Puer aeternus

Copertina anteriore
Adelphi, 1999 - 162 pagine
Fra i lettori di Hillman si sentono spesso ricordare due scritti: il saggio sul tradimento e Senex e puer. Di fatto sarebbe difficile trovare una migliore via d'accesso al pensiero di Hillman. Nel primo caso perché in poche pagine egli ci offre un'analisi esemplare di una di quelle realtà condannate e deprecate che solo lo scandaglio psicologico riesce a illuminare dietro le grevi cortine della morale. Nel secondo perché la caratterizzazione del puer aeternus e quella parallela del senex hanno una tale precisione e capacità individuante da offrirsi come ausilio immediato per riconoscere nella nostra psiche i tratti dell'eterna fanciullezza e della saturnina vecchiaia.

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"L'immagine delle donne sterili sulla via del Golgota" (p. 26) cita Luca 23, 29: "Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato". Ma perché demonizzare le figure materne se non sono partenogenetiche e hanno figliato col contributo fecondativo d'un maschio? Inoltre "se gli altri, nel rovesciarci addosso la tragedia, sono strumenti degli dèi", perché mai dovrebbero farsi "carico del proprio senso di colpa" (p. 47)? E poi, una volta recepito e accolto questo concetto, com'è possibile prendersela pure con la prole, anch'essa espropriata dell'autodeterminazione e costretta a seguire la "necessità destinale" (p. 46) finora dimostratasi incorreggibilmente esiziale? Insomma: se genitori e figli sono entrambi succubi di "potenze impersonali" (p. 47) che ci governano dispoticamente, in che modo saremmo liberi di "tradire gli altri e/o noi stessi"? Se davvero i giochi sono stati stabiliti a priori, allora è il gioco stesso che è al massacro e tradisce vocazioni, intenzioni e speranze edonisticamente ben più valide. Hillman accusa tutto e tutti tranne che il meccanismo in sé, a cui non riserva una sola parola di sdegno, scandalo e indignazione. Sarà stato destino: il suo, il nostro no di certo. Circa la seconda e ultima parte del libretto, che gli dà il nome, rinviamo l'analisi al più esteso "Saggi sul Puer". Qui basterà ricordare l'incipit fulminante: "Quest'ultimo terzo del nostro secolo è anche l'ultimo trentesimo del millennio; sicché ci troviamo a vivere nell'ultimo sessantesimo dell'eone sotto il segno dei Pesci, il segno dell'èra cristiana, il mito temporale all'interno del quale ricaviamo il nostro orientamento storico. [...] Davanti a noi [c'è] una sola [generazione], l'ultima, quella che lo chiude, quello di transizione che ci traghetterà nel prossimo millennio e nell'èra dell'Acquario. […] Noi viviamo nel 'kairos' […] di una 'metamorfosi degli dèi', ossia dei princìpi e dei simboli fondamentali" (conferenza tenuta a Eranos, 1967).
Mauro Lanari
 

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