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Pochi anni sono, si aveva ragione di credere che primi a comporre versi in lingua volgare, nel secolo XV, a Napoli, fossero stati il Sannazaro e il Cariteo. Qualche erudito soltanto, o chi avesse avuto per le mani l'edizione della Congiura dei Baroni curata da Stanislao D'Aloe, 1 sapeva dell'esistenza de' Sonetti del conte di Policastro; il Canzoniere di Pietro Iacopo de Jennaro era ignoto a tutti, fuorchè al suo possessore; il codice 1035 della Nazionale di Parigi, benchè indicato dal Trucchi e descritto dal Marsand, giaceva tuttora inesplorato.

Ora, i Sonetti del Petrucci e il Canzoniere di Pietro Jacopo sono pubblicati 2 e, mentre scrivo, si stampano le rime che l'Ive e il Mazzatinti hanno tratte dal codice parigino. 3 Gli autori di esse furono: Francesco Spinello, Colecta, Leonardo Lama, Francesco Galioto, Pietro Jacobo De Jennariis, Michael Richa, Johanni de Trocculi, Cola de Monforte.

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1 Napoli, Nobile, 1859.

2 I Sonetti nella Dispensa CLXVII della Scelta di curiosità letterarie; il Canzoniere, dal dott. GIUSEPPE BARONE; Napoli, A. Morano, 1883.

3 A cura dell'amico mio Mario Mandalari, il quale gentilmente m'ha mandato una parte delle prove di stampa e m'ha permesso di valermene.

In un manoscritto della biblioteca di Monaco, del quale ho parlato altrove, 1 io ho trovato composizioni di sei rimatori napoletani, Dragonetto Bonifazio, B. Casa Nova, Agamenon, Giosuè Capasso, Capanio, Silvio Quarto Salentino - e, da un codice della Riccardiana di Firenze, parte ho fatto trascrivere e parte trascritto io stesso le composizioni di altri sette: Antonio Carazolo, Jacopo De Peccatore, Carlo Stendardo, Francesco Galioto, Principe di Capua, Barone di Muro, Barone della Favarotta. Tanto nel primo, quanto nel secondo, ve ne sono di adespote.

Dunque almeno ventidue rimatori, anteriori al Sannazaro e al Cariteo, o loro contemporanei, vengono, per ora, a prender posto nella nostra storia Letteraria. 2 Il loro numero, per sè solo, è un fatto notevolissimo: l'esame dei loro scritti potrà condurre a determinare altri fatti non privi d'importanza.

1 V. i miei Stadi di St. Lett. Napoletana; Livorno, Vigo,

p. 265.

? Parlo degl'inediti e di quelli affatto ignoti fino agli ultimi anni. Perciò non comprendo nel numero Mariano Ionata intorno al quale si possono vedere due recenti scritti di Francesco Ettari e di Vittorio Imbriani.

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I

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Il risorgimento della cultura, nel Napoletano, dopo i primi tristissimi quarant'anni del Quattrocento, si deve in massima parte ad Alfonso il Magnanimo ed a'suoi successori. Dell'entusiasmo, che Alfonso mostrò in mille modi per l'antichità, è inutile parlare, dopo quanto ne han detto scrittori del suo tempo e posteriori : basti ricordare che « aveva appresso di sè moltissimi uomini dotti in ogni facultà, in modo che dava di provisione, l'anno che mori, ducati ventimila a uomini litterati » 3 Ferrante I riordino gli Studi della città di Napoli; invito a quella Università i migliori insegnanti, tra cui Costantino Lascari, mosso dal desiderio di giovare ai suoi dilettissimi studenti; scelse i segretari e gli ufficiali di cancelleria tra i letterati; incoraggiò e protesse l' Accademia Pontaniana. Alfonso II raccolse intorno a sè molti valenti artisti, poeti, oratori, giurisperiti e filosofi. I cronisti ricordano con maraviglia che Ferrante II, ne' momenti più difficili della sua breve e pur tanto tempestosa vita, recitava serenamente i versi di Giovenale o del Petrarca. Federico, protettore ed amico del Sannazaro, soleva intrattenersi, con le persone più colte, di arte nautica, di geografia, di storia. Per lui Lorenzo De' Medici raccolse le rime di antichi poeti e, inviandogliele, lo collocava al di sopra di Pisistrato, perchè, gli scriveva, « quegli ad uno, tu a tutti questi hai renduto la vita ». Le donne stesse di casa d'Aragona si dilettarono di studi letterari, specialmente Beatrice, moglie di Mattia Corvino, la quale, literis et doctrina excultam; eloquio facundam, era sempre prontissima in allegandis authoribus.

