Visitare Auschwitz: Guida all'ex campo di concentramento e al sito memoriale

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Visitare Auschwitz è una guida ricca di informazioni, fotografie e mappe, di suggerimenti puntuali per aiutare a comprendere ciò che resta oggi di questo terribile passato, un utile strumento per cominciare a ricostruire la storia e a rivivere con l'immaginazione i frammenti di vita quotidiana dei deportati che vissero in questo luogo i loro ultimi giorni. Chi si reca a Oswiecim (Polonia) e visita il Lager di Auschwitz, che ha sede nel campo base, e poi raggiunge Birkenau, il campo di sterminio poco distante, spesso non riesce a capire come funzionava questo immenso centro di sterminio e di afflizione. Intorno a questo luogo memoriale immerso in un grande e profondo silenzio che lascia esterrefatti, la vita scorre e la città come i suoi abitanti cercano di mostrarsi per quello che sono oggi, senza riuscire a risolvere (ma si potrà mai?) il conflitto tra il presente e un passato che non passa. Per capire occorre arrivare a Oswiecim preparati e informati, ma poi sul luogo che tra il 1940 e il 1945 vide morire più di un milione di ebrei e fu il Lager del martirio di un'Europa soggiogata dalla scure nazista, gli occhi guardano ciò che rimane senza troppo comprendere.Ogni anno, dall'Italia, più di 60.000 visitatori raggiungono il Lager di Auschwitz; per lo più gruppi di studenti e di insegnanti, ma anche famiglie e singole persone. Dal 1959 il loro numero cresce continuamente, nonostante sia trascorso ormai più di mezzo secolo dalla sua liberazione.

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E' sorprendente che questo libro, nella parte riguardante il Memoriale Italiano di Auschwitz, “Ripensare il Padiglione Italiano?”, non dica al lettore una cosa semplice e fondamentale:
Il
Memoriale Italiano è l'unico fra quelli presenti ad Auschwitz realizzato da ex deportati. Belgiojoso, l'architetto, membro dei BBPR, storici architetti, di cui due prigionieri a Mauthausen (e uno morto) e altri due impegnati nella resistenza partigiana, e uno -Ernesto Nathan Rogers- ebreo che dovette andare in esilio, autori dei più belli fra i Memoriali post-bellici italiani (e non solo). Ma, cosa ancor più grave, non dicono che questo Memoriale fu idea, opera, di Primo Levi in persona!
Sessi e Saletti, omettono -forse volontariamente- elementi chiave che permetterebbero al lettore di comprensione quella che è, in realtà, una questione semplice: un memoriale realizzato da ex deportati non si distrugge, anche se è "demodé" (questo, alla fine, sottintendono nel libro, il che, francamente, è un po' irrispettoso per le persone che nei campi ci sono state e che questo Memoriale ci hanno lasciato a ricordo della loro sofferenza). Al massimo si integra.
E, sull'integrazione, omettono altri elementi importanti, come il progetto Glossa e Glossa XX1 per la salvaguardia e integrazione di questo Memoriale, opera tutt'ora in corso e che ha ricevuto l'appoggio di importantissimi architetti da tutto il mondo, fra cui Peter Eisenman, autore del Memoriale della Shoah di Berlino.
Omettono nomi importanti, come quello di Sandro Scarrocchia, che dal 2008 è colui che si batte per salvare questo memoriale.
Insomma, l'unica cosa che conta per Sessi e Saletti, qui, è dire al lettore che forse vi sono troppi riferimenti alla lotta partigiana, troppi riferimenti alle lotte antifasciste, il tutto sarebbe "troppo anni '70". Omettendo anche di dire che la maggior parte dei prigionieri italiani nei campi di concentramento, schiavitù e sterminio nazifascisti furono "triangoli rossi" (cioè, politici: comunisti, socialisti, sindacalisti, ecc.).
E non dicono -non possono, o non sanno- che il "rifacimento" di un nuovo Memoriale è, in realtà, un progetto per cancellare qualsiasi riferimento ai prigionieri politici per farne uno esclusivamente dedicato alla Shoah, creando solo una "battaglia di memorie" di cui la memoria dei nostri morti non ha certo bisogno.
Dimentica anche di dire che l'ANED è il proprietario del Memoriale e che questo Memoriale è stato chiuso nel 2010 -dal direttore del Museo- il giorno della presentazione del Progetto Glossa XX1 da parte del suo autore, a Cracovia, senza nessuna autorizzazione da parte dell'Italia.
Insomma, molte omissioni, per un libro che dovrebbe aiutare tutti a ricordare e far capire la Storia.
E a pagare le conseguenze di tanto oblio e omissioni, sarà la memoria dei nostri morti nei campi, di Primo Levi e di chi ha voluto consegnarci questo Memoriale.
 

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Informazioni sull'autore (2014)

Frediano Sessi vive a Mantova. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Nome di battaglia: Diavolo (2000), Prigionieri della memoria (2006), Foibe rosse (2007), Il segreto di Barbiana (2008), Il lungo viaggio di Primo Levi (2013), Mano nera (2014) e con Carlo Saletti Visitare Auschwitz (2011), tutti editi da Marsilio. È autore inoltre di: Ultima fermata Auschwitz (1996), Il mio nome è Anne Frank (2010), Primo Levi: l’uomo, il testimone, lo scrittore (2013), Ero una bambina ad Auschwitz (2015), editi da Einaudi per cui ha curato il Diario di Anne Frank (1993) e Dizionario della Resistenza (2000). Per Rizzoli ha pubblicato Auschwitz 1940-1945 (1999, quattordici edizioni).

Carlo Saletti svolge attività di ricerca in campo storico ed è regista teatrale. Tra le sue ultime pubblicazioni, L’Ossario di Custoza. Guida storico-turistica (2013) e Il giorno della gran battaglia (2016). Dal suo libro La voce dei sommersi, edito da Marsilio, il regista ungherese László Nemes ha tratto Il figlio di Saul, che ha ottenuto nel 2016 l’Oscar come miglior film straniero.

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