Immagini della pagina
PDF
ePub

scuole Comunali il Prete Michele di Goro Puccini da S. Croce col salario annuo di Scudi 100, e coll' obbligo inoltre di suonare l'organo del Duomo.

Eccone il Rescritto (Cod. in pergam. dell' Arc. di Sanità pag. 37. « ivi »

« Serenissimo Gran-Duca.

« P. Michele di Goro Puccini da S. Croce, Valdarno di sotto, «< humilissimo vassallo di V. A. S. con ogni reverenza la suppli«ca di farli gratia di conferirli la Scuola della Comunità di Li« vorno hoggi vacante, che oltre l'obbligo perpetuo che gnene « haverà la servirà fedelissimamente, e sempre pregherà N. S. per l'adempimento d'ogni suo alto pensiero. »

«

« Fer. Eleggiesi per maestro di scuola del Comune a Livorno per un anno, et con obligo di sonare l'organo della chiesa, e servire a dire messa in la chiesa tre volte la settimana; et « habbia dalla Dogana Scudi cento l'anno a conto dell' assegna«mento fatto alla chiesa. »>

« Lor. Usim. 13 d' Aprile 1606. »

Il noto P. Magri (il primo a pubblicare colle stampe l'Origine di Livorno) frate Agostiniano del Convento di S. Giovanni fù nel 1643 eletto esso pure a Maestro di scuola in Livorno in luogo del Prete Costantino Mannajoni divenuto già Canonico del Duomo.

(161) Odasi quanto relativamente ai nuovi Moli del Fanale scriveva il P. Santelli (Tom. 5 Manos.) « ivi » Si fanno in que«st'anno 1604 i puntoni da cavar fango, invenzione dei Geno« vesi del 1439. Specialmente in quest' anno furono inventati certi

legni larghi, che dalla lunghezza Chiatte detti furono, termine, « di cui si servono i Napoletani per indicare una vasta circon« ferenza, per portare i cantoni presso S. Jacopo d'Acquaviva <«< al nuovo Molo detto Ferdinando angolarmente alla lanterna, « giudiziosamente pensato dal suddetto Sovrano; ed incominciato

T. III.

69

[merged small][ocr errors][merged small][merged small][ocr errors]

Abbiamo altrove accennato e riportato il Documento relativo all' Ordine dello stesso Gran-Duca Ferdinando I del 6 Decembre 1605 per riprendersi sù i noli dei navicelli che destinati erano a scaricaare le mercanzie dai bastimenti ormeggiati nel nuovo Molo, le spese di tale gigantesca impresa. Ivi il Lettore potrà riscontrarlo, per non potere più dubitare che, per quanto terminati non fossero quei Moli, servivano nondimeno benissimo alla stazione delle Navi cariche anche di mercanzie. Che se alcuno ostinato della opinione contraria volesse sù di ciò una maggiore riprova il Codice in pergamena dell' Archivio di Sanità potrà somministrargliela nel successivo Documento del 21 di Giugno 1607 (che abbiamo noi già pubblicato); poichè con esso per comando espresso del Gran Duca Ferdinando si proibiva vi si potessero lasciar entrare navi vecchie, e scariche, meno che quest' ultime non vi stassero per pigliarvi il carico.

Cosimo II abbandonando in seguito il progetto paterno dei Moli al Fanale, ingannato da chi gli spacciava (chi sa mai per quali miserabili fini) dei timori che non avevano base, gettava il Molo attuale più ristretto, e più verso terra, senza avere presente il detto celebre del Pieroni, ( da noi già accennato) che diceva « Le opere pubbliche non essere mai grandi abbastanza » e senza prevedere che un giorno poteva per avventura accadere fosse quel suo Molo insufficiente all' Emporio dal di lui padre fondato; conforme pur troppo di presente si và felicemente verificando sotto il fortunatissimo Regno dell'attuale Gran-Duca Leopoldo II.

(162) Riserbandoci di porgere le più ampie notizie sù gli Aquedotti di Limone nella Guida Storico-artistica di Livorno, dobbiamo qui anticipare come sino dal 1605 ne aveva Ferdinando I fatti cominciare i lavori alle sorgenti dette delle vigne sotto la dire

zione del Colonnello Cornelio Mayer Olandese; e come questo abilissimo Ingegnere raccogliendo anche le fontanelle d'Oliveto fosse riuscito a condurre entro Livorno once trenta di acqua, e ad alimentarvi le fontane di Porta a Pisa, del Villano, del Bagno, della Piazza d' Armi, della Darsena, e della Porta Murata.

(163) Conserviamo noi una antica veduta in stampa della direzione in alzato di tali Aquedotti con la descrizione relativa del mentovato Colonnello Mayer, che in seguito pubblicheremo.