1 VESPASIANO DA Bisticci, Vita di Alfonso. Ed. Barbèra , p. 53.

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Pero, mentre Alfonso I, - com'era naturale e pel tempo in cui visse e per esser egli straniero e per l'indole e per l'educazione sua ebbe intorno a sè umanisti, che traducevano gli scrittori greci in elegante latino, o in elegante latino narravano le gesta di suo padre e le sue; i successori si compiacquero della compagnia tanto de' dotti accademici, quanto di coloro, che s'esercitavano a comporre in volgare. I segretari di Ferrante I, nelle istruzioni e nelle lettere di affari, usarono l'una e l'altra lingua. Per suo incarico fu scritto il Quaresimale di Roberto da Lecce: innanzi a lui furono recitate le Farze di Pietro Antonio Caracciolo; per suo invito Masuccio scrisse la prima novella. Egli stesso dettò lettere vigorose, talora eloquenti.

Tutto questo permetteva di supporre che gli Aragonesi avessero fatto nel Napoletano qualcosa di simile a ciò, che fece in Toscana Lorenzo de' Medici: favoriti, cioè, i primi tentativi della poesia volgare. L'ipotesi riceve piena conferma dal fatto che parecchi rimatori, dei quali ci occupiamo, erano famigliari di casa d'Aragona, ebbero incarichi dal governo, o sostennero uffizi pubblici. Uno di essi fu proprio il principe di Capua, Ferrandino, salito poi sul trono col nome di Ferrante II.

Antonio Caracciolo probabilmente fu quel PietrAntonio Caracciolo, autore di farse recitate innanzi alla

corte aragonese, del quale ho dovuto occuparmi più volte. 1

Giovanni Antonio Petrucci, conte di Policastro, figliuolo del celebre segretario Antonello, fu anch'egli segretario di Ferrante I. Mori, com'è noto, per mano del carnefice, nel 1486. 2

Pietro Jacopo De Jennaro, di nobile famiglia, signore delle Fratte, fu presidente della Regia Camera della Sommaria, Consigliere del Regno, tesoriere di tre provincie, commissario delle provincie di Basilicata e di Cosenza. Nel 1497, prestò al re Federico cinquecento ducati, per un anno, « et se li dona facultà se le possa pegliare de li denari che pervenerranno de sua administrazione ». Compose delle Egloghe ed un poema italiano, del quale nessuno di quanti ne han fatto cenno ha potuto sapere il titolo, e che si riteneva perduto. Ma nel Catalogo della Collezione Abshburnam trovo segnato: «P. I. Ianuario parthenopeo: Delle sei Etati della Vita Humana ». 3 Mori nel 1508, in età di anni 72. 4

Dragonetto Bonifacio, gentiluomo del seggio di Portanova, fu carissimo al Magnanimo, che gli donò la Castellania di Aversa e i feudi di Cantora, e lo nominò Giustiziero degli Scolari. 5 Nel mese di luglio del 1455, volendo Alfonso festeggiare le nozze di An

1 V. Studi citati pp. 54 e 279.

2 V. la Congiura dei Baroni del Porzio, la dispensa citata della Scelta di Cur. lett. e i miei Studi, p. 133.

3 Num. 1039, Cod. car. in folio del XV secolo. Colla firma dell'autore e molte correzioni autografe.

4 V. la prefazione del BARONE al Canzoniere di P. J. De JENNARO.

5 SUMMONTE, Dell'Historia della Città e Regno di Napoli, in Napoli, MDCLXXV, T. III, lib. V, p. 44.

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