Opuscoli di storia naturale

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Felice le Monnier, 1858 - 479 pagine
 

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Brani popolari

Pagina 38 - Or tu chi se' che vuoi sedere a scranna Per giudicar da lungi mille miglia Con la veduta corta d...
Pagina 156 - E s' io al vero son timido amico, Temo di perder vita tra coloro Che questo tempo chiameranno antico. La luce in che rideva il mio tesoro Ch' io trovai lì , si fe' prima corrusca, Quale a raggio di sole specchio d' oro ; Indi rispose : coscienza fusca O della propria o dell...
Pagina 4 - Timidette atterrando l'occhio e '1 muso, E ciò che fa la prima, e l'altre fanno, Addossandosi a lei s'ella s'arresta, Semplici e quete, e lo 'mperchè non sanno : Sì vid'io mover, a venir, la testa Di quella mandria fortunata allotta, Pudica in faccia, e nell'andare onesta.
Pagina 4 - Ad una, a due, a tre, e l' altre stanno Timidette atterrando l' occhio e il muso; E ciò che fa la prima, e l' altre fanno, Addossandosi a lei s...
Pagina 81 - Ma ditemi, che son li segni bui Di questo corpo, che laggiuso in terra Fan di Cain favoleggiare altrui? Ella sorrise alquanto, e poi: S'egli erra L'opinion, mi disse, de' mortali, Dove chiave di senso non disserra , Certo non ti dovrien punger li strali D'ammirazione omai; poi dietro a' sensi Vedi che la ragione ha corte I
Pagina 171 - Ben dovrebb' esser la tua man più pia, Se state fossim' anime di serpi. Come d' un stizzo verde, ch' arso sia Dall'un de' capi, che dall'altro geme, E cigola per vento che va via ; Così di quella scheggia usciva insieme Parole e sangue : ond' io lasciai la cima Cadere, e stetti come l'uom che teme.
Pagina 96 - Di qui io cominciai a dubitare, se per fortuna tutti i bachi delle carni dal seme delle sole mosche derivassero, e non dalle carni stesse imputridite; e tanto più mi confermava nel mio dubbio, quanto che in tutte le generazioni da me fatte nascere sempre avea io veduto sulle carni, avanti che inverminassero , posarsi mosche della stessa spezie di quelle che poscia ne nacquero: ma vano sarebbe stato il dubbio, se l'esperienza confermato non l'avesse.
Pagina 251 - Chi va lontan da la sua patria, vede cose da quel che già credea lontane; che narrandole poi, non se gli crede, e stimato bugiardo ne rimane: che '1 sciocco vulgo non gli vuoi dar fede, se non le vede e tocca chiare e piane.
Pagina 90 - ... della scatola che io avea serrata se ne scapparon via tutti quanti, senza che potessi ritrovar giammai il luogo dove nascosti si fossero: per lo che fatto più curioso di vedere qual fine si potessero aver avuto, di nuovo il...
Pagina 171 - Da che fatto fu poi di sangue bruno, Ricominciò a gridar: Perchè mi scerpi? 35 Non hai tu spirto di pietate alcuno? Uomini fummo; ed or sem fatti sterpi: Ben dovrebb' esser la tua man più pia, Se state fossim

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