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la Toscana , non dubitò di consegnare in mano ai venturieri della compagnia della Stella per malleveria dei denari da essi richiesti la persona stessa del Conservatore, ossia del capo e rappresentante supremo dello Stato. Ne per tutto ciò la città fu più sicura dagli insulti de' condottieri oltremontani; anzi questi non più in là del maggio seguente ritornavano é ad margin atterrirla e a smungerla (1).

(2) Cron. Şanese, 1. cit. - Corio, p. III. p. 466.

Una breve nota che deduciamo dalla Cronaca Sanese (I. cit.), dimostrerà appieno quanto costasse a Siena non già la pace, ma la meno aperta guerra comprata dalla compagnia della Stella. 1364, 25 agosto Prima ricompra .... fior. 12,250.

» Cavallo, cera, confetti, vino,

ecc. donati al Bongarden. ...) 400. ottobre Seconda ricompra in due rate . » 26,000. . » Freccie e verrettoni . . . . » 1,000. » Al notaio della compagnia per '

scritture fatte . . . . . » 50. » Ad alcuni della compagnia per

indennità di certe loro liti . » 2,000. » Ai consiglieri del Bongarden per

renderseli favorevoli ... » 500. A chi procurò l'accordo ed altri

servigi . . . . . . . . » 5,000. » Spese straordinarie di riparazioni,

guardie, ecc. . . . . . » 20,000. 1365, maggio Nuova ricompra .

8,000.
» A' mezzani dell'accordo . . . 700.
luglio Doni al Bongarden e allo Sterz, per

indurli ad andare contro l'Acuto;
cioè cera, confetti, biada, vino,
ecc. . . . . . . . . . » 600.

Totale fior. 76,500. ossieno ll. 1,556,000; senza le emende de'cavalli perduti nelle

Quindi Anichino e lo Sterz si raccozzarono a Vetralla. Ma tosto vi furono assediati da un grosso esercito messo insieme dal Papa e dalla regina di Napoli, confederati al santo scopo di sterminarli. Durò l'assedio lungo tempo: alla fine i venturieri, venduta alla Lega una falsa promessa di pace, ne uscirono salvi. Usciti appena, sia per le istanze de' Perugini, sia per la propria inimicizia contro l'Acuto che guerreggiava questo Comune, gli si rivolsero addosso molto furiosamente. Nella battaglia, che ne sussegui, fu la fortuna contraria all'Acuto: ma pochi giorni bastarongli non solo per rifare l'esercito, ma per crescerlo in maniera da ridurre Siena alla necessità di invocare per suo scampo l'aiuto della compagnia della Stella (1). V'accorse ella tosto : però, dopo alcune avvisaglie di niun momento, essendosi l'Acuto avviato sopra Genoya, que' della Stella in numero di venticinquemila persone rientrarono nell'Umbria ; dove seguitarono a intromettersi nelle contese allora caldissime tra Perugia e il Legato della Chiesa , finchè allo Sterz

convinto di ree intelligenze col nemico, non venne novemb. per pubblica sentenza mozza la testa (2). Risoltasi

perciò la compagnia, Anichino ritornò ai servigi di Galeazzo e Bernabò Visconti signori di Milano.

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zuffe, senza nove some di freccie e verrettoni, senza gli altri regali, senza le desolazioni, le rapine, e alfine l'onore dello Stabo messo a'piè deʼminori officiali d'una masnada di ventura.

(1) Cron. Sanese, 183-186. Cron. d'Orvieto, 689 (R. I. S. t. XV). - Scip. Ammir. L. XII. 649. segg.

(2) Cron. Sanese, 190 (t. XV).

IV. Tali erano i portamenti, tali le imprese de' capitani stranieri di ventura. Ma già l'Italia svegliata dal proprio danno pensava al modo di riscattarsi dall'infame mercato, a cui la sottoponeva chi non altro di comune aveva con essa fuor d'essere strumento delle sue sciagure. Un Ambrogio , figliuolo bastardo di Bernabò Visconti, s'avvisò di procacciarsi nelle armi quella supremazia, che l'illegittimità de' natali gli negava : e posciachè il capo d'una compagnia di ventura era allora così indipendente e temuto, quanto il signore di qualsiasi più gran dominio, dispose egli di crearne una, e dominare con essa l'Italia, se il dominare consiste in ricevere tributi, obbedienza ed onori. Co'sussidii del padre e dello zio radunò pertanto da ogni parte una gagliarda schiera di venturieri, ed avendola intitolata Compagnia di S. Giorgio, mosse da Genova per entrare in Toscana (1). Per istrada scontrò l'Acuto ritraentesi da Perugia, e si unì ott con lui. Allora tutti insieme si spinsero sul Sanese; ma tosto avendovi ritrovato una forte opposizione, si rivolsero addietro, occuparono la Spezia, campeggiarono Genova, e sforzaronla ad un accordo. Ciò fatto, di nuovo si traboccano sul Sanese, e di nuovo spaventano i Pisani. Alla fine, ingrossati per le genti condotte loro dal Giorgino e dal Belmondo, due conestabili italiani, per la terza volta assaltano Siena.

