Lo scafandro e la farfalla

Copertina anteriore
Ponte alle Grazie, 2015 - 126 pagine
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L'8 dicembre 1995 un ictus getta Jean-Dominique Bauby in coma profondo. Quando ne esce, tutte le sue funzioni motorie sono deteriorate. Colpito da quella che la medicina chiama locked-in syndrome, e che lascia perfettamente lucidi ma prigionieri del proprio corpo inerte, Bauby non può più muoversi, mangiare, parlare o anche semplicemente respirare senza aiuto. In quel corpo rigido e incontrollabile come lo scafandro di un palombaro, solo un occhio si muove. Quell'occhio, il sinistro, è il suo legame con il mondo, con gli altri, con la vita. Sbattendo una volta le palpebre del suo occhio Bauby dice di sì, due volte significano un no. Sempre con un battito di ciglia, ferma un interlocutore su una lettera dell'alfabeto che gli viene recitato secondo l'ordine di frequenza della lingua francese: "E, S; A, R, I, N, T...". E, lettera dopo lettera, Bauby detta parole, frasi, pagine intere... Con il suo occhio Bauby scrive questo libro: per settimane intere, ogni mattina prima dell'alba, pensa e memorizza un capitolo che più tardi detta a una redattrice del suo editore. Così, da dietro l'oblò del suo scafandro, invia le cartoline di un mondo che si può solo immaginare, dove vola leggera la farfalla del suo spirito.

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Questo libro rappresenta il senso del lavoro della mia vita ,riuscire a far comunicare chi non ha mai avuto o non ne ha più la possibilità . Sono sottilissimi gli aspetti di relazione descritti nel libro, emozionante vedere come un paziente possa comunicare in modo alternativo,con una tabella alfabetica o un battito di ciglia e quanto ridicoli possano farci diventare la paura del silenzio e la necessità di riempire per forza il vuoto.
Assolutamente da leggere!
 

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