La vita di Torquato Tasso, Volume 2

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Bianchi, 1858 - 525 pagine
 

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Brani popolari

Pagina 26 - ad accettar quell'invito, che per elezione ancora non avrei ricusato. < Ed egli : Se ben io vorrei più tosto questo favore riconoscere da la « vostra volontà che da la fortuna, piacerai nondimeno ch'ella abbia « fatto in modo, che non ci sia dubbio del vostro rimanere.
Pagina 25 - ... frutti, quando io, ch'in abito di sconosciuto peregrino tra Novara e Vercelli cavalcava, veggendo che già l'aria cominciava ad annerare e che tutto intorno era cinto di nuvoli e quasi pregno di pioggia, cominciai a pungere più forte il cavallo. Ed ecco...
Pagina 18 - Fugace peregrino A queste tue cortesi amiche sponde Per sicurezza vengo e per riposo. L'alta Quercia che tu bagni e feconde Con dolcissimi umori, ond...
Pagina 50 - Queste cose, piangendo, a voi rammento, o prole d'eroi, di regi, gloriosa e grande ; e se nel mio lamento scarse son le parole, lagrime larghe il mio dolor vi spande. Cetre, trombe, ghirlande, misero, piango, e piagno studi, diporti ed agi, mense, logge e palagi ov'or fui nobil servo ed or compagno ; libertade e salute e leggi, ohimè !, d' umanità perdute. Da' nipoti d'Adamo, ohimè !, chi mi divide ? O qual Circe mi spinge infra le gregge?
Pagina 26 - 1 cognome mio vi taccio, ch'è sì oscuro che, perch'io pur il vi dicessi, né più né meno sapreste delle mie condizioni: fuggo sdegno di principe e di fortuna, e mi riparo negli stati di Savoia.
Pagina 285 - Gerusalemme quasi terrena e questa , che te io non m' inganno , è assai più simile all' idea della celeste Gerusalemme. Ed in questo paragone mi sarà conceduto senza arroganza il preporre i miei poemi maturi agli acerbi , e le fatiche di giusta età agli scherzi della più giovanile...
Pagina 25 - Io innanzi anderò, non per attribuirmi superiorità d'onore, ma per servirvi come guida». Ed io risposi: «Di troppo nobil guida mi favorisce la mia fortuna; piaccia a Dio ch'ella in ogn' altra cosa prospera e favorevol mi si dimostri».
Pagina 167 - Ho veduto ancora nel mezzo de lo sparviero ombre de' topi, che per ragione naturale non potevano farsi in quel luogo: ho udito strepiti spaventosi; e spesso ne gli orecchi ho sentito fischi, titinni, campanelle, e romore quasi d'orologi da corda; e spesso è battuta un'ora; e dormendo m'è paruto che mi si butti un cavallo addosso; e mi son poi sentito alquanto dirotto: ho dubitato del mal caduco, de la...
Pagina 26 - Qui tacque, ed io lui che taceva seguitava, il quale spesso si rivolgeva addietro, e tutto con gli occhi dal capo alle piante mi ricercava, quasi desideroso di sapere chi io mi fossi. Onde a me parve di...
Pagina 170 - Giacea con guancia di pallor dipinta ; Quando di luce incoronata e cinta, E sfavillando del divino ardore, Maria, pronta scendesti al mio dolore, Perché non fosse l'alma oppressa e vinta, E Benedetto fra que' raggi e lampi Vidi alla destra tua ; nel sacro velo Scolastica splendea dall'altra parte.

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