(164) Dobbiamo questa curiosa notizia all' autore del GranDizionario Geografico Storico e Critico del Signore de la Martinier nell'articolo risguardante Livorno « ivi » Le palais, ou loge le « Grand-Duc quand il vient à Livourne, occupe une grande partie « du long côté qui regarde la porte de la marine; le batiment a « été fait par un seigneur Turc, qui s'etoit retiré à Livourne. « L'édifice étoit tout a fait dans le goût des orientaux, quand il << en fit present au Grand-Duc. On y a fait depuis sa mort quel«ques changements qui l'ait accommodé à nos usages. »

I Gran-Duchi Medicei venendo a Livorno avevano per sistema e per maggiore sicurezza di non abitare se non nel palazzo che si erano fabbricato entro la Fortezza Vecchia. E perchè non era questo molto vasto, per godervi, cred' io, anche maggior libertà aveva Ferdinando I ordinato si erigesse per i Principi forestieri, che spesso capitavano a Livorno, un nuovo Palazzo Reale sul canto dell via della Doganetta, che è quello il quale al presente serve di residenza a Livorno. Allora però non corrispondeva sulla piazza d'armi; poichè questa non oltrepassava a quell' epoca la linea della Via del Giardino; ma sù quella strada sorgeva, che ora si è voluta chiamare la Via della Posta, già della Doganetta.

Il P. Magri (Orig. di Liv. pag. 28) diceva « ivi » Anno 1605 « si fà la Doganetta per i Principi forestieri, habitando il Go

« vernatore in Livorno vecchio dove ora è la Dogana, già palazzo « di giustizia, ove era infinità d'armi d' offiziali, che avevano « ad antico ministrato nella nostra Comunità la carica sua. »

Successivamente nel 1624 il primitivo palazzo dei Principi forestieri, al dire del Ciuppi di Volterra Cronista Livornese e Notaro, fù ampliato sotto la direzione di Ottavio Cappelli Provveditore allora delle fabbriche di Livorno; ed ebbe nel 1629 per opera del Cav. Santi Sanese la nuova attuale facciata col portico. L'accennato nome antico poi della Via derivava dalla Dogana, che ivi fuori del Castello avevano eretta i Genovesi nel 1421.

(165) Livorno Castello non ebbe che due sole porte, quella cioè detta di terra (poco lungi dalla Chiesa di S. Giovanni) e l'altra detta di mare ( vicina alla ora demolita Porta nuova).

Per la prima volta venne quindi fatta menzione nel 1597 della Porta a Pisa; ed in seguito nel 1600 e nel 1606 delle Porte Nuova, Colonnella, dei Navicelli, dei Cappuccini, del Porticciolo, e del Porto.

La porta Murata fù chiusa nel 1645, al tempo istesso, in cui si serrava la Porta suddetta dei navicelli, e s' incominciava quella detta Porta Trinita nell' aumento della Venezia nuova.

Le porte principali della città formanti parte delle fortificazioni esteriori come la Pisana, la Nuova, la Colonnella, e dei Cappuccini andavano tutte munite dei così detti cavalli di Frisia, cioè di rastrelli a cateratta, i quali sussistevano tuttavia in alcune di esse anche ai di nostri, avendoli io stesso veduti togliere dal di dietro delle imposte di Porta Nuova e Colonnella, le quali erano coperte di lamine di bronzo confitte da grossi chiodi.

(166) Rimanendo ultimata nel 1605 la Chiesa per i Greci di rito unito sotto il titolo della SS. Annunziata di gius-patronato Gran-Ducale la strada, sulla quale ricorreva lateralmente, prendeva il nome di « Via dell' Annunziata » mentre l'altra, sù cui

sorgeva la facciata si chiamava « la Via dei Greci. » Ora (1845) viene designata la prima col titolo di « Via delle Galere » e la la seconda di « Via della Madonna. » Ma rammentando quei primitivi caratteristici nomi gli avvenimenti più rimarchevoli nella fondazione di Livorno (Città) abbiamo creduto noi ben fatto di notarli, onde non ne andasse affatto perduta la memoria dopo il fattone abbandono.

[ocr errors]

-

Anche il Borgo dei Greci presso S. Jacopo d' Acquaviva progrediva contemporamente al suo termine, sebbene i Padri Agostiniani di S. Giovanni recuperassero il loro vetustissimo Eremitorio, stato già provvisoriamente conceduto ai Greci Cattolici, onde esercitassero nella chiesa addetta al medesimo il proprio rito.

Cosi in fatti scriveva il P. Magri (Orig. di Livor.) « Nel « 1600 li PP. Agostiniani ricuperano il loro antico Convento, «<e Chiesa di S. Jacopo d' Acquaviva, essendo la nazione Grecal « venuta ad habitare Livorno, fabbricando la Chiesa a spese della « fabbrica di S. A. S. che montò Scudi 2171 da pagarsi ad un « soldo per lira nelle loro paghe.

(167) Il P. Magri (Orig. di Liv. pag. 128) diceva « Nel 1605 a si vede in Livorno la magnificenza della Via Grande, che il « Gran Duca Serenissimo chiamò del suo nome Ferdinanda. »

[ocr errors]

Il Targioni (Viag. Tom. 2 pag. 101) aggiungeva • ivi » Il « disegno della Via Grande detta Via Ferdinanda, e di altre strade è « di Vincenzo Buonanni.» (Coppi degli Uom. illust. S.Gimig. pag.205). Il Tidi finalmente (Guid. del pass. pag. 320 ) notava « ivi » Le pitture fatte sul muro a fresco nelle facciate delle case nella Via Ferdinanda, nella Via delle Galere, ed in altri luoghi, che rappre«sentano diverse imprese state fatte dalle Galere tanto per mare, << che con gli sbarchi nell' Affrica contro i Turchi in terra sono, ed « erano molto belle, e fatte con bizzarria e buon gusto dal Ciaffe« ri Pisano, detto volgarmente lo Smargiasso per le sue continue

« IndietroContinua »