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rignanesi, ai quali erano state mozze prima le mani,
quindi il naso, poi le orecchie, e svelti alla fine gli
occhi dalle soldatesche disumanate (1). Questi frutti
raccoglievano i popoli italiani della ignavia loro e dei
principi.

Militava tuttavia agli stipendii di Milano il conte Lan-
do, nè di rado dalle mura da lui custodite di Tortona
gli era incontrato di dover contemplare a suo dispetto
gl'insulti e le depredazioni de'nemici. Però disperando
di terminarle altrimenti, impétrò licenza da' suoi prin-
cipi di trattare un accordo cogl'Inglesi, e senza indugio
recossi a Novara per effettuarlo. E già, posatesi le armi
da entrambe le parti, si persuadeva egli d'averlo con-
cluso, allorchè inaspettato messaggiero gli reca, essersi
gl'Inglesi contro i patti partiti dal campo loro di Roma-
gnano col proposito di assaltare la terra di Briona. Senza

più il conte Lando monta a cavallo con tutti i suoi, e 22 aprile vola a rintracciare i fedifraghi. Scontrolli sul ponte

Canturino, mentre carichi della preda fatta ritorna-
vano alle proprie stanze; e il vederli,e l'ordinare a tutta
la sua brigata di scendere da cavallo per combattere
alla pari, e lo scagliarsi impetiiosamente tra quelli, è
un punto solo. Era la comitiva del conte composta
per la miassima parte di Ungheri. Costoro sia per fel-
lonia, sia per ostinazione negli usi della propria
milizia, non solo non eseguirono il comando; ma si
ritrassero fuor del combattimento in disparte. Per
conseguenza il conte Lando rimase abbandonato quasi
solo in mezzo a' carri ed alle spade ostili. Bentosto
veniva percosso d'una pietra nella faccia, e d'una

1363

(1) Datta, Si. de' Princ. d'Acaia, L. III. c, I.

lanciata in bocca: alla fine, ferito di nuovo nell'ascella e fatto prigione, oscuramente si moriva.

Restava de'condottieri della gran compagnia ancora in vita Anichino Bongarden, che a nome dei Visconti guerreggiava allora sul Modenese contro la lega (1).

III. Mentre queste cose succedevano nell'alta Italia , sorgeva in Toscana a breve durata la compagnia del Cappelletto. Alcuni conestabili tedeschi ed italiani al soldo di Firenze, avendo preso d'assalto non so qual terricciuola, vennero a pretendere in guiderdone paga doppia e mese compiuto. La domanda, come ingiusta, fu rifiutata : tosto coloro innalzano un cappello sulla punta d'un'asta, e mandano pel campo avvisando che chi vuole il suo conto colà si raduni. A farla breve, il tumulto in poche ore degenerò in sedizione, il 30-agost. numero dei sediziosi giunse a mille cavalli, Firenze li *302 cassò, ed eglino ingrossando ognor più di ladri e scioperati d'ogni stirpe, guastarono l'Aretino, trascorsero sulle terre della Chiesa, e dopo aver messa una fiera paura agli abitatori di Roma, pigliarono partito presso il Comune di Perugia contro i costei fuorusciti. Finita questa impresa, aggiraronsi alquanto tempo per la Maremma; poscia rinnovarono la ferma coi Fiorentini: ma mentre camminano a quella volta in gran sicurtà, cosi d'improvviso e gagliardamente 8 ottobre vennero investiti da alcune schiere de' Sanesi, che se s ne sperperò al tutto la mala semenza (2).

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Quetava appena verso levante la Toscana dalle compagnie di ventura, che un gravissimo tormento le ne sopravveniva dalla parte di occaso. Dopo lunghe e nascose pratiche e tergiversazioni tra il marchese di Monferrato, Pisa, Firenze, e la compagnia Bianca degli Inglesi (nè Galeazzo Visconti, benchè nemico all'aperta del marchese, vi era del tutto alieno), questi si obbligarono a servire per quattro mesi i Pisani, mediante il soldo di dieci mila fiorini al mese;

e senza por tempo in mezzo, sotto il comando dello luglio Sterz in numero di 3500 cavalli e 2000 fanti si mos

sero a guerreggiare Firenze. Misera Italia, che lasciavi superare impunemente a gente siffatta gli Apenniai tuoi ! (1). .

