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quanto era vile la mano che lo aveva scagliato : tuttavia, siccome conosceva appieno le gravi necessità del tribuno, pigliò animo, e gli fece intendere, che se il liberava di prigione, l'avrebbe sovvenuto d'uomini e di denari a sua posta. E con questa persuasione rinfrancava i fratelli, che tra speranza e tema in tronchi discorsi passavano le prime ore della sera. Quanto a lui, fosse effetto di stanchezza, fosse forza d'aniino, si addormentò. Ma a notte buia è il misero scosso dal sonno, e trascinato da' manigoldi al luogo della tortura. Allo scorgervi la corda e gli altri strumenti apparecchiati, «già vi ho detto, sclamò, che rustici villani voi siete. Non sapete che io sono cavaliere? Come è in voi tanta infamia ?» Tostochè fu alquanto alzato da terra, « lo sono stato capo della grande compagnia, soggiunse: e perché son nato cavaliere, da cavaliere ho voluto vivere, ed ho messo a taglia le città di Toscana; e le ho messe al tributo, e al sacco, e le ho smantellate di mura, e spogliate di gentis. Allora fu rimenato nel carcere insieme co' fratelli.

Quivi il pensiero dell'estremo supplizio rompeva quell'animo, di ferro, e muoveva a penitenza lui già terrore d'Italia. Chiesto perciò d'un frate, gettossegli a' piedi e per tutta la notte con gran divozione ed umiltà il trattenne in spirituale colloquio: nulladimeno (queste particolarità ci sono somministrate fedelmente da un Romano contemporaneo) sentendo tratto tratto nell'angolo della camera i fratelli soffocare con affanno il pianto e i singhiozzi, non poteva tenersi dal confortarli « Dolci fratelli, non dubitate ; « voi giovanetti siete e inconsapevoli degli scherzi « della fortuna : voi non morrete; io si, e di questo « non dubito. Ma la mia vita fu sempre con tribula« zioni: fastidio m'era il vivere, sollievo ora m'è il « morire colà, dove morirono i beati Pietro e Paolo, « quantunque per tua colpa, o Arribaldo, io ci sia con. « dotto. In conseguenza non doletevi della mia morte; « chè volentieri la incontro. Uomo sono, come uomo « fui ingannato, come uomo tradito. Dio mi avrà mia sericordia. Fui buono al mondo; sarò buono dinanzi ma Lui; e me ne assicura l'essere venuto a Roma a con intenzione di ben fare. Voi giovani siete: tea mete; chè non avete ancor conosciuto che cosa sia « la fortuna. Pregovi che vi amiate, e vi mostriate « valorosi al mondo come io fui, al quale la Puglia, « la Marca e la Toscana hanno reso obbedienza (1)».

Fra questi discorsi essendo sopraggiunta l'aurora, 29agosto Moriale volle udire la Messa scalzo' a gambe nude. 1354

All'ora di mezza terza fu condotto sulla scala del Campidoglio, e fatto inginocchiare davanti alla Madonna. Aveva tre fraticelli accanto, le mani legate, e un crocifisso fra ésse, le calze di color fosco, un cappuccio scuro listato d'oro sul capo, e sulle spalle un giubberello di velluto bruno cucito in oro. Immensa ala di popolo circondava ansiosamente il luogo, chiamato dalla : campana maggiore a vedere tratto a morte lui, il giorno avanti più potente dei principi, più famoso de' più famosi capitani.

Mentre gli si leggeva la sentenza, a Come mai, o Romani » gridava egli alla moltitudine, «come è che voi consentite alla mia morte, alla morte di chi mai

(1) Fragm. hist. Rom. III. c. XXII (Ant. M. ævi, t. III). non vi ha offeso ? Ma la vostra povertà e le mie ricchezze sono quelle che mi fanno morire ». Poi riscaldandosi nell'ambascia, dove sono io colto, sclamava, io, che dieci volte e più di gente mi son veduto davanti senza tremare!» Fatto un po' di pausa, e ripigliatosi alquanto, « son pago, soggiungeva, di morire là, dove i ss. Apostoli morirono. La mia vita senza tribolazione non è stata. Ma dopo la mia morte, tristo all'infame che mi tradì ! » Nella sentenza era fatta menzione delle forche; ciò udendo, tutto smarrito rizzossi in piè: però come fu certo di dovere essere decapitato, si acqueto, e si dispose agli ultimi passi.

