. Mal, FORTE, add.

FAR FONTB 0 FAR FORTI QUALCOX, Dare spalla ad alcuno; Dare aiuto; Soccorrerlo, Talvolta si dice per Sorreggere, cioè Sostenere. QUA STA BL FORTI,

Mapiera fam. Qui è dove giace Nocco, prov, che vale Qui

consiste la difficoltà. FORTÌN, s. m. Fortino, Opera di fortif

cazione militare di campagna. FORTUNA.

Considerata la fortuna come Stato ,
Condizione, V. STATO.
FORZO, s. m. ( colla z aspra ) Vocabolo.
antico, ma specialmente dello Statuto
Veneto tradotto, con cui era indicato il
Delitto di pubblica violenza. Vedasi lo
Stalulo del Doge Tiepolo, Lib. V. cap. XI.
del FORZO.
FOSSINADA, s. f. e nel plur. FoSSINAB ,

Colpo di fiocina.
FRAGOLETA, s. f. Piccola fragola.
FangoLBTB, dicesi

per vezzi e ligur. ai Capezzoli o Papille di mammelle giovani, dalla loro piccolezza e dal colore rubicondo che hanno. FRAMBOLÈR, s. m. Lampone, detto già dal Mallioli Rovo ideo, L'arboscello fruricoso potissimo che produce le ampomele. V.FRAMBOB, FRANTO, adıl da FRANZBR, Franto.

PRVARB FRANTO, Pepe ammaccalo. FRAPA.

FRAPA, in T.antico vuol dire Pantraccola; Fola, Falsa invenzione. FRATONÅR, *. T. de' Maratori, Liscia

cioè Distendere e lisciare la inalta posta sul muro colla cazzuola , quando gli si dà il secondo intonaco, cioè s' arriccia. FREGÅR.

FRUSTA.

FRUSTA, dicerasi dagl' idioti ne' tempi Veneti in sece di Fusta, a Quel naviglio o galera che serviva per deposito de' Condaunati al remo, presso alla Piazzella di S. Marco. V. FUSTA, FRUTUÀR, v. ant. Fruttuare, cioè Frut

tare, Fare o Renıler frutto. FUMANA,

Fumana, si dice pure alla Nebbia, ma non densa. FUM^O, add. Voce ant. Fiumoso o Fummoso, nel siga, di Altiero, Superbo, Al. bagioso, che presume di sè più che alla sua condizione non parrebbe che si richiedesse: quasi che salgano al di lui ca. -po i fumi della superbia. FUMARÈA. FUMARŠA, si dice anche

per

Caligo o Nebbia, FUORA, avv. antico, che ancora però si di

ce da molli, V. Fors. FOREGÅR.

FURBGARSB, dicesi anrora per Cacciarsi, Entrar

per

forza - FURBGARSB IN TBL Bosco, Imboscarsi- FUREGARSE IN T'UNA GROFA, Ingrollursi - FURBGARSE TRA UN ALBBRO B L'altro, Cacciarsi tra un albero e l'altro., Nascondersi fra gli alberi. FURBG ARSB IN TE LE CASE,

Intredersi; Ficcarsi, Cacciarsi nelle case altrui. FURIANÈLO, add. detto in vece di FoRBẢN per agg. di Venlo,

di Vento, Austro-Scilocco. V. FONBAN. FURİNA, s. £ T. de'Maniscalchi, V. Chia

FREGÀR BL PİB SUL SOGIÈR, Mapiera ant. melaf. V. Pie. FREMER, v. Fremere, che più anticamente dicevasi Fremire, dicesi dello Strepito di voce che fa uno per cagion d'ira o d'altra forte passione. Fremer d'ira, di dolore, di cruccio

Fremitare, ch'è quasi sinonimo, s'appropria al Fremere di più persone, Fremilare la plebe. FRESCHỈN, s. m. (verbale e corrollo, come pare, dal latino Fracesco, is, Infracidire, Guastarsi ) dicesi da noi il Fetore o lezzó che panda il pesce guasto ; ma è l'odor naturale del baccalà.

