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chi menestrelli che le ricreassero coi suoni e con i canti nelle ore di riposo: nè i principi sdegnavano con doni di tenerseli amici (1). Del resto, come varie erano le vicende di ciascuna di esse, cosi ciascuna aveva un'indole sua particolare. .

Frattanto la storia de' condottieri era diventata la storia dell'Italia. Tranne le piccole signorie della Romagna, i cui signori riunendo in sè l'ufficio di principe e di capitano serbavano tuttavia qualche vestigio di una propria milizia, oramai altre arni che le mercenarie, altri eserciti che le compagnie di ventura non si conoscerano più. Le conseguenze di ciò erano quali il debole può aspettarsi dal potente senza freno. Col dare la libertà ai soldati prigionieri, i mercenarii perpetuavano le guerre; collo straziare inumanamente chi le trattava per propria difesa, eglino se ne assicuravano il predominio: però, mentre i principi d'Italia si tengono lontani da' proprii sudditi, come se fossero nemici, persone, robe, provincie, onore, memorie antiche di gloria, tutto precipita ne' venturieri. Amici, colla richiesta delle paghe doppie e triple, e del mese compiuto, e de'caposoldi, e della preda, preludiavano alla defezione, al tumulto, alla ribellione: nemici, niun limite conoscevano al male : pè altri mezzi valevano a placarli tranne il denaro: eppure mediante il denaro non deviavasi appena il turbine, che ecco si affacciava di nuovo per iscoppiare con viemniaggiore rovina. Nati nella guerra, la guerra amavano per utile, la guerra procuravano per utile e per bisogno:

(1) Cosi operò il conte di Savoia nel 1374, facendo regalare sei fiorini ai tre menestrelli di Corrado Vintiguer. Notizia comunicatami dal ch. cay. Cibrario.

en ond'è che qui non terminava appena, che essi coO minciavanla altrove, quand'anche la dovessero fare

contro i patti, contro i giuramenti, contro l'amicizia. na sy Questi frutti già assaggiavansi in parte, e in parte

si potevano prevedere. Quanto a noi, dopo avere en la meditato la forte vita de Comuni italiani, giunti a

questi tempi, e costretti a narrare tante calamità e di infamie per parte nostra e altrui, rimapiamo come e regte oppressi da un denso dolore, e quasi vinti da esso ci le mie ristaremmo a mezzo della via ; se non ci soccorresse urba la persuasione, che non meno dalla considerazione dei no e vizii e delle sciagure che dalla ricordanza delle virtù

Wali e delle prosperità può trarre un popolo argomento a .im civile sapienza, e dalla bassezza del passato sorgere a mpenik'ta grandezza presente. Perciò tra mesti e speranzosi asil proseguiremo il racconto, che oramai non suonerà

che rapine senza pietà, tumulti senza cagione, guerre sa hina senza scopo, battaglie senza gloria e ferite: e-scevri

d'amore di parte lo proseguiremo, diventato per l'iprinted gnavia degli avi si l'odio che l'amore impossibile.

IV.

e delo

Indien

i molt Mentrechè frá Moriale correva senza avvedersi A. 1354

incontro ad una morte ignominiosa, il conte Corrado

Lando di Svevia (1) di lui vicario marciava colla gran when compagnia verso la Lombardia a servigio della lega

quivi formatasi a'danni dei Visconti signori di Milano web e di Pavia. Erano 3200 cavalli ben guerniti di tutte things armi; ma oltrechė,ştante i molti abusi e privilegi, le

paghe ne montavano pressochè al doppio, tal moltirepublik (P) Il suo vero nome crediamo che fosse Corrado Virinternatinguer di Landau,

Vol. II.

tudine di fanti e di donne e di ragazzi vi si era, aggreggiata intorno, che l'universale terrore faceva salire il numero totale della compagnia a quaranta mila (1). Accomodati onestamente di viveri e d'alloggio nella Romagna, tutti costoro fermaronsi alquanti giorni a disertare il territorio di Bologna allora signoreggiata dai Visconti; quindi provaronsi a liberare Modena dall'assedio postole dai viscontei, ed a sorprendere Guastalla e Cremona; alla perfine, essendo andati a vuoto tutti que' tentativi, ed oramai l'autunno volgendo al suo termine, invasero tumul. tuariamente il Bresciano. Quivi un po' le preghiere, un poco i comandi di Carlo IV eletto re di Germania, indussero la lega a licenziarli. Allora la compagnia si disciolse; e parte di essa si mise qua e là a stipendio de' signori della Lombardia ; parte sullo il conte Lando si avviò verso Napoli. Se non che era deliberata a pigliare nel cammino una solenne vendetta.