I miseri cittadini, da tanto tempo cosi spietata

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(1) Georg. Stell. Ann. Gen. p. 1097 (R. I. S. t. XVII). – Corio, St. di Mil. p. III. 468.

mente consumati dai condottieri di ventura, posciachè s'accorsero alle prove, che la pecunia e l'abbiezione erano ugualmente inefficaci a salvarli,

ricorsero all’armi, e cittadini e soldati sortirono a 6 marzo far battaglia contro la compagnia di S. Giorgio. Ma 1366

di quale efficacia potevano mai essere gli inordinati sforzi di gente imperita e male armata contro uomini che trattavano la guerra a modo di mestiere? A' lunghi e grandi mali rimedio improvviso non ci è; convien prepararlo, e poi si metta pure in opera a un tratto, o appoco appoco, non importerà, Sconfitta a Montalcinello, la misera Siena aggiunsè alla perdita degli averi quella delle persone. A ugual tentativo si vollero' avventurare pochi giorni appresso i cittadini di Perugia, e uguale anzi peggior disfatta ne incolse loro (1). Dopo queste due vittorie la compagnia di S. Giorgio si divise; Giovanni Acuto prese il cammino della Lombardia, Ambrogio Visconti con diecimila tra fanti e cavalli si stese verso l'Abruzzo. Indi a non molto, vinto in battaglia a Sacco del Tronto dall'esercito collegato del Papa’e della regina, veniva egli trascinato in carcere a Napoli, e tra i supplizi e gli stenti se ne disperdevano i seguaci (2).

In questo mezzo l'Acuto militava al soldo de'Visconti contro i signori d'Este, che sotto pretesto di volere annichilare le compagnie di ventura s'erano confederati col papa e coll'imperatore, affine di deprimere invece l'insolenza dei signori di Milano. Tuttavia questa lega,

(1) Ammirato, St. di Firenze, L. XII. p. 652.- Cron. Sanese, p. 191.

(2) Giorn. Napolet. p. 1035 (t. XXI). - Cron. Sanese, 195, - Corio p. III. 468.

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come molte altre, a nulla riuscì, massime per cagione della molta bravura e fedeltà dell'Acuto, il quale, rotti gli argini dell'Adige, non solo impedi il cammino' all'imperatore, ma prosegui a fronteggiarlo per quanto

durò la guerra. Terminata la quale, su egli mandato in 1 Romagna, in realtà per tribolare nelle proprie sue vi| scere il sommo Pontefice, ma in apparenza per accorI dare non so qual trattato di condotta coi Perugini. E tali ! partiti già aveva trovato la bassa politica di quei prin

cipi, che guerreggiare all'aperto non volevano o potevano, e tenere quiete le mani disdegnavano! Venne gangen adunque il Papa assediato alcun tempo dall'Acuto den- , tro Montefiascone: quindi questi passò in Toscana; 'e posciachè v'ebbe disfatto i Fiorentini, e ristaurato nella signoria di Pisa Giovanni dell'Agnello, tornò con 2000 maggio lancie ad avventarsi sopra le provincie della Chiesa (1).

Se non che, come Milano aveva mandato sotto finte sembianze l'Acuto contro Roma e Firenze, Firenze non tardava a suscitare un altro condottiero contro Milano, e le altre città sue nemiche. Un Lucio Lando, figliuolo ovvero nipote del famoso Corrado (2), da essa licenziato, raccolse col denaro di lei 5000 bar- febbraio bute, e dopo avere arso due migliaia di case nei contadi di Siena e Pisa, s'arresto sul Bolognese a fronte dell'Acuto (5). Condottosi poscia per venti giorni col

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(1) Sozomen. Pistor. Specimen. hist. p. 1087 (t. XVI). -Cron. di Pisa, p. 1055 (t. XV). -Corio, I. cit. — Cron. Sanese, 217 - Ammirato, XIII. 672.

(2) Altri pe lo credette fratello, senza riflettere che il Corrado Virtinguer fratello germano di Lucio militava insieme con lui a’servigi di Firenze nel 1376 (Coluccio Salutati, Epp. t. I. p. 53).

(3) Cron. Sanese, 221, - Matth. de Griffon.p. 182 (t. XVIII). - Cron, di Pisa, 1063.

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