Passata la prima ferma a depredare e impiccar asini in dileggio dei nemici, alloggiaronsi i venturieri al sopravvenire del verno in un quartiere di Pisa. Ma non vi si furono appena annidati, che con tal furore si avventarono alla roba ed alle persone de' cittadini, che quale di essi fu costretto a fuggire come da nemici, quale a inviar la sua famiglia lontan lontano, oppure a trafugarla ne' monasteri, o ne' luoghi più cupi e appartati. In conclusione il Comune, se volle levarsi gl'Inglesi d'attorno, dovette donar loro centocinquantamila fiorini, oltre la licenza di guerreggiare qualsiasi luogo piacesse loro, salvo le terre suddite ovvero ami. che. Cosi dopo avere pagato per essere servito, si tornava a pagare per non venire disservito! (2)

(1) Chr. Placent. 508 (t. XVI). - P. Azar. Chr. 413. -- Vila lani, XI. 48. 62.

(2) Cron, di Pisa, p. 1042 (t. XV). - Fil. Vill. XI. 63. 68 74. 79.

Alla fama de' saccheggi volo a raggiungere gli In- A. 1364 glesi con tremila barbute Anichino Bongarden, testė congedato dal Visconti per causa della pace conclusa in Lombardia, ma da lui persuaso segretamente a voltare le armi contro i Fiorentini. Quali conseguenze derivassero pe' miseri popoli dalla congiunzione delle due compagnie è facile immaginare. Celebre sovra tutte fu la notte, nella quale sotto le mura di Firenze menarono a lume di doppieri solenne bagordo e tumultuose danze, e fra lo schiamazzo delle squadre ubbriache, ed al chiarore dell'incendio del villaggio di S. Antonio, Anichino si fece armare cavaliero, e cinse degli speroni i più degni del campo. Ma quando la rovina de' Fiorentini pareva certissima, e già i Pisani nella loro boria municipale ne misuravano i risultamenti,

certe anfore piene d'oro (computossi a cento dodiciI mila fiorini) distribuite, come se, vino, dagli assediati y a que' di fuori, non solo liberarono Firenze dalla ino

lestia de' venturieri, ma le procurarono da costoro a la promessa di non più infestarla per cinque anni (1).

Anichino e lo Sterz, partendosi da Pisa a modo di tra,! ditori, posero ordine alla compagnia tedesco-inglese di della Stella : rimase fedele a' Pisani con 1200 lancie

Giovanni Hawkwood, o Acuto, destinato a conseguire i alto nome e potenza nelle cose d'Italia.

Nato in Inghilterra da padre mercatarite, aveva quest'uomo di natura volpigna e fierissima esercitato - i suoi primi anni, chi dice colà nella bottega d'un sartore, chi dice in Francia nel mestiere dell'armi

(3) Fil. Vill. XI. 81-102. -Scip. Ammirato, St. di Firenze, L. XI. p. 641. Cron. di Pisa, p. 1045 (t. XV). - Cron. di Siena, p. 184 (t. XV).

Vol. II.

presso un suo zio. Comunque stia la cosa, fatto è che nelle sanguinose agitazioni di quella contrada, sorse egli in fama di fortissimo guerriero; sicchè, quando alla pace di Bretigny andò ad incorporarsi alla compagnia Bianca, vi ottenne subito diritto alla sesta parte di tutti i guadagni (1). Cogli altri Inglesi cald' poi in Lombardia ; quindi passò in Toscana ; da ultimo per ricompensa della molta sua fede fu assunto da' Pisani al capitanato snpremo della guerra contro i Fiorentini. Del resto, quello che tanto gli uni, quanto gli altri vi operarono, degno non è della storia. Affretteremci a dire che l'Acuto, avendo avuto sicuro avviso della colpevole trascuratezza, colla quale Galeotto Malatesta capitano di Firenze ne reggeva l'esercito, tentògli addosso una terribilissima sorpresa. Venutogli meno il suo divisamento stante i grandi sforzi degli altri condottieri fiorentini, si ricolse a Pisa, e ad instigazione del signore di Milano la sottomise alla tirannide di un Giovanni dell'Agnello, cittadino e capo della fazione ghibellina.

Frattanto, dopo avere riscosso una taglia di 12,250 a gosto fiorini dal Comune di Siena, la compagnia della Stella

era proceduta sino a Montepulciano. Colà si era divisa, ed Anichino aveva pigliato il cammino alla volta di Napoli, lo Sterz cogli Inglesi era tornato addietro a costringere Siena ad una nuova ricompra. Ora narreremo cosa, che sarà soggetto di meraviglia e forse di non inutile vergogna alla presente generazione. Quella medesima Siena che novantasei anni avanti aveva debellato sulle rive dell'Arbia le forze guelfe di tutta

1364

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(1) Froissart, t. II. ch. XXXVI. - Fil. Vilk. XI. 79.

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