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il pericolo del conquistare, l'ansia del mantenere frame mezzo a cento popoli agguerriti e commossi da uguali necessità, li aveano indotti a restringere sotto forma in militare le antiche loro politiche istituzioni. La creazione di un re sovra tutti i capi avea reso più vivas l'obbedienza, più sicuro l'eseguimento delle imprese.dk

Quella forma militare portarono quindi in Italia e sta- ja 1.568 bilirono; e la difficoltà delle proprie condizioni sono i

ministrando motivi di sempre più amarla e riverirla, des 1,643 ancor 73 anni dopo la conquista non con altro nome del

che d'esercitali o arimanni venivan chiamati nelle leggi ile i liberi Longobardi, e scettro dere era un'asta, e la mia struttura della nazione, ancorchè già sparsa dalle Alpi Kloue al Vulturno, continuava ad essere quale d'un grande #tuna esercito accampato. Avrebbe egli voluto, per esempio, Cubbi l'esercitale mutar sua sede da una all'altra decania? dejda Far nol poteva senza espressa licenza del principe (1). da l'ar

Rotari, chiamato al trono nell'anno 636, procace lleimer ciò fermezza al regno fondato da Alboino, cresciuto il suo da Autari e Clefi, e acquistato alla fede cattolica dalla regina Teodolinda, riunendo le sparse leggi e consuetudini in un codice scritto. Liutprando, Rachis e Astolfo vi aggiunsero quelle, che l'innoltrar della movili civiltà ne' loro popoli suggeriva.

All’età di 12 anni ogni libero Longobardo diventava capo di fura o famiglia, e partecipe, come arimanno, ning di tutti i diritti di cittadino. Sopra una decina maggiore di fare (componevano eglino le decine di 12 unità, le centinaia d'altrettante di quelle decine e cosi avanti) comandava un decano; sopra 12 decanie uno dimo

(1) Rothar. leg. 177. – Pau). Diacon. L. VI. c. 55. V. 10. direita (R. I. S. t. I).

elbion cam sculdascio; sopra 12 sculdascie o mille settecenvenguali totto fare il duca; su tutti il re. Di ciascuna fara l'aOrmarimanno era capo e giudice nelle liti, che dentro vi credo nascessero; poi veniva il tribunale del decano; quindi vita secondo la gravezza e qualità de' casi , quello dello rese. sculdascio, del duca, del re. Questi giudicavano col: sta- l'avviso di 12 sacramentali, eletti nella nazione ad 30m- accertare il fatlo. rirla, Del resto in pace e in guerra, nel tumulto delle home battaglie, nelle agitazioni d'un processo criminale o leggi d'una lite civile, gli stessi capi eran sempre: quindi la , ela disciplina militare sosteneva la riverenza al magistrato, : Alpi equesta quella. In conseguenza giudicare chiamavasi il mande reggere una provincia sia in guerra, sia in pace: giudici mpio, tutti i pubblici magistrati, specialmente i supremi diani pendenti dal re: giudicarie i loro distretti. Per la sua e (1) famiglia l'arimanno, per la sua decania il decano, ocacuned altrimenti lo sculdascio e il duca stava garante ciuto appo il suo capo e dava malleveria. Donne, servi, olica minori di 12 anni eran come cose; de'yinti Romani zgie non appar traccia negli ordini militari; ma sembra achis che, ammollitasi cogli anni la ferocia de'conquistatori, Flella i rimasti liberi non fossero alla fine disdegnati affatto

kre, che

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nelle fazioni di guerra (1). Negli atti pubblici libero tara, arimanno è il titolo d'ogni Longobardo, libero quello 100, d'ogni ingenuo romano (2).

12! (1) Dal c. 9. L. VI delle leggi di Liutprando date cinquanť -osi / anni innanzi alla rovina dello Stato, si ha che esercitale era

il minimo grado della persona libera ...... si minima persona, qui exercitalis homo esse invenitur... Di qui parrebbe lecito concludere, che almeno in quel tempo ogni libero era esercitale,

(2) Vesme e Fossati, Vicende della proprietà, L. II. c. VII. 2. 192-201.

Del resto quanto alla milizia era essa obbligo e diritto precipuo di qualunque libero cittadino; proibiti gli schiavi di mescolarvisi, primachè manomessi; la dignità d'uom libero tanto esaltata, che donna ingenua sposata a servo potesse venire da'parenti uccisa, e si pagasse 300 volte più l'impedir la strada a fentmina longobarda, che il battere un’ancella gravida.

Ancella e giumenta aveano uguale stima nella valuta***zione delle multe (1). Pur la servitù presso loro,

come presso a gente forte e valorosa, era mite; poca la domestica : i più degli schiavi lavoravan le terre, e ne pagavano censo.

