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Crede con questo di avere provveduto per molto tempo alle proprie condizioni. Ingannevole lusinga! In capo a due giorni il Mostarda restò ucciso; e nuove peregrinazioni e nuove sventure stettero apparecchiate all'esule guerriero. Dopo alquante titubazioni, Braccio risolse di recarsi a Viterbo con sette compagni, presentarsi al cospetto del papa, e, se fortuna nol niega, pigliar condotta direttamente da lui."

Nel viaggio, quanto ha la miseria di più acerbo, tutto per cosi dire, ei sofferse; quanto ha la natura umana, comunque collocata, di nobile e di gentile, conobbe egli altresi presso l'oste di non so qual paesello. Questi non solo non volle a veron patto accettare la veste offertagli da esso in pagamento dello scotto, ma nella comune povertà lo costrinse a ricevere in dono quattro fiorini, e gli die lettere per un suo figliuolo, affinché con ugual cortesia lo ospiziasse la notte seguente. S'aggiunse per maggiore torinento di Braccio la molesta incertezza propria d'uomo posto in fondo d'ogni sciagura; sicchè ora semhravagli opportunissimo il primo disegno, e la fantasia glielo abbelliva, e pareva che la speranza gli addop. piasse il vigore per intraprenderlo ; ora egli per lo contrario lo reputava fallace, pericoloso, impossibile; e la disperazione gli faceva credere tutto il mondo a sè nemico, e virtù, merito, onore nomi vani o strumenti d'inganno. Al postutto, dopo avere parecchie volte mutato e rimutato idea ora di andare a Milano, ora di rimanere col papa, ora di avviarsi a Firenze, si fermò in quest'ultimo proposito. Ma non era ancora colma la misura delle sue disgrazie. A Foligno un fortuito incendio gli distrusse in pochi istanti armi, vesti, cavalli, insomma ogni fondamento di futura grandezza. La spontanea generosità dei cittadini suppli in parle alle ingiurie della fortuna. Mercè loro Braccio si rimise alquanto in assetto, e raggiunse il campo del conte Alberico da Barbiano; il quale, ricordevole della bravura di lui, gli concesse una condotta di dodici cavalli.

Sotto il gran conestabile adunque Braccio guerreggiò in Romagna contro Astorre Manfredi signore di Faenza, e contro il legato della Chiesa. Però non era ancora terminata questa guerra, che Alberico, voltata fronte, indirizzava le sue genti verso Ferrara con intenzione di recarsi ai servigi di quel marchese. S'era egli arrischiato a intraprendere ciò sulla speranza di passare il Reno prima che il nemico avesse volontà o almeno potestà d'impedirglielo : ma non fu men presto a seguitarlo alle spalle con tutto l'esercito ecclesiastico Bernardone di Serres : sicchè da una parte le armi di costui, dall'altra l'altezza delle sponde e l'incomodo del guado rendevano al gran conestabile il procedere innanzi di somma difficoltà, il rimanere poi e combattere, attesa la sproporzione delle forze, di sommo pericolo. Fra queste dubbiezze Braccio va arditamente alla presenza del conte Alberico, e gli propone un modo, secondo lui, certo, onde schivare la imminente rovina; questo era di cingere le spalle dell'esercito di un fosso e di una trincea in giro, la quale partendo dal fiume al fiume ritornasse pel tratto di ben due miglia; di gettare sul finne tre ponti, e su questi far passare le squadre, mentre un piccol numero de' più svelti difenderebbero le trinciere contro chi si muovesse per inseguirli. Detto fatto, tutte le soldate

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sche sane e salve si ridussero all'opposta riva. Fu , Braccio premiato dell'opportuno stratagemma con un accrescimento di paga e di condotta insino a cencinquanta cavalli, e col privilegio d' inalberare la insegna medesima del gran conestabile. Ma non doveva andar guari che questi meriti, e queste ricompense appunto gli generassero gravi invidie, e non men gravi pericoli e sciagure (1)..