Già erano scorsi quattro anni, dacché una immensa copia di fedeli da ogni angolo dell'orbe cattolico era accorsa a Roma per conseguirvi il generale perdono stabilito da papa Clemente vi ad ogni mezzo secolo. Tra i numerosi corteggi degli uomini e delle donne a piedi ed a cavallo, che in quella occorrenza avea vano riempiuto le vie d'Italia di strane favelle, fu una, quanto pietosa altrettanto leggiadra gentildonna di Alemagna. Costei, valicate le Alpi, era già pervenuta

(1) Gazata, Chr. Reg. p. 75 (t. XVIII). - P. Azar. Chr. p. 333.Corio, parte III. 446. -Cortusior. 'Hist, L. X. c. 11. - Joh. de Bazano, p. 625 (t. XV). - M. de Griffon. p., 170 (t. XVIII). - M. Vill. IV. 19. 29.

si eu a Ravenna, e già tutta si racconsolavą, vedendosi cosi ore le vicina a saziare la viva sna fiamma di religione ; a que quand'ecco la mira Bernardino da Polenta signore jeri zi della città, e senza più s'accende del furore di pos

sederla. La nobile matrona, dopo avere opposto il Bulg disprezzo ed il rifiuto alle preghiere ed alle lusinghe, rora non sapendo come resistere alla brutale violenza del ai rien feroce tiranno, fuggi vergogna con volontaria morte. alla pe Il generoso fatto della bella Contessa (cosi si costumo i, edo di chiamarla ne' popolari racconti), come commosse userate al pianto ogni animo gentile, cosi sospinse a procue pres rarne degna vendetta due fratelli della pudica: ned

altra cosa, tranne le costoro istanze, muoveva ora il
conte Lando a guerreggiare il signore di Ravenna.
Successe nondimeno questa volta quel che succede

quasi sempre tra i principi : sopportarono la pena i non di sudditi. In fatti Bernardino da Polenta, essendosi serbeledo rato ben bene dentro le mura, lasciò consumare il

contado a posta della compagnia , finchè venne a inain mancarle la preda. Allora la necessità la spinse sopra cathlon il regno di Napoli, dove i disordini dello Stato, e la ale po slealtà del re Luigi, che negavale un solito tributo di 27708 quaranta mila fiorini, principalmente la invitavano (1). dalled In effetto, la rubellione del duca di Durazzo, l'indo- A. 1355

lenza del re, il mal animo del popolo, la dubbia fede lielile de'baroni non tardarono ad aprire colà alla compagnia inite le strade di gran rapina e strazio. Traversati gli perti Abruzzi e la Puglia, i venturieri eruppero nel Prin

eipato, e sotto Napoli, sotto gli occhi stessi del re

nebo arte #

(1) M. Vill. IV. 40. 58. - Annal. Cæsenat. p. 1182 (R. I.

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portarono il guasto e lo spavento. Poscia, non senfendo chi vieti loro di scorrere il paese, anzi veg. gendosi obbediti a bacchetta da per tutto, divisersi in più brigate affine di abbracciare maggiore spazio, e l'una quả l'altra là a piacimento andò visitando senz'arme, senza ordini di guerra la contrada. «E « cominciarono (narra un contemporaneo) a pren« dere diletti d'uccellare e di cacciare, e i loro cau valcatori e ragazzi visitavano le ville e le castella, «e recayano all'ostiere ciò che bisognava largamente a per la lor vita e de' loro cavalli. E quando i si« gnori tornavano, trovavano apparecchiato; e i cat« livelli paesani, che non avieno aiuto dal loro sia gnore, erano consumati in vilissinia fama della Real « Corona (1) ».

Crebbero esca all' incendio mille barbute, che par. tendosi a poco a poco da' servigi del re e della regina si ridussero a militare insieme colla compagnia (2); sicchè oramai la ricolta importantissima dell'uva pericolava, e tra la plebe di Napoli desiosa di accordo, e i baroni che, senza osare d'uscire a battaglia, abbor. rivano la pace, ogni cosa era piena di confusione e malcontento. In queste estremità, il re pensò di venire a patti : si compose adunque col conte Lando in centocinquemila fiorini, sotto condizione, che questi pe ricevesse addirittura trentamila, e si intrattenesse nella Puglia, finché non gli venissero sborsati i rimanenti. Giurato e adempito l'accordo in questi termini, il conte Lando si mise in assetto per passare in To

(1) M. Vill. IV. 79, 90. V. 56. 62. 63. – Vita Acciejol. p. 1217-1219 (R. I. S. t. XIII).

(2) M. Vill. V. 76. VI. 13.

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