Un diritto regolava ne'Longobardi la ragion criminate, e tenea viva nel popolo la natural ferocia e l'uso delle armi, il diritto della faida o vendetta, comune a tutta la stirpe germanica. Estendevasi l'obbligazione della faida al settimo grado di parentela o ginocchio: soltanto vendetta è composizione la estingueva. Nell'uno e nell'altro caso, come vedesi, non la pubblica legge, ma il privato sforzo degli offesi raffreňava il colpevole: la vendetta era la restituzione materiale dell'ingiuria ; la composizione era un temperamento della vendetta, cui l'interesse individuale avea trovato, la legge autenticava.

Quindi a ogni reato propria multa: morte e pri- 20 gionia pene straordinarissime: non mai la personale Leo, s libertà tanto rispettata. La faida regolava altresi le Ciò si successioni. Succedevasi nei beni, succedevasi nell'obbligo della vendetta : le donne, come inabili a blero soddisfarlo, n'erano escluse. Mancando erede legit

(1) P. Diacon. cit. I. 13. 12. 17. - Roth. legg. 222. 226. Herunt. 338. 339. (R. I S. t. I. part. II).

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timo mascolino, il re sottentrava sia negli averi, sia nell'ufficio di vendicatore (1).

Niun Longobardo, quand'anche vescovo (2), riputavasi immune dalla milizia; proprio della qualità di arimanno, non peso imposto sull'allode pervenutogli in sorte nella prima distribuzione delle terre, essendo il dovere di seguire il suo giudice al campo. Appena di tutta la sua giurisdizione poteva il duca lasciare a casa 16 uomini; sei tra quelli che possedeano un cavallo; dieci tra quelli di minor sorte; i primi per giovarsi delle loro bestie al trasporto delle sue robe, i secondi per averne aiuto tre dì alla settimana nel lavorio delle sue terre. Al medesimo effetto concedevansi allo sculdascio tre uomini della prima, e cinque dell' altra classe. I più ricchi recavano all'esercito corazza, destriero e compita armatura; aʼmeno agiati bastava lancia, ronzino e scudo; a'più poveri scudo, arco, turcasso e saette (5). Durante la spedizione e 12 di prima ed altrettanti dopo erasi franco da molestia per causa civile di debito o malleveria : le liti che insorgessero nel campo definivansi da'capi: pena di 12 soldi a chi disobbedisse al duca, o non accorresse secondo l'ordine stabilito all'esercito ed alle guardie: pena di morte a’sediziosi, sodducitori di schiera, ab(1) Leo, Sc. d'Italia, L. II. c. II. § 1. 2. Ca

(2) Ciò si deduce dalla risposta di Carlomagno a’popoli, che il supplicavano di dispensar i vescovi dall'esercito: Hæc vero Galliarum, Spaniarum, Langobardorum nonnullasque alias gentes ac reges earum fecisse cognovimus , qui propter prædiclum nefandissimum scelus nec victores extiterunt, nec patrias retinuerunt. Labb. Concil., p. 1162. t. VIII.

(3) Liutprand. legg. VI. 29.-Rachis, leg. A. 746.- Aistulph. legg. A. 750. c. 2 (ed. Vesmio).

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bandonatori o traditori del compagno nel combattimento (1).

Ordini non meno severi mantenevano gelosa custodia alle marche o frontiere: niun forestiero v’entrasse senz'aver dato giusto riscontro del suo essere e de'suoi disegni; niuno ne uscisse senza lettera o contrassegno del re: multa di 20 soldi a chi scavalcasse le mura di alcuna fortezza: pena del capo a chi fuor del regio volere spedisse messaggio ne'popoli vicini (2).

II.

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Tali sono le leggi militari de' Longobardi, che il tempo lasciò pervenire insino a noi. Considerandole attentamente, niun' orma certa di feudalità vi si fa manifesta. Ancor sugli ultimi anni di quella dominazione il servire in guerra è comune a tutti, senza divario di tempo e disciplina: bensì le ricchezze distinguono il modo di armarsi, non perchè diversa ne rimanga la obbligazione del servigio , ma perchè quell'armamento è a spese dell' arimanno, e accade proporzionarlo alle sue facoltà. Sistema feudale adunque non esisteva là, dove niun obbligo speciale sceverava questo da quel suddito.

Ma verun lontano indizio o apparecchio non traspariva egli di cotesta instituzione? I principii delle grandi mutazioni stan nascosti in molte cause generali, quasi vetta di monte occupata da folta nebbia. Il viandante mirandone le pendici, argomenta l'esistenza

lito:

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(1) Aistulph. legg. A. 754. L. II. c. 21 – Rothar. legg. 25 6. 7. 20. 21. 22 (ed. Murat.).

(2) Rothar. legg. cit. 248. - Rachis. legg. cit.

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