Lungo la strada non cessò di rivolgersi col capo e colla voce di qua e di là verso il popolo, che attonito ne accompagnava i gesti e le parole in religioso silenzio. a Romani, ingiustamente io moro: muoro per la vostra povertade e per le mie ricchezze, nel momento appunto, in cui io intendeva a rilevare voi e la città vostra ». E tratto tratto gridava pietà, e baciava il crocefisso, e si raccomandava, e tutto smanioso si agitava a destra ed a sinistra. Posciachè fu nel piano, dov'erano le fondamenta di certa torre antica, fatto un giro all'intorno, inginocchiossi: ma subito risorse, dicendo «Non istò bene»; voltatosi verso oriente, orò; quindi si prostrò di nuovo, baciò il ceppo sclamando a Dio ti salvi, santa giustizia!, Vi segnò sopra colla mano una croce, e tornollo a baciare. Alla fine trassesi il cappuccio di testa e gittollo via. Come senti porsi la mannaia sul collo, disse ancora «Non istò bene!» Al primo colpo gli fu spiccata la testa. Rimasero sul ceppo pochi peli della barba, e intorno al collo come una lista di seta rossigna. I frati minori ne raccolsero le membra, le unirono, e seppellironle umilmente in S. Maria Araceli (1).

Cosi terminó la burrascosa sua vita frà Moriale cavaliere d’Albano, lungi da'suoi che ignari marciavano verso la Lombardia a nuove prede e conquiste; e pur con quanto impeto non si sarebbero precipitati a riparare il fatal colpo all'amato loro condottiero, e sterminare col ferro e col fuoco Roma spettatrice inerte dell'atroce supplizio! Buon soldato, prode capitano, prudente, alacre, temperante, frà Moriale fu il primo a dominare con nobile dimestichezza gli incomposti voleri d'una compagnia di ventura, e porle ordine, e darle forma di stabile reggimento. Nè certa grandezza d'animo e di concetti gli mançó, né la corrispondente stima presso i contemporanei : anzi tra questi fu chi con bonaria esagerazione non dubito di paragonarlo a Giulio Cesare (2). In tanto onoro erano già venuti i capi d'una insegna di ventura!

Morto Moriale, Cola da Rienzo al cospetto di tutto il popolo gli appose querela d'infiniti misfatti: «l'Italia rovinata dalle armi di lui, Roma minacciata d'eccidio, piena di sozzure e di sangue ogni sua operazione: doversene insomma aggiudicare al fisco l'armi, i cavalli e le ricchezze indegnamente acquistate». E il popolo, come al solito, a cosa fatta di leggieri si

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(1) Fragm. hist. Rom. III. 15. 21-23. M. Vill. IV. 23.

(2) « Homo operativo, trionfatore, sottile guerriero. Da « Cesare fi' a questo die mai non fò aicuno migliore. » Fragm. cit. III. 22.

si fosse il tribuno indotto a quella esecuzione; dissesi che la necessità della propria difesa vel muovesse ; dissesi che più d'ogni altra cosa ve lo spingessero le smisurate ricchezze del condottiero. Noi crediamo, che tutte e tre queste ragioni abbiano potuto sulla volontà di Cola da Rienzo; ma quale di esse prevalesse all'altra, nè è facile nè grato il definire. Certo è che gliene provenne mala voce, e guadagno di cento mila fiorini. Il papa altresi mandò tosto ordine a Venezia, acciocchè senza indugio vi si sequestrasse tutto l'oro (e montava a sessantamila fiorini), che frå Moriale vi aveva messo a traffico presso certi mercatanti, e chiamandolo peggiore di Totila e d'Oloferne, sotto scusa di volerne compensare i popoli spogliati, s'approprið ogni cosa (1).

(1) Raynald. Ann. Eccles. A. 1354. S. III.

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