Era il tempo, nel quale la repubblica di Venezia, dopo avere abbattuto gli Scaligeri signori di Verona colle forze de' Carraresi signori di Padova, stava intenta ad abbattere i Carraresi colle forze sue proprie. Aveva preso le armi in costoro difesa il marchese d'Este ; ma bentosto oppresso da’Veneziani, era stato sforzato non solo a cessare dal favorirli, ma a licenziare il gran conestabile, per questo effetto appunto fatto venire dalla Romagna. Il Barbiano, non s'attentando a tornare oltre il Reno, dove il Legato della Chiesa parte coi supplizii, parte colla guerra lavorava a ridurre in obbedienza quelle piccole signorie, fece alto tra Ferrara e Bologna; e sia per segrelo impulso del marchese d'Este, sia per antica amicizia verso Fran. cesco Carrara signore di Padova, spedi a quella guerra in costui aiuto una gagliarda schiera di gente. Prima che essa partisse, Alberico la divise in tre bande sotto Braccio, Lorenzo da Cotignola, e il Rosso dall'Aquila, ed impose che il supremo comando si scambiasse tra essi a turno ciascun mese. Andarono adunque tutti e tre lietamente all'impresa di Padova : ma non tardo l'invidia a spuntare fra niezzo alla uguaglianza del

(1) Campani, Vit. Brachi, 1. 450 (t. XIX).

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grado e ad operare i soliti effetti. In breve l'affezione e la riverenza dei soldati per l'animo forte e nobilmente famigliare di Braccio è attribuita a seduzione; il proprio odio e diffidenza de' due colleghi verso di lui gli viene ascritto a delitto, e si interpreta a superbia, ad insolenza, ad ambizione ogni detto, ogni fatto, fin la sua gloria nedesima. Alla perfine, essendo giunto il mese del comando per Braceio, Lorenzo e il Rosso rifiutarono di cederglielo per verun patto. Ciò fu motivo di seria lite e di gravissimo tuniulto non meno tra i capi, che tra le soldatesche. Frattanto giungevano Jettere al gran conestabile di nera calunnia contro Braccio: « lui insolente, lui traditore, lui cupido di pervenire in ogni modo a indipendenza ed a signoria: prima di consegnare in tali mani le schiere e l'onore dell'amato loro condottiero e signore volerne conoscere l'esalto volere: non da interesse, non da ambizione certamente essere mossi a desiderare di ritenere più a lungo il peso, l'invidia, il pericolo del comando: ma dovere, ma affetto, ma gratitudine obbligarli a differire di spogliarsene: però pensi egli che cosa comandare: quanto a loro, essere sempre parati all'obbedienza». Ricevute coteste lettere, il Barbiano richiamò incontanente i tre capitani a sè: indi a poco, sopraffatto da nuove ciancie di Lorenzo e del Rosso, si lasciò indurre ad acconsentire alla uccisione di Braccio.

Doveva essa compiersi di notte, con improvviso as salto; ma per sua salvezza era stata consapevole delle coloro accuse e della risoluzione presa la moglie di Alberico stesso. Costei ne concepi tale sdegno e ribrezzo, che, dopo avere invano tentato di ridurre il marito a più miti consigli, superando la femminile

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timidità, per un fedel nunzio partecipò a Braccio l'iniqua trama. Alloggiava egli due miglia discosto dalle tende del gran conestabile. Tosto ricevuto l'avviso, sveglia i suoi, monta a cavallo e passa negli alloggiamenti pontificii. Invano il gran conestabile, fatto certo del torto e del danno che gli derivava dalla partenza di Braccio, gli spedi messi e lettere per invitarlo a ritornare, con promessa di molto mag giore stipendio. Braccio con soldatesca semplicità gli rispondeva: « esser persuaso di non avergli mai fatto nessun'ingiuria, molte averne al contrario ricevule: colui che aveva potuto ordinare la morte d'un fedele suo soldato senza ascoltarne nemmanco le discolpe, non meritare nè fede nè amore: esser esso partito da lui e per sempre: del resto al conte Alberico rimanere ancora grandi appoggi, le chiacchiere di Lorenzo da Cotignola, ed i calunniosi rapporti del Rosso dell'Aquila».

Breve fula ferma accordata tra Braccio ed i Pontificii. Terminata ch'ei l'ebbe, s'avviso di far massa di gente; e a guisa di compagnia entrare in Toscana, piena sempre di guerre e di contese. In effetto avendo messo insieme 800 cavalli, riscosse da Imola una contribuzione di 4000 fiorini, e cominciò dal guerreggiare i Perugini. Ma questi progressi' gli furono interrotti dagli oratori di Rocca Contratta, che vennero ad offerirgli per pubblica deliberazione la signoria della patria loro, a patto che egli la liberasse dall'assedio postole dal marchese di Fermo. Braccio, confortatili a resistere due o tre di, si mosse senza indugio al soccorso; ed avendo soltanto colla sua venuta fatto fuggire le squadre che assediavano la terra, ne fu con

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