I promessi sposi: storia milanese del secolo XVII, Volume 3

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Dalla Tipografia di G. P. Pozzolini, 1827 - 398 pagine
 

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Pagina 206 - soglia d'uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa ; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale : quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo.
Pagina 207 - Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, "no!" disse: "non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete!". Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: "promettetemi di non levarle un filo d'intorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo, e di metterla sotto terra così!".
Pagina 207 - Né la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere sur un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza, e il capo posava sull'omero della madre, con un abbandono più forte del sonno: della madre, che, se anche la somiglianzà de' volti non n'avesse fatto fede, l'avrebbe detto chiaramente quello de' due ch'esprimeva ancora un sentimento.
Pagina 186 - ... una confusione di foglie, di fiori, di frutti, di cento colori, di cento forme, di cento grandezze: spighette, pannocchiette, ciocche, mazzetti, capolini bianchi, rossi, gialli, azzurri.
Pagina 27 - Pur troppo! — disse Federigo,— tale è la misera e terribile nostra condizione. Dobbiamo esigere rigorosamente dagli altri quello che Dio sa se noi saremmo pronti a dare...
Pagina 14 - Giacché, come diceva spesso agli altri ea sé stessa, tutto il suo studio era di secondare i voleri del cielo: ma faceva spesso uno sbaglio grosso, ch'era di prender per cielo il suo cervello. Però, della seconda intenzione che abbiam detto, si guardò bene di darne il minimo indizio.
Pagina 297 - Ho imparato diceva, - a non mettermi ne' tumulti: ho imparato a non predicare in piazza: ho imparato a guardar con chi parlo: ho imparato a non alzar troppo il gomito: ho imparato a non tenere in mano il martello delle porte, quando c'è...
Pagina 67 - A ogni passo , botteghe chiuse ; le fabbriche in gran parte deserte; le strade, un indicibile spettacolo, un corso incessante di miserie, un soggiorno perpetuo di patimenti.
Pagina 297 - Il bello era a sentirlo raccontare le sue avventure : e finiva sempre col dire le gran cose che ci aveva imparate, per governarsi meglio in avvenire. — Ho imparato, — diceva, — a non mettermi ne...
Pagina 48 - Finalmente bisogna che chi non sa si metta nelle mani di chi sa, e dia a lui l'incarico della risposta : la quale, fatta sul gusto della proposta, va poi soggetta a un'interpretazione simile. Che se, per di più, il soggetto della corrispondenza è un po...

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