Quel PESSB SA di paeschiv, Quel pesce sa o rende odore di fracido o di guaslo.

SBYTO UN ODOR DA FR&SCHIN DB PBSSB CHB MB STOMEGA, Sento un lezzo o puzzo di pesce fracido o guasto che ammorba o che mi fa stomaco.

Parlando della carne fradicja , dicesi SAVŠR DA LISPIO. Vedasi in Sargr. FRIGNOCOLA.

FRIGNOCOLE DE LIRA , detto met. Maz. zate sudice ; Bacchiate sode, Percosse grandi. FRITOLÈRA, 's. f. chiamasi la Femmina del Frittellaio, la quale , seguendosi altri esempii di consimili nomi femminini tratti dal mascolino, potrebbe dirsi senza scrupolo, Frittelluia. FRIZIMENOLA, s. m. Chiamavasi anticamente a Venezia Quell' arteficello che vendeva menolc fritte, pesce trivialissimo ad uso della poveraglia. Convien credere che quest'articella fosse misera, se a'giorni nostri non si vide più esercitala e non ce ne rimase per memoria che il nome nel vulgatissimo dettato , GUADAGNI DBL FRIZIMBNOLA, cioè meschini. V.Guadagxo. FRONTAL, s. m. Frontale, Ornamento che si mette sopra la fronte; e dicevasi in Lempo antico l'armadura della fronte.

FROYTÅL DE LB BARŠTB, Frontale, Quella parte

rimboccala delle berrelle che riesce al davanti sopra la fronte. FROTA, s. f. Frotla e Frotto, Moltitudine di gente insieme, ed anche Turma o Squadra di soldati.

FAR FROTA , dicevasi qui anticamente Quando nella

pugna

tra' Nicolotti e Casiellavi s univano molte persone della stessa fazione per combattere contro la frotta dell'altra parte.

dicevano FBYO FROTA, Uniamoci, e s'intendeva. Per combatlere uniti. FRUA , s. f. Voce antica (lella in vece di Fnuo, nel sign. di Consumo. V. Favo nel Dizionario

FRUA, dicevasi pure anticamente, parlanılo di sostanze, nel signif. di Scialacquamento; Sparnazzamento; Consumamento - E AL PAN CHE GHE BISOGNA INUTILMESTB ALFIN, DARGHB LA FRVA, che vuol dire E finalmente scialacquare le sostanze loro necessarie per vivere.

PONI.

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s.

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ZBR,

FUSE (in rece di FUSBR ) verbo, che ora si dice Fuge o Fucir, in signii. di Figo gire, è maniera antica del nostro dialetic. No I XE SBTSÀI DA Fist,

Non sono vili da fuggire, Ora direbbero da fuck. Anche a' nostri giorni sussiste l'uso nel volgo di pronunziare accorciato l'infinito de verbi aventi la desinenza in BR, ommellendovi la consonante. Dicono, per esempio FRIZB, Veyde, Bøve, Pianze, Leze cc. per FRIZER, VBNDER, Bever, Prayzer,LE

il qual accorciamento come figura grammaticale dicesi Apócope. V, AD3BEVIATURA. FUSO.

EL FUSO È PIBV, XB DESFORNIA LA ROCH, Maniera ant, melaf. La rocca è sconocchiata per dire Bo detto a bastanza;Non

Ho ho altro a dire ; Sono al termine. FÙSSARA, s. f. Voce ant. che usavasi a.che nel secolo XVL, riportalaci nelle led tere del Calmo ed equivalente a Buzara o BudBla nel sign. di Frascheria; Inezia.; Froitola METEMO STB FUSSARB DA UNA BAYDs, Mettiam da parte o Tralasciamo

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queste inezie,

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FUSTO.

Fusto, detto in T. di gergo , vale II corpo umano.

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