Storia di Reggio di Calabria ... sino all'anno ... 1797

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1857
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Pagina 109 - ... mezzodì , quando udissi improvvisamente nelle più profonde viscere della terra un orrendo fragore ; un momento dopo la terra stessa orribilmente si scosse e tremò. In quel momento medesimo cento città o non furono più , o dalla primiera forma svolte, quasi informi ammassi di spaventevoli ruine giacquero. In quel sempre orribile e sempre lagrimevole , e sempre di funesta rimembranza momento più di trentamila umane creature rimasero ad un tratto morte e sepolte. Quale passo da tanta quiete...
Pagina 109 - ... febbrajo. Milaquattrocento persone vi perirono. I barili e le anfore contenenti l'olio fracassati e spezzati, tanta quantità ne sparsero , che per lo spazio di alcune ore ne scorse un rivo al mare. Quest'olio misto alle biade, che si corruppero, ed ai cadaveri, che si cancrenavano, contaminò l'aria di maniera che si destò una febbre di estrema ferocia, la quale tolse di vita la più gran parte di quelli , che avanzati erano alla furia del terremoto. Cadde e rovinò con Palmi il vicino villaggio...
Pagina 111 - ... ridotto in frantumi, o di tal sorta scassinato e scommesso che parte si rovesciò rovinando, parte, avvegnaché ancora in pie si reggesse, divenne inabitabile per chiunque da matta imprudenza sospinto non fosse. Ma in questa ultima città delle Calabrie, oltre che la più gran parte degli edifizj rimase ritta sulle...
Pagina 112 - ... elementi, e da un immenso infortunio. Oltreacciò ad ogni tratto si temeva , che la potente e rabbiosa natura delle due Sicilie di nuovo si mettesse in travaglio, e quanto aveva lasciato intero o non intieramente distrutto rompesse e disciogliesse. Una densa e fetente nebbia ingombrò per parecchi mesi non solamente il teatro di tante tragedie, ma ancora tutta l' Italia con parte della Francia , e della Germania.
Pagina 109 - Case, edifizj , manifatture, palmenti, faltoj, conserve da uve e da olio, quanto la natura aveva prodotto di più grazioso, quanto l'arte di più utile, tutto distrusse il giorno dei cinque di febbrajo. Milaquattrocento persone vi perirono. I barili e le anfore contenenti l'olio fracassati e spezzati, tanta quantità ne sparsero , che per lo spazio di alcune ore ne scorse un rivo al mare. Quest'olio misto alle biade, che si corruppero, ed ai cadaveri, che si cancrenavano, contaminò l'aria di maniera...
Pagina 75 - Scilla, che vi ebbe due sole vittime ei cui cittadini vigilarono attentamente durante l'epidemia tanto che «non passava quasi giorno che non spedissero una loro barca [a Reggio] per aver contezza dell'andamento del morbo, e questa recava per ordinario frutta, legumi ed altre cose simili per gli ammalati Reggini».
Pagina 229 - Ed in caso di molestie, che gli uffizioli della città potessero far rappresaglia ». — Ivi, cap.3, §•6. E più di queste ordinazioni (e molle altre che si trovano nel libro ch'esaminiamo) sono poi a leggersi, come documento storico, le Ordinazioni e Capitoli che Alfonso Duca di Calabria , facendo dimora in...
Pagina 107 - Scilla; fertile e felice conca, ma da felicità da non durare. Alla state fervidissima dell'anno 1782 era succeduto nelle Calabrie un autunno piovosissimo, né cessò lo smisurato acquazzone nel susseguente gennajo; che anzi vieppiù per questo conto imperversando il ciclo, caddero nell...
Pagina 109 - Dalle più umili alle più magnifiche case , dai luoghi più profani ai più sacri non s' incontravano più dopo il terremoto dei cinque febbrajo in quel desolato soggiorno che o ruine compiute, o fabbriche rovinevoli ridotte in miserando rottame e disperse da quel!
Pagina 311 - Item municipes erant qui ex aliis civitatibus Romam venissent, quibus non licebat magistratum capere. sed tantum muneris partem ; ut fuerunt Cumani Acerrani Attllani, qui et cives Romani erant et in legione merebant, sed dignitates non capiebant.

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