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dentro Verona, che vi trionfa affatto de S. Bonifazio,
e vi si fa eleggere podestà. Colle forze de' Veronesi
sbandiva poscia da Vicenza i Guelfi ,' e v'installava
podestà il fratello Alberico: quindi col braccio de’Vi-
centini difendeva la nativa Bassano da Padovani; fin-
chè, oppresso dal numero, cesse e ne giurò la citta-
dinanza. Poco stante avendo sottomesso Feltre e Bel-
luno a' Trevisani , si faceva ascrivere eziandio alla
loro cittadinanza ; e tosto ne ricavava favore, onde
abbattere i signori da Camino, ed astringerli a tributo.

Ma oramai questa bizzarra potenza che da'sicuri nidi A.12:
di Bassano e di Romano stendeva il volo su tante
insigni città, muoveva più che invidia terrore negli
Stati vicini. Pensossi a crollarla dalle radici. A un tratto
le masnade di Bassano, sollecitate dall'Estense e dai
Camposampieri, si sollevano, proclamansi indipen-
denti, disperdono i pochi fedeli, ed in sembianza di
nemico occupano le mura e le torri (1). Quelle ma-
snade erano il sostegno della dominazione d'Ezelino:
se non che l'edifizio aveva avuto troppo tempo di asso-
darsi, perchè dovesse temere di quello scrollo. Il colpo
che l'avrebbe abbattuto qualche lustro innanzi, fu in
breve riparato mediante gli aiuti delle amiche città.
Ezelino colle schiere radunate in Verona pigliò d'as-
salto Bassano, e nella vendetta se ne assicurò per
sempre. Molte masnade fuggirono' a' suoi nemici:
egli, tornando in Verona coll’impeto della vittoria,
ruppe e ne bandi i S. Bonifazio, e nella guerra nata
perciò tra que' di dentro e que' di fuori rimase pa-
drone della città.

li

(1) Ant. Godi, Chr. p.78.- Verci, St. degli Ezelini, t. II. 43.

Questi ultimi progressi svelarono in sostanza alle città della Marca Trivigiana quali fossero i disegni, quali le vie di quest'uomo fatale. Dominar tutte per mezzo delle forze di ciascuna, mutar l'alleanza in signoria, la magistratura in tirannide, ned arrestarsi nella sovvertitrice intrapresa , finattanto che tutte in una sola obbedienza non concordassero. Era appunto la stagione in cui gli apparecchi e le pretensioni messe in campo da Federico il contro i Comuni italiani rinnuovavano i tempi del Barbarossa. Perlocchè colla memoria de'pericoli ritornando quella degli argomenti già impiegati una volta per superarli, Vicenza, Verona, Padova , Ferrara e Mantova con due altre città mandarono in Bologna ambasciatori con pieni poteri di accordarvi lega e protezione scambievole. Quivi altresì la rovina della casa da Romano fu stabilita. Da quell'istante Ezelino gettò via le avviluppate mene di alleato e di podestà per assumere le forme severe di assoluto signore.

Aveva ben egli trovato modo di farsi ascrivere quasi per forza alla confederazione di Bologna: ma ognuno ottimamente conosceva con quali intenzioni ed egli avesse chiesta tal cosa, e la Lega gliela avesse acconsentita. Un'immortale ambizione stimolava il signor da Romano contro tutti i Comuni vicini e lontani; una estrema necessità sospingeva i Comuni contro Ezelino: nell'uno la passione di dominare, negli altri l'istinto della propria conservazione metteva in pugno le armi. In questi termini potevansi stipulare de'trat

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tati, stringere delle amicizie nò certamente. Nulla di
meno la Lega, sia per rispetto alla parola de'trattati,
sia per riordinare le sue forze, stette alcun tempo
quasi indecisa a contemplare il temuto avversario;
ilquale frattanto presago del prossiino scontro ristaura
le mura delle inospite rôcche, ravviva i partigiani, e
s'affatica affine di sciorre col mezzo della discordia il
turbine che gli si appropinqua. Ruppe alla fine gl’in-
dugi il sommo pontefice, scomunicando Ezelino come
eretico e ricettatore di Patareni. Allora questi manda
ad Aquileia il fratello Alberico con mandato che offra
a Federico ii anima, persona e beni in sostegno del-
l'impero : « poche città sobbillate da un papa voler
rapirgli l'Italia : ma nella Marca Trivigiana germo-
gliare ancora l'antico seme dezelanti Ghibellini: venga
l'imperatore in persona , e la casa da Romano gli
aprirà la strada al triốnfo».

A tal nuova la lega guelfa precipita i partiti; in
breve la presa di Lonigo è motivo ad Ezelino per chia-
rirsi affatto. Introdotto perciò in Verona un officiale A. 123
di Federico, giura nelle costui mani fede all'impero; e
senz'altro indugio imprigiona il podestà, corre la terra,
e ne piglia possesso a nome di Cesare. Ben tosto un di-
ploma di Federico dichiarò sotto la protezione dell'im-
pero la persona e i beni d'Ezelino; e 50 cavalli e cento
balestrieri calati dal Tirolo aiutaronlo a ricuperare
le castella perdute (1). Un povero frate s'avviso di
spegnere il fierissimo incendio di guerra, che ne scop-
piava, congregando a Paquara in pacifica assemblea i

(1) Verci, St. degli Ecelini. - Rolandin., Chron. – Ant. Godi, Chron. -- Gerard. Mauris, Chron. - Paris de Cereto, Chron. – Monach. Patav., Chr. - passim (R. I. S. t. VIII).

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pungimo e trata

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popoli della Marca : e quivi veramente la pace fu de-
siderata e giurata da ben trecento mila persone pian-
genti ed abbracciantisi. Ma a che servi quasi ella mai,
se non se a renderne più dolorosa la privazione? Indi
à pochi giorni, mentre Ezelino sta come podestà al
governo di Verona, viene egli bandito per ribelle dai
Trevisani: Vicenza s'alleò con costoro; e i due fratelli
da Romano spogliaronla di Marostiea. Quinei Azzo
d'Este e Rizzardo da S. Bonifacio, quinei Federico in
attizzavano la discordia; ed il furore interno di parte
raddoppiava la strage delle esterne battaglie. Aizzo
promulgò nelle sue terre pena di morte a chiunque
pronunziasse il nome dell'imperatore, e perfetta im-

punità a chiunque uccidesse il reo. Finalmente in capo A. 1235 a tre anni ciascun partito cercò in un finto accordo

nuovi modi onde combattersi più fieramente. Ezelino
giurò la cittadinanza di Padova; e questo voleva dire
che ne ambiva il comando. . .

Però trattandosi oramai di recaré ad effetto gli oc-
culti pensieri di tirannide, di altri e più pronti stro-
menti gli era d'uopo; avvegnachè le masnade avite e le
milizie delle amiche città non sembrassero numerose,
nè fedeli abbastanza. Voleanci uomini affezionati a
vita e a morte, alieni da ogni amore di parte, a’quali
un cenno fosse legge, il denaro idolo. Questi uomini
ei ricercò, questi uomini ei rinvenne tra le squadre
imperiali. Stringesi impertanto sempre più con Fede-
rico 11, gli va incontro a Trento, lo ospizia a Verona,
lo accompagna verso Milano : insomma di tal modo
se ne avvince l'animo, che a'costui occhi la causa
d'Ezelino è come la propria, e quando nuovi assalti e
ribellioni richiamano, addietro il signor da Romano,

ei medesimo in persona accorre a sovvenirto (1). In
questa congiuntura Vicenza arsa é saccheggiata dagli Noven
imperiali, fu conceduta in balia ad Ezelino; e fu non
lieve aggiunta al nobile dono quello pur fattogli
dall'imperatore di due schiere di Pugliesi, Lombardi
e Tedeschi al soldo. Un conte Gaboardo venne pre-
posto a reggerle a nome dell'impero, ma con espresso
mandato di conformarsi del tutto a’yoleri d'Ezelino.
E questa soldatesca fu nelle costui mani lo stromento
della servitù della Marca trivigiana (2).

Frattanto la cittadinanza da esso lui giurata a Padova
stava per partorire i suoi effetti. Il Comune certo del-
l'imminente pericolo, deputó sedici personaggi a prov-
vedervi, se fosse ancor possibile, alcun riparo: ma
di essi quasi tutti, chi per utile privato, chi per amore
di parte, propendevano verso Ezelino. Chiesti dal
podestà dell'animo loro, non esitarono a manife-
starlo: quindi uscirono di città , e si congiunsero
di presente a' seguaci del signor da Romano. Da
questo esempio gli altri Gbibellini presero animo di
levare tumulto e gridare in piazza il nome di Ezelino
e dell'impero, e rimuovere d'ufficio il podestà: fu-
rono perciò banditi; e i nuovi esigli moltiplicarono
i nemici. Finalmente, quando Ezelino ebbe raccolto

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(1) Tu vero, quem intime zelus fidei nostræ facit laboris et oneris non expertem, qui pro nostrorum rebellium confusione et justitiæ ac recuperandæ pacis augmento nobiscum pondus diu et æstus in multis sumptibus et periculis persone comportas conversionem... Così scriveva nell’A. 1240 l'imperatore Federico II ad Ezelino (Petr. de Vin., Epp. L. II. C. 4). Nella raccolta di queste lettere ben cinque havvene indirizzate a lui per ordine di Federico; e sono la 4. 12. 25. 30 del II libro, e la 8 del III.

(2) Roland., Chr. III. 10 (R. I. $. t. VIII).

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