Giornale enciclopedico di Firenze, Volume 3

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Brani popolari

Pagina 118 - Medicine così fatte Non saran giammai per me. Beverei prima il veleno, Che un bicchier che fosse pieno Dell'amaro e reo caffè. Colà tra gli Arabi, E tra i Giannizzeri Liquor sì ostico, * Sì nero e torbido Gli schiavi ingollino: Giù nel Tartaro, Giù nell...
Pagina 168 - Ella è tra i pochissimi che a' nostri tempi meritino l'Apostrofe Oraziana Docte Sermone Utriusque Linguae 4, e si mostra perfettamente iniziato in tutti i misteri dell'arte dello stile comunemente sconosciuta in Italia. Alcuni fra noi sono come i Moscoviti, cui, al dire di Montesquieu, bisogna scorticare per dar loro del sentimento, e per cui i pungoli delicati della locuzione sono interamente perduti: altri affettano un Purismo inanimato, e giudicano dell'espressioni sull'autorità dei Dizionari:...
Pagina 171 - Parmi ch'ella tema un po' troppo di veder la poesia italiana colorita di tinte straniere. Perché creder un delitto l'appropriarsi le altrui bellezze quando ciò possa eseguirsi felicemente ? Parmi eziandio che comunemente si confonda il genio grammaticale d'una lingua col genio rettorico.* Quello è sempre stabile; questo si modifica tante volte quanti sono gli scrittori originali che vi fioriscono. Quante espressioni non ha Dante che dovrebbero dirsi audaci e repugnanti al genio italiano, se si...
Pagina 169 - Oltreché io amerei piuttosto la critica ideale che la personale, i vizi accennati si trovano sto per dire in quasi tutte le opere dei poeti italiani che si piccano di conservar intatto il buon gusto nazionale. La servile imitazione, la superstizion della lingua, la scarsezza dell'idee, la timidezza eccessiva nello stile, l'abborrimento a tutto ciò che sente di novità o d'arditezza anche la più felice, sono i caratteri dominanti...
Pagina 169 - La servile imitazione, la, superstizion della lingua, la scarsezza dell'idee, la timidezza eccessiva nello stile, l'abborrimento a tutto ciò che sente di novità o d'arditezza anche la più felice, sono i caratteri dominanti dell'Italianismo, e se volessi citar dei nomi, Venezia, Padova, Verona, per non estendermi più oltre, potrebbe somministrarmi più d'un esempio. Un vano fraseggiamento detto poetico, tratto dalla Mitologia, forma una gran parte del merito di vari altri. La cieca adorazione...
Pagina 40 - Io stimo lei come maestro nell'arte di far versi sciolti robusti e variati di suono, quali appunto esser devono nella tragedia. Se avrò il suo suffragio, poco m'importa dell'altrui ; se mi manca quello, crederò di non averne né pur uno. A suo bell'agio dunque ella mi dirà poi il parer suo; intanto creda che io sono uno de' primi suoi ammiratori, e non per far eco alla voce del pubblico, ma per intimo senso del valor suo.
Pagina 172 - Quante espressioni non ha Dante che dovrebbero dirsi audaci e repugnanti al genio italiano, se si volesse prender norma dai susseguenti poeti ? Quanti grecismi non furono felicemente introdotti dal Chiabrera? quanti modi energici non si trovano nel Davanzali, ch'ei deve solo alla sua gara con Tacito ? Il mal è che pochi fra noi conoscono le regole d'una sobrietà giudiziosa e d'una delicata desterità nel rammorbidire i colori stranieri: ove questa si possedesse un po...
Pagina 171 - Io non prenderò la briga di far l'apologia dei Poeti Tedeschi, vorrei solo che si rendesse adeguata giustizia anche ai loro meriti, e questa non è adeguata quando si scorre leggermente sopra di questi, e si calca soltanto sopra i difetti. Cosa ha l'Italia, anzi tutta l'antichità, che uguagli il Primo Navigatore di Gessner 6?
Pagina 214 - Pien di contrasto e di pena e di stento è il calle ove tu vai, vergine ardita; l'entrata è aperta, e n'è chiusa l'uscita; e tardi vien, se viene, il pentimento. Dolce speranza e salutar spavento tengono in dubbio l'anima smarrita: tal quindi vola alla beata vita; e tal ne scende all'eterno tormento.
Pagina 170 - Il gusto esclusivo, la scuola, l'autorità, la passione ci seducono talora malgrado nostro. Non sa piacermi il metodo di condurre i lettori nel sentier di mezzo col trarli da un estremo all'altro. All'incontro, le opinioni estreme sembrano autorizzar le contrarie, e l'eccesso o la parzialità scemano fede alla critica meglio